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Osservatorio
Carta di Roma: primo
rapporto su
immigrazione e asilo
nei media italiani: “Una
gigantografia in nero”

Roma, 21/12/2009. Pubblichiamo una sintesi del rapporto di ricerca su immigrazione e asilo nei media italiani (Sapienza Università di Roma - Facoltà di Scienze della Comunicazione). (in: http://www.fnsi.it/Esterne/Pag_vedinews.asp?AKey=10749)


 


 


La gigantografia è un processo fotografico, l’alterazione delle forme e delle dimensioni di una stessa rappresentazione per evidenziarla, per enfatizzarne un aspetto. È quanto avviene all’immagine dell’immigrazione. Intanto, per larga parte, si tratta di una fotografia, un fotogramma immobile ormai da trent’anni di un fenomeno in perenne movimento. I media sembrano accontentarsi di questa immagine statica e apparentemente immutabile. Hanno scelto un particolare, un aspetto da ingrandire e esaltare. È l’aspetto nero, tenebroso, presente in ogni fenomeno umano, quello problematico, quello legato al linguaggio del delitto, alle emozioni del dolore, alle paure dell’invasione e del degrado.


Una gigantografia, quella dell’immigrazione e della presenza straniera in Italia, appiattita sulla dimensione dell’emergenza, della sicurezza e di una visione “naturalmente” problematica del fenomeno. Questa in estrema sintesi una delle maggiori evidenze emerse dall’indagine che qui si presenta: la “Ricerca nazionale su immigrazione e asilo nei media italiani” e che ha mirato a ricostruire i principali meccanismi rappresentativi del fenomeno migratorio e del tema dell’asilo nei mass-media italiani, in particolare nell’informazione. I risultati si dipanano lungo tre temi, che cercano di rispondere alle tre domande che hanno ispirato l'indagine. Qual è l'immagine dell'immigrazione fornita dai mezzi di informazione? Quali interpretazioni, temi e argomenti concorrono alla rappresentazione del fenomeno migratorio e a definire contorni del dibattito pubblico sul tema? Qual è il linguaggio utilizzato per descrivere i protagonisti dei fatti di cronaca e, a questo riguardo, esistono situazioni di parziale osservanza delle indicazioni deontologiche da parte del giornalismo italiano? A questi tre quesiti cercano di rispondere le tre sezioni in cui si articola presente sintesi. Tre chiavi interpretative riassunte dal loro stesso titolo.


La “signora in nero”: non c’è immigrazione senza cronaca.  La ricerca conferma i risultati delle rilevazioni svolte negli ultimi 20 anni. L’immagine dell’immigrazione fornita dai mezzi d’informazione appare come congelata. Appare sempre ancorata alle stesse modalità, alle stesse notizie, agli stessi stili narrativi e, in qualche caso, agli stessi tic e stereotipi. Le notizie di cronaca nera o giudiziaria sono ancora maggioritarie nella trattazione dei quotidiani raggiungendo quasi il 60% nelle edizioni dei telegiornali, un livello mai rilevato in passato.


Intanto una “buona notizia” è costituita dal numero di notizie che hanno come protagonisti persone straniere che appaiono meno dominanti di quello che ci può aspettare costituendo comunque un dato molto ampio e superiore al numero di residenti stranieri sul suolo italiano.


Tratti maggiormente preoccupanti vengono dall’analisi del ritratto delle persone di origine straniera che emerge dai news media.


Per oltre i tre quarti delle volte (76,2%), persone straniere sono presenti nei telegiornali come autrici o vittime di reati. Emerge però una ricorrente diversità di trattamento sulla base della nazionalità dei protagonisti delle notizie. Ad esempio, le persone straniere compaiono nei news media, quando protagoniste di fatti criminali, più facilmente di quelle italiane (59,7% contro il 46,3% nei tg, 42,9% vs. 35,7% nella stampa).


Un’altra possibile fonte di distorsione è presente nella tipologia di crimini che vengono rappresentati dalla cronaca. Se in generale si assiste a una sovrarappresentazione di alcuni reati, come quelli contro la persona, nel periodo di rilevazione le persone straniere compaiono più frequentemente di quelle italiane quando sono responsabili o vittime di fatti particolarmente brutali, come: la violenza sessuale (più del triplo, 24,1% contro 7,2%), le lesioni personali (più del doppio 24,1% contro 10,9%), il sequestro (17,0% vs. 4,4%) o il furto (11,3% vs. 8,7%).


