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PREVIDENZA. DENUNCIA PUBBLICA. Tv e giornali, conduttori e cronisti hanno creato una realtà virtuale in cui la parte dei “cattivi” da punire spetta di diritto ai percettori delle cosiddette “pensioni d’oro”. Tutti dimenticano allegramente che il metodo contributivo esalta chi ha stipendi robusti e massacra coloro che percepiscono stipendi sotto i 50mila euro lordi all’anno. Boeri non è il “giustiziere” che applica le sue regole teoriche, ma un alto funzionario pubblico sottoposto alle leggi votate dal Parlamento. Qualcuno spieghi alla “sorella d’Italia” Giorgia Meloni che la Corte costituzionale deve far rispettare i grandi principi della Repubblica, uguaglianza in primis: cittadini pensionati e cittadini attivi devono contribuire alle spese pubbliche pagando le stesse tasse a parità di reddito. E i giovani stiano attenti ai “diritti acquisiti”: se questo assunto salta, il loro futuro di anziani sarà appeso al vento. Da oggi UNPIT farà controinformazione sulle falsità e sulle bugie dei politici e dei giornalisti “propagandisti” che lavorano per il re di Prussia e che nulla scrivono sui tagli bocciati (a Montecitorio) alle indennità degli ex deputati. IN CODA articoli di Valentina Conte e Bruno Benelli + una ampia documentazione sull’argomento.

di FRANCO ABRUZZO-presidente dell’UNPIT*


Milano, 8 febbraio 2015. Giornali, tg, radiogiornali e web hanno creato sulle pensioni una realtà virtuale (funzionale a un esproprio generalizzato) in cui la parte dei “cattivi” da punire spetta di diritto ai percettori dei cosiddetti “assegni d’oro”. L’esempio più clamoroso è il recente scontro Meloni/Sontoro. Nessuno ha ricordato alla “sorella d’Italia”  che confonde lordo e netto come le ha rinfacciato nell’aula parlamentare Cesare Damiano e che lei è titolare di una indennità già maturata come deputato e che  come giornalista accumula una pensione con gli accrediti figurativi presso l’Inpgi pagati dai cronisti in attività. E poi che dire del comportamento di Montecitorio che il 24 gennaio ancora una volta ha bocciato il taglio degli assegni degli ex-parlamentari? Ma di Montecitorio si parla poco, ma tanto dei pensionati che hanno lavorato 35/40 anni versando “contributi d’oro”. E si tace anche sugli 8 milioni di pensionati (la metà del totale) che incassano una pensione non ancorata, se non in minima parte, ai contributi. E che ora si vorrebbe premiare spogliando coloro che hanno pagato puntualmente tasse e contributi. Lo Stato, se crede, usi per l’assistenza sociale i mezzi assicurati dalla fiscalità generale.


Nella costruzione della “realtà virtuale” hanno un ruolo preponderante i giornalisti 30-40enni, persuasi di essere destinatari di una futura pensione povera e che dimenticano di essere titolari, comunque, di una pensione integrativa grazie al Fondo costruito, a partire dal 1985, dai colleghi anziani che non ne hanno beneficiato. Diversi di questi giornalisti firmano servizi demenziali in cui ignorano l’abc del sistema pensionistico e che fanno domande addomesticate ai politici di turno portatori di pulsioni punitive verso i pensionati “ricchi”. Questi giovani giornalisti non ragionano sulle conseguenze della guerra ai “diritti acquisiti”. Se questo principio dovesse crollare,  Parlamento e Governo avrebbero via libera nel manipolare gli assegni come credono, usandoli come bancomat della politica dissennata e corrotta. Se oggi dovessero perdere i 70enni, per i 40enni il futuro diventerà veramente drammatico perché non avrebbero alcuna certezza economica.


