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Stampa

INFORMAZIONE. NAPOLITANO:
SERVE SENSO RESPONSABILITÀ.
AL QUIRINALE ALLARME
sulla LIBERTÀ di STAMPA
e sulle minacce ai giornalisti.

Processi in tv: fondamentale è la ricerca di un valido equilibrio tra i valori del diritto-dovere dell'informazione e quelli del rispetto della riservatezza delle indagini e della privacy e dignità delle persone. «Evitare in ogni modo che le trasmissioni si trasformino o possano essere percepite come forme anticipatorie o sostitutive del processo».

IN CODA gli interventi del presidente Giorgio Napolitano, del giornalista Massimo Gramellini e di Riccardo Chieppa (presidente emerito della Corte costituzionale e presidente del Comitato per l’applicazione del Codice di autoregolamentazione in materia di rappresentazione delle vicende giudiziarie nelle trasmissioni radiotelevisive).

di Michele Cassano-ANSA


Roma, 21 gennaio 2011. Responsabilità e senso del limite. Sono le parole utilizzate dal Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, per richiamare i giornalisti alla correttezza professionale nel corso della Giornata dell'Informazione al Quirinale. Parole che il presidente ha voluto riferire in particolare alla cronaca giudiziaria, sottolineando la necessità di «un equilibrio tra i valori dell'informazione e della riservatezza delle indagini e della privacy e dignità delle persone». Un appello giunto mentre infuriano le polemiche sulla copertura televisiva riservata al caso Ruby e non molto tempo dopo quelle piovute sulle trasmissioni sull'omicidio di Sarah Scazzi. Al centro dell'intervento di Napolitano anche il tema della libertà di stampa, con il riferimento a «condizionamenti negativi e motivi di preoccupazione su cui è giusto richiamare l'attenzione delle istituzioni». Il presidente, davanti ai vincitori di premi giornalistici e diversi esponenti del mondo dell'informazione, ha ricordato «la splendida figura» di Carlo Casalegno, ex vicedirettore de La Stampa ucciso dai terroristi negli anni di piombo, riconsegnando alla vedova la medaglia d'oro al valor civile. «Senza avere mai pensato di divenire un eroe della difesa della libertà e dello Stato democratico, lo è tragicamente divenuto», ha detto Napolitano. E che rischi nello svolgere la professione si corrono anche ai giorni nostri lo ha sottolineato nel suo intervento il presidente dell'Ordine dei Giornalisti, Enzo Iacopino. «Il mondo politico - ha riferito - dovrebbe capire che quando si fanno campagne contro i giornalisti, si dà il semaforo verde alla criminalità». Iacopino, ricordando che «i giornalisti minacciati sono drammaticamente aumentati» e rilevando la presenza di Nello Rega, il giornalista lucano vittima di attentati, ha quindi sottolineato il ruolo dell'associazione Ossigeno in difesa dei reporter in pericolo. È intervenuto anche il presidente emerito della Corte Costituzionale, Riccardo Chieppa che, presentando il Codice di Autoregolamentazione in materia di rappresentazione delle vicende giudiziarie delle trasmissioni radiotelevisive, ha sottolineato la necessità di «evitare in ogni modo che le trasmissioni si trasformino o possano essere percepite come forme anticipatorie o sostitutive del processo». Il vicedirettore de La Stampa, Massimo Gramellini, ha invece parlato della storia del giornalismo nell'Italia unita, ricordando «il tantissimo giornalismo di qualità» raccontato nell'Almanacco sull'Italia Unita scritto con Carlo Fruttero. Presente alla cerimonia anche il presidente della Commissione di Vigilanza Rai, Sergio Zavoli. «È motivo di grande consolazione la testimonianza del presidente Napolitano - ha commentato a margine -. Raramente si sentono parole così nette e dirette». (ANSA).


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21 gennaio 2011 giornata dell'Informazione al Quirinale: interventi di Napolitano e Chieppa


Processi in tv: fondamentale


è la ricerca di un valido


equilibrio tra i valori del


diritto-dovere dell'informazione


e quelli del rispetto della


riservatezza delle indagini e


della privacy


e dignità delle persone.


 


«Evitare in ogni modo che le trasmissioni si trasformino o possano essere percepite come forme anticipatorie o sostitutive del processo».


