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Stampa

DIRITTO DI CRITICA
°°°°°
In difesa dei dissidenti
e di tutte le minoranze
presenti nel sindacato.
DI FRANCO ABRUZZO

Ho letto con una  certa sorpresa un messaggio (1) di “Quarto potere”, componente sindacale guidata dal pur bravissimo  Edmondo Rho, dedicato alla riunione di ieri del Consiglio direttivo dell’Associazione lombarda dei Giornalisti. Una riunione nel corso della quale il  Consiglio ha deliberato di rinnovare le nomine per il Circolo della Stampa fatte nel giugno scorso e di spedire sotto processo disciplinare interno Giuseppe Gallizzi, già presidente del Circolo della Stampa e leader del “Movimento Liberi giornalisti” (altra componente sindacale).  Rho informa che “hanno votato contro 6 consiglieri: la componente “gallizziana” (Movimento liberi giornalisti) e Andrea Montanari, consigliere dissidente di Stampa democratica”.  Rho, che appartiene idealmente all’area socialista democratica ed europea e che è un dirigente affidabile e stimato del sindacato giornalistico, converrà sicuramente, - conoscendone la sua devozione al sistema democratico (fatto soprattutto di libera espressione del dissenso,  di tolleranza, di rispetto della dignità delle persone e  del diritto “insopprimibile” di critica) -, che l’uso del termine “gallizziano” ha qualcosa  che suona sinistro (razzismo inconscio e strisciante?) e che la criminalizzazione del “dissidente” (Andrea Montanari) ha qualcosa che suona anch’esso sinistro soprattutto per  quanti, come chi scrive e Rho, appartengono a quel mondo sindacale giornalistico che si riconosce  nell’opera di Walter  Tobagi. Siamo nati a corrente sindacale nel 1978 – una ricorrenza dimenticata dall’attuale “Stampa democratica”! – anche come reazione ai soprusi stalinisti di moda nel correntone di sinistra denominato “Rinnovamento sindacale”, che non tollerava al suo interno il dissenso. Nessuno contesta il diritto della maggioranza di decidere (nel rispetto, s’intende, degli altri e senza  schiacciare i “diversi”). Il problema è quello di tutelare le minoranze: il Movimento Liberi Giornalisti, - (che ha governato per anni il sindacato lombardo con Stampa Democratica;  che ha vinto le elezioni 2007 dell’Ordine Lombardo con “Nuova informazione&Autonomiaesolidarietà e con Senza Bavaglio di Massimo Alberizzi e Simona Fossati;  che ha votato Paolo Mieli presidente del Circolo della stampa) -, e Andrea Montanari. Montanari credo  non abbia votato con la sua componente per un  motivo semplice: Giovanni Negri, comportandosi da “leader carismatico”, ha deciso da solo, senza consultare nessuno, di azzerare le nomine del giugno 2008 e di proporne altre come è poi avvenuto. Non si può chiedere  a nessuno di sentirsi un “soldatino” e di votare  a scatola chiusa come il “capo” comanda. Una visione verticistica, questa, che non può essere accettata e che Negri, comunque, farà ratificare tra qualche giorno da “Stampa democratica”. Tutti siamo curiosi di apprendere come mai Negri abbia bocciato la conferma di Elena Golino nel Consiglio direttivo del Circolo: anche lei (potenziale) dissidente? 


Sono d’accordo con Maria Grazia Molinari, quando (2) scrive (in una lettera a “Stampa democratica”): “L'unanimità è un concetto politico che può anche avere lati positivi purché non annienti la critica, non si trasformi nella melassa dell'unanimismo a tutti i costi. Per concludere, credo che Stampa Demcratica debba recuperare la voglia di parlare, non debba avere timore di contrapporsi ad altre componenti, di maggioranza o minoranza che siano. Stampa Democratica deve tornare ad essere un laboratorio di idee, deve uscire dal letargo. Deve incalzare la Fnsi anche per quanto riguarda il lato economico del contratto. Deve tornare a dire ad alta voce quello che scriveva tanti anni fa Walter Tobagi: la dignità del giornalista è anche dignità di retribuzione. Siamo monetaristi? Siamo monetaristi. E deve dibattere, Stampa Democratica, dibattere e ancora dibattere al proprio interno, come sempre è avvenuto. Il reato di lesa maestà non ha mai avuto diritto d'asilo nella nostra componente”.


Rho, che  conosce queste realtà rese pubbliche da www.francoabruzzo.it, non può liquidare Montanari come “dissidente” e parlare del “processo a Gallizzi” come di fatti normali, di routine, dimenticandosi di scrivere che il dissenso è la forza di ogni regime democratico e che di Gallizzi non se ne possono occupare i “probiviri lombardi” espressione della maggioranza avversa allo stesso Gallizzi. Anzi dimenticandosi di scrivere che i “processi” agli avversari appartengono a un altro mondo, che è morto, dopo 70 anni di infamie, nell’autunno del  1989.  E se il 10 dicembre il Tribunale civile  di Milano dovesse in ipotesi dar ragione a Gallizzi, che fa il Consiglio direttivo? Mette sotto processo Negri colpevole di aver nominato Mieli senza essersi assicurato prima che il vecchio Statuto del Circolo della Stampa ha procedure obsolete e contorte tali da ritardare l’ingresso di  Mieli in corso Venezia 16?


