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Comunicato
Franco Abruzzo: “L’Ordine di Milano
nel 2006 ha sanzionato ripetutamente
i direttori del Corsera, del Giornale e
del Giorno, che hanno pubblicato i
verbali dell’inchiesta Vallettopoli.
Non solo: dal 1989 in poi ha sanzionato
innumerevoli volte i direttori autori
di casi di commistione
tra pubblicità e informazione.
Il lavoro fatto con l'Ifg De Martino
e con il praticantato d'ufficio è
una storia esaltante e notissima:
abbiamo strappato l'accesso agli
editori, rendendo giustizia
a centinaia e centinaia di giovani".

Milano, 3 aprile 2009.  Oggi la Fnsi ha attaccato brutalmente (http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=3620)  l’Ordine dei giornalisti i  cui Consigli regionali  hanno “presidiato troppo debolmente la trincea deontologica”,  dimenticandosi di  “levare alta la voce a difesa degli interessi deboli esposti talora alla gogna mediatica” e fornendo “strumenti polemici a quanti mirano a scardinare con il ddl Alfano il dovere dei giornalisti ad informare e il diritto dei cittadini ad essere informati”. La mossa, che appare come una ritorsione contro l’Ordine  “colpevole” di aver criticato l’ipotesi di accordo con la Fieg, pone, comunque, un problema reale sul ruolo dell’Ordine come giudice disciplinare. “Per quanto  riguarda la mia gestione – ha dichiarato Franco Abruzzo, presidente dell’Ordine di Milano dal 15 maggio 1989 al 7 giugno 2007 -  l’Ordine di Milano nel 2006 ha sanzionato ripetutamente i direttori del Corsera, del  Giornale e del Giorno, che hanno pubblicato i verbali dell’inchiesta Vallettopoli e che hanno pubblicato immagini di cittadini in manette o immagini raccapriccianti. Non solo: dal 1989 in poi  l’Ordine di  Milano ha sanzionato innumerevoli volte i direttori autori della commistione pubblicità-informazione.Tutte le delibere sono state pubblicate nel mensile ‘Tabloid’ e nel sito www.odg.mi.it. Uno studio sulle sulle ‘marchette’ giornalistiche è stato pubblicato nella rivista ‘Il diritto dell’informazione e dell’informatica’ n. 4/5 del 2007 (che si può leggere in http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=1519)”. Il Tribunale di Milano ha riconosciuto esplicitamente il grande impegno dell’Ordine di Milano sul punto della difesa della  correttezza delle cronache giornalistiche, quando ha scritto:  “(Il Tribunale) osserva, infatti, che il rispetto del principio della necessaria separazione tra informazione e pubblicità é stato più volte sollecitato dal Consiglio regionale della Lombardia, sia per evitare che un giornale si trasformi in un catalogo commerciale, sia per tutelare il cittadino che ha diritto ad una corretta informazione che gli consenta di riconoscere quali notizie, servizi ed altre attività redazionali appartengono alla responsabilità della redazione o del singolo giornalista e quali, invece, siano diretta espressione di altri enti o aziende: la pubblicità deve essere chiara, palese, esplicita e riconoscibile, soprattutto la c.d. pubblicità redazionale: la lealtà verso il lettore impone che il lavoro giornalistico e quello pubblicitario rimangano separati ed inconfondibili: qualsiasi forma di pubblicità occulta diventa un inganno per il lettore ed una forma degenerativa della qualità dell'informazione (delibera di indirizzo del Consiglio Lombardo): la comunicazione pubblicitaria persuasiva o suggestiva è caratterizzata dall'assenza di quella neutralità che rappresenta invece il primo requisito richiesto all'informazione obbiettiva: il messaggio pubblicitario sviluppa una sorta di difesa naturale da parte del lettore che invece non è preparato a contrapporre la propria capacità critica ai segnali ricevuti da una fonte riconosciuta come neutrale quale deve essere l'articolo giornalistico”. (sentenza 23 marzo 2000 della quinta sezione del Tribunale civile di Milano, che conferma una delibera dell’Ordine della Lombardia, condivisa dal Consiglio  nazionale, in tema di commistione pubblicità-informazione). "Il lavoro fatto con l'Ifg De Martino e con il praticantato d'ufficio è - secondo Abruzzo - una storia esaltante e notissima: abbiamo strappato l'accesso agli editori, rendendo giustizia a centinaia e centinaia di giovani".


PUBBLICHIAMO ALCUNE MASSIME TRATTE DALLE DELIBERE DELL’ORDINE DI MILANO E DA SENTENZE RELATIVE A DELIBERE DELL’ORDINE DI MILANO:


1)      Costituisce illecito disciplinare, in quanto contrario al prescritto dovere di lealtà nell’informazione, il comportamento del direttore responsabile di un periodico, che avalli la pubblicazione di una copertina e di articoli dotati di contenuto pubblicitario non chiaramente differenziato rispetto al dato informativo (Trib. Mi 11/2/1999).