 


di Riccardo Chieppa


presidente emerito della Corte costituzionale e presidente del Comitato per l’applicazione del Codice di autoregolamentazione in materia di rappresentazione delle vicende giudiziarie nelle trasmissioni radiotelevisive


 


Come presidente del Comitato per l’applicazione del Codice di autoregolamentazione in materia di rappresentazione delle vicende giudiziarie nelle trasmissioni radiotelevisive ringrazio vivamente, anche a nome di tutto il Comitato, il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per la costante attenzione al sempre più eclatante problema dell'informazione dei procedimenti giudiziari, per taluni ricorrenti rischi distorsivi relativi alla correttezza delle notizie e dell’informazione, alla ripetizione ossessiva, allo sviamento psicologico ed anche all'uso politico e sbilanciato in taluni casi, che non contribuisce ad un dialogo pacato e leale base di ogni civile convivenza.


Il codice di autoregolamentazione - ed il Comitato che né è stato il realizzatore - è nato da una iniziativa-impulso dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, che risale ad un atto di indirizzo sulle corrette modalità di rappresentazione dei procedimenti giudiziari nelle trasmissioni televisive del 2008, e ha dato luogo ad un tavolo tecnico per la elaborazione di un Codice di autoregolamentazione, cui hanno partecipato rappresentanti ed esperti delle emittenti televisive e delle loro associazioni rappresentative, dell’Ordine dei Giornalisti e della Federazione nazionale della Stampa italiana, ed esperti scelti dall’Autorità tra personalità indipendenti di prestigio in campo giuridico e del settore delle comunicazioni e dei media e da un componente del C.S.M.


Dopo una lunga elaborazione il codice di autoregolamentazione è stato approvato e sottoscritto dai soggetti partecipanti finali Rai Spa, RTI Reti televisive Italiane Spa (gruppo Mediaset), Telecom Italia Media, Associazione Aeranti-Corallo, Associazione FRT Federazione Radio e Televisioni, Ordine Nazionale dei Giornalisti, federazione Nazionale della Stampa) alla presenza del Presidente dell’AGCOM Corrado Calabrò, il 21 maggio 2009 ed è entrato in vigore il  17 dicembre 2009, a seguito della costituzione del Comitato per l’attuazione del Codice, avvenuta dopo l’approvazione di prime regole di funzionamento 2 luglio 2009 sottoscritte il 10 novembre 2009.


Cardini fondamentali di partenza del Codice sono il richiamo alla esigenze che la collettività sia informata nel modo più ampio possibile dei fatti attinenti a vicende giudiziarie nonché dell’andamento delle medesime e dei modi in cui la giustizia sia in concreto amministrata in nome del popolo,   la esigenza di evitare la celebrazione in sede impropria, in forma libera e a fini anticipatori, i processi in corso,   la necessità costituzionale di preservare la libertà di manifestazione del pensiero degli operatori dell’informazione da ogni forma di pressione o censura, anche a garanzia del diritto dei consociati a ricevere informazioni complete, veritiere e pluralistiche.


Nello stesso indirizzo, con richiamo alla Carta di Treviso e alla carta dei doveri del Giornalista, si invoca l’osservanza di criteri di un ponderato bilanciamento tra diritto-dovere dell’informazione, i diritti alla dignità, all’onore, alla reputazione alla riservatezza della persona umana e i principi del giusto processo,


Il Codice e il Comitato hanno puntato principalmente a ricreare – e ve ne è tanto bisogno in questo momento di incertezze sui valori fondamentali - un costume corretto e condiviso, che deve essere un modello nell'informazione televisiva dei procedimenti giudiziari, piuttosto che orientato ad azioni sanzionatorie anche per i limitatissimi poteri dichiarativi.


Due sono stati gli interventi fondamentali del Comitato:il primo è stato ,su segnalazione dell’Autorità, in relazione a trasmissioni Rai nelle quali erano stati coinvolti politici di diversi schieramenti nell’ottobre - dicembre 2009, anteriori all’entrata in vigore del Codice e del Comitato.


