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Stampa

“Bastardo posto”
(La provincia malata)
di Remo Bassini

di Laura Costantini
per il “Corriere nazionale” (28/11/2010)

Ci sono libri che non hanno vita facile. “Bastardo posto” di Remo Bassini (Perdisa) è uno di quei libri e credo che l’autore ne fosse consapevole nel momento stesso in cui ha deciso di dare vita al personaggio di Paolo Limara, valente giornalista di provincia, chiamato dagli eventi a fare i conti con la propria coscienza. Di uomo, prima ancora che di professionista della comunicazione. “Bastardo posto” ha avuto delle vicissitudini editoriali che lo hanno visto apparire e scomparire dal catalogo 2009 e dal sito della Newton & Compton senza alcuna spiegazione, se non quella che si tratta di un libro scomodo. Probabilmente il più scomodo tra quelli scritti da Bassini che in queste pagine ha spinto al massimo lo stile personalissimo, l’attenta costruzione della lingua, il dolore di fondo che è il retrogusto di tutta la sua produzione. “Bastardo posto” non lascia speranze, racconta senza alcun intento consolatorio e scava. Scava nel corpo malato della provincia italiana, quel corpo che a volte affiora come un annegato e ci colpisce duro con il putridume che non vorremmo mai percepire. Se in queste ultime settimane la cronaca non ci ha risparmiato gli orrori della provincia meridionale, quella di cui Bassini scrive è la provincia nebbiosa, fredda e piovosa di un nord non specificato che assume un valore universale. E sotto i portici percorsi dalle notti insonni di Limara, davanti allo sguardo cieco di un manichino nudo in una vetrina abbandonata, le crepe nelle vecchie mura lasciano lentamente trapelare una trama di segreti, di cose non dette, di pettegolezzi sussurrati che possono uccidere. “Bastardo posto”, con la sua prosa che parte lenta, scandita da un uso della punteggiatura che è teatrale più ancora che letterario, denuncia quelle infiltrazioni mafiose nel nord che anche Roberto Saviano ha voluto smascherare accendendo finalmente i riflettori. Denuncia l’omertà che travalica le collocazioni geografiche quando si parla di clero e di pedofilia, anticipando ancora una volta la cronaca che ha caratterizzato gli ultimi due anni. Denuncia le reticenze della stampa davanti al potere e la corruzione dilagante contro cui si battono senza speranza di vincere quei pochi che non riescono a distogliere lo sguardo. Il romanzo di Bassini è un omaggio alle vittime presenti, passate e future di tutti i bastardi posti di questo mondo. Vittime sì, ma mai veramente perdenti. Perché anche quando si arrendono all’ineluttabilità della sconfitta, lo fanno con la consapevolezza che si tratta di una scelta. E nel trionfo del non detto e del sottaciuto che caratterizza la provincia italiana, anche scegliere di lasciarsi sconfiggere davanti a tutti ha il valore di una sfida. Difficile collocare “Bastardo posto” all’interno di un genere e sembrerebbe riduttivo sottolinearne l’aspetto profondamente noir. Ma se di questa controversa definizione si accetta l’interpretazione più restrittiva, allora sì: Remo Bassini ha scritto un noir. Perché Marina, Paolo, Viola sono altrettante personificazioni del coraggio di non vendersi, ma anche dell’impossibilità di sconfiggere il male. Un male banale, quotidiano. Un male che ci appartiene. Perché, che ci piaccia o no, viviamo tutti in un bastardo posto.


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IL FATTO QUOTIDIANO  (3/2/2011)


Bastardo posto


di Remo Bassini, Perdisa editore, 14 euro


“Bastardo posto” è un giallo sociale che parla di impotenza del giornalismo di fronte ai poteri forti e occulti (mafia al nord e massoneria), e di fronte anche a peccati di cui non si parla (pedofilia pretesca). Mimmo Candito su L'Indice ha scritto che oltre a essere un romanzo è anche una sorta di manuale di giornalismo, da portarsi appresso. La copertina di Bastardo posto raffigura un manichino ed è un omaggio a Sciascia. Per Remo Bassini il mondo si divide infatti in uomini e manichini. (red)


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CHI È REMO BASSINI


Remo Bassini, toscano di Arezzo, pubblicista dal 1988 e giornalista professionista dal 2003,   è direttore dal 2005 del bisettimanale storico di Vercelli (La Sesia,  23-24mila copie di tiratura). Ha un  passato anomalo. Ha fatto tante cose: il cameriere, l’operaio (7 anni in fabbrica), il disoccupato, lo studente (Laurea in Lettere a Torino),  lavoratore (portiere di notte), l’attore dilettante, l’insegnate volontario in un carcere, il correttore di bozze.


Libri pubblicati: Il quaderno delle voci rubate (La Sesia, 2002); Dicono di Clelia (Mursia, 2006); Lo scommettitore (Fernandel 2006); La donna che parlava con i morti (Newton Compton, 2007); Tamarri – Raccolta di racconti (Historica).


La sua biografia è in www.remobassini.it – Dei suoi romanzi si parla in  http://remobassini.wordpress.com/i-miei-libri-2/


 


 


 


 


 





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