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Stampa

Con l’ok ampio della Conferenza
dei CdR (senza l'apporto dei CdR
della Rai),il contratto 2009-2013 è
ormai operativo, mentre il referendum
avrà una valenza soltanto
politica nel senso che l’esito
potrà influire sugli equilibri e
sugli assetti della Fnsi. Presto partirà
il confronto al Ministero del
Lavoro sugli ammortizzatori
sociali. Il Governo ha allo studio
“nuovi strumenti alternativi
ai tagli secchi dell’occupazione”.
In atto un conflitto generazionale:
mille professionisti usciti dai
master universitari premono
per entrare nelle redazioni dei media.
Bisogna difendere il diritto al lavoro
dei giornalisti, che hanno 58-59 anni,
candidati alla pensione d’anzianità:
non possono essere condannati
all' inattività fino ai 65 anni di età.

In coda: tabella con i minimi contrattuali + contingenza, ipotesi d'accordo Fnsi/Fieg, analisi di F. Abruzzo.

NOTA CRITICA DI FRANCO ABRUZZO

Roma, 3 aprile 2009. Dopo il disco verde della Giunta esecutiva della Fnsi, della Commissione contratto e del Consiglio nazionale del sindacato, con l’approvazione, avvenuta oggi, da parte della Conferenza dei CdR , è giunto a conclusione l’iter che mette il sigillo della  ratifica all’ipotesi di contratto 2009-2013. La mozione a sostegno dell'intesa è passata con 158 voti favorevoli, 57 contrari e 20 astenuti. In precedenza l’assemblea aveva bocciato una mozione favorevole alla ripresa delle trattative con 59 sì, 155 no e 15 astenuti.  Erano presenti pochissimi Cdr della Rai. Lo Statuto della Fnsi in verità dà soltanto alla Giunta esecutiva il potere di ratificare l'accordo contrattuale (cosa che ha fatto  con un voto unanime). La sigla definitiva dell’accordo contrattuale avverrà, dopo Pasqua, al  Dicastero del Lavoro, presenti il ministro Maurizio Sacconi e il sottosegretario all’editoria Paolo  Bonaiuti. Non sarà un fatto formale, ma un fatto sostanziale. Partirà una nuova fase descritta da Bonaiuti, - per tanti di noi anziani un vecchio ed autorevole collega del grande “Giorno” -, con una  dichiarazione, riportata dalle agenzie  il  19  marzo. Si poteva leggere in quel lancio: “Il governo ha stanziato 20 milioni di euro per far fronte ai prepensionamenti nell’editoria quotidiana e periodica, ma sono allo studio “nuovi strumenti, per affrontare la crisi del settore, alternativi ai tagli secchi all’occupazione”: è l’impegno preso dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Paolo Bonaiuti, ascoltato oggi in commissione Cultura alla Camera. “Nei giorni scorsi - ha ricordato Bonaiuti - con il ministro del Welfare Maurizio Sacconi abbiamo incontrato a Palazzo Chigi prima la Federazione degli editori, poi la Federazione della stampa: è emerso che l’editoria vive una situazione di grave crisi, come dimostrano il calo della pubblicità e la diminuzione delle vendite. Con Sacconi abbiamo auspicato una rapida conclusione dell’accordo tra le parti per il rinnovo del contratto dei giornalisti, per partire poi con nuovi strumenti, diversi dai prepensionamenti”. Anche perché, ha detto Bonaiuti, “un prepensionamento costa circa 60 mila euro all’anno: se verrà applicato a 500 giornalisti, siamo già di 10 milioni oltre quel montante di 20 milioni messi a disposizione dal governo”.  Per questo, ha sottolineato il sottosegretario, “siamo d’accordo con Sacconi sull’opportunità di trovare forme innovative, per esempio lavorare meno, per ripartire l’aggravio tra i lavoratori, gli editori e il governo, mantenendo il più possibile i posti di lavoro per consentire alle aziende editoriali di essere pronte, con tutti i loro organici o comunque con riduzioni di organico inferiori a quelle di cui si parla, a cavalcare la ripresa quando inizierà”.   