Il comitato, pur affermando l’anteriorità dei fatti alla concreta applicabilità del Codice di autoregolamentazione, ha preso l’occasione per stabilire i criteri di valutazione in ordine ad una serie di elementi rilevanti, come la pertinenza, l’obiettività, l’imparzialità e la completezza della informazione di vicende giudiziarie, in modo da servire alla funzione prevalentemente suasiva del comitato nei riguardi delle emittenti televisive


Il secondo, anche questo su iniziativa dell’AGCOM, con una raccomandazione 9 dicembre 2010 a tutte le emittenti in occasione del caso di Avetrana e della copertura mediatica eccessiva nel campo televisivo: si è, in particolare, affermato che “è’ auspicabile che i media evitino di assecondare ogni possibile eccesso di protagonismo degli operatori del diritto (magistrati, avvocati, consulenti e ausiliari degli organi giudiziari), e soprattutto che non si prestino a strumentalizzazioni funzionali a strategie processuali di parte, interferendo così con il regolare svolgimento delle attività giudiziarie, in modo non compatibile con i principi sanciti dal Codice di autoregolamentazione”


.A questo proposito sono in corso di invio gli elementi raccolti per un esame ed un eventuale seguito da parte degli organi che hanno poteri disciplinari sugli anzidetti soggetti, nella consapevolezza che tutte le categorie coinvolte in questi procedimenti devono concorrere ad un auto vigilanza ed autocontrollo come metodo di intervento restitutorio di un costume di corretta applicazione dei principi etico - deontologici professionali di chi partecipa a vicende giudiziarie.


Nell’attività abbiamo avuto un appoggio incondizionato da parte dell’Autorità per le Garenzie nelle Comunicazioni, che ci ospita, e da parte dell’Ordine Nazionale dei Giornalisti e della Federazione  Nazionale della Stampa Italiana, che si sono impegnati con la partecipazione di massimi esponenti della categoria Pierluigi Roesler Franz e Roberto Natale. Invece qualche difficoltà applicativa vi è stata con le Emittenti televisivi, in buona parte superata in uno spirito di collaborazione.


Il cammino non è certamente facile, ma occorre sperare.


La democrazia  deve basarsi principalmente sulla convinzione, sulla speranza-certezza di poter progredire nel rispetto delle libertà, compresa, in primo piano, quella dell'informazione, e dei diritti fondamentali della persona, che devono essere diritti di tutti.


Due considerazioni finali: da lungo tempo è stato affermato che nella cronaca giudiziaria uno dei vari elementi linite è costituito dall’interesse pubblico all’informazione ed in modo negativo questo è stato escluso quando di tratti di notizie risalenti o non aggiornate, non giustificate neppure da apprezzabile collegamento con fatti attuali o estranee alle vicende giudiziarie in corso, ovvero relative, senza alcun collegamento con queste, alla vita intima delle parti e dei loro familiari . Nel contempo in senso positivo questo interesse è stato ravvisato in relazione alla esponenzialità pubblica del soggetto coinvolto  e alla pertinenza con le vicende giudiziarie.


A questo riguardo dell’interesse pubblico all’informazione  sui processi giudiziari occorre, ancora una volta, sottolineare la esigenza di una particolare attenzione delle emittenti  all’adozione di misure atte ad assicurare l’osservanza dei principi di obiettività, completezza, correttezza e imparzialità rapportati ai fatti e agli atti come risultanti dallo stato in cui si trova il processo giudiziario – questo è un aspetto essenziale-, distinguendo tra mere ipotesi formulate come tali da organi investigativi, e le risultanze  delle indagini acquisite ritualmente al processo, evitando in  ogni modo che le trasmissioni si trasformino o possano essere percepite come forme anticipatorie  o sostitutive del processo per la sussistenza di responsabilità dell’indagato. Questa può avvenire solo nelle aule giudiziarie e con i riti di garanzia previsti.


L’informazione di cronaca giudiziaria, fino a che non vi sia una condanna o un accertamento liberatorio, non può non essere disgiunta dalle  garanzie dei principi della presunzione di non colpevolezza, e soprattutto di quelle del contraddittorio, del confronto dialettico tra difesa e accusa, della differenza tra documentazione e rappresentazione, della trasparenza e chiarezza sullo stato del procedimento e dei ruoli processuali, dei soggetti coinvolti (Giudicante, pubblico ministero, avvocati difensori, testimoni, parti lese e cosi via) in applicazione dei criteri contenuti nel Codice di autoregolamentazione e dei principi costituzionali


Fondamentale è la ricerca – Signor Presidente  Lei lo ha autorevolmente richiamato – di un valido equilibrio tra i valori del diritto-dovere dell'informazione e quelli del rispetto della riservatezza delle indagini e della privacy e dignità delle persone.


