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Limiti a stampa e tv:
le regole all’estero
Nella Repubblica Ceca la legge più severa: carcere fino a 5 anni e multa fino a quasi 200 mila euro al giornale. GB: Già nel 1993 i giornali, pubblicarono le telefonate fra Carlo e Camilla

Limiti a stampa e tv: le regole all’estero


Nella Repubblica Ceca la legge più severa: carcere fino a 5 anni e multa fino a quasi 200 mila euro al giornale. Il rapporto tra la riservatezza delle conversazioni, le intercettazioni come strumento investigativo e il diritto di cronaca, negli ultimi anni, sono diventati cruciali in tutte le democrazie avanzate. La tecnologia rende teoricamente possibile il controllo delle comunicazioni a un livello un tempo proprio solo dell’enorme apparato spionistico del Kgb sovietico. Limiti sono previsti in quasi tutti i Paesi, ma la pubblicazione delle intercettazione di interesse pubblico incontra generalmente pochi ostacoli. Ecco un panorama della situazione nei grandi Paesi dell’Unione Europea, in Russia e negli Stati Uniti.


 


Gran Bretagna: Nessuna barriera se l’interesse è pubblico


LONDRA — Si potrebbe risalire all’8 febbraio 1587 quando Maria Stuarda fu accusata di alto tradimento: i nobili inglesi intercettarono e manipolarono le lettere della regina di Scozia per portarla alla ghigliottina. Fu la prima «intercettazione » della storia moderna? Ma si potrebbe saltare al 1993, quando i giornali pubblicarono le telefonate fra Carlo e Camilla. «Non posso sopportare una domenica notte senza di te». «Vorrei essere il tuo tampax». Che scandalo. Di comunicazioni intercettate si discute da cinque secoli. È sacro il diritto alla privacy ed è sacro il diritto d’informare: qual è l’equilibrio corretto? È il «Regulation of Investigatory Power Act» che disciplina la materia. Il ministero dell’Interno autorizza le intercettazioni che, per principio, non possono essere diffuse o riprodotte. Ma il «Freedom of Information Act» dà il «diritto di conoscere», dunque di consultare, richiedendolo al Commissioner o al tribunale che decidono, gli atti investigativi e di pubblicarli. Laddove prevale l’interesse pubblico non c’è barriera che tenga. Persino a Buckingham Palace (i bisbigli d’amore di Carlo e Camilla insegnano) s’inchinano a questo principio sacro.


Fabio Cavalera


 


Francia: La fonte è protetta salvo casi eccezionali


PARIGI — In Francia il segreto professionale dei giornalisti è tutelato. Le intercettazioni, come avvenuto anche in recenti casi (processo Clearstream, che vedeva di fronte il presidente Sarkozy e l’ex premier Villepin), sono state pubblicate anche in corso d’istruttoria e solo in casi eccezionali può essere richiesto di rivelare la propria fonte. Ci sono stati esempi di giornalisti condannati per aver divulgato intercettazioni (il caso della cellula segreta dell’Eliseo all’epoca di Mitterrand) ma poi assolti alla Corte europea di Strasburgo. In buona sostanza, il giornalista pubblica documenti giudiziari e protegge le proprie fonti, ma può incorrere nel reato di diffamazione e di violazione della presunzione d’innocenza dell’individuo menzionato nelle intercettazioni o in documenti giudiziari. In questo caso, la normativa rimane in equilibrio fra i diritti della stampa e individuali. Il giornalista rischia di essere perseguito per diffamazione. Secondo un recente studio, le intercettazioni si sono moltiplicate per cinque negli ultimi anni (26 mila nel 2008), oltre a circa seimila intercettazioni «amministrative », cioè non autorizzate dal giudice.


Massimo Nava


 


Spagna: Diritto di cronaca senza conseguenze


MADRID — Nelle ultime settimane si è acceso un dibattito in Spagna sull’operato del giudice Baltasar Garzón che ha intercettato le conversazioni tra alcuni imputati di corruzione nel caso Gürtel (che coinvolge politici delle comunità autonome di Madrid e Valencia) e i loro avvocati, ed è stato denunciato per abuso d’ufficio, in quanto sono generalmente conversazioni protette. In base all’articolo 579 della «Ley de enjuiciamiento criminal» le intercettazioni possono essere disposte da un giudice per un periodo di tre mesi (prorogabile di altri tre). In caso di urgenza possono essere ordinate anche dal ministro dell’Interno, se l’inchiesta riguarda bande armate o terroristi. Sebbene negli ambienti giuridici si discuta sulle garanzie offerte dalla legislazione vigente, l’interesse pubblico in Spagna è considerato prevalente, perciò la pubblicazione delle intercettazioni non è perseguibile. Le intercettazioni ordinate da Garzón nel caso Gürtel sono state pubblicate senza alcuna conseguenza per editori e giornalisti. «Una legge simile a quella italiana—assicurava ieri El País—avrebbe portato in carcere i giornalisti che hanno indagato sul caso».