 


2)      E’ dovere del direttore di un giornale o di un periodico evitare che prodotti reclamizzati vengano confusi con quanto, nella stessa pagina, è argomento redazionale. Il direttore di un giornale


deve evitare la commistione informazione/pubblicità in base alla legge e al contratto collettivo (Cassazione Sezione Terza Civile n. 22535 del 20 ottobre 2006).


 


3)      Di fronte a iniziative di marketing e puramente pubblicitarie, il  direttore di un giornale o di periodici, deve vegliare e dissentire (sentenza n. 1827/2003 della prima sezione civile della Corte d’appello di Milano).


 


4)      Il giornalista che redige articoli a sostegno di campagne pubblicitarie o che accetta che il suo pezzo compaia in pagine o inserti la cui natura è chiaramente promozionale, deve togliere la propria firma (delibera di indirizzo del novembre 1986 dell’Ordine dei Giornalisti della Lombardia)..


 


5)      Il giornalista non può fare spot pubblicitari né può prestare il proprio volto ad essere testimonial di prodotti o di aziende commerciali (delibere dell’Ordine dei Giornalisti della Lombardia).


 


6)      Il giornalista televisivo o radiofonico, conduttore di un programma, non può prestarsi a lanciare uno spazio pubblicitario interrompendo il programma. Diventerebbe egli stesso promotore di quella pubblicità. (delibere dell’Ordine dei Giornalisti della Lombardia).


 


7)      Il giornalista che compia viaggi organizzati da società private o pubbliche è tenuto a rispettare il valore etico dell’obiettività fornendo tutte le informazioni sulla materia oggetto del servizio e sulle opportunità offerte dal mercato. (vicenda Dubai sollevata dall’Ordine di Milano).


 


8)      Il giornalista rifiuta pagamenti, rimborsi spese, elargizioni, vacanze gratuite, trasferte, inviti a viaggi, facilitazioni, tutto che possa condizionare il suo lavoro e l’attività redazionale o ledere la sua credibilità e dignità professionale. (vicenda Dubai sollevata dall’Ordine di Milano).


 


9)      Il giornalista che partecipa ad un viaggio a nome di una testata lo farà soltanto previo esplicito accordo con il giornale interessato. (vicenda Dubai sollevata dall’Ordine di Milano).


 


10)  Un articolo collocato in una rubrica dedicata alla salute o alla bellezza contenente specifici riferimenti, anche fotografici, a determinati prodotti nonché ad un eventuale inserto recante consigli sull’igiene, accompagnati dall’indicazione dei prodotti da prediligere con relativa documentazione fotografica, è da qualificarsi come messaggio ingannevole (Provv.n.3618- 15/2/1996 Antitrust; delibera dell’Ordine dei Giornalisti di Milano; sentenze del Tribunale e della Corte d’Appello di Milano).


 


Il Consiglio dell’Ordine dei giornalisti della Lombardia, con la delibera 24 gennaio 2005 (relativa a 9 direttori di periodici legati alla moda, alla salute, alla bellezza, all’auto e al mondo dei vip), ha individuato un primo nucleo, attuale e penetrante, di considerazioni e di regole deontologiche, legate ai tempi in cui viviamo e allo sviluppo della professione come è e si presenta al giorno d’oggi:


 


1.                  Vietare ai giornalisti che vanno in televisione di fare da testimonial ad un prodotto, citare stilisti o prodotti. La citazione di un prodotto in tv vale molto di più che sui giornali (nel senso che dalle aziende è pagata molto di più). Se una rivista viene letta da 200mila persone un programma televisivo viene visto da milioni di spettatori, e quindi le ditte di abbigliamento o di altri prodotti sono disposte a pagare moltissimo i giornalisti per tali citazioni, anche decine di milioni di vecchie lire.


2.                  I giornalisti non possono avere come agenti quelli che sono anche agenti di dive e starlette televisive. Altrimenti succede, come avviene ora, che direttori di telegiornali, direttori di giornali o opinionisti di fama favoriscono nei loro tg, giornali, e nelle trasmissioni dove sono ospiti, i personaggi che sono gestiti dal loro stesso agente. E’ ovvio che per fare un favore al loro stesso agente nei loro giornali o telegiornali  i direttori dedichino tanto spazio a quegli stessi personaggi che sono rappresentati dal loro stesso agente.


3.                  I giornalisti nei loro articoli e nelle didascalie non devono citare esperti di comunicazione o pierre di moda, cosmetica e altro.


 


4.                  I giornalisti non devono poter ricevere regali superiori a una certa cifra. Come avviene negli Usa . E come avviene negli Usa i conti correnti dei giornalisti e dei loro famigliari devono poter essere controllati.


 


5.                  I giornalisti e i loro familiari  non possono costituire società con personaggi che compaiono poi nei loro giornali, articoli ecc. Quelle delle società è uno escamotage che è oggi molto in uso fra i giornalisti economici e non solo.