Nello contempo l’informazione sulle procedure penali e la stesse previsioni di pubblicità del processo o di riservatezza istruttoria nei procedimenti giudiziari devono essere considerate come duplice mezzo di controllo sull’attività degli organi di investigazione (polizia e magistrati in senso ampio) e sull’opera dei giudici, come mezzo di tutela delle loro attribuzioni ed insieme come funzione di garanzia della regolarità della procedura e a tutela di tutti i soggetti che partecipano al processo: imputato in quello penale e soggetti parti o testimoni o intervenienti o soggetti ausiliari in tutti i giudizi, compresi quelli civili e amministrativi.


Questo può valere anche come un contributo a rafforzare il senso  e la dignità della Giustizia e dell’Informazione e del loro esercizio, del loro rispetto ed  effettività, a garanzia di tutti.


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Comitato per l’applicazione del codice di autoregolamentazione in materia di rappresentazione di vicende giudiziarie nelle trasmissioni radiotelevisive.


9 dicembre 2010 - RACCOMANDAZIONE


 


Il Comitato per l’applicazione del codice di autoregolamentazione in materia di rappresentazioni di vicende giudiziarie nelle trasmissioni radiotelevisive si è riunito per esaminare, per le competenze ad esso attribuite, i rilievi espressi nella lettera indirizzata al medesimo dal Presidente dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (2 novembre 2010), con riferimento alla “copertura mediatica” della vicenda giudiziaria relativa all’omicidio di Sarah Scazzi, nonché nella comunicazione del Presidente del Comitato di applicazione del Codice di autoregolamentazione media e minori, allegata alla citata lettera.


1. In questa occasione, il Comitato ritiene di dover interpretare in termini generali le funzioni istituzionali e le responsabilità di cui è investito, segnalando che la vicenda comunicativa relativa alla giovane Sarah Scazzi ha dato luogo ad una copertura mediale eccessiva e ridondante, e si riserva di approfondire, ove ne ricorrano i presupposti, la verifica di specifiche violazioni di singole parti del Codice. Tale sovraesposizione, segnalata anche dalla stessa opinione pubblica, sollecita un intervento del Comitato anche a fronte dell’evenienza che eventi e fatti drammatici possano provocare nel prossimo futuro il ripetersi di una serialità comunicativa così esasperata, come peraltro segnalato nel Comunicato del Comitato del 2 dicembre scorso. In termini di carattere generale, il Comitato osserva che tale effetto di sovraesposizione non possa essere rilevato unicamente attraverso il mero dato quantitativo rappresentato dal tempo dedicato alla vicenda giudiziaria da ciascuna emittente televisiva e più in generale dai media, ma che anche questo aspetto debba essere oggetto di attente valutazioni, fermo restando il rispetto per le scelte di ciascun mezzo di comunicazione e di ogni testata giornalistica, in ordine allo spazio da dedicare ad una vicenda di cronaca, nell’esercizio della libertà d’informazione garantita dalla Costituzione.


2. Ciò premesso, il Comitato, richiamandosi alla propria funzione etica di organo autodisciplinare di attuazione del “Codice di autoregolamentazione in materia di rappresentazione di vicende giudiziarie nelle trasmissioni radiotelevisive”, ritiene di rivolgere comunque ai media le raccomandazioni che seguono. In primo luogo, il Comitato formula l’auspicio che l’informazione in materia di vicende giudiziarie si attenga ai principi deontologici di novità, essenzialità e


correttezza che caratterizzano la professione giornalistica, evitando, in assenza di aggiornamenti sostanziali delle notizie, di alimentare gratuitamente l’interesse e l’ansia del pubblico attraverso continui annunci ad effetto di nuovi scoop, talvolta non esistenti nella realtà.


3. Occorre anche ricordare che, soprattutto in un caso come quello dell’omicidio della minore Sarah Scazzi, si determina ormai un continuo rimbalzo multimediale di fatti e notizie che, in particolare sulla rete Internet, finisce per avere effetti imprevedibili di moltiplicazione di contatti e immagini, in grado di distorcere la percezione corretta degli eventi da parte della pubblica opinione; il Comitato ritiene, quindi, di raccomandare la massima diligenza nel compiere ogni necessario riscontro circa l’attendibilità delle notizie pubblicate, tenendo conto dei rischi di amplificazione e distorsione.


