Roma, 25 marzo 2009 (h 23.59). La trattativa tra Federazione italiana editori giornali (Fieg) e Federazione nazionale stampa italiana (Fnsi) sul rinnovo del contratto dei giornalisti, scaduto il 1° marzo 2005, va avanti dal pomeriggio di oggi e continua nella notte ma probabilmente, riferisce un lancio Ansa delle 22.29, non si riuscirà per il momento a chiudere. Fieg e Fnsi si vedranno nuovamente domani mattina per continuare il confronto e cercare di giungere a una conclusione condivisa. Le difficoltà ci sono ma si cerca di tenere il tavolo aperto e non disperdere il lavoro fatto fino ad oggi. Nella giornata il confronto è iniziato con un'analisi generale della crisi del settore editoriale ed ora si stanno valutando nel dettaglio i testi del contratto. L'incontro tra editori e sindacato dei giornalisti ha visto oggi anche momenti di asperità ma senza arrivare alla rottura vera e propria. Il patratac è stato sfiorato un paio di volte con parole grosse tra i due capidelegazione, Franco Siddi e Alberto Donati. A un certo punto si sono riunite le delegazioni ristrette. La Fieg si è anche ritirata dal tavolo negoziale, a poche ore dalla prevista firma, giudicando troppo onerosi gli interventi a suo carico previsti per gli ammortizzatori sociali (per i quali il Governo ha già stanziato 20 milioni di euro). Poi Donati è tornato sui suoi passi di fronte alla volontà di Franco Siddi di non abbandonare il confronto. I coloqui riprenderanno domani, giovedì, alle 10, e dovranno concludersi entro le 14.30, ora in cui si riunirà il consiglio di presidenza della Fieg.
Gli editori volevano via libera sul fronte dei prepensionamenti e della cassintegrazione speciale senza alcun controllo sullo stato di crisi delle aziende. Poi hanno accettare di mettere una penale a carico degli editori che non contribuiscono a sostenere economicamente i prepensionamenti al di là dei 20 milioni stanziati dal Governo con due leggi. La Fieg pretende un documento di natura politica con impegni e scadenze precisi sulla gestione della crisi. Donati ha tirato fuori ancora una volta l’argomento degli scatti, chiedendo in sostanza un allungamento dei tempi (un anno) anche per chi è in attesa del terzo scatto o per chi, tra i giornalisti, cambia azienda. Lo scontro è stato duro e Donati ha avvertito che se si rompe la disdetta del contratto 2001 è automatica con conseguente ritorno alle regole fissate nel contratto del 1959. Gli stipendi in atto restano intatti, ma chi viene assunto avrà un contratto individuale sganciato dal contratto del 2001. La rottura spiana la strada all’applicazione delle leggi 223/1993 (cassintegrazione e mobilità) e 416/1981 (prepensionamenti). Senza contratto rinnovato, entreranno subito in vigore anche le norme sulla flessibilità previste dalla “legge Treu” (196/1997) e dalla “legge Biagi” (276/2003), mentre il dlgs 368/2003 ingloba le direttive comunitarie sul lavoro a termine. Quindi, cassintegrazione, assunzioni a termine, prepensionamenti, trasferimenti e distacchi a gogò.
Nelle due delegazioni sono emerse frizioni e posizioni contrastanti. C’è un’ala degli editori che punta alla rottura perché non vuole pagare cassintegrazione e prepensionamenti, ritenendo più conveniente buttare il settore nel caos e avere così mano libera nell’applicazioni delle norme appena citate. Tra i giornalisti, la sinistra diessina (forte soprattutto nelle Assostampa di Bologna e Firenze) non vuole l’accordo perché lo ritiene oneroso (per il taglio degli scatti) e teme di spaccarsi al suo interno. I due fronti massimalisti sono alleati oggettivi (come si diceva una volta).
I giornalisti fanno fatica a fare i conti con la realtà di questo periodo drammatico. Gli stipendi sono legati all’andamento dell’economia reale, Oggi le cose vanno male in Europa e negli Stati Uniti anche e soprattutto nel mondo dei media e così lo stipendio (salario) non può essere considerato una variabile indipendente del costo del lavoro. I giornalisti sono chiamati ad arricchire un dibattito che dura da qualche secolo e che fu ripreso da Luciano Lama negli anni 70. I giornalisti, se si dovesse firmare il contratto alle condizioni note e riferite in www.francoabruzzo.it, perdono sul fronte degli scatti (-33 per cento), ma recuperano bene sul minimo (260 euro in due anni) che influenza il valore stesso degli scatti nonché la retribuzione degli straordinari, delle domeniche, dei festivi, della indennità di agenzia, del notturno, della tredicesima. Queste incidenze riducono le perdite complessive degli stipendi al 5/10%, ma daranno la spinta all’aumento della conflittualità aziendale per recuperare in periferia quello che si è perso nella trattativa romana. I giornalisti di questo inizio secolo ora comprenderanno i sacrifici fatti dai loro colleghi che per consentire la salvezza della carta stampata negli anni 70 si sono accontentati allora di aumenti di 20/30mila lire con perdite secche rispetto all’andamento dell’inflazione in quel periodo attestata su numeri a due cifre. Il problema è questo: gli apparati dei giornali sono calibrati su entrate pubblicitarie e diffusionali oggi inesistenti. Proprio oggi si è appreso che il calo della pubblicità, in questo primo trimestre del 2009, è del 30 per cento, ma la percentuale in alcuni casi sfiora anche il 50/60 per cento. Il sindacato si è trovato, quindi, in una oggettiva difficoltà, perché il taglio degli scatti non basta a salvare le aziende. Bisogna ora passare da una organizzazione redazionale ricca negli organici a una organizzazione redazionale meno ampia: questo passaggio sarà accompagnato da un nugolo di prepensionamenti e di cassaintegrazione speciale (gli esuberi potrebbero essere addirittura 1500, mentre solo 515 giornalisti quest’anno maturano i requisiti per essere prepensionati). Lo scontro dentro il mondo giornalistico è tra i realisti e i massimalisti. Con conseguenze devastanti per tutti.