La signora Meloni attacca ignobilmente la Corte costituzionale per via della sentenza 116/2013 con la quale ha cancellato il prelievo berlusconiano/tremontiano (confermato dal Governo Monti) del 5, 10 e 15% sugli assegni superiori ai 90mila euro annui. Qualcuno dovrebbe spiegarle che la Consulta ha abrogato quella norma perché  imponeva il prelievo soltanto sui cittadini pensionati e  non anche sui cittadini attivi. La Costituzione impone il rispetto dell’uguaglianza di trattamento nel senso che tutti, pensionati e attivi, devono contribuire alle spese pubbliche pagando le stesse tasse a parità di reddito. Ma é corretto commentare a vanvera sulla stampa  e in tv  - si è chiesto Pierluigi Franz - una sentenza della Corte Costituzionale senza neppure averne letto l’articolata e ben argomentata motivazione, redatta dal professor Giuseppe Tesauro, ma aprendo bocca e dando fiato alle proprie tesi di comodo arrampicandosi sugli specchi?


Il professor Tito Boeri, neo presidente dell’Inps, viene presentato come il “giustiziere” che imporrà un taglio del 10% medio alle pensioni più alte tale da assicurare un gettito di 4 miliardi (somma evasa dai 265mila lavoratori in nero presenti in Sicilia). I cronisti ignorano che la legge 147/2013 (Governo Letta) ha ripristinato il prelievo, aumentandolo (6, 12 e 18%), sulle pensioni superiori ai 90mila euro annui. Boeri non ha poteri parlamentari. Oggi Valentina Conte (l’articolo è qui sotto) su Repubblica scrive che “la proposta Boeri tenta il governo ma ora il dossier resta chiuso. In totale, spiega Boeri, un sacrificio «al massimo del 10% e riservato alle pensioni più alte, diciamo dai tremila euro in su al mese». Poletti ci pensa, Renzi non vuole”. Valentina Conte giustamente sottolinea che il premier ha bloccato Boeri quando ha affermato: “Nessun intervento sulla riforma delle pensioni. Le idee di chi viene a darci una mano non diventano programma di governo”. Parole, queste, lette come una chiusura al “programma” del docente bocconiano.


La  disinformazione raggiunge l’apice quando si confrontano il sistema retributivo e quello contributivo. Michele Carugi ha spiegato che “il ‘ricco’ sistema retributivo garantisce – o meglio, garantiva, essendo stato definitivamente abolito – il 2% della retribuzione media decennale solamente fino a un reddito massimo di 43.000 euro/anno; da questa cifra in poi, il fattore percentuale diminuiva fino allo 0,9% a 81.500 euro/annui per poi rimanere tale. In parole povere ciò significa che un lavoratore con retribuzione superiore a 60.000 – 70.000 euro annui che fosse andato in pensione a 60 anni con 40 di anzianità lavorativa e con una aspettativa di vita di 80 anni, aveva poche probabilità di ricevere indietro i contributi versati e rivalutati, nonostante il sistema retributivo venisse propagandato come ‘ricco’”. Bruno Benelli (l’articolo è  qui sotto) aggiunge che se “il calcolo contributivo venisse applicato proprio come viene proposto non avrebbe impatto pratico per le pensioni cosiddette ‘d’oro’, cioè proprio per quelle rendite che si vorrebbero colpire. Il retributivo può essere superiore al contributivo solo se le retribuzioni sono grosso modo inferiori a 50.000 euro lordi annui”. Non a caso Nichi Vendola (Sel) si oppone al calcolo contributivo perché sa che ridurrebbe le pensioni di coloro che oggi hanno uno stipendio lordo fino a 2.500 euro.


E’ in gioco anche la credibilità dello Repubblica. Lo Stato non può tradire il patto stipulato con i cittadini. Dovevano avvertire in tempo (40/50/60 anni fa) i cittadini pensionati  di oggi che poi gli istituti previdenziali avrebbero cambiato le regole. Lo Stato ha già  tradito gli impegni sulla perequazione annuale (ma per il 10 marzo è attesa la pronuncia sul punto della Corte costituzionale). Bisogna dire basta ai provvedimenti ideologici e discriminatori. “Con il sistema della legge di stabilità 2014 – ha scritto autorevolmente Spi/Cgil - si verifica un impoverimento progressivo e programmato degli assegni che hanno un importo superiore a 3 volte il trattamento minimo”. 