4. Se è vero che è impossibile valutare la correttezza etica dell’offerta informativa unicamente in base a parametri di tipo quantitativo, alla luce dei principi deontologici dell’ essenzialità dell’informazione1 e della necessità di tutelare la sfera privata delle persone coinvolte, è altrettanto impossibile sottrarci alla raccomandazione che programmi e servizi debbano ispirarsi alla catena degli eventi più che alla pressione determinata dalla ritenuta necessità di una loro costante ripresa in ogni sede mediatica, al solo scopo di mantenere viva l’attenzione del pubblico.


5. Il Comitato raccomanda di evitare, nell’osservanza dei principi deontologici della professione giornalistica, ogni insistenza su particolari e dettagli personali e riservati e, spesso, anche irrilevanti quali, ad esempio, i comportamenti sessuali di indagati o testimoni. Un analogo principio di tutela deve, a maggior ragione, applicarsi sia a difesa dei minori, soprattutto nella fascia protetta, sia alle vittime di eventi delittuosi, per evitare il rischio che anche la loro figura e identità vengano strumentalizzate ai fini di attrarre, o mantenere costante, in modo artificioso l’attenzione del pubblico.


6. E’ auspicabile, inoltre, che i media evitino di assecondare ogni possibile eccesso di protagonismo degli operatori del diritto (magistrati, avvocati, consulenti e ausiliari degli organi giudiziari), e soprattutto che non si prestino a strumentalizzazioni funzionali a strategie processuali di parte, interferendo così con il regolare svolgimento delle attività giudiziarie, in modo non compatibile con i principi sanciti dal Codice di autoregolamentazione.


7. Infine, si raccomanda, ancora una volta, a tutte le emittenti che le future eventuali trasmissioni che contengano la rappresentazione di vicende giudiziarie curino, con particolare attenzione, l’adozione di misure atte ad assicurare l’osservanza dei principi di obiettività, completezza, correttezza e imparzialità rapportati ai fatti e agli atti risultanti dallo stato in cui si trova il procedimento, con particolare riferimento alla garanzia dei principi della presunzione di non colpevolezza, del contraddittorio, del confronto dialettico tra difesa e accusa, della differenza tra documentazione e rappresentazione, della trasparenza e chiarezza sullo stato del procedimento e dei ruoli processuali, ecc., in applicazione dei criteri contenuti nel Codice di autoregolamentazione.


8. Un profilo positivo può essere sottolineato e cioè che talune emittenti come La7 e poi anche Italia Uno e da un certo periodo Raitre, sono riuscite, in una propria autonoma scelta editoriale, ad attuare comportamenti improntati ad assoluta sobrietà, evitando ripetizioni e sovraesposizioni mediatiche.


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Palazzo del Quirinale , 21/01/2011


Storia del giornalismo nell'Italia unita.



Massimo Gramellini critica


''i luoghi comuni che si


trascinano e riproducono


avvilendo l'immagine che


si tende a dare, al di là di


ogni legittimo e necessario


spirito critico e antiretorico,


del nostro operare come nazione


e come Stato dal 1861 ad oggi”.


Roma, 21 gennaio 2011. Il Presidente della Repubblica ha ringraziato il vice direttore de 'La Stampa', Massimo Gramellini, che è intervenuto sulla storia del giornalismo nell'Italia unita criticando ''luoghi comuni che si trascinano e riproducono avvilendo l'immagine che si tende a dare, al di la' di ogni legittimo e necessario spirito critico e antiretorico, del nostro operare come nazione e come Stato dal 1861 ad oggi''.(ANSA).


 


Ecco l'intervento  di  Massimo Gramellini:


 


Preparando con Carlo Fruttero l’almanacco dei nostri 150 anni di storia, ci siamo imbattuti in tantissimi articoli di qualità. Certo, erano tempi non avari di retorica e nelle cronache dei funerali di Vittorio Emanuele II si scioglievano inni al “veltro dantesco” e “al più valoroso fra i Maccabei”. Ma i giornali erano anche capaci di parlare chiaro al potere, come Matilde Serao che in una lettera aperta al ministro Depretis denuncia le condizioni igieniche dei bassi di Napoli, chiedendo di smetterla con “la retorichetta del mare glauco e del cielo di cobalto” con cui allora si descriveva la sua amata città. E furono i giornalisti, a costo della censura e talvolta anche della galera, a rivelare i primi scandali finanziari dello Stato unitario e a tratteggiare il profilo di Bernardo Tanlongo, presidente della Banca Romana amico di cardinali e massoni, ma anche inesausto dispensatore di mance e di barzellette, che ha fornito il prototipo a tutti i furbetti del quartierino. Furono sempre i giornalisti a strappare il velo di tanti inferni. Come quello dei carusi, i bambini impiegati nelle miniere di zolfo della Sicilia, la cui scoperta si deve a un gruppo di reporter che riuscirono a intrufolarsi in quegli antri bui per raccontare il supplizio dei piccoli schiavi, costretti a spezzarsi la schiena per 12 ore al giorno in cambio di un pezzo di pane e cipolla.


