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Ordine dei giornalisti:
la riforma va avanti.
Accesso via università.
Stretta sui pubblicisti.

IN ALLEGATO IL DOCUMENTO
DI INDIRIZZO PER LA
RIFORMA DELL’ORDINE +
la cronaca del dibattito al Cn
(16 e 17 settembre 2008)

Roma, 18 settembre 2008. Giornalisti solo attraverso l'università, Consiglio Nazionale più "magro" e a numero chiuso, esame per i pubblicisti: sono solo alcune delle più significative novità del progetto che i giornalisti italiani stanno mettendo a punto per poterlo presentare in ottobre, in un convegno a Positano, al mondo politico. Un serrato dibattito sui problemi della categoria e qualche momento di tensione per le proposte di cambiamento relative ai pubblicisti.


Accesso alla professione attraverso l'università, drastica diminuzione e numero chiuso dei consiglieri nazionali (oggi arrivati a 139 per effetto di un meccanismo elettorale che tiene conto dell'aumento degli iscritti), significative modifiche degli organi competenti in materia disciplinare e deontologica per sveltire meccanismi decisionali e operazioni di voto, nuovi criteri per l'iscrizione all'Albo dei pubblicisti con la previsione di corsi di formazione ed esame di ingresso.


Sono alcuni dei punti qualificanti della proposta di riforma della legge istitutiva dell'Ordine dei giornalisti - la n. 69 del 1963 - discussa dal Consiglio Nazionale riunito a Roma da martedì 16 fino ad oggi pomeriggio. Il documento di indirizzo, preparato dalla Commissione giuridica dell'Ordine presieduta da Marco Volpati, è stato valutato in una seconda stesura che ha accolto le indicazioni della Consulta degli Ordini Regionali. Particolarmente calda la discussione (tra il pomeriggio di martedì e la mattinata di oggi circa una quarantina gli interventi sulla riforma) sulla questione pubblicisti.


Due le "anime" che si sono manifestate in Consiglio: la qualificazione della figura del pubblicista (secondo la proposta della Commissione giuridica) e la sua completa abolizione, con l'istituzione di un'unica figura professionale. Quella del giornalista "tout court", ovvero chi vive di solo giornalismo (attuali pubblicisti compresi). Chi scrive facendo un altro mestiere diventerebbe "collaboratore". Scontata l'opposizione di una parte dei pubblicisti presenti in Consiglio. La maggioranza comunque è parsa orientata verso la prima soluzione, anche se questo tasto è solo una delle cartine al tornasole dei problemi che la categoria, in questo inizio di millennio, si trova ad affrontare: il dibattito, ad esempio, ha messo in luce come sia spesso insufficiente l'interesse degli stessi giornalisti italiani verso l'attività dell'Ordine e i problemi della categoria, che si trova da tempo sotto attacco da parte di più soggetti. A cominciare dal comico Beppe Grillo e i cosiddetti "grillini", che stanno promuovendo un referendum per l'abolizione dell'organismo di autogoverno dei giornalisti - in un clima di forte avversione per questi ultimi da parte di una larga fetta di opinione pubblica - passando per numerosi esponenti praticamente di tutti i partiti politici. Uno schieramento trasversale del quale fanno parte molti giornalisti in aspettativa (da Fini a D'Alema, entrambi dichiaratamente sfavorevoli all'Ordine) e che si troverà a dover giudicare e poi eventualmente discutere la proposta di riforma in Parlamento.


Riforma che ha un iter piuttosto lungo: i giornalisti italiani sono infatti già al terzo tentativo di far "aggiornare" e migliorare la legge istitutiva del loro Ordine. Nel 2002 con la cosiddetta "bozza Politi", che non riuscì a fare passi aventi dopo essere stata approvata dal Consiglio Nazionale. Nel 2005 con il tentativo del sottosegretario Siliquini, che attraverso un decreto introduceva fra l'altro i primi elementi di riferma dell'accesso attraverso l'università, era quasi arrivato in porto ma per l'opposizione degli editori fu bocciato dal Consiglio di Stato.


L'Ordine ora presenterà il nuovo documento finale - che sarà stilato sulla base delle osservazioni avanzate dai consiglieri durante il dibattito - in un convegno nazionale convocato a Positano dal 15 al 18 ottobre prossimo, al quale parteciperanno anche i presidenti degli Ordini regionali e i rappresentanti degli altri organismi della categoria.