Non solo. Diversi giornalisti  soffrono di amnesia  o volutamente dimenticano che:


1.Le invalidità civili da sole costano allo Stato oltre 17 miliardi. Le “baby pensioni”, invece, 7 miliardi.


2.L'assistenza costa da sola 72 miliardi (sulla spesa totale pensionistica di 270 miliardi).


3.L'ex Inpdap da solo perde ogni anno, da tempi lontani, quasi 9 miliardi.


4.Rispetto alle pensioni dei lavoratori privati, la media dei trattamenti pubblici è più alta di un 40%.


Per Cesare Damiano (Pd) «mettere in allarme 15 milioni di pensionati che hanno soltanto la colpa di essere andati in pensione con il calcolo retributivo è una follia». Anche per Renato Brunetta (Fi) è «follia solo parlarne, provoca incertezza». Parole sagge sulle quali non solo i politici quant’anche i conduttori tv e i cronisti dovrebbero riflettere.



NOTA. Da oggi UNPIT (Unione nazionale pensionati per l’Italia) farà controinformazione sulle falsità e sulle bugie dei politici e dei giornalisti “propagandisti” che lavorano per il re di Prussia e che nulla scrivono  sui tagli bocciati (a Montecitorio) alle indennità degli ex deputati.



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1.IL PUNTO. VALENTINA CONTE – REPUBBLICA 8 FEBBRAIO 2015. PENSIONI D’ORO LA PROPOSTA BOERI TENTA IL GOVERNO MA ORA IL DOSSIER RESTA CHIUSO  UN TAGLIO DEL 10% SUGLI ASSEGNI OLTRE I 3 MILA EURO FAREBBE INCASSARE OGNI ANNO 4 MILIARDI. - ROMA.Sarà l’anno della sforbiciata alle pensioni d’oro? «Quando verrà il momento, faremo discussioni su tutto», si è lasciato sfuggire ieri Giuliano Poletti, uscendo dal convegno sull’occupazione organizzato dal Pd a Torino. Il ministro del Lavoro non esclude dunque che la proposta di equità, battezzata così dall’economista Tito Boeri prima di diventare presidente Inps, possa essere esaminata dal governo. Sarà dura però. «Mi sento di escluderlo», aveva detto il premier Renzi nella conferenza stampa di fine anno. Aggiungendo che «la leadership è mettersi accanto persone più brave di se stessi», come nel caso di Boeri. Ma «questo non vuol dire che le loro idee diventano programma di governo».  Pietra tombale? Non secondo Poletti, ben conscio che se la riforma Fornero non cambia «rischiamo un problema sociale». E che «uno strumento flessibile» per chi è vicino alla pensione ed è senza reddito, in quanto esodato o licenziato, è ormai ineludibile. Dove trovare i soldi? La proposta di equità di Boeri, ad esempio, potrebbe garantire 4 miliardi all’anno. Lo ricorda lo stesso professore della Bocconi, in un’intervista andata in onda domenica scorsa nella puntata di Presa diretta su Raitre, ma precedente alla sua nomina a numero uno dell’istituto di previdenza. «C’è un problema di fondo qui», spiega Boeri. «Nel passato abbiamo fatto promesse previdenziali eccessive. Persone che andavano in pensione a 40-42-43 anni, in condizioni di salute ottime, potendo continuare a lavorare. E alle quali abbiamo garantito pensioni piene, cioè molto più di quanto avevano versato. Il peso di tutto questo l’hanno pagato e lo pagano i giovani. Un’iniquità pazzesca». Ecco dunque la proposta «per ridurre almeno in parte l’iniquità». Introdurre un prelievo «del 20-30%» sulla sola differenza tra l’assegno pieno e i contributi versati. In totale, spiega Boeri, un sacrificio «al massimo del 10% e riservato alle pensioni più alte, diciamo dai tremila euro in su al mese». Poletti ci pensa, Renzi non vuole. Che farà Boeri?



