Roma, 20 marzo 2009. "La Giunta Esecutiva della Fnsi e la Consulta dei presidenti delle Associazioni regionali di stampa hanno oggi esaminato le ipotesi di soluzione per la chiusura della trattativa del rinnovo del contratto collettivo nazionale dei giornalisti dando mandato alla Segreteria e indicazione alla Commissione contratto a concludere il negoziato con la Federazione Editori Giornali, definendo le opzioni più idonee sia per quanto riguarda la normativa che per quanto concerne la parte economica e sociale, del nuovo contratto". Così una nota del sindacato dei giornalisti. "Giunta, presidenti regionali e commissione contratto - conclude il comunicato - si riuniranno insieme la mattina di mercoledì 25 marzo prossimo a Roma. Nella stessa giornata la Fnsi incontrerà la Fieg. Il 26 marzo si riunirà il Consiglio nazionale. La Commissione Statuto sta preparando le regole del referendum”. Nel corso del dibattito sono emerse pochissime perplessità e soltanto da parte dei rappresentanti dei sindacati regionali dell’Emilia Romagna e della Toscana. Il giudizio è pressoché unanime: “questo è un contratto di difesa”. I giornalisti raccontano ogni giorno la crisi economica a livello internazionale e nazionale: anche la stampa è nel contesto di questo evento drammatico. Tutti sanno bene quale sia lo stato di salute del settore editoriale e di alcune singole aziende o di alcuni singoli gruppi. L’obiettivo è quello di raggiungere un accordo onorevole, un pareggio. Nessuno deve cantare vittoria. C’è una dare e un avere nella trattativa, che riguarda entrambe le parti. Il realismo delle parti ha scandito le soluzioni di questo contratto, che per la parte normativa avrà durata quadriennale e biennale per la parte economica (ciò significa che la parte economica sarà ricontrattata nel 2011). Il Segretario generale della Fnsi, nell'illustrare l'ipotesi di accordo sul rinnovo contrattuale ha sottolineato come l'ipotesi contenga elementi di positività specie per i più giovani e per i precari e garantisca a tutti i giornalisti un vero contratto di lavoro. "Il rischio di restare senza contratto per tre anni almeno – ha detto Franco Siddi - era una certezza. Non era possibile rompere il tavolo e tenerci il vecchio contratto. Quel contratto non c'è più e quella ipotesi non era percorribile".
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La storia si ripete a distanza di 35 anni: le tecnologie dettano i tempi e i modi dei cambiamenti radicali nella vita delle redazioni dei media. Negli anni 70, i poligrafici pretendevano di battere i testi delle agenzie e degli articoli già immessi nel sistema editoriale. Era una battaglia di retroguardia. La vecchia tipografia gutenberghiana era morta e sepolta. Terminali e computer erano mezzi innovativi e rivoluzionari rispetto al passato (composizione a mano e linotype). Oggi l’evoluzione tecnologica impone cambiamenti altrettanto radicali: il prezzo questa volta cadrà sulle spalle dei giornalisti, che diventeranno multimediali, cioè capaci di lavorare sulle diverse piattaforme (carta stampata, tv, radio, web).
PARTE NORMATIVA. Sono stati conservati nella loro interezza sia l'art. 34 sulla rappresentanza sindacale e sui poteri del Comitato di redazione (articolo che gli editori volevano all'inizio di gran lunga ridimensionare) sia l'art. 42 sulle tecnologie, pur con qualche modifica che non cambia più di tanto la sostanza del testo attuale. Per quanto riguarda la multitestata e la multimedialità l'art. 4 subirà una riscrittura che fotografa la situazione che si è ormai creata nel panorama editoriale italiano e che lascia agli accordi di secondo livello (leggi patti integrativi aziendali) la possibilità di regolamentare l'organizzazione di questi settori.
MULTIMEDIALITÀ. Non ci sarà più in sostanza il vincolo della testata di riferimento, che legava il giornalista a un solo collettivo redazionale. La flessibilità sarà contrattata e regolata: si può lavorare nell’arco dell’orario stabilito dal contratto per più testate che diffondono notizie su piattaforme diverse (quelle che già troviamo nelle redazioni sulle work-stations di ultima generazione). Ma si risponde ad un direttore e non si esce dal solco del rispetto dell’autonomia e della dignità professionale. In sostanza, senza muoversi dal tavolo di lavoro abituale il giornalista, nell’arco dell’orario stabilito dal contratto, potrà scrivere, su richiesta del direttore o dei direttori, non solo per la testata di cui è redattore ma anche per le altre testate del gruppo editoriale di cui fa parte (tv, radio, agenzie di stampa, periodici, edizione online). Tutti questi passaggi saranno contrattati. Ovviamente è esclusa una utilizzazione selvaggia dei singoli. Sulle aziende graverà il costo legato ai corsi di formazione obbligatori per tutti i giornalisti che saranno coinvolti nella multimedialità.