Il futuro dell’occupazione giornalistica inizierà, quindi, con il tavolo che verrà aperto dalla Fnsi al ministero del Lavoro con la  Fieg (interlocutore essenziale) presente nel  CdA dell’Inpgi con il vicepresidente Alberto Donati, capo della delegazione imprenditoriale nelle trattative contrattuali. In questa sede di parlerà anche della piena attuazione del Protocollo sul welfare. Il Consiglio di Amministrazione dell’Inpgi ha assunto una delibera, tuttora sottoposta al vaglio dei Ministeri vigilanti (Lavoro ed Economia). Si tratta della possibilità da parte delle aziende editoriali di stabilizzare i collaboratori coordinati e continuativi, attraverso contratti a termine di almeno 24 mesi o a tempo indeterminato, vedendo azzerati interessi, sanzioni e contributi derivanti da ispezioni pregresse da parte dell’Inpgi. “Anche in questo caso – ha detto Andrea Camporese, presidente dell’Inpgi – siamo di fronte ad una grande possibilità affidata dalla norma agli accordi in sede regionale tra datori di lavoro e Associazioni Regionali di Stampa, sentite le rappresentanze aziendali. L’Istituto stima gli aventi titolo, sulla base degli accertamenti ispettivi seguiti, in oltre 600 unità. Se è vero che l’editoria italiana attraversa un periodo di notevole difficoltà dovuta, tra l’altro, al crollo dell’afflusso pubblicitario, si tratta di un’opportunità che auspico venga valutata a fondo per il futuro di tanti giornalisti e per il valore professionale che potrebbe rappresentare per le aziende”. Questa operazione costerà all’Inpgi 32 milioni di euro sotto forma di sgravi contributivi.


Le polemiche sono ormai alle spalle. “Il contratto 2001/2005 era morto: il Codice Civile esclude l’ultrattività del vecchio Cnlg una volta arrivato alla scadenza fissata dalle parti”. Solo “la parte economica  resta in vigore in base all’articolo 36 della Costituzione”.  Il referendum si farà entro giugno, ma avrà, come ha dichiarato Siddi,  una incidenza soltanto politica nel senso che l’esito potrà influire sugli assetti e sugli equilibri attuali in seno alla Fnsi. Potranno cambiare gli uomini di vertice, si potrà decidere di tenere un nuovo congresso, ma il contratto siglato all’alba del 27 marzo 2009 rimarrà in piedi. Non si tornerà indietro e non si riaprirà il tavolo delle trattative.


La crisi economica,  le direttive comunitarie in tema di lavoro e le nuove tecnologie hanno dettato i tempi e i modi dei cambiamenti radicali nella vita delle redazioni dei media. Negli anni 70, i poligrafici pretendevano di battere i testi delle agenzie e degli articoli già immessi nel sistema editoriale. Era una battaglia di retroguardia. La vecchia tipografia gutenberghiana era morta e sepolta. Terminali e computer erano mezzi innovativi e rivoluzionari rispetto  al passato (composizione a mano e linotype).  Oggi l’evoluzione tecnologica impone cambiamenti altrettanto radicali: il prezzo questa volta cadrà sulle spalle dei giornalisti, che diventeranno multimediali, cioè capaci di lavorare sulle diverse piattaforme (carta stampata, tv, radio, web). L’altro attore, che ha dettato i tempi e le modalità del rinnovo, è l’Unione europea con le sue direttive recepite nel nostro ordinamento (con le leggi Treu e Biagi, protocollo Ciampi del  1993, lavoro a tempo determinato, etc). I giornalisti faranno bene a riflettere su tre dichiarazioni di segno convergente sulla stipula del contratto: a) Franco Siddi, segretario generale della Fnsi: «Non è il massimo che avremmo voluto, ma il massimo risultato possibile»; b) Andrea Camporese, presidente dell’Inpgi: "L'ipotesi di accordo sul nuovo contratto di lavoro consente la salvaguardia del sistema di protezione della categoria in un momento di grande crisi di settore"; c)  Guglielmo Epifani, segretario generale della Cgil: “C'era il rischio di non avere più il contratto”.  I giornalisti devono anche capire che, con questo contratto, è stato avviato un percorso economico virtuoso, che vede ogni  due anni un aumento di stipendio, mentre gli scatti entreranno in busta paga ogni tre anni.  Il  Cnlg vale  quattro anni per la parte normativa e due anni per la parte economica. Significa  che nel 2011  verrà contrattato il nuovo aumento e che nel 2013 verrà avviato il rinnovo del contratto appena siglato. Il “protocollo Ciampi” del 1993  difende le attese anche dei giornalisti. Solo tra 6-10 anni si potranno valutare gli effetti economici di questo contratto. Bisognerà tener conto anche della contrattazione aziendale che potrà partire appena l’economia riprenderà a tirare (le dichiarazioni odierne del governatore di Bankitalia, Mario  Draghi, lasciano sperare che il periodo nerissimo sia ormai  trascorso).