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2.PENSIONI, AL VAGLIO IL SISTEMA CONTRIBUTIVO. LE IPOTESI IN DISCUSSIONE, LE ASPETTATIVE, I POSSIBILI TAGLI IL CALCOLO CONTRIBUTIVO - SE VENISSE APPLICATO PROPRIO COME VIENE PROPOSTO - NON AVREBBE IMPATTO PRATICO PER LE PENSIONI COSIDDETTE “D’ORO”, CIOÈ PROPRIO PER QUELLE RENDITE CHE SI VORREBBERO COLPIRE. IL RETRIBUTIVO PUÒ ESSERE SUPERIORE AL CONTRIBUTIVO SOLO SE LE RETRIBUZIONI SONO GROSSO MODO INFERIORI A 50.000 EURO LORDI ANNUI. - DI BRUNO BENELLI (Il Messaggero e Leggo)  - Tra le varie ipotesi che circolano nel Parlamento per raffreddare la spesa pensionistica riscuote molto ascolto quella secondo cui si dovrebbe ridurre la rata mensile delle pensioni calcolate con il sistema retributivo, notoriamente più favorevole di quello contributivo. L’Inps dovrebbe procedere a un nuovo calcolo delle pensioni, quantificando la quota che queste pensioni verrebbero a perdere se si applicasse il metodo contributivo. Ebbene, su questo differenziale si applicherebbero percentuali (5%, 10%...?) di riduzione.



SISTEMA DI CALCOLO - Questa posizione dà per scontato che il sistema retributivo sia senza alcun dubbio vantaggioso rispetto al contributivo attualmente in vigore per tutti. Ma è proprio sicura questa asserzione? Sicuramente no e certamente l’intervento - se venisse applicato proprio come viene proposto - non avrebbe impatto pratico per le pensioni cosiddette “d’oro”, cioè proprio per quelle rendite che si vorrebbero colpire. Questo perché sulle retribuzioni superiori a 45.530 euro lordi annui il calcolo retributivo scende dal 2% annuo (80% dopo 40 anni) all’1,60%. Poi, a partire da 60.555 euro scende all’1,35%, quindi si riduce all’1,10% sulle quote superiori a 86.500 euro e cade allo 0,90% sulle quote eccedenti.



OLTRE 40 ANNI - Applicando questo decalage su una retribuzione annua di 100 mila euro la pensione retributiva viene calcolata nella effettiva aliquota media dell’1,50% (perdendo un quarto del suo valore). E tralasciamo di considerare che con il sistema retributivo chi si è presentato all’Inps con una dote di 41-45 anni di contributi versati ha ricevuto la pensione calcolata solo su 40 anni, insuperabili colonne d’Ercole del sistema oggi tanto vituperato, mentre con il metodo attuale non ci sono scippi di montanti contributivi. E non è cosa da poco perdere nel calcolo mediamente due-tre anni di contributi.



ALCUNI ESEMPI.  Facciamo parlare le cifre – senza tenere conto dei coefficienti di rivalutazione - con tre misure di retribuzioni annue e con l’aumento mensile della pensione con un solo anno di versamento. I valori – senza tenere conto dei coefficienti di rivalutazione riconosciuti sulle retribuzioni e sui contributi - sono riferiti a persona di 66 anni che applica per la pensione contributiva il coefficiente di trasformazione attualmente del 5,624%. A – STIPENDIO 60 MILA EURO. Con il sistema retributivo si ha una rata mensile in più di 88 euro; con quello contributivo di 86 euro. In pratica c’è parità. B – STIPENDIO DI 80 MILA EURO. Con il retributivo rata mensile di 108 euro e con il contributivo di 114 euro. E’ meglio il contributivo. C – STIPENDIO DI 100 MILA EURO. Con il retributivo si ha una rata mensile di 123 euro e con il contributivo di 140 euro. Cresce la differenza a sfavore del retributivo.



DATO E RICEVUTO - Risultato? Il retributivo può essere superiore al contributivo solo se le retribuzioni sono grosso modo inferiori a 50.000 euro lordi annui. E qui nasce l’ostacolo grosso come una montagna. Se si parte dal principio che “chi ha avuto di più rispetto a quanto ha pagato” deve restituire di più, i lavoratori più sotto tiro dovrebbero essere quelli che hanno pensioni di 1.000 euro al mese, quelli che hanno pensioni integrate al minimo di 500 euro, e in misura massima i lavoratori autonomi agricoli, gli artigiani e i commercianti che hanno la parte retributiva della pensione calcolata con le medesime percentuali dei lavoratori dipendenti, per le quali però hanno pagato contributi ridotti all’incirca della metà.