Vi devo dare una notizia: il gossip non mancava neanche allora e il giornalista-fustigatore Pietro Sbarbaro distrusse la carriera del ministro degli esteri Mancini, rivelando che la moglie lo aveva trovato a letto con la cameriera: vistosi scoperto, lui le aveva gridato: “Scusami cara, ero convinto che fossi tu”. E quando il ministro degli interni Francesco Crispi venne accusato di bigamia, fu un giornale dell’epoca, “Il Piccolo”, a costringerlo alle dimissioni attraverso una campagna di stampa basata sulle famose “Sei Domande.” Niente di nuovo sotto il sole.


Purtroppo la mancanza di una vera opinione pubblica - assenza determinata da secoli di servaggio e da un tasso altissimo di analfabetismo - ci ha fatto contrarre due virus dai quali dobbiamo guardarci ancora oggi. Il primo è l’attitudine a parlare al Potere anziché al Lettore, usando un linguaggio per iniziati. Il secondo difetto, per certi versi l’opposto dell’altro, è la deriva populista che porta a seguire gli umori della piazza anziché a indirizzarli. L’esempio più drammatico si ebbe alla vigilia della prima guerra mondiale, quando quasi tutti i giornali (con l’eccezione di quelli socialisti e de La Stampa del giolittiano Frassati) cedettero alla bramosia interventista di una minoranza chiassosa che forzò la mano al capo dello Stato e al Parlamento. Una prova generale di quanto sarebbe accaduto pochi anni dopo, a opera di un giornalista che la leva del populismo sapeva manovrarla assai bene: Benito Mussolini.


Ma se si osserva dall’alto la storia del giornalismo italiano di questo secolo e mezzo ci si accorge che fra tante luci e immancabili ombre, si stende una linea solida e coerente, che arriva fino ai giorni nostri. Si dice che gli italiani non abbiano senso dello Stato, e che semmai sia lo Stato, talvolta, a fare loro senso. Ebbene, contro questo luogo comune, che come tutti i luoghi comuni contiene qualche elemento di verità, il giornalismo migliore ha sempre combattuto, pagando prezzi pesanti durante gli anni di piombo. Perciò vorrei chiudere questo breve viaggio nel tempo con una pagina del nostro almanacco in cui Carlo Fruttero racconta il sacrificio di un suo carissimo amico. E lo fa come nelle poesie di Spoon River, lasciando che a raccontare la storia sia lo stesso protagonista.


“Il rimbombo, i lampi… Quel rimbombo sotto l’androne e subito il dolore, fortissimo, alla faccia, alla testa, che ancora persiste dopo giorni e giorni di agonia. Mi hanno “giustiziato” e sono il primo giornalista a morire per il mestiere che faccio, altri prima di me sono stati soltanto “gambizzati”. Del resto l’avevano detto: «alzeremo il tiro» e mi hanno scelto come esempio per tutti.


Mal di denti. Così sono uscito dall’ufficio e sono andato dal dentista senza la scorta, che avevo da pochi giorni. E loro mi hanno seguito fino a casa, hanno aspettato che parcheggiassi l’auto in corso Re Umberto e quando poi sono entrato nel portone, in due, forse in tre, mi hanno puntato le pistole. Il rimbombo in quella casa borghese, in quel quartiere borghese. Eliminato «un servo dello Stato» con quattro colpi. Tutti sono venuti, tutti hanno sperato, ma io sapevo che non c’era speranza, il dolore era troppo forte. Avrebbero potuto essere pallottole fasciste o naziste, quando ero nella lotta partigiana con Giustizia e Libertà, e invece muoio a più di sessant’anni per mano di questi idioti, sì, degli idioti ignoranti. È così che li giudico, alla fine.