Siamo alla vigilia di un grande rimescolamento degli organici nelle redazioni dei media. Secondo la Fieg, gli esuberi potrebbero essere anche 1.600, mentre i redattori che quest’anno hanno maturato i requisiti per il prepensionamento sono 515. Si calcola che i giornalisti professionisti disoccupati – 2.000? –  contano di essere recuperati almeno in parte e che tra questi si contano 900-1000 giovani che provengono dai master universitari. Questa massa preme alle porte delle redazioni.  Gli editori intendono affidare ai giovani la svolta nella progettazione dei giornali tradizionali e telematici. La generazione “digitale”, quindi, si appresterebbe ad irrompere nelle redazioni dei media.  E’ di oggi la notizia (Il Sole 24 Ore) che “i giovani commercialisti  chiedono spazi agli anziani”. Il conflitto generazionale è vivo in tutte le professioni.


Il ricambio non è favorito soltanto dal finanziamento pubblico dei prepensionamenti, destino amaro che tocca a chi ha 58 anni e  almeno 18 anni di contributi versati all’Inpgi (con l’aggiunta di uno scivolo di 5 anni). Gli editori utilizzeranno anche l’articolo 33 del Cnlg. Il  nuovo art. 33 prevede che "l’azienda può risolvere il rapporto di lavoro quando il giornalista abbia raggiunto il 65esimo anno di età. Fermo restando per i prepensionamenti l’applicabilità dell’art. 37 della legge n. 416/1981 e successive modificazioni ed integrazioni, l’azienda nei casi di crisi aziendale per i quali risultino attivabili le disposizioni di cui al punto 3 del Protocollo di consultazione sindacale (allegato D), che comportino la richiesta dello stato di crisi ai sensi degli art. 35 e seguenti della legge n. 416/1981 e successive modificazioni ed integrazioni, potrà risolvere il rapporto di lavoro anche nei confronti dei giornalisti che abbiano conseguito complessivamente un’anzianità contributiva previdenziale di 35 anni e risultino in possesso del seguente requisito anagrafico: - 2009, anni 59; - 2010, anni 60; - 2011, anni 60; - 2012, anni 61; - 2013, anni 61; - 2014 e seguenti, anni 62". Con 35 anni di contributi e 59 anni di età si matura, com’è noto, la pensione di anzianità nel sistema Inpgi.