INCIDENZA DEI BENEFICI - Ovviamente questa nostra indicazione vuole soltanto dimostrare quanto sia sdrucciolevole la strada che inalbera il vessillo della “lotta a chi ha avuto di più dal sistema retributivo”, dal momento che tale battaglia dovrebbe essere condotta contro tutti e, se si tiene conto dell’incidenza dei benefici, soprattutto contro chi sta peggio. Perciò è preferibile non dire bugie e chiamare le cose con il nome che hanno. E ammettere che si vogliono ridurre le pensioni più elevate non per motivi di equità, ma perché i titolari di esse hanno una maggiore capacità contributiva. Con il che si torna al concetto di tassa.  TESTO in http://www.ilmessaggero.it/norme/pensione_al_vaglio_il_sistemacontributivo/casa-849.shtml e in  http://www.leggo.it/CASA/NORME/pensione_al_vaglio_il_sistema_contributivo/notizie/849.shtml



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20.6.2013. Corte costituzionale, sentenza  116/2013 (Presidente GALLO - Redattore TESAURO): illegittimi i prelievi del 5, 10 e 15% sulle pensioni (pubbliche  e private) superiori a 90mila, 150mila e 200mila euro.  Le norme dei Governi Berlusconi e Monti violano il principio dell’uguaglianza e della progressività del sistema tributario. La sentenza (pubblicata qui sotto) è un  monito al Governo Letta. Le norme censurate giudicate “un intervento impositivo irragionevole e discriminatorio ai danni di una sola categoria di cittadini. L’intervento riguarda, infatti, i soli pensionati, senza garantire il rispetto dei principi fondamentali di uguaglianza a parità di reddito, attraverso una irragionevole limitazione della platea dei soggetti passivi, divenuta peraltro ancora più evidente, in conseguenza della dichiarazione di illegittimità costituzionale dell’analogo prelievo ai danni dei dipendenti pubblici (sentenza n. 223 del 2012). Interessati 930 giornalisti professionisti pensionati INPGI.  - In http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=12224



.14.01.2014 -. Pensioni: l’equità possibile. Niente scuse: è possibile chiedere un contributo di equità basato sulla differenza tra pensioni percepite e contributi versati, limitatamente a chi percepisce pensioni di importo elevato. Si incasserebbero più di quattro miliardi di euro, riducendo privilegi concessi in modo poco trasparente. -  di Tito Boeri, Fabrizio Patriarca e Stefano Patriarca – TESTO IN http://www.francoabruzzo.it/results.asp?SEARCH=.14.01.2014+-.+Pensioni%3A+&TID= 



.30.1.2014 - COMUNICATO STAMPA. Conferenza stampa al Circolo della Stampa di Milano - Una legge modello Usa denominata “Manette agli evasori’” è la richiesta dell’Unione nazionale pensionati per l’Italia (Unp@it). Franco Abruzzo: “Governo e Parlamento devono dare la caccia, non ai pensionati, ma agli evasori, ai big del sommerso e ai patrimoni delle 4 mafie: un mondo che vale 1000 (mille) miliardi di euro. Chiediamo, con il rispetto dei giudicati costituzionali, la perequazione piena per tutte le pensioni, la cancellazione degli assegni elargiti senza base contributiva ai boiardi di stato (da 21 a 91mila euro al mese), la tutela gratuita della salute degli anziani e un piano serio per il lavoro giovanile. I pensionati oggi formano un grande ammortizzatore sociale (del valore di 6 miliardi all’anno) per figli e nipoti disoccupati”. Testo in http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=13843