Certo, lo Stato di cui sono un servo non è uno Stato ideale, ma è in grado di difendersi senza legge speciali, con le armi legali che già possiede e che noi gli abbiamo dato in anni lontani. «Né con lo Stato né con le BR» dicono alcuni personaggi eminenti e improvvidi, ma è una neutralità impossibile: lo Stato per quanto debole, zoppicante, carente, talvolta iniquo, non si può mettere sullo stesso piano di gente che non ha un’idea dietro l’assassinio. Vogliono impedire che si faccia il primo processo alle


BR e uccidono, in un altro androne uguale al mio, l’avvocato Croce, nominato loro difensore d’ufficio, e i giurati si ritirano uno dopo l’altro con ogni genere di giustificazione. Si arrendono, fuggono, non vedono che questa è appunto la forza del terrorismo.


Ho preso troppo sul serio i miei “giustizieri”? Sì, ho polemizzato con loro alla pari, ho “ragionato”. Ma sapevo che le mie argomentazioni erano vane con simili esaltati. Ora si alzeranno voci di altri «servi dello Stato» come me e anche tra gli ignavi e i pavidi si diffonderà uno spirito di rigetto. Non ci sarà nessuna rivoluzione, non ci saranno spallate che valgano ad abbattere questo Stato che a quei folli sembra sull’orlo del baratro. Di me diranno che sono un eroe, anche se ho vissuto tutta la mia vita lontano da ogni enfasi. Ho fatto il giornalista, ho commentato i fatti politici che mi passavano davanti, non ho mai auspicato la morte di nessuno. Una vita tutto sommato abitudinaria, moderata, passata a lavorare, leggere, studiare, scrivere, giorno dopo giorno. Ma non è bastato a salvarmi da quel rimbombo nell’androne, da quegli idioti ignoranti. Il 29 novembre 1977 è arrivata la fine, dopo tredici giorni di agonia. Sono stato Carlo Casalegno, vicedirettore de La Stampa di Torino.”


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Intervento del Presidente Napolitano in occasione della Giornata dell'Informazione


Autorità, cari amici dell'informazione, signore e signori,


innanzitutto desidero congratularmi vivamente con i vincitori dei Premi giornalistici 2010, premi che valorizzano le qualità migliori e la fatica quotidiana che tanti giornalisti esprimono nel nostro Paese.


Vengo dalla tristissima, e insieme commovente e solenne, cerimonia dell'estremo omaggio alle spoglie del caporal maggiore scelto Luca Sanna caduto in Afghanistan. Il che mi induce a condividere con voi oggi la necessità di una severa consapevolezza delle prove che l'Italia sta affrontando in questa difficile fase della sua storia : tra le quali anche la prova degli impegni più ardui e rischiosi in seno alla comunità internazionale per obbiettivi di rafforzamento della pace, della sicurezza collettiva, della tutela di valori di tolleranza e di convivenza civile, contro la distruttiva violenza e minaccia del terrorismo. E per l'Italia sono in pari tempo tante, ineludibili e sempre più incalzanti, le prove da affrontare sul piano interno, per dare nuovo slancio alla crescita economica e sociale del paese in un mondo aspramente competitivo, per accrescere la saldezza ed efficienza dello Stato democratico, per salvaguardare e rilanciare coesione e giustizia sociale. E' anche per meglio predisporci a superare le molteplici prove che ci attendono, che attingiamo ispirazione, motivi di fiducia e stimoli al rinnovamento dai filoni vitali della nostra storia dei 150 anni. Ho apprezzato che si sia posto l'accento - nell'odierna Giornata dell'Informazione - su una ricorrenza di cui sarebbe assurdo non dico negare ma trascurare il significato.


E vorrei ringraziare Massimo Gramellini per quel che ci ha detto dell'impegno suo e di Carlo Fruttero : un impegno da cui è scaturita una visione ricca di luci dell'apporto di "tantissimo giornalismo di qualità" alla crescita e all'avanzamento civile – attraverso tensioni laceranti, cadute e più risorgimenti - dell'Italia unita. Lo ringrazio per aver reagito - manca spesso il coraggio di farlo - ai luoghi comuni che si trascinano e riproducono avvilendo l'immagine che si tende a dare - al di là di ogni legittimo e necessario spirito critico e antiretorico - del nostro operare come nazione e come Stato dal 1861 a oggi.