Il ritratto delle persone straniere immortalato dai media si può, quindi, così riassumere: è spesso un criminale, è maschio (quasi all’80%) e la sua personalità è schiacciata sul solo dettaglio della nazionalità o della provenienza “etnica” (presente spesso nel titolo delle notizie). Quest’ultima caratteristica costituisce anche il legame esplicitamente riferito dalla testata per spiegare gli avvenimenti e collegarli con altri: l’appartenenza a un gruppo etnico o la nazionalità dei protagonisti viene ricondotta al fatto narrato in quasi due casi su dieci (18,6%) e l’immigrazione in poco più di una notizia su dieci (11,5).


Solo paure: non c’è immigrazione senza sicurezza. L’immigrazione viene raramente trattata come tema da approfondire e, anche quando ciò avviene, è accomunata alla dimensione della criminalità e della sicurezza: ad esempio, sul totale di 5684 servizi di telegiornale andati in onda nel periodo di rilevazione, solo 26 servizi affrontano l'immigrazione senza legarla, al contempo,a un fatto di cronaca o al tema della sicurezza. In pratica, solo in questi servizi si affrontano tutte le altre possibili dimensioni (economia, confronto culturale, integrazione, solidarietà sociale etc.) con cui potrebbe essere declinata l'immagine del fenomeno migratorio.


La congiunzione e sovrapposizione delle due dimensioni (fenomeno migratorio e sicurezza) appare il paradigma interpretativo privilegiato dai media nei loro racconti delle attuali dinamiche in atto nel contesto italiano.


Non solo il singolo fatto di cronaca viene ricondotto all’immigrazione in quanto tale, ma tutto il recente interesse intorno al tema sicurezza sembra ruotare intorno alla presenza – vista sempre in termini emergenziali e straordinari – di persone provenienti da luoghi diversi.


Guardando alle caratteristiche del dibattito che si sviluppa nei media sul fenomeno migratorio e sull’asilo, un dato evidente è la netta sproporzione fra la presenza di esponenti politici e quella di altri soggetti interessati al dibattito, quali i rappresentanti delle forze dell’ordine, della magistratura o, soprattutto, delle comunità straniere. Una presenza, quella dei politici, talvolta quasi totale e totalizzante, che sposta l’attenzione più sul dibattito ideologico fra gli schieramenti che sul reale contenuto dei provvedimenti.


Parole, poche e “già viste”: non c’è immigrazione senza stereotipi.  Il racconto sui migranti appare costantemente in bilico tra il dovere di cronaca e il rispetto della privacy. Si assiste alla tendenza di diffusione di informazioni e di immagini lesive della dignità delle persone coinvolte, direttamente o meno, in fatti di cronaca soprattutto quando i protagonisti sono migranti. Il comportamento dei due mezzi di informazione analizzati non appare omogeneo: sono i telegiornali a rappresentare più spesso immagini di migranti coinvolti in fatti di cronaca, mentre i quotidiani danno più spazio a informazioni su vittime e congiunti senza disdegnare i minori. Su 163 servizi televisivi che trattano fatti di cronaca con protagonisti migranti, 65 contengono informazioni/immagini che possono portare all’identificazione di persone (adulte) colpevoli di atti di violenza (39,9%). Un dato di dieci punti superiore rispetto ai servizi di cronaca che non riguardano solo migranti e che si attestano, infatti, al 29,7%. Considerando i quotidiani, il 36,8% degli articoli con protagonisti migranti contiene informazioni/immagini che possono portare all’identificazione di persone colpevoli di atti di violenza (a fronte del 35,5% dei generici articoli di cronaca).


Su tutto domina l’etichetta di clandestinità che, prima di ogni altro termine, definisce l’immigrazione in quanto tale. Rom e rumeni sono il gruppo etnico e la nazionalità più frequentemente citati nei titoli di tg. Nei titoli dei quotidiani le questioni relative all’immigrazione sembrano persino più vincolate alla condizione giuridica dell’immigrato e agli episodi di cronaca nera.


Le parole, dunque, contribuiscono a tematizzare la presenza degli immigrati in Italia con un riferimento forte alla minaccia costituita dagli stranieri alla sicurezza degli italiani.


 


Riferimenti e informazioni


Direzione Mario Morcellini


Coordinamento Marco Binotto, Marco Bruno, Valeria Lai


Gruppo di ricerca Arije Antinori, Andrea Cerase, Luisa Chiellino, Laura Iannelli, Patrizia Laurano, Marco Meloni, Paola Panarese, Rossella Rega, Chiara Ribaldo, Manuela Tumolo


Email: marco.binotto@uniroma1.it, marco.bruno@uniroma1.it, valeria.lai@uniroma1.it


 


 


 


 


 


 





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