Fra le proposte emerse, quelle di portare da 3 a 4 anni il mandato dei consiglieri nazionali ma di limitare a due le legislature massime di eleggibilità; l'unificazione delle elezioni dei Consigli regionali con quello nazionale, la limitazione dei giorni di voto e l'eliminazione del ballottaggio; la definizione di un sistema di incompatibilità fra le le diverse cariche negli organismi di categoria. Inoltre, la codificazione del principio che il lavoro del giornalista è svolto nell'interesse del cittadino, ovvero che la libertà di stampa è un diritto insopprimibile dei cittadini, che va tutelato in ogni forma e con ogni mezzo.


Fra le altre cose, ai consiglieri è stato comunicato che - sulla base delle decisioni precedentemente prese, a inizio ottobre l'Ordine si trasferirà dalle due attuali sedi di Lungotevere de Cenci al nuovo e più adeguato palazzo, acquistato dall'Inpgi e dato in affitto all'organismo di categoria, in via Parigi 11. Il Comitato esecutivo, riunito nelle ultime settimane, ha invece deciso tra l'altro - e il consiglio ha approvato - che il nuovo corso per i praticanti che affronteranno la prossima tornata di esami, si terrà a Fiuggi dal 20 al 26 ottobre e che per poter seguire il corso alternativo online, bisognerà presentare un'apposita domanda e l'autorizzazione sarà concessa valutando caso per caso. Per quanto riguarda i controlli nelle scuole di giornalismo, il sito dell'Ordine (www.odg.it) pubblicherà i verbali di tutte le ispezioni fatte finora. (www. agendacomunicazioni.it).


 


RIFORMA ORDINE: RIVEDERE ACCESSO E DEONTOLOGIA. DEL BOCA, TRAVAGLIO, NATALE E VITA A INCONTRO DEL GRUPPO DI FIESOLE 


Roma, 9 ottobre 2008. La riforma dell'Ordine non è più eludibile, su accesso alla professione e controllo della deontologia servono nuove regole improntate su criteri di qualità e trasparenza. Su questa base di discussione hanno convenuto, con diverse sfumature, all'incontro 'Fare Ordine' organizzato dal Gruppo di Fiesole, il presidente dell'Ordine nazionale dei giornalisti, Lorenzo Del Boca, quello della Federazione nazionale della stampa, Roberto Natale, il giornalista e scrittore Marco Travaglio, l'on dell'Idv Beppe Giulietti e il senatore del Pd, Vincenzo Vita.


"La traversata è lunga ma non possiamo esimerci da fare delle considerazioni - ha detto Del Boca - La prima riguarda l'accesso alla professione che esige una preparazione adeguata alle esigenze attuali: le scuole devono essere d'eccellenza e devono insegnare la deontologia, un altro elemento, questo, che giustifica l'esistenza dell'Ordine". "Non mi sfuggono le ragioni del sì all'Ord ine - ha detto Travaglio - ma ho il dubbio che gli albi, in genere, non servano a quello a cui dovrebbero servire". E ha aggiunto: "secondo un sondaggio dell'ordine di Milano il 50 per cento della popolazione pensa che i giornalisti siano dei 'contaballe' e ho l'impressione che l'Ordine non abbia fatto abbastanza contro i 'contaballe'. E non faccio una questione di persone, ma di sistema".


"Sulla deontologia c'é bisogno di essere più incisivi - ha convenuto Natale - Ma attenzione, se l'Ordine dovesse sparire proprio su questo argomento si creerebbe disordine e sull'accesso alla professione gli editori si vedrebbero restituiti dei poteri. Siamo nella via di una riforma radicale - ha poi aggiunto - o ci arriviamo noi o ci arrivano altri". "Per la prima volta attraverso un regolamento si cerca di fare la riforma dell'editoria - ha detto Giulietti in proposito - così si cancellano dei diritti soggettivi e si rischia di far passare il principio della discrezionalità. Dobbiamo tentare di trovare un percorso comune che renda l'Ordine forte e inflessibile sull'etica, anche l'idea del Giurì non la ritengo sbagliata". "Quando la materia dell'informazione va in mano al ceto politico sono guai - ha fatto eco Vita - siamo in quella stagione in cui si può scivolare dalla corporazione al nulla". (ANSA).


………………………………………


www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=2357


IL VECCHIO TESTO DELLA


RIFORMA DELL’ORDINE:


meno consiglieri


e giudizi più


tempestivi ed equi.


Professionisti: accesso


con laurea triennale


+ biennio specialistico.


Pubblicisti soltanto


i portatori di esperienze.


IN CODA la bozza della riforma


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