S’impone, quindi,  un ritorno alla ragionevolezza. E lo dice chi ha perso nel maggio 2007 le elezioni dell’Ordine perché ha rifiutato, come ben sa Negri, l’alleanza con Gallizzi. Che la sinistra, invece, ha stretto subito consapevole che i voti, tutti i voti, sono buoni per conseguire una vittoria elettorale. Oggi quei voti “puzzano”. Ma le nostra piccole vicende non possono essere riscritte secondo i gusti  e le tendenze del momento, magari  sorvolando sportivamente sulle omissioni di controllo compiute negli anni in cui il  Circolo della Stampa aveva un presidente che oggi è improvvisamente diventato un nemico da distruggere.


DOCUMENTAZIONE


(1) - Il messaggio diffuso il 4 dicembre 2008 da www.quartopotere.org:


L'Associazione Lombarda dei Giornalisti vota un nuovo vertice del Circolo della Stampa con il compito di superare l'ostruzionismo di Giuseppe Gallizzi. Il direttivo dell'Alg deferisce anche Gallizzi ai probiviri. Obiettivo: arrivare in tempi brevi al cambiamento. Oggi il Consiglio direttivo della Lombarda ha deliberato la revoca, dopo il passo indietro di Paolo Mieli, del direttivo del Circolo della stampa votato nel giugno scorso e ne ha nominato uno nuovo che, come informa il comunicato Alg, "in brevissimo tempo è chiamato a creare le condizioni affinché si possa varare quel cambiamento che la stragrande maggioranza dei giornalisti chiede". Hanno votato contro 6 consiglieri: la componente "gallizziana" (Movimento liberi giornalisti) e Andrea Montanari, consigliere dissidente di Stampa democratica. A favore tutti gli altri consiglieri presenti (21). A far parte del Direttivo del Circolo sono stati chiamati colleghi tutti impegnati nei vertici del sindacato regionale: Giovanni Negri (presidente), David Messina (vicepresidente), Edmondo Rho (segretario generale). Consiglieri: Simona Fossati. Alessandro Galimberti, Giuseppe (Pino) Nardi, Saverio Paffumi, Domenico Tedeschi. Probiviri: Giuseppe (Beppe) Ceccato, Paolo Chiarelli, Anna Del Freo. Revisori: Rita Fatiguso, Riccardo Sorrentino (effettivi), Renzo Magosso (supplente). Il direttivo della Lombarda ha anche ha deferito ai probiviri dell'Associazione Giuseppe Gallizzi e i suoi sodali pubblicisti Giuliano Lombardo e Francesco Ogliari. Il deferimento è stato votato da 21 consiglieri su 30, tutte le componenti meno 5 voti contrari dei "gallizziani" mentre si è astenuto Andrea Montanari. (In: http://www.quartopotere.org/news/index.php?option=com_content&task=view&id=432&Itemid=1)


 


(2) - La lettera di Maria Grazia Molinari a “Stampa democratica” (3 ottobre 2008)


Maria Grazia Molinari – già presidente dell’Associazione lombarda dei giornalisti e nota anche per non aver firmato il contratto del 2001 attualmente in vigore – il 3 ottobre ha scritto una lettera resa nota in occasione della riunione 3 ottobre di “Stampa democratica “  storica componente sindacale  lombarda fondata da Walter Tobagi: “Care colleghe e cari colleghi, mi spiace di non essere alla riunione di Stampa Democratica ma la convocazione è arrivata mentre io stavo partendo per la Francia. Riprendo i fili del discorso sindacale dopo mesi di attenta osservazione di quanto andava accadendo in Stampa Democratica, Lombarda. Fnsi. Quello che più mi ha colpito di questo periodo è l'assenza totale, da parte di tutti, di proposte sindacali, di previsioni, di contrapposizioni costruttive e quindi produttive per i giornalisti. Vorrei tanto che fosse solo una mia impressione. Ma, purtroppo, è la realtà. Basta leggere i comunicati - o interpretare l'assenza di comunicati - per capire quanto è debole questo nostro sindacato. Mi spiego. La Lombarda, una volta capace di grandi stimoli, ha varato nei giorni scorsi, all'unanimità, un testo che sarebbe stato perfetto quattro anni prima, all'apertura delle trattative per il rinnovo del contratto: sostegno e appoggio alla Fnsi, inviti ad andare avanti, eccetera eccetera. Peccato che, appunto, siano passati quasi quattro anni da quel momento, che nel mezzo ci siano stati 16 o 18 giorni di inutili scioperi, che sia cambiata anche la dirigenza del sindacato.