La novità è l’introduzione di “pool” in grado di produrre contenuti “specialistici” per più testate dello stesso gruppo nel rispetto dell’autonomia dei giornalisti e delle specifiche legislative e del contratto. I “pool” saranno delle testate con un direttore responsabile: funzioneranno come agenzie di stampa interne, che produrranno servizi per le varie testate della casa editrice.
Ai giornalisti potrà essere chiesto dai direttori di migrare, - nell’ambito della stessa casa editrice e nel rispetto della propria professionalità e della propria identità sociale -, da una testata all’altra. Mantenendo lo stesso stipendio si intende.
TRASFERIMENTI E DISTACCHI. Il giornalista assunto in un determinato comune e trasferito di sede in un altro comune ha diritto oggi al rimborso delle spese preventivamente concordate con l'editore per sé, per le persone di famiglia, per la mobilia ed il bagaglio, oltre ad una indennità pari ad un mese e mezzo di retribuzione e a 4 giorni di permesso retribuito. Questi benefici scatteranno dal 2009 in avanti solo quando il trasferimento riguarda un comune posto ad oltre 40 km di distanza da quello dove il giornalista attualmente vive. Il distacco, istituto previsto dalla normativa civilistica in vigore, è stato limitato all’interno dello stesso gruppo editoriale e per una durato di due anni. Nessuno può essere, in sintesi, “ceduto” a un gruppo editoriale diverso ed esterno. Quando il distacco riguarda un comune posto ad oltre 40 km di distanza da quello dove il giornalista attualmente vive spetterà al giornalista una "indennità di disagio".
Negli anni 70 i cronisti più svegli, che si occupavano di nera e giudiziaria, giravano non solo con il taccuino e la penna, ma anche con la macchina fotografica e il registratore mignon. Oggi avranno in tasca il cellulare che riceve e invia email, sms e fotografie, che consente la consultazione di internet e delle agenzie di stampa nonché la nanocinepresa collegata al telefonino capace di rovesciare in redazione voce e immagini.
Queste novità segneranno il nuovo Contratto di lavoro giornalistico, che subirà mutamenti tali da mandare in archivio le svolte storiche della contrattazione del 1925 e del 1947. La flessibilità, - che è già presente nel nostro ordinamento con la “legge Treu” (196/1997) e con la “legge Biagi” (276/2003) nonché con il dlgs 368/2003, che ingloba le direttive comunitarie sul lavoro a termine -, sarà parte organica del Cnlg. Spetterà al sindacato – la Fnsì e le sue strutture regionali - gestire un contratto di tale portata, che richiederà diversi accordi in sede aziendale regionale e capacità non comuni di mediazione e di dialogo con la controparte.
Negli anni 70 gli editori hanno utilizzato le nuove tecnologie solo per realizzare tagli nei costi. C’è da augurarsi oggi che la politica dei tagli sia accompagnata da una politica coraggiosa di investimenti non solo nei giornali telematici, nella radio, nella tv, ma anche nel vecchio medium, il giornale di carta, che da 4 secoli accompagna il cammino dell’umanità e che ha già vinto le sfide con la radio prima e la tv dopo. Oggi la sfida è con internet, che obbligherà i giornali ad altri mutamenti soprattutto nei contenuti e nella impostazione generale. La parola scritta reggerà anche questa sfida con la parola elettronica e digitale? C’è l’incubo del 2043, quando verrà stampato, dicono negli Usa, l’ultimo numero dell’ultimo giornale. Il giornale stampato potrà sopravvivere a quella data a patto che si rinnovi grazie a una classe giornalistica nuova e capace di intercetterà i bisogni e le attese dei lettori, che si ridurranno a una nicchia consistente fatta di élites, uomini e donne, della classe dirigente del settore pubblico e del settore privato, dei sindacati e delle università, dell’industria e del terziario avanzato, della finanza e della ricerca, della politica e dell’economia.
Bisogna premettere che gli editori della Fieg non terranno riunioni del tipo di quella della Fnsi: le linee generali della trattativa sono state già fissate. Chi guida la delegazione, Alberto Donati, ha la libertà, dicono in via Piemonte, di regolarsi sul campo e di chiudere quando riterrà che il compromesso raggiunto con la controparte sia ragionevole ed equilibrato.
