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INPGI. PENSIONI & PRELIEVI PER VIA AMMINISTRATIVA E NON PER VIA PARLAMENTARE. 21.9.2017: va in scena alla Commissione Bicamerale Parlamentare di controllo sulle attività degli enti gestori di forme obbligatorie di previdenza e assistenza sociale l'attacco di Concetta Ferrari, dg del Ministero del Lavoro, a Franco Abruzzo (presidente di Unpit). La colpa di Abruzzo? "Ha fatto impugnare quella che è la delibera su un contributo che non è di solidarietà ma è di straordinarietà". Eppure Abruzzo si muove in linea con numerose sentenze della Cassazione che negano al Cda dell'Inpgi il potere di imporre prestazioni patrimoniali (potere che appartiene solo alle Camere ex art. 23 Cost.). Abruzzo, quindi, chiede una legge e in sostanza un dibattito in Parlamento sul futuro dell'Inpgi, non escludendo il suo passaggio all'Inps. Tesi esposte in sede informale anche alla Commissione Lavoro della Camera.


di Pierluca Danzi


Roma, 24 settembre 2017 - Franco Abruzzo, - sindaco dell'Inpgi e presidente di Unpit (Unione nazionale pensionati per l'Italia), già nel mirino dal 26 gennaio 2017 dei vertici dell'Inpgi (con l'altro sindaco Pierluigi Franz) - è stato attaccato frontalmente in sede parlamentare dal dg del Ministero del Lavoro in quanto ha "ha fatto impugnare quella che è la delibera su un contributo che non è di solidarietà ma è di straordinarietà". Concetta Ferrari, direttore Generale per le politiche previdenziali e assicurative del Ministero del Lavoro, come ha raccontato Salvatore Rotondo, è intervenuta (audio in http://webtv.camera.it/evento/11817) il 21 settembre nel corso della seduta della Commissione Bicamerale Parlamentare di controllo sulle attività degli enti gestori di forme obbligatorie di previdenza e assistenza sociale. "Nel corso del suo intervento,  - scrive Rotondo in https://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=23827 -  ha attaccato, senza nominarlo, un collega pensionato, che siede nel Collegio dei sindaci Inpgi, “colpevole” di aver impugnato la delibera che prevede il prelievo forzoso sulle pensioni". Concetta Ferrari conosce bene Franco Abruzzo al quale il 12 aprile scorso, dopo il no dell'Inpgi,  ha fatto consegnare (nel Dicastero di via Flavia in Roma) le note nn. 36/1944 e 36/1945 (compresi i pareri correlati del ministero dell'economia)  con le quali il 20 febbraio precedente lei ha approvato in parte o in tutto le delibere nn. 62 e 63/2016 dell'istituto sulla riforma regolamentare e sul prelievo a carico delle pensioni dei giornalisti in quiescenza. Le note (con gli allegati) sono state subito messe a disposizione dei pensionati perché se ne avvalessero in sede giudiziaria (leggi in http://www.francoabruzzo.it/document.asp?did=23133). E così sono stati depositati due ricorsi al Tar Lazio, che deciderà il 20 febbraio 2018. La dottoressa Ferrari non ha spiegato alla Commissione che la procedura ultra veloce del Tar è collegata a un articolo  e a un comma del Codice del processo amministrativo che impone al giudice di decidere tempestivamente quando le ragioni del ricorrente sono fondate. La delibera del prelievo peraltro è ancorata  a una norma che non si applica espressamente all'Inpgi (unica cassa sostitutiva dell'Inps). I due ricorsi con 14 firme di giornalisti pensionati non vantano tra i firmatari Franco Abruzzo (che, come sindaco dell'Istituto, non può agire contro la Fondazione). Bisogna chiedersi se l'Avvocatura dello Stato  sul punto è d'accordo con Abruzzo o con la dottoressa Ferrari.  Sarebbe clamoroso se l'Avvocatura dovesse ritenere che quella tale norma non sia applicabile all'Inpgi e  non possa sorreggere l'impalcatura della delibera predatoria. Quali ricadute avrebbe sullo stesso Ministero del Lavoro?