Il  giornalista con 35 anni di contributi è vincolato fino al compimento dei 65 anni di età al divieto di cumulo con redditi superiori ai 9mila euro l'anno (o ai 20 mila euro l'anno se il ministero del Lavoro approverà la riforma del 13 novembre 2008). Il cumulo era e resta totale per le donne che abbiano compiuto i 60 anni, per gli uomini che abbiano superato i 65 e per chi va in pensione di vecchiaia con almeno 40 anni di contributi. La "legge Tremonti" (112/2008) ha, però,  abolito dal 1° gennaio 2009 il divieto di cumulo tra pensioni di anzianità (o pensioni anticipate) e redditi di lavoro. L’Inpgi –ente sostitutivo dell’Inps - giustificava i tagli, sostenendo che doveva far fronte ai prepensionamenti e alla  Cigs. Oggi questi due ammortizzatori sociali sono completamente sulle spalle dello Stato e degli editori.  Come fa l’Inpgi a sostenere ancora il divieto parziale di cumulo sulle pensioni di anzianità? La legge 112/2008 è stata  per di più  preceduta da due limpide e coerenti sentenze  (437/2002 e 137/2006) della Corte costituzionale. La sentenza n. 437/2002, - con il richiamo degli articoli 3 (uguaglianza), 4 (diritto al lavoro), 35 (tutela del lavoro) e 38 (diritto alla pensione) della Costituzione -, supera anche le esigenze di bilancio delle Fondazioni (tra le quali l’Inpgi) nate con il dlgs n. 509/1994: “E’ da osservare anzitutto che il perseguimento dell’obiettivo tendenziale dell’equilibrio di bilancio non può essere assicurato da parte degli enti previdenziali delle categorie professionali con il ricorso ad una normativa che, trattando in modo ingiustificatamente diverso situazioni sostanzialmente uguali, si traduce in una violazione dell’art. 3 della Costituzione. L’iscrizione ad albi o elenchi per lo svolgimento di determinate attività è, infatti, prescritta a tutela della collettività ed in particolare di coloro che dell’opera degli iscritti intendono avvalersi”. Con la sentenza 137/2006, la Corte  costituzionale ha ribadito che ”i pensionati di anzianità possono cumulare l’assegno con i redditi di lavoro dipendente (o autonomo)”. Tocca alla Fnsi impegnarsi nella tutela dei colleghi candidati al prepensionamento o al pensionamento d’anzianità ex art. 33: costoro hanno diritto al lavoro e non possono essere costretti a una disumana inattività fino ai 65 anni né all’espediente avvilente di inventarsi  società di comodo dietro le quali nascondere l’attività professionale.


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VADEMECUM


L'IPOTESI D'ACCORDO per il rinnovo del contratto Fieg-Fnsi e l'accordo sugli ammortizzatori sociali sottoscritti la notte del 27 febbraio 2009 sono pubblicati  in:


http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=3591


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I NUOVI MINIMI CONTRATTUALI dell'ipotesi d'accordo Fieg-Fnsi  per il biennio 2009-2011.La tabella è in: http://www.fnsi.it/ArchivioPdf/tabella_nuovi_minimi_cngl2009-2012.pdf


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L’indennità di CONTINGENZA (art. 6 delle Norme transitorie e di attuazione del Cnlg)


in: http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=3673


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Gli articoli di Franco Abruzzo sul nuovo contratto


 


In: http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=3579


NUOVO CONTRATTO GIORNALISTICO  (1 aprile 2009-31 marzo 2013):


dopo 4 anni, arriva la firma tra Fnsi e Fieg. E’ un accordo di difesa, che


può aprire il fronte della contrattazione di secondo livello. I punti innovati: i


primi 3 scatti biennali e al 6%, poi  altri 12 scatti al 6% con cadenza


triennale.Il regime triennale entra  subito in vigore. Moratoria di nove


mesi per chi ha meno di tre scatti.  L’aumento è di 265 euro in due anni


(140 euro subito in busta), ma 5 euro dal 2010 sono dirottati dai giornalisti in


attività al “Fondo di perequazione” per i pensionati a reddito basso.


Regolati distacchi, trasferimenti e multimedialità. Carriera orizzontale per chi scrive.


Prepensionamenti: gli editori pagano quando si esauriscono i 20 milioni annui


del Governo e pagano anche la Cigs (0,5%). L’impianto deontologico e normativo di fondo


(direttore e CdR) resta intatto. Direttori e “vice” sono dirigenti e, quindi, sono licenziabili


(ma saranno assunti sempre a termine fino a 5 anni). Trattativa complessa: crisi economica e direttive comunitarie fattori determinanti e decisivi.


NOTA di FRANCO ABRUZZO


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In: http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=3627


Con l’ok della Conferenza dei CdR (senza l'apporto dei CdR della Rai),


il contratto 2009-2013 è ormai operativo, mentre il referendum


avrà una valenza soltanto politica nel senso che l’esito


potrà influire  sugli equilibri e sugli assetti della Fnsi. Presto partirà


il confronto al Ministero del  Lavoro sugli ammortizzatori


sociali. Il Governo ha allo studio “nuovi strumenti alternativi


ai  tagli secchi dell’occupazione”. In atto un conflitto generazionale:


mille professionisti usciti dai  master universitari premono


per entrare nelle redazioni dei media.Bisogna difendere il diritto al lavoro


dei giornalisti, che hanno 58-59 anni, candidati alla pensione d’anzianità:


non possono essere condannati alla inattività fino ai 65 anni di età.


