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Conti pubblici: per le «pensioni sopra 2.000 euro, niente tagli». Il ministro del Lavoro Poletti assicura: «Il governo non li farà né con la spending né con interventi sulla previdenza». Lo studio presentato da Alberto Brambilla alla Camera: “Il tasso di rendimento delle pensioni col retributivo calava notevolmente oltre la soglia di 44 mila euro di reddito e che queste pensioni sono già state penalizzate con ripetuti interventi di blocco della indicizzazione ai prezzi e con l’imposizione di contributi di solidarietà. Inoltre, sottolinea il rapporto, le pensioni che incorporano in proporzione la parte maggiore di importo non corrispondente a quanto versato non sono le cosiddette pensioni d’oro ma quelle integrate al minimo, quelle frutto di prepensionamenti, erogate da fondi speciali e le baby pensioni del pubblico impiego. Basti pensare che ben 8,5 milioni di pensionati (il 52,2% del totale) ricevono prestazioni «totalmente o parzialmente a carico della fiscalità generale”.

di Enrico Marro - www.corriere.it/16.4.2015

Il governo non taglierà le pensioni. Lo ha detto ieri il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, alla Camera nel question time dove alcuni parlamentari gli hanno chiesto conto delle proposte di intervento, in particolare sulle pensioni di importo elevato, come suggerito per esempio dal presidente dell’Inps, Tito Boeri. «Per quanto concerne la riduzione delle pensioni superiori ai 2 mila euro, che è stata qui citata come una delle opzioni - ha detto Poletti - credo di poter dire in modo molto chiaro che il governo ha espresso chiaramente l’intenzione di non voler procedere in questa direzione, né all’interno della spending review né per quello che riguarda un eventuale intervento sul tema generale della previdenza». Il tema è stato sollevato in particolare da Boeri che, attraverso l’«operazione trasparenza» lanciata dall’Inps, sta mostrando come la gran parte delle pensioni in pagamento benefici di un calcolo generoso (il retributivo, che non esiste più per chi ha cominciato a lavorare dopo il 1995) che porta a erogare assegni più alti di quelli che si sarebbero dati sulla base dei contributi versati (il metodo contributivo, appunto). Molto critico verso ipotesi di tagli a carico delle cosiddette pensioni d’oro è anche il rapporto sul sistema previdenziale presentato ieri alla Camera da Alberto Brambilla, presidente dell’associazione Itinerari previdenziali e già presidente del soppresso Nucleo di valutazione sulla spesa previdenziale del ministero del Lavoro. Il rapporto Brambilla ricorda che il tasso di rendimento delle pensioni col retributivo calava notevolmente oltre la soglia di 44 mila euro di reddito e che queste pensioni sono già state penalizzate con ripetuti interventi di blocco della indicizzazione ai prezzi e con l’imposizione di contributi di solidarietà. Inoltre, sottolinea il rapporto, le pensioni che incorporano in proporzione la parte maggiore di importo non corrispondente a quanto versato non sono le cosiddette pensioni d’oro ma quelle integrate al minimo, quelle frutto di prepensionamenti, erogate da fondi speciali e le baby pensioni del pubblico impiego. Basti pensare che ben 8,5 milioni di pensionati (il 52,2% del totale) ricevono prestazioni «totalmente o parzialmente a carico della fiscalità generale». Se l’ipotesi di tagli sulle pensioni sembra tramontare, resta in piedi quella di introdurre elementi di flessibilità sull’età pensionabile. L’ha rilanciata, durante la presentazione del rapporto, il sottosegretario dell’Economia, Pier Paolo Baretta, pur se a titolo personale. Anche per consentire ai giovani di entrare al lavoro, ha spiegato, bisogna prevedere la possibilità di andare in pensione prima di quanto previsto dalla riforma Fornero (66 anni e 3 mesi, che diventeranno 66 anni e 7 mesi dal 2016). Servono coperture è vero, ma anche non fare nulla costa molto, ha aggiunto Baretta, ricordando gli 11,6 miliardi stanziati finora per gli esodati. Sulla stessa linea il presidente della commissione Lavoro della Camera, Cesare Damiano (Pd), che con lo stesso Baretta ha presentato una proposta di legge per consentire il pensionamento prima di 66 anni e fino a 62 anni con una penalizzazione del 2% sull’assegno per ogni anno di anticipo. – TESTO IN http://www.corriere.it/economia/15_aprile_16/conti-pubblici-le-pensioni-sopra-2000-euro-niente-tagli-56a35b5a-e3f9-11e4-868a-ccb3b14253dc.shtml