I punti qualificanti del contratto sono numerosi e possono essere riassunti così:
A) SCATTI E NUOVE FIGURE REDAZIONALI: i primi tre resteranno biennali e al 6%; gli altri, senza un tetto, saranno con cadenza triennale e al 6%. Gli scatti triennali non avranno un limite. Gli scatti maturati verranno congelati. Il nuovo scatto verrà calcolato sui minimi e verrà congelato. Scompaiono i meccanismi di rivalutazione automatica degli scatti maturati. I sacrifici sono notevoli, ma sugli scatti la partita era persa in partenza vista l’ostilità anche del mondo politico. Su questo punto la Fnsi non aveva un solo amico di peso. La dirigenza Fnsi ha difeso i giornalisti giovani, che avranno un avvio di carriera “all’antica” con i primi tre scatti biennali e al 6 per cento. Gli scatti, tutti biennali, incidevano nell’aumento del costo del lavoro per un 2,5%. Con il raffreddamento di questo nuovo patto, l’incidenza scenderà all’1,5 per cento. Gli editori hanno ottenuto anche una moratoria sugli scatti attualmente in maturazione. Per chi ha già maturato 3 scatti, la triennalità diventerà subito operativa. Ad esempio, chi dovesse maturare il quarto scatto a settembre 2009, di fatto lo maturerà a settembre 2010.
A-bis) CARRIERA PARALLELA. Vengono introdotti meccanismi per qualifiche parallele per coloro che non operano al desk e che scrivendo non hanno avuto quasi mai finora possibilità di avanzamento di carriera. Con il nuovo contratto verranno introdotte due nuove figure, in parti già esistenti, ma ampiamente sottoutilizzate: il redattore esperto (che equivale ai livelli retributivi del vice caposervizio) ed il redattore senior (che equivale ai livelli retributivi del caposervizio). Pur essendoci una certa discrezionalità del direttore, esistono meccanismi temporali (8 anni per il redattore esperto e ulteriori 5 anni per il redattore senior) che dovrebbero garantire anche attraverso l'opera del Cdr un automatismo che va comunque verificato sul campo.
B) AUMENTO MENSILE. Sarà di 260 euro, distribuita in due anni, per la figura del redattore ordinario. La cifra verrà parametrata per le altre figure contrattuali (fino all’aumento del 127% per il redattorecapo). L'aumento dei minimi retributivi sarà pagato in due fasi: una prima parte sarà pagata a marzo 2009 e la seconda a luglio 2010. Nel 2011, cioè tra due anni, ci sarà l’aggiornamento economico del contratto (altri 100-150 euro?). Nel periodo 2001-2005 l’aumento contrattuale è stato complessivamente di 248 euro lordi. Nel periodo 2009-2013 l’aumento dovrebbe risultare più robusto. E anche di molto.
C) FONDO PER I PREPENSIONAMENTI. Il Governo ha aiutato l’editoria, favorendo i prepensionamenti con uno stanziamento annuo di 20 milioni di euro. I giornalisti prepensionabili quest’anno sono 515: l’operazione, se attuata nell'arco del 2009, ha un costo complessivo di 30 milioni di euro. Il che comporta un esborso da parte degli editori di 10 milioni di euro. La legge è chiara al riguardo: lo Stato tira fuori 20 milioni di euro all’anno, se ne servono di più gli editori sono tenuti a finanziare l’Inpgi. Verrà creato un Fondo speciale per far fronte ai prepensionamenti: gli editori che facciano ricorso ai prepensionamenti dal 2009 dovranno versare a un fondo di garanzia il 30 per cento della riserva matematica per ogni giornalista che intendono prepensionare. La situazione verrà gestita da un tavolo a tre: Ministero del Lavoro, Fnsi e Fieg.
D) ISTITUTI DI SOLIDARIETA’. Gli editori metteranno mano al portafogli per sostenere le entrate dell’Inpgi, che avrà un danno dal passaggio di gran parte degli scatti a una cadenza triennale. La Fieg è pubblicamente impegnata a sostenere un Inpgi in salute. Donati e Siddi stanno ragionando, incoraggiati dalle apertura del Governo (dichiarazioni di Paolo Bonaiuti del 19/3 in http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=3521), su una serie di accordi di ampia solidarietà a tutela dei giornalisti a rischio, che, secondo la Fieg, sono 1.500. Bonaiuti ha spiegato che è anche necessario studiare “nuovi strumenti”, anche perché un solo prepensionamento costa circa 60 mila euro all’anno: ne bastano dunque 500 per superare ampiamente i 20 milioni messi a disposizione. “Siamo d’accordo con il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi - ha detto Bonaiuti - sull’opportunità di trovare forme innovative, per esempio lavorare meno, per ripartire l’aggravio tra i lavoratori, gli editori e il governo, consentendo alle aziende editoriali di essere pronte, con tutti i loro organici o comunque con riduzioni di organico inferiori a quelle di cui si parla, a cavalcare la ripresa quando inizierà, speriamo a inizio 2010″. In prospettiva, il governo pensa poi di “aprire una nuova discussione, coinvolgendo Camera e Senato, in vista degli Stati generali, per essere pronti al rilancio del settore appena sarà reso possibile dalle mutate condizioni economiche”.