 


6.                  I giornalisti, non solo quelli che si occupano di automobili, ma anche quelli economici o di altri settori, non possono chiedere alle case automobilistiche auto in prova durante il week-end o per motivi semplicemente personali. Le auto devono essere date solo a chi scrive di automobili.


 


7.                   I giornalisti non possono scrivere cartelle stampa di prodotti di abbigliamento, cosmesi, comunicati stampa di aziende, tenere le pubbliche relazioni di ditte, se lavorano in una testata giornalistica o televisiva. Perché questo rappresenta un modo subdolo per comprarsi i giornalisti. Se scrivi le cartelle stampa delle collezioni di  XX, che fra l’altro vengono pagate profumatamente, decine di milioni di vecchie lire, come può il giornalista accennare una critica a quello stilista. Al contrario, un giornalista che ha scritto una cartella stampa si sente obbligato a essere generoso nei confronti dello stilista X anche negli articoli che poi scrive per il suo giornale.


 


8.                  Gli articoli che vengono scritti su personaggi che sono inserzionisti del giornale devono potersi distinguere da altri articoli, almeno nella grafica. O con la scritta informazione pubblicitaria anche se tali soluzioni non piacciono agli inserzionisti. Bisognerebbe chiedere a un grande esperto di pubblicità qualche possibile soluzione.


 


9.                  Nei settimanali femminili gli inserti allegati al giornale sugli accessori (scarpe e borse) sono tutti esclusivamente pubblicitari. I prodotti che appaiono sono di aziende che hanno pianificato: cioè pagato. Ma anche i giornalisti che partecipano a quella realizzazione con servizi fotografici o con testi scritti sono pagati a parte dalla pubblicità così come vengono pagati a parte i grafici. Molte case editrici oggi fanno ai giovani solo contratti cococo o altri contratti a basso costo. I giornalisti soprattutto giovani guadagnano poco e quindi sono disposti a tutto anche a scrivere quello che non pensano e sempre più spesso arrotondano il loro misero salario. Come? Le case editrici offrono loro di guadagnare molto con la pubblicità. Realizzando la campagna pubblicitaria di uno stilista o di un prodotto di bellezza o inserti pubblicitari. Così loro pagano poco i giornalisti, ma questi ultimi mantengono uno standard medio di stipendio con le entrate dei lavori pubblicitari sul loro stesso giornale o sugli inserti speciali del loro giornale. Nessuno di questi inserti contiene la scritta informazione pubblicitaria o catalogo pubblicitario.


 


10.              Una buona soluzione sarebbe di riportare nei settimanali, come avveniva negli anni 60/70,  il rapporto pagine di pubblicità e pagine redazionali al 50 per cento, ciascuno. Cosa che oggi non avviene più.  Ristabilendo una proporzione adeguata e aumentando il numero di pagine redazionali si può solo avere un vantaggio per il lettore e più spazio per argomenti giornalistici.


 


11.              Perché nei giornali americani come Herald Tribune una giornalista di moda come Susy Menkes riesce a scrivere che la sfilata di Gucci è brutta con a fianco mezza pagina di pubblicità di Gucci? Primo perché la giornalista non si lascia condizionare dalla pubblicità. Secondo perché quando Gucci chiama l’Herald Tribune e minaccia di togliere la pubblicità,  il giornale difende la sua giornalista, non subisce ricatti e gli risponde per le rime, faccia pure. In Italia, invece quando il direttore riceve questa telefonata cerca di mediare anche perché  Gucci o gli altri minacciano  di togliere la pubblicità a tutto il gruppo. Per cui le giornaliste di moda di settore scrivono bene di tutti.


 


Negli  Usa vengono fatte riflessioni sempre più pessimistiche sulla deriva del sistema mediatico. Il ruolo dei media non è quello di indirizzare i lettori  allo shopping. Saul Landau ha scritto su Znet Italia: “Dopo che negli ultimi decenni pochi giganti multinazionali hanno conquistato il controllo dei media, le priorità dei media sono venute di pari passo modificandosi, sviando i lettori e i telespettatori dalle preoccupazioni politiche e indirizzandoli verso lo shopping. I mass media distraggono i cittadini distorcendo le loro priorità, attraverso l’invio di 3600 messaggi giornalieri, che li inducono a fare i conti con la loro personale inadeguatezza a spendere. Il succo di questo fuoco di fila di messaggi è: “Tu, consumatore (non cittadino), sei inadeguato per l’aspetto, per l’abbigliamento, per il tipo di auto che guidi, per il deodorante, che usi, e per ogni altro motivo. Ma puoi affrontare i problemi del tuo grasso eccessivo, della tua eccessiva magrezza, della tua eccessiva gioventù, della tua eccessiva vecchiaia, acquistando prodotti per ogni segmento del tuo corpo, della tua mente e della tua vita esteriore”.                            


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