.13. 8. 2014 - Previdenza. La Cassazione interviene con la sentenza 17892/2014 (si può leggere qui sotto) sul caso dei ragionieri e dà indicazioni che possono essere valide per tutte le gestioni - CASSE, TAGLI SOLO PER IL FUTURO. NEPPURE IL RICHIAMO ALL'INTERESSE GENERALE PUÒ GIUSTIFICARE INTERVENTI RETROATTIVI. GLI ERMELLINI SALVANO I DIRITTI ACQUISITI - La legge di Stabilità 2014 non è di interpretazione autentica e non sana gli «strappi» al pro rata precedenti al 2007. Le Casse dei professionisti non possono tagliare le pensioni attese senza rispettare il principio del "pro rata", ovvero senza considerare quanto maturato fino a quel momento. - di Maria Carla De Cesari - Il Sole 24 Ore 13.8.2014 – TESTO IN http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=15453



22 AGOSTO 2014-REGGIO EMILIA - .GRAZIANO DELRIO: «Combattere la corruzione e l'evasione fiscale è la più grande spending review che possiamo fare». 'Fare in modo che tutti paghino le tasse, il giusto, ma tutti'.«Combattere la corruzione e l'evasione fiscale è la più grande spending review che possiamo fare». Lo ha detto stasera il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Graziano Delrio alla Festa dell'Unità di Reggio Emilia. «Combattere il lavoro nero, l'evasione e fare in modo che tutti paghino le tasse, il giusto, ma tutti. Questo vogliamo fare». «Per risollevare l'economia italiana abbiamo anche bisogno che l'Europa faccia quanto promesso: un piano di investimenti comune» ha sottolineato. «Il Paese deve cambiare e cambia se anche la comunità chiede di farlo. Non bastano le leggi per cambiare». (ANSA). - In http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=15377



.23.8.2014 - Lettere al Sole 24 Ore - Con il «contributo» chiesto ai pensionati non si persegue l'equità. La risposta di Salvatore Carrubba - Per Cesare Damiano (Pd) «mettere in allarme 15 milioni di pensionati che hanno soltanto la colpa di essere andati in pensione con il calcolo retributivo è una follia». Anche per Renato Brunetta (Fi) è «follia solo parlarne, provoca incertezza». Di «infortunio estivo» parla Maurizio Sacconi (Ncd) che giudica «discutibile il prelievo già esistente». - TESTO IN http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=15378



.25.8.2014. -PENSIONI. DOSSIER di RENATO BRUNETTA: SUL TEMA GOVERNO IN CONFUSIONE. LE RAGIONI DEL RETRIBUTIVO. Per il politico di Forza Italia, se si accettasse la tesi del ricalcolo delle pensioni attraverso il passaggio dal retributivo al contributivo "ad essere principalmente colpiti non sarebbero i ricchi, ma i poveracci”.



.9. 9. 2014 - "Il primo piano che Cottarelli presentò voleva tassare le pensioni sopra i 2mila euro e gli ho detto di no: non è che dai i soldi a quelli che prendono meno di 1.500 euro e li vai a prendere a chi prende 2mila. La Pensione d'oro non è quella da 2-3mila euro al mese, poi è chiaro che se c'è la pensione da 90mila euro al mese, intervieni". E' quanto ha detto il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, nel corso della registrazione della puntata di Porta a porta che andrà in onda questa sera. "Il governo Letta - ha aggiunto Renzi - è intervenuto sulle pensioni più alte, io credo che suscitare il panico nel mondo pensionistico per 100 milioni sarebbe un grave errore". – In http://www.pensionioggi.it/notizie/previdenza/pensioni-renzi-gli-assegni-da-2-3mila-euro-non-si-toccano-1789



.13.10.2014 - .Il monito del Fmi e l'insostenibile peso delle pensioni. Nel 2012 le entrate da contributi si sono fermate a 208 miliardi, mentre le uscite per le prestazioni sono state di 295 miliardi. Le invalidità civili da sole costano allo Stato oltre 17 miliardi. L'assistenza costa da sola 72 miliardi. L'ex Inpdap da solo perde ogni anno, da tempi lontani, quasi 9 miliardi. Rispetto alle pensioni dei lavoratori privati, la media dei trattamenti pubblici è più alta di un 40%. - di Fabio Pavesi/www.ilsole24ore.com 21.9.2014- TESTO IN http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=15754