Elisabetta Rosaspina


 


Repubblica Ceca: Appello all’Europa per la «museruola»


BRUXELLES — È entrata in vigore il 1˚ aprile 2009. Ma tutto era, meno che un pesce d’aprile. A Praga l’hanno subito chiamata «legge museruola»: perché appioppa la galera fino a 5 anni al giornalista che pubblichi il contenuto di un’intercettazione giudiziaria o qualunque notizia su una persona indagata o sospetta, «anche se lo fa nel pubblico interesse»; e una multa fino a 5 milioni di corone (circa 194 mila euro) all’azienda editoriale per cui il reo lavora. In origine la legge era stata presentata come un miniemendamento al codice penale, teso a proteggere da una pubblicità indesiderata i bambini vittime di abusi: «E bene inteso, io sto con le vittime non con i media» rispose infatti il presidente Vaclav Klaus, quando i giornalisti cechi e di «Reporters sans frontières » lo supplicarono di bloccare la legge con il suo veto. Nel luglio 2009, da Bruxelles, la Federazione europea degli editori ha chiesto «con urgenza» un intervento alla presidenza dell’Ue, «per un atto di solidarietà con le federazioni della stampa in Italia e nella Repubblica Ceca, su una questione che ci preoccupa molto: la libertà di stampa…». Da allora, la museruola è rimasta al suo posto.


Luigi Offeddu


 


Russia: Vietati ai giornali solo i segreti di Stato


MOSCA — In Russia tutti i telefoni, i cellulari e le postazioni Internet sono permanentemente collegati a centri di ascolto dei servizi di sicurezza, l’Fsb, successore del Kgb. L’intercettazione può scattare per «qualsiasi indizio di reato progettato, compiuto o che sta per compiersi ». L’Fsb procede autonomamente ed entro 24 ore chiede l’autorizzazione al magistrato competente. Quando è in ballo il segreto di Stato, l’Fsb può mantenere segreti tutti i documenti, compreso l’atto d’accusa. In alcuni casi questo segreto vale anche nei confronti dell’avvocato difensore dell’imputato. Nei procedimenti normali gli atti, gli interrogatori e le intercettazioni comunicati dal giudice istruttore agli avvocati difensori possono essere liberamente pubblicati dai giornali che ne vengono a conoscenza. Il magistrato inquirente può però in qualsiasi momento disporre che particolari elementi debbano rimanere segreti se ritiene che ciò sia fondamentale per l’inchiesta in corso. Il dibattimento processuale è invece del tutto pubblico, a meno che non intervenga il segreto di Stato.


Fabrizio Dragosei


 


 Stati Uniti:«Wiretap» legale e accessibile ai media


NEW YORK — Negli Stati Uniti le intercettazioni da parte di terzi sono legali sia a livello federale sia statale, previa autorizzazione di un giudice. In virtù del primo emendamento della Costituzione sulla libertà di stampa, i media hanno il pieno accesso alla pubblicazione di materiale a esse inerente. «Possiamo pubblicare qualsiasi cosa — spiega Lucy Dalglish, direttore esecutivo del Reporters Committee for Freedom of the Press—purché non presenti una minaccia imminente alla sicurezza nazionale o all’incolumità fisica di qualcuno». Dai Pentagon Papers al Sexgate, il libero accesso dei media a questo tipo di materiale è considerato uno degli elementi chiave della democrazia americana. Nella stragrande maggioranza degli Stati anche per registrare di nascosto una telefonata basta il consenso di una sola delle due parti. Iniziato nel 1890 in seguito all’invenzione del registratore, il wiretapping è stato usato dalla maggior parte dei presidenti Usa da quando la Corte suprema l’ha reso legale, nel 1928. Nel 1968 il Congresso ha approvato una legge che impone l’autorizzazione dal tribunale per le intercettazioni concernenti indagini criminali.


Alessandra Farkas


21 maggio 2010


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"GRAN BRETAGNA - LIBERTA' DI STAMPA : I GIORNALI SOTTO PRESSIONE " EDITORIALE DA " DER SPIEGEL "


Di redazione (del 15/01/2010 @ 19:00:00, in Stampa Internazionale)


 


 


Come in pochi altri paesi al mondo, la stampa britannica è continuamente impegnata con la giustizia. Le imprese, sfruttano avvocati spregiudicati, cause da milioni di euro e leggi assurde per mettere a tacere le voci critiche. Ma il problema non riguarda solo i giornali inglesi, avverte lo Spiegel.