Il senso dello Stato, la difesa dei valori essenziali dello Stato, hanno guidato l'azione del miglior giornalismo italiano anche quando in tempi non troppo lontani ciò ha comportato serena fermezza e determinazione anche a costo del sacrificio della vita. Sono stato onorato e toccato dal compito cui ho potuto assolvere di rendere omaggio alla splendida figura di Carlo Casalegno. Senza avere mai pensato di divenire una eroe della difesa della libertà e dello Stato democratico, egli lo è tragicamente divenuto e resta un esempio dei più alti nella storia del giornalismo e nella storia dell'Italia democratica.


E ora, qualche breve considerazione su altri aspetti di questa Giornata. Il dottor Jacopino figura di Carlo Casalegno. Senza avere mai pensato di divenire una eroe della difesa della libertà e dello Stato democratico, egli lo è tragicamente divenuto e resta un esempio dei  più alti nella storia del giornalismo e nella storia dell'Italia democratica.


E ora, qualche breve considerazione su altri aspetti di questa Giornata. Il dottor Jacopino ha sinteticamente richiamato le problematiche da cui è attualmente investito il mondo dell'informazione, si è riferito a condizionamenti negativi e a motivi di preoccupazione di ogni ordine politico, materiale e morale, tra i più gravi il malessere e l'assillo del precariato, elementi tutti su cui è giusto richiamare l'attenzione delle istituzioni ; egli ha anche apprezzabilmente introdotto interessanti spunti di riflessione autocritica, affidandoli anche a un rinnovato impegno di verifica della deontologia dei comportamenti di quanti operano nell'informazione.


E in questo senso, un rilevante banco di prova è rappresentato proprio dall'applicazione del Codice di autoregolamentazione in materia di rappresentazione delle vicende giudiziarie nelle trasmissioni radiotelevisive. Si tratta dell'impegno cui sovrintende con tutta la sua autorevolezza il Presidente Chieppa, chiaramente rivolgendosi - con esemplare fermezza lo abbiamo ascoltato - al senso del limite e della responsabilità che non può mancare nell'informazione, specie nella cronaca giudiziaria.


La materia è sempre e più che mai scottante. Non posso che far mio l'appello del Presidente Chieppa alla ricerca di "un valido equilibrio tra i valori del diritto-dovere dell'informazione e quelli del rispetto della riservatezza delle indagini e della privacy e dignità delle persone" : concetti che gli ha così ben articolato e puntualizzato. Un valido equilibrio è egualmente sempre indispensabile, più in generale, nel rapporto tra chi è costituzionalmente deputato ad esercitare il controllo di legalità e ha specificamente l'obbligo di esercitare l'azione penale, e chi è chiamato, nel quadro istituzionale e secondo le regole della Costituzione, a svolgere funzioni di rappresentanza democratica e di governo. Non è questo il luogo per ribadire inviti, argomenti, indicazioni che da anni sto spendendo per sollecitare quell'equilibrio e quel rispetto reciproco che appaiono spesso alterati, con grave danno sia per la politica che per la giustizia. Troppe sollecitazioni sono cadute nel vuoto ; troppe occasioni sono state perdute.


E oggi ne paghiamo il prezzo. Pur senza rinunciare alla prospettiva di scelte organiche e riforme condivise capaci di risolvere alla radice il problema giustizia, occorre nell'immediato scongiurare ulteriori esasperazioni e tensioni che possono solo aggravare un turbamento largamente avvertito e riconosciuto, e suscitare un effetto di deprimente lontananza dallo sforzo che si richiede per superare le molteplici prove cui, come ho detto, la comunità nazionale deve fare fronte.


Nella Costituzione e nella legge possono trovarsi i riferimenti di principio e i canali normativi e procedurali per far valere insieme le ragioni della legalità nel loro necessario rigore e le garanzie del giusto processo. Fuori di questo quadro, ci sono solo le tentazioni di conflitti istituzionali e di strappi mediatici che non possono condurre, per nessuno, a conclusioni di verità e di giustizia. Spero e confido che di ciò ci si renda conto sempre più diffusamente da ogni parte, e al di là delle diverse appartenenze politiche. rigore e le garanzie del giusto processo. Fuori di questo quadro, ci sono solo le tentazioni di conflitti istituzionali e di strappi mediatici che non possono condurre, per nessuno, a conclusioni di verità e di giustizia. Spero e confido che di ciò ci si renda conto sempre più diffusamente da ogni parte, e al di là delle diverse appartenenze politiche.





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