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.15.4.2015 - .MONTECITORIO. QUESTION TIME. Il ministro del Lavoro Giuliano  Poletti annuncia: “IL Governo non toccherà le pensioni oltre i 2mila euro. Il tema è già stato affrontato e risolto in questo senso". Smentito Tito Boeri: “Preziose le indicazioni dell’Inps ma decide il Governo”. Il 52,2% delle pensioni sono a carico dello Stato. MA INTANTO È FUOCO AMICO SUI GIORNALISTI. L’INPGI SI INVENTA POTERI PARLAMENTARI E STUDIA COME TAGLIARE GLI ASSEGNI DEI GIORNALISTI AL POSTO DI CANCELLARE  (COME IMPONE LA “LEGGE FORNERO”) LE PENSIONI DI ANZIANITÀ, CHE HANNO MANDATO A PICCO IL BILANCIO DELL’ENTE,  E DI CHIEDERE AL GOVERNO DI ACCOLLARSI GLI AMMORTIZZATORI SOCIALI (CIGS, CONTRATTI DI SOLIDARIETÀ, INDENNITÀ DI DISOCCUPAZIONE, PAGAMENTO DEL TFR IN CASO DI FALLIMENTO DELLE CASE EDITRICI), CHE PER I LAVORATORI NON GIORNALISTI GRAVANO SULLA FISCALITÀ GENERALE. – TESTO IN http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=17471


.15.4.2015 - .È FUOCO AMICO SUI GIORNALISTI. L’INPGI SI INVENTA POTERI PARLAMENTARI E STUDIA COME IMPORRE PRELIEVI DI SOLIDARIETA’ SUGLI ASSEGNI DEI CRONISTI IN ATTIVITA’ E IN PENSIONE AL POSTO DI CANCELLARE (COME VUOLE LA LEGGE FORNERO) LE PENSIONI DI ANZIANITÀ, CHE HANNO MANDATO A PICCO IL BILANCIO DELL’ENTE,  E DI CHIEDERE AL GOVERNO DI ACCOLLARSI GLI AMMORTIZZATORI SOCIALI (CIGS, CONTRATTI DI SOLIDARIETÀ, INDENNITÀ DI DISOCCUPAZIONE, PAGAMENTO DEL TFR IN CASO DI FALLIMENTO DELLE CASE EDITRICI). Come é sempre avvenuto in passato, si possono aumentare i contributi a carico delle aziende e dei giornalisti in attività, e si possono modificare le prestazioni riducendole. Ma senza alcun effetto retroattivo dice la CASSAZIONE CIVILE: “I diritti acquistati e gli importi pensionistici già maturati non possono in nessun caso essere messi in discussione. Le Casse non possono ricorrere ai prelievi di solidarietà, istituto che esula totalmente dalla loro sfera di autonomia decisionale”. Eppure meno di tre anni fa, il 20 novembre 2012,  il Ministero del Lavoro ha comunicato all’Inpgi l’approvazione del Bilancio tecnico attuariale  che dava all’Istituto una vita tranquilla per 50 anni. Previsioni sbagliate e gonfiate? - di FRANCO ABRUZZO (presidente UNPIT) – TESTO IN http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=17470


.15.4.2015 - .Pensioni, nel 2015 spesa a 206 miliardi e nel 2014 a 206,7 mld. Dal bilancio sul sistema (che comprende anche l’INPGI)  emerge una spesa 2013 a 214,5 miliardi. – TESTO IN http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=17475


.15.4.2015 - .Il cda Inpgi: “Una nota stonata il commento dell’Ordine sul caso Sopaf”. “Ogni atto, sia nella vicenda Sopaf sia in centinaia di altre transazioni, è stato deciso dal gruppo dirigente dell’Inpgi seguendo le procedure previste dallo statuto e dai regolamenti dell’Istituto”. Ma al CdA (del 2009), - si legge nel decreto di giudizio immediato firmato dal Gip di Milano -,  lo stesso Camporese, “utilizzando artifici e raggiri”, aveva “rappresentato falsamente” Sopaf come “titolare delle quote di Fip”. CHIANURA (INPGI FUTURO): “SULLA SOPAF NON FIRMO L'ATTACCO ALL'ORDINE, DECIDIAMO SULLA COSTITUZIONE DI PARTE CIVILE DELL'ISTITUTO”.– TESTO IN http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=17473


.15.4.2015 -.LA CRONISTORIA DELLA VICENDA SOPAF/INPGI DAL 2009 AD OGGI. – TESTO IN http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=17216


.15.4.2015 - .Dibattito sull’Inpgi via internet  in https://unitasindacalefnsi.wordpress.com/


 


 


 





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