Alan Rusbridger non si lascia intimidire facilmente. Il caporedattore del Guardian ne ha per tutti: l'organo della sinistra liberale britannica attacca senza discriminazioni politici, personaggi di spicco e aziende. Ma l'anno scorso anche Rusbriger ha avuto le sue grane. Ha ricevuto una lettera dallo studio legale londinese Carter-Ruck: a fargli causa era Tesco, il gigante britannico dei supermercati. Un articolo del Guardian, le cui fonti erano state accuratamente controllate, raccontava che Tesco aveva cercato di evadere le tasse con complicate manovre finanziarie. La storia era vera, ma gli autori avevano fatto confusione tra due tipi di tasse.


La redazione rettificò l'errore, scusandosi due volte sulle pagine del quotidiano. Ma lo studio Carter-Ruck non mollava. Le stime dicevano che per portare a termine la causa sarebbero serviti 5 milioni di pound (5.6 milioni di euro) – una catastrofe per il giornale, già sommerso dai debiti. Alla fine al Guardian andò bene, e lo scontro in aula finì con un patteggiamento.


A Rusbridger l'episodio servì da conferma: nel diritto inglese quel che conta non è aver commesso o meno un reato di diffamazione, ma i soldi.


 


Presunzione di colpevolezza


Per questo editori, studiosi, attivisti democratici e l'associazione degli autori Pen si sono uniti e hanno dato il via a una mobilitazione contro la "libel law“, che dovrebbe proteggere persone e aziende dalla diffamazione. Persino le Nazioni unite, in un documento che sembra indirizzato a un paese africano in via di sviluppo, hanno già pubblicato un'aspra critica di questa legge. La libel law minaccia la libertà di opinione e la libertà di stampa non solo in Inghilterra, ma in tutto il mondo: in linea di principio qualsiasi causa può essere portata davanti a un giudice britannico.


I miliardari mediorientali e gli oligarchi russi che vogliono mettere a tacere i loro oppositori si rivolgono volentieri alle corti di giustizia britanniche. Nel 2007 la banca islandese Kaupthing-Bank denunciò a Londra un articolo critico nei suoi confronti apparso in un quotidiano danese.


Un cittadino ucraino ha trascinato un connazionale di fronte a un giudice inglese a causa di un testo scritto in ucraino in un sito internet ucraino. Per poter far causa a un editore a Londra basta che un paio di copie del giornale in questione siano state vendute sul suolo britannico, o che il sito internet dove è pubblicato l'articolo sia stato cliccato in Gran Bretagna una dozzina di volte.


Il ministro della giustizia Jack Straw ha annunciato la creazione di un commissione che lavorerà a un progetto di riforma del diritto, vecchio ormai più di un secolo [il 27 dicembre il governo britannico ha annunciato una riforma della legge entro marzo].


I parlamentari sono decisi a intervenire: lo studio Carter-Ruck ha denunciato il Guardian per conto di una compagnia petrolifera perché intendeva pubblicare un articolo sui rifiuti tossici, e ha anche chiesto che al quotidiano fosse proibito di seguire il dibattito parlamentare sul caso.


A differenza che nel resto del mondo democratico, in casi non accertati la libel law sta dalla parte dell'accusa: l'accusato è colpevole fino a che non può dimostrare la sua innocenza. E anche se vince il processo – cosa che accade molto raramente – le astronomiche spese legali sono a carico suo.


 


Gli Stati Uniti si tutelano


Per molti editori il problema è avere abbastanza soldi per difendere legalmente il proprio lavoro giornalistico. La grande maggioranza dei casi, però, non arriva neanche di fronte al giudice. Per molti quotidiani è più conveniente accettare un patteggiamento, anche a costo di gettare un'ombra sulla propria credibilità. E molti decidono che in futuro lasceranno da parte i temi scottanti, come la corruzione o il terrorismo. "I costi esagerati sono diventati una minaccia per il giornalismo investigativo“, dichiara l'avvocato Hooper. Soprattutto in tempi di crisi, quando i quotidiani sono già costretti a risparmiare. Anche in questo la crisi ha rivelato quanto sia importante una stampa attenta e critica.


I media americani sono particolarmente in difficoltà con la prassi britannica. Negli Usa la giustizia garantisce ai giornali il diritto di commettere errori, quando non sono intenzionali e vengono corretti per tempo. Quindi anche per loro un processo a Londra potrebbe essere una mazzata. La California ha approvato proprio adesso - è il quarto stato americano a farlo - una legge che impedisce di impugnare all'estero le cause di diffamazione. A Washingnton, democratici e repubblicani stanno lavorando insieme a un simile progetto di legge federale in funzione anti-inglese. A novembre, i grandi quotidiani americani come il New York Times e il Boston Globe avevano addirittura minacciato di non distribuire più copie in Gran Bretagna e di bloccare le loro pagine web. ( Fonte: presseurop.eu)


Autore: Marco Evers e Isabell Hülsen


Redazioneonline- Osservatorio Internazionale


 





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