2.11.2014 - .Le pensioni “al centro” di politiche sempre più “meno attente” ai dettami costituzionali. La mancata rivalutazione della pensione, nelle percentuali quali periodicamente rilevate dall’ISTAT, comporta, ogni volta, per i pensionati un danno economico di rilevante portata non solo nell’immediato, ma anche per il futuro atteso che, in difetto di qualunque previsione di recupero per gli anni successivi, tale danno si protrae, ininterrottamente, all’infinito fino ad incidere sulla misura della pensione di reversibilità, ove spettante ai superstiti. La questione posta da 4 giudici alla Corte costituzionale. - di  Fernando  SACCO/www.vivisicilia.it – TESTO IN  http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=15957



.5.11.2015 -.Pensioni, Costituzione e grillini. La sentenza 116/2013 della Consulta non letta (e meditata) dal M5S. Qualcuno spieghi a Grillo che stipendi e pensioni vanno tassati allo stesso modo, altrimenti si viola il principio dell’uguaglianza tra i cittadini contribuenti. Qualcuno spieghi allo stesso Grillo che il metodo contributivo massacra soltanto le pensioni ancorate a stipendi medio-bassi. - Nota di Franco Abruzzo/presidente Unpi (www.unpit.it) - TESTO IN http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=15994 



.14.12.2014 - .PREVIDENZA. Casse vincolate ai diritti acquisiti. La  Cassazione, per la seconda volta in due giorni, nega il contributo di solidarietà sulle pensioni in essere. Il taglio dell’assegno non può passare da un atto amministrativo. IN CODA un commento dell’avv. Anna Campilii). - di Maria Carla De Cesari-www.ilsole24ore.com-13.12.2014 - TESTO IN http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=16370



.15.12.2014 - .Il banchiere Ettore Gotti Tedeschi su Libero. Tetto delle pensioni: più danni che benefici e l’esecutivo rischia l’ennesimo autogol. “Intervenire sulle pensioni è ingiusto e anticostituzionale”. – TESTO IN http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=16380 



.18.1.2014 - .Saranno le sezioni unite civili della Cassazione a pronunciarsi in modo definitivo sui diritti acquisiti sulle pensioni. IN CODA l’ordinanza della Sezione Lavoro della Cassazione civile. – TESTO IN http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=16681



.1.2.2015 - .RIFORMA PENSIONI INPS: INTERVISTA SU RAI3 A TITO BOERI PRESIDENTE DESIGNATO DELL'INPS. "La prima cosa da fare è quella di "scovare" le "ingiustizie" passando al setaccio le pensioni d'oro. Poi andiamo a introdurre "un contributo massimo del 20, 30% sulla differenza tra quello che alcuni pensionati d'oro ricevono con le pensioni calcolate con il sistema retributivo e misto e quello che avrebbero ricevuto se calcolate soltanto con le norme del metodo contributivo”. Questa operazione consentirebbe di risparmiare "più di 4 miliardi all'anno". Ma è di queste ore la notizia che in Sicilia sono 285mila i lavoratori in nero con una evasione da 4 miliardi. Franco Abruzzo (presidente Unpit): “Boeri pensi a recuperare questi 4 miliardi e la smetta di criminalizzare, scimmiottando la Meloni, i cittadini, che  hanno  costruito la loro pensione con il lavoro, versando contributi d’oro”. – TESTO IN http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=16821


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*FRANCO ABRUZZO, giornalista professionista, presidente dell’Unpit (Unione nazionale pensionati per l’Italia), già docente universitario a contratto di Diritto dell’Informazione e Storia del Giornalismo, consigliere dell’Ordine dei Giornalisti della Lombardia (di cui è stato presidente dal 1989 al 2007), già consigliere dell’Associazione lombarda dei Giornalisti  - cell 3461454018, casa telef/fax 022484456, skype: fabruzzo39, mail: fabruzzo39@yahoo.it  fra.abruzzo@live.com - (il “CHI E’” è in www.francoabruzzo.it all’indirizzo http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=5).



 



 



    



 



 



 



 



 



 






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