GIORNALISTI. CONTRATTO. ORE CRUCIALI: CDR del CORSERA DICE NO.
Roma, 25 marzo 2009. La redazione del Corriere della Sera esprime «la propria contrarietà all'ipotesi di accordo fra Fieg e Fnsi sul rinnovo del contratto nazionale di lavoro giornalistico, accordo che - afferma una nota - appare assolutamente dannoso per l'intera categoria dei giornalisti italiani, senza distinzione». La valutazione arriva nelle ore del confronto tra le parti che potrebbe essere decisivo e portare a una firma dell'ipotesi di intesa nelle prossime ore. «A questa valutazione negativa - sottolinea la nota diffusa dal comitato di redazione del Corriere - si aggiunge l'incredulità per il fatto che fino all'ultimo il testo definitivo sia stato secretato, nè comunicato nè diffuso. Per quanto riguarda la parte normativa, essa smantella tutele e diritti storici che i redattori del Corriere della Sera hanno ripetutamente chiesto alla Fnsi di salvaguardare, mentre invece sono state introdotte novità pesantissime in particolare e fra l'altro in materia di organizzazione del lavoro, flessibilità e mobilità». Quanto alla parte economica, «ne risulta addirittura un'erosione della busta paga soprattutto considerando le modifiche al regime degli scatti di anzianità, con conseguenze devastanti sul livello degli stipendi e anche sulle future pensioni». La redazione del Corsera ribadisce infine «il suo no all'ipotesi di intesa e considera in ogni caso indispensabile che il referendum annunciato dal segretario abbia valore vincolante, come doveroso in una reale democrazia anche sindacale». (ANSA).
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In: http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=3527
CONTRATTO GIORNALISTICO:
via libera della Giunta della Fnsi alla firma (prevista per il 25 marzo).
Mandato ampio per Siddi. Aumento di 260 euro per il redattore ordinario.
Scatti: i primi tre restano biennali e al 6%; gli altri (senza un tetto)
avranno cadenza triennale. La Cigs sarà pagata dagli editori (con un
gettito per l’Inpgi di 4/5 milioni di euro all’anno). I due punti più
innovativi della parte normativa: multitestata e migrazione
da una testata all’altra per i redattori. I “capi” diventano dirigenti e, quindi,
saranno licenziabili (riceveranno 26 stipendi al posto dei 13 attuali).
Il sindacato prepara il referendum.
PENSIONATI: nel giro di un anno nascerà un “Fondo di perequazione”, alimentato dagli editori, che assicurerà un assegno sistematico innanzitutto ai giornalisti in quiescenza con un reddito basso. Sarà un nuovo istituto fortemente innovativo. Gli editori daranno un contributo economico simile a quello che da lunghi anni riconoscono al “Fondo dei poligrafici”. Per ogni giornalista contrattualizzato, ogni mese gli editori verseranno in questo Fondo 5 euro.
di FRANCO ABRUZZO
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In: http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=3560
Contratto giornalistico FNSI/FIEG:
domani la firma. Il mancato rinnovo
dell’Ivc messaggio ultimatum indiretto
ai giornalisti. Rasentata la crisi,
sfiorata la rottura. Siddi: “Il rischio di
restare senza contratto per tre anni
almeno era una certezza”. Il ritorno
alle regole del ’59 poteva diventare
una amara realtà, che il sindacato ha
scongiurato con un accordo che è di
difesa in una fase drammatica
sia a livello mondiale sia nazionale.
Franco Siddi deve firmare il nuovo contratto. Un giorno lo ringrazieremo del coraggio e della lungimiranza. E anche della sua testardaggine, tutta sarda, di aver tenuto per lunghi durissimi mesi il tavolo delle trattative aperto. Ha evitato la catastrofe: è bene dire che i giornalisti senza contratto sono res nullius, degli sconfitti, votati alla scomparsa come categoria e come soggetti attivi della società italiana.
NOTA DI FRANCO ABRUZZO
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In: http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=3566
CONTRATTO. OPINIONE.
“Si parla di un’offerta di 260 euro lordi in due anni. Di cui subito 120 euro lordi, il resto il prossimo anno. Peccato però che i colleghi ne avrebbero presi comunque circa 102 se gli editori avessero aggiornato da gennaio l’adeguamento dell’indennità di vacanza contrattuale (Ivc) che ovviamente con il nuovo contratto non si prenderà più. In effetti meno di 20 euro da subito in busta paga. Scatti congelati e via libera alla mobilità e ai capi “dirigenti”. Un contratto a costo zero anche per il dopo crisi, che non aiuta i giovani e indebolisce la categoria”.
di Andrea Montanari - Cdr di Repubblica e consigliere dell’Alg.
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