La delibera sul prelievo, avallata dal ministero del Lavoro, non è stata condivisa dal Ministero dell'Economia. Di queste circostanze non c'è traccia nell'intervento della dottoressa Ferrari. Ma cosa ha detto la dottoressa Ferrari? Ci aiuta il collega Rotondo. Il brano che segue, è la testuale sbobinatura dell’intervento del dg: “… addirittura rischiamo di sfasciare qualche cassa. E parlo dell’Inpgi dove con estrema attenzione, ma mi permetto di dire anche con fatica si sta cercando… è stato avviato questo processo, questa riforma degli assetti previdenziali dell’Inpgi dove siedono dei pensionati. Mi dispiace poi che proprio un pensionato che siede in collegio sindacale abbia fatto impugnare quella che è la delibera su un contributo che non è di solidarietà ma è di straordinarietà. E’ un contributo che l’Inpgi ha pensato perché tutte le platee, pensionati e iscritti attivi concorrano a tenere su quest’Ente. A fare in modo che gli equilibri dell’Ente consentano di avere prestazioni pensionistiche e previdenziali future. Questo era, ritengo, il fondamento su cui poi i ministeri hanno approvato la delibera… le delibere dell’Inpgi, quella di riforma previdenziale e questa che determinava… la prima l’avevamo bocciata perché era un contributo straordinario e se è straordinario non lo puoi reiterare. Anche il parlamento sa perfettamente che anche i contributi Letta 1, 2 e così via la Corte Costituzionale li ha impugnati perché tu non puoi reiterare la straordinarietà sulle stesse basi e nello stesso periodo. Questo era invece un concorso delle varie platee al risanamento dell’Ente. Utilizziamo le parole giuste…”.





Franco Abruzzo, come è noto, nega all'Inpgi - sulla linea della Cassazione che ha depositato negli ultimi anni almeno 15 sentenze coerenti sul punto - il diritto di sostituirsi al Parlamento. Solo il Parlamento, ex art. 23 Cost., può imporre prestazioni  patrimoniali ai cittadini.





Con la sentenza n. 7516/2017 e l'ordinanza n. 7568/2017  la Corte di Cassazione (VI sezione civile) ha recentemente censurato i prelievi sulle pensioni deliberati sia dalla  Cassa dottori commercialisti sia dalla Cassa Ragionieri. I provvedimenti violano l'articolo 23 della Costituzione secondo il quale  “nessuna prestazione personale o patrimoniale può essere imposta se non in base alla legge” (è il principio classico delle democrazie liberali “no taxation without representation”). La trattenuta non può essere introdotta con un atto amministrativo come ha fatto anche l'Inpgi. La giurisprudenza della Corte costituzionale è costante nel ritenere illegittima la norma che violi "l'affidamento del cittadino nella sicurezza giuridica, quale elemento essenziale dello Stato di diritto" e che questo limite costituzionale imposto al legislatore induce, a maggior ragione, a ritenere contrario al principio di ragionevolezza l'atto infralegislativo, amministrativo o negoziale, con cui l'ente previdenziale debitore riduca unilateralmente l'ammontare della prestazione mentre il rapporto pensionistico si svolge (in  http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=23526).





Franco Abruzzo, quindi, chiede una legge e in sostanza un dibattito in Parlamento sul futuro dell'Inpgi in grave crisi per l'aumento del numero dei pensionati e per il calo vertiginoso del numero  dei giornalisti  occupati. Il futuro dell'Inpgi è l'Inps? Domanda legittima dopo l'assorbimento nell'Inps di alcuni enti in difficoltà come Inpdai, Inpdap ed Enpals. Argomenti che lo stesso Abruzzo ha esposto l'8 febbraio scorso in sede informale davanti alla XI Commissione (Lavoro pubblico e privato) della Camera dei Deputati. La dottoressa Ferrari, che è una nota e stimata esperta della materia previdenziale, ha perso, però, l'occasione di dire la verità amara sulla salute della Fondazione  alla Commissione Bicamerale Parlamentare di controllo sulle attività degli enti gestori di forme obbligatorie di previdenza e assistenza sociale.





 





 





 






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