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Stampa

Intercettazioni.
Salvi: “Attenti a sentenza
della Corte europea. E’
vincolante anche per l’Italia”.


Roma, 3 luglio 2007.  ''Abbiamo ripreso l'esame del ddl sulle intercettazioni telefoniche, ma intanto c'e' una novità: una recente sentenza della Corte Europea, nella quale in materia di intercettazioni si condanna la Francia per una violazione della Convenzione Europea dei diritti dell'uomo''. Il presidente della Commissione Giustizia del Senato, Cesare Salvi, dopo il varo della riforma della giustizia, che approda domani in Aula spiega, spiega qual è il nuovo impegnativo calendario dei lavori della commissione che affronta un altro delicato tema. Salvi vede delle affinità, in tema di intercettazioni, tra la Francia, incappata nelle sanzioni europee, e il nostro Paese. E intende sollevare il problema in commissione. ''Questa sentenza sulla libertà di stampa e informazione - spiega Salvi - non puo' non essere tenuta in considerazione anche dal Parlamento. Vero è che il Parlamento è sovrano, ma la convenzione sui diritti dell'uomo è vincolante anche per l'Italia e dovremo tenerne conto. La Francia è stata condannata per violazione dell' articolo 10 della Convenzione per una vicenda legata ad un collaboratore di Mitterand. In materia di pubblicazione di intercettazioni, la Francia ha una normativa molto simile a quella che il disegno di legge Mastella vuol introdurre in Italia e, quindi, non possiamo non tenere conto di questa sentenza''. Salvi, inoltre, ricorda che sul ddl sulle intercettazioni ci sono già stati scioperi dei giornalisti e degli avvocati che verranno ascoltati in commissione. Si sta mettendo a punto, infatti, il calendario della audizioni della prossima settimana che interessa la Fnsi, l'Unione Cronisti e le Camere Penali.. (ANSA). SES 03-LUG-07 17:41


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Antonio Di Pietro (Italia dei valori):


“Dalla parte dei giornalisti liberi” 


Roma, 3 luglio 2007. "Ci sono tanti giornalisti liberi, dobbiamo fare in modo che non siano eroi, ma cittadini normali che facciano il loro dovere, informando" 


Antonio Di Pietro dal suo blog denuncia "la voglia di imbavagliare l'informazione dopo aver criticato e cercato, in parte con successo, di imbavagliare la magistratura. Chi fa il politico, o chi è comunque un personaggio pubblico, è ovvio e naturale che venga sottoposto a una verifica di attendibilità e di correttezza dei comportamenti, proprio per valutarne l'operato. In realtà noi dovremmo ringraziare l'informazione perché ci consente di sbagliare meno e di correggere i nostri errori".


Di Pietro aggiunge: "Ecco perché credo sia necessario che l'informazione libera debba rimanere anche quando fa male. Ci aiuta a fare meglio gli interessi della collettività. L'Italia dei valori ed io, se dovesse passare una legge sulle intercettazioni telefoniche che ne impedisse la pubblicazione una volta depositati gli atti, le pubblicheremmo tutte sul sito e sul mio blog, assumendocene la responsabilità. Il vero conflitto di interessi è, oggi, all'interno del Parlamento che è il luogo con la maggior percentuale di persone con problemi di giustizia" e poi "ci vuole una separazione netta tra incarichi pubblici e interessi privati. Dobbiamo uscire dal duopolio Rai-Mediaset attraverso la liberalizzazione delle frequenze radiotelevisive e la loro assegnazione in base a criteri di equità. E dobbiamo intervenire sulla ridistribuzione equa della raccolta pubblicitaria". (AGI)


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 Dalla Corte (di Strasburgo) dei diritti


dell’uomo parte un forte monito


al Parlamento italiano chiamato


a decidere sul “ddl Mastella”


sulla pubblicazione delle


intercettazioni. Politici meno potetti


rispetto all’uomo della strada.


Il diritto dei cittadini di conoscere


i fatti prevale sempre sulla


segretezza delle carte processuali.


…………………………


IL SOLE 24 ORE del 21 giugno 2007


 


Corte Ue. Prevale l'informazione


Libertà di stampa più forte dell'istruttoria


SEGRETO LIMITATO: due giornalisti


francesi avevano rivelato il sistema di


intercettazioni illegali


durante la presidenza di Mitterand


 


di Marina Castellaneta


Il diritto della stampa di informare su indagini in corso e quello del pubblico di ricevere notizie su inchieste scottanti prevalgono sulle esigenze di segretezza. Lo ha stabilito la Corte europea dei diritti dell'uomo che, nella sentenza del 7 giugno scorso, ha condannato la Francia per violazione della libertà di espressione (ricorso n. 1914/02). Questo perché i tribunali interni avevano condannato due giornalisti che avevano pubblicato un libro sul sistema di intercettazioni illegali attuato durante la Presidenza Mitterand.


Nell'opera, oltre che stralci di dichiarazioni al giudice istruttore e brogliacci delle intercettazioni, era contenuto l'elenco delle persone sottoposte ai controlli telefonici. Se i giudici francesi hanno fatto pendere l'ago della bilancia verso la tutela del segreto istruttorio, punendo i giornalisti, la Corte europea ha invece rafforzato il ruolo della stampa nella diffusione di fatti scottanti, soprattutto quando coinvolgono politici. In questi casi, i limiti di critica ammissibili sono più ampi, perché sono interessate persone che si espongono volontariamente a un controllo sia da parte dei giornalisti, che della collettività.


La Corte europea ha ammesso che i due autori avevano violato le norme sul segreto istruttorio, ma ha riconosciuto prevalente l'esigenza del pubblico di essere informato sul procedimento giudiziario in corso e sui fatti oggetto del libro, al quale erano allegati alcuni verbali di intercettazioni.


È legittimo - secondo i giudici europei - accordare una protezione particolare al segreto istruttorio, sia per assicurare la buona amministrazione della giustizia, sia per garantire il diritto alla tutela della presunzione d'innocenza delle persone oggetto d'indagine. Ma su queste esigenze prevale il diritto di informare, soprattutto quando si tratta di fatti che hanno raggiunto una certa notorietà tra la collettività. Non solo. La Corte europea ha ribaltato l'onere della prova: non tocca ai giornalisti dimostrare che non hanno violato il segreto istruttorio, ma spetta alle autorità nazionali dimostrare in quale modo «la divulgazione di informazioni confidenziali può avere un'influenza negativa sulla presunzione di innocenza» di un indagato. In caso contrario, la protezione delle informazioni coperte da segreto non «è un imperativo preponderante». Ciò che conta è che i giornalisti agiscano in buona fede, fornendo dati esatti e informazioni precise e autentiche nel rispetto delle regole deontologiche della professione.


Una bocciatura anche per le pene disposte dai tribunali nazionali. Secondo la Corte europea, infatti, la previsione di un'ammenda e l'affermazione della responsabilità civile dei giornalisti possono avere un effetto dissuasivo nell'esercizio di questa libertà, effetto che non viene meno anche nel caso di ammende relativamente moderate.


 


 





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