E) CIGS. Gli editori, che utilizzeranno nei prossimi mesi, si prevede, massicciamente la cassa integrazione guadagni straordinaria, si assumeranno l’onere di pagare all’Inpgi lo 0,50% (mentre lo 0,1 di legge sarà versato dai redattori) sulla retribuzione mensile di ogni giornalista assunto. Il gettito per l’Inpgi sarà di 5/6 milioni di euro all’anno.
F) FIGURE APICALI DELLA DIRIGENZA GIORNALISTICA: direttori, condirettori e vicedirettori saranno considerati di fatto dirigenti e quindi licenziabili. Riceveranno una indennità pari a di 26 stipendi (al posto dei 13 attuali).
G) ALLEGATO N per i giornalisti delle testate telematiche: scomparirà nel giro di un anno. I redattori saranno retribuiti come quelli della carta stampata. Era un traguardo ritenuto significativo della Fnsi. Gli sforzi sono stati premiati.
H) CONTRATTO A TERMINE: sarà cancellato il salario di reingresso (o "contratto depotenziato"). I redattori a termine riceveranno lo stipendio contrattuale riconosciuto a chi è assunto a tempo indeterminato. I contratti a tempo determinato in futuro, quindi, costeranno di più rispetto ad oggi. Il principio, sostenuto fortemente dalla Fnsi, è che la flessibilità si paga.
I) PENSIONATI: nel giro di un anno nascerà un “Fondo di perequazione”, alimentato dagli editori, che assicurerà un assegno sistematico innanzututto ai giornalisti in quiescenza con un reddito basso. Sarà un nuovo istituto fortemente innovativo. Gli editori daranno un contributo economico simile a quello che da lunghi anni riconoscono al “Fondo dei poligrafici”. Per ogni giornalista contrattualizzato, ogni mese gli editori verseranno in questo Fondo 5 euro.
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Fonti: Fnsi, Alg e Aser.
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SIDDI: CENTRALE IL PROBLEMA DEL PRECARIATO. SÌ A DETASSAZIONE DEI REDDITI BASSI MA ANCHE AMMORTIZZATORI SOCIALI. «È importante che nel Paese stia riprendendo un serio dibattito sul precariato. È il problema centrale della società industriale e dei Paesi a democrazia avanzata, avvertito anche dai giornalisti e dal loro sindacato». È quanto sottolinea in una nota Franco Siddi, segretario della Federazione nazionale della stampa. «Le parti sociali - dice Siddi - hanno una grossa responsabilità per la coesione sociale e la tenuta economica delle famiglie. I governi ne hanno una grandissima: quella di privilegiare l'interesse generale della comunità alla coesione, alla garanzia dei diritti essenziali, a partire dal lavoro, non assecondando soluzioni caritatevoli che lasciano più ricco chi lo è già e 'strutturalmentè più povero chi vive una condizione di precarietà. Non c'è categoria che non risenta questo problema». «Da anni - continua il segretario della Fnsi - i giornalisti e il loro sindacato pagano un grosso prezzo al dilagare del precariato nell'editoria. Il nuovo contratto può attenuare le esagerazioni, ma occorre di più, molto di più, a livello di politiche sociali generali non caritatevoli ma inclusive. Che un grande imprenditore come l'ingegner Carlo De Benedetti abbia lanciato l'allarme sociale precari è un segnale di importante consapevolezza, tanto più perché arriva da una personalità che è anche editore di primo piano e perchè il tema lo aveva già anticipato in saggi e altri interventi. La sua proposta di detassare, in questi tempi di crisi, i redditi più bassi merita ascolto e risposte istituzionali valide per tutte le categorie del lavoro. E serve anche una più evidente iniziativa del potere pubblico sugli ammortizzatori sociali, senza escludere categorie professionali come capita per i giornalisti». Per Siddi, «occorre infine una nuova responsabilità sociale di imprenditori e manager, perchè si dia atto che gli stipendi differenziati, bassi, per i precari non sono una ricetta neanche per le imprese. Anzi! Sono un ristoro apparente, un contenimento abusivo del costo del lavoro nel breve periodo che - come mostra l'esperienza - sposta solo i termini dei problemi e falsa l'immagine prospettica della realtà. Anche i manager debbono dare un contributo importante innovativo e anche di sacrificio dei loro benefici quando ai lavoratori viene chiesto di rimboccarsi le maniche per recuperare ossigeno al sistema». (ANSA)
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In: http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=3521
EDITORIA: le dichiarazioni di Paolo Bonaiuti.
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