Il segretario Fnsi, Franco Siddi, scrive intanto che bisogna avere il coraggio di chiudere il contratto. Ha proprio ragione. Sarebbe ora. Ma quale contratto? A me sembra che le trattative siano state "carbonare" nel senso che nulla è mai stato raccontato al popolo giornalistico sulle riunioni della nuova Fnsi con Fieg. Vietato disturbare il manovratore. Stampa Democratica, da parte sua, non ha fiatato.


Nei giorni scorsi finalmente qualcosa si è mosso. Alcune redazioni hanno incominciato a chiedere conto dell'attività federale, singoli colleghi hanno messo nero su bianco alcune riflessioni. Tra questi anche Andrea Montanari, che cito particolarmente perché "appartiene" a Stampa Demcratica. Condivido quanto lui ha scritto, gli rimprovero solo di non aver lanciato le sue considerazioni direttamente dal nostro sito. Noi tutti abbiamo bisogno di recuperare la dialettica, di fare domande, di ottenere risposte. L'unanimità è un concetto politico che può anche avere lati positivi purché non annienti la critica, non si trasformi nella melassa dell'unanimismo a tutti i costi. Per concludere, credo che Stampa Demcratica debba recuperare la voglia di parlare, non debba avere timore di contrapporsi ad altre componenti, di maggioranza o minoranza che siano. Stampa Democratica deve tornare ad essere un laboratorio di idee, deve uscire dal letargo. Deve incalzare la Fnsi anche per quanto riguarda il lato economico del contratto. Deve tornare a dire ad alta voce quello che scriveva tanti anni fa Walter Tobagi: la dignità del giornalista è anche dignità di retribuzione. Siamo monetaristi? Siamo monetaristi. E deve dibattere, Stampa Democratica, dibattere e ancora dibattere al proprio interno, come sempre è avvenuto. Il reato di lesa maestà non ha mai avuto diritto d'asilo nella nostra componente. Buon lavoro e un grande abbraccio a tutti. Mariagrazia”. (in: http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=2787)


 


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In: http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=2991


Circolo della Stampa di


Milano: Negri presidente


(al posto di Paolo Mieli


che ha rinunciato),


Messina vice e Rho segretario.


Così ha deciso il direttivo


della “Lombarda”. Giuseppe


Gallizzi deferito ai “probiviri”.


Elena Golino esclusa


dal Consiglio direttivo.


 


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 Per scaricare il testo integrale delle accuse a Giuseppe Gallizzi: deferimento


  


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MLG: DAL "CASTIGO PUNITIVO" UNA VOCE LIBERA E ONESTA


 


Carissimo Franco Abruzzo, ti scrivo anche a nome dei colleghi Massimo Cherubini, Davide Bertani, Roberto Di Sanzo, Francesca Santolini e Marco Barabanti, consiglieri, insieme a me, del Direttivo della Lombarda in rappresentanza del Movimento Liberi Giornalisti.


Desideriamo innanzitutto ringraziarti per le parole che hai voluto dedicare al “caso”  che ci ha visto, nostro malgrado, protagonisti nell'ultimo Consiglio dell'Alg. Parole che ci hanno fatto piacere e che abbiamo apprezzato, soprattutto perchè giungono da una persona che spesso non è stata “tenera” con la nostra componente sindacale.


Sarebbe molto lungo entrare nel dettaglio e nel merito delle questioni che hanno caratterizzato l'attività del sindacato lombardo in questi ultimi mesi e che sono sfociate nel “castigo punitivo” inflittoci giovedì dai vertici e da tutte le componenti dell'Alg. Siamo certi che i giornalisti (quelli che ancora non hanno perso la fiducia e continuano ad appassionarsi a questi argomenti), sappiano giudicare ciò che è accaduto e sta accadendo.


Un' ultima considerazione. A chi invoca rinnovamento e innovazione rispondiamo che il Movimento Liberi Giornalisti siede nel Consiglio dell'Alg con sei rappresentanti la cui età media è di 35 anni (il più giovane ha 30 anni il più vecchio 43).


Ma questo è solo un dato anagrafico, statistico, che per noi non conta. Quello che conta è lo spirito con cui ci si propone. E il nostro è stato e sarà sempre uno spirito libero, oltre che giovane, moderno e battagliero. Uno spirito intellettualmente e moralmente onesto.


Anche dal “castigo punitivo”, per quanto nelle nostre capacità e competenze, ci impegneremo e lavoreremo a favore e a tutela dei giornalisti della Lombardia.


Grazie ancora per lo spazio che hai voluto dedicarci


 


Pierfrancesco Gallizzi (Movimento  Liberi Giornalisti)


 


Milano, 5 dicembre 2008


 


 


 





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