NOTA CRITICA di FRANCO ABRUZZO


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In: http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=3604


Una lettera (con parere pro-veritate) firmata Paolo Butturini:


“Il contratto 2001/2005 era morto: il Codice Civile


esclude l’ultrattività del vecchio Cnlg una volta arrivato alla


scadenza fissata dalle parti”. Solo “la parte economica


resta in vigore in base all’art.36 della Costituzione”


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in: http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=3609


Pietro Ichino smentisce Senzabavaglio: “Il


contratto Fnsi/Fieg 01-05 è privo di ultrattività.


Può accadere che ne sopravvivano solo gli


effetti economici ex art. 36 della Costituzione”


 


“Le clausole del vecchio contratto collettivo non possono considerarsi in quanto tali ‘incorporate’ nei contratti individuali. Grave scorrettezza commessa nei miei confronti. Ho chiesto la rimozione della pretesa intervista da "senzabavaglio" e da qualsiasi sito in cui essa sia stata pubblicata”.


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In: http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=3592


CONTRATTO FNSI/FIEG.


Massimalisti e riformisti. Un contratto che ingloba


una visione liberista dell’economia sancita


nelle direttive comunitarie. Il massimalismo di alcuni Cdr


avrebbe portato alla disfatta della categoria. L’autonomia


della professione esce intatta dalla lunga trattativa.


La lezione dimenticata di Filippo Turati e Walter Tobagi.


Nota di FRANCO ABRUZZO


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In: http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=3595


Diciamo le cose come stanno. Collaboratori, free lance


e tutele: non possono far parte di un Contratto


di lavoro stipulato solo per i giornalisti dipendenti.


Bisogna dire ai giovani pubblicisti che non hanno futuro professionale.


 


La soluzione potrebbe essere quella di dar vita a una “Federazione nazionale dei giornalisti autonomi”, che collabori strettamente con la Fnsi e che stipuli convenzioni specifiche con gli editori della carta stampata, del web, delle tv e delle radio.


Nota di FRANCO ABRUZZO


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In: http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=3623


Comunicato


Franco Abruzzo: “L’Ordine di Milano nel 2006 ha sanzionato ripetutamente


i direttori del Corsera, del Giornale e del Giorno, che hanno pubblicato i


verbali dell’inchiesta Vallettopoli. Non solo: dal 1989 in poi ha sanzionato


innumerevoli volte i direttori autori di casi di commistione


tra pubblicità e informazione. Il lavoro fatto con l'Ifg De Martino


e con il praticantato d'ufficio è una storia esaltante e notissima:


abbiamo strappato l'accesso agli editori, rendendo giustizia


a centinaia e centinaia di giovani".


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In: http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=3635


Lettera in redazione sul  nuovo contratto:


cosa ha fatto la Fnsi per i redattori anche a termine


e dell’online nonché per i giornalisti autonomi?


Cos’è la carriera parallela? Ci sarà spazio per gli


stagisti nelle redazioni?


RISPOSTA di FRANCO ABRUZZO


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In: http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=3670


Il nuovo contratto può essere peggiorativo


rispetto al vecchio. Parola di Cassazione.


 


"Il nuovo contratto può risultare 'peggiorativo' in alcuni aspetti, ma evidentemente rispetto ad una situazione preesistente, mentre la nuova disciplina deve ritenersi corrispondente agli interessi degli associati rispetto alle situazioni sopravvenute".


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In: http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=3677


Quando il catastrofismo ha il fiato corto.


Quattro conti della massaia e alla buona dimostrano


che nei prossimi 14 anni i giornalisti potrebbero incassare


di più dei 14 anni precedenti.


NOTA di FRANCO ABRUZZO


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In: http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=3694


Dopo la riforma degli scatti ritorna la contrattazione vera


sul minimo di stipendio, sulle indennità di giugno


e sugli accordi aziendali nonché sulla formazione.


Si apre una stagione di  lotte nelle redazioni con


il sindacato protagonista.


In coda: SCATTI E DINTORNI. 3 QUESITI E 3 RISPOSTE.


NOTA di FRANCO ABRUZZO


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