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L’ALTRO CHAMPAGNE
RACCONTATO
DA SAMUEL COGLIATI

di Massimo Zanichelli

Se siete alla ricerca di una pubblicazione “alternativa” sulla Champagne che non sia il consueto repertorio di assaggi e catalogo di cantine, il recente libretto firmato da Samuel Cogliati ed edito da Porthos Edizioni – Champagne. Il sacrificio di un terroir (86 pagine dense di contenuti, con fotografie di Giampaolo Giacobbo) –  è una lettura da non farsi scappare. Non troverete qui la classica introduzione alla zona e alla denominazione (pardon, appellation), né analisi organolettiche o recensioni di etichette con tanto di punteggi o stelle, ma un reportage frutto di anni di studio e di ricerca che è un ritratto sui generis di un territorio fuori da ogni retorica celebrativa, attraverso riflessioni e interviste sul campo capaci di porre l’accento su alcune spinose quanto inedite questioni che affliggono la produzione e più in generale la “società enologica” della “bollicine” più famose nel mondo. Questioni che riguardano primariamente il pericolo di depauperamento cui va incontro questo celebre territorio vinicolo, passando da bene individuale a brand collettivo, da realtà agricola a merce di consumo retta da logiche industriali in nome di un business che prescinde dall’identità e dalla vocazione di un terroir. Cioè la fine della Champagne come dimensione umana. Il saggio di Cogliati ripercorre puntualmente le tappe di questo processo, dal passaggio di proprietà di molte celebri maison dalle famiglie alle multinazionali agli interessi privati di quei 15.000 récoltant che non trasformano l’uva, traendo invece cospicui benefici economici dalla sua vendita; dalle politiche commerciali dei gruppi più potenti (primo tra tutti il colosso LVMH - Louis Vitton Moët Hennessy, che da solo detiene un quinto del mercato) all’alto prezzo dell’uva al chilo e al conseguente aumento delle rese per ettaro, dalla perdita di centralità dello Champagne “base” a favore delle cuvèe de prestige (Dom Pérignon, Cristal, Belle Epoque, ecc.) all’ “agricoltura negata” delle sostanze chimiche (diserbanti, concimi di sintesi, ecc.) e dell’inquinamento dei vigneti, con conseguenze collaterali non secondarie sulla qualità dei vini  stessi (ad esempio le variazioni di densità dei mosti che a loro volta incidono sull’efficacia del perlage). In più considerazioni a largo raggio sui cambiamenti climatici (il progressivo surriscaldamento tende a far precipitare l’acidità fissa, perno organolettico dello Champagne); sul problema delle rese e dell’inerbimento; sulle variazioni dello stile dei vini (il ritorno all’uso della pièce anziché l’acciaio a tutti i costi); sulla questione cruciale del dosage e del suo alter ego, il mosto concentrato rettificato; fino alla dicotomia tra Champagne e vin de Champagne, tema centrale del libro. In chiusura di volume approfondimenti sul CIVC (Comité Interprofessionnel des Vins de Champagne), su marche e gruppi, su codici e compravendite, su quanto costa l’uva al chilo e sulla scala dei cru. Insomma, un modo nuovo, o se preferite diverso – senz’altro critico e consapevole – di parlare di un vino e della sua zona d’origine.


 


Samuel Cogliati, Champagne. Il sacrificio di un terroir, Roma, Porthos Edizioni, pp. 86, euro 10.


 


 


 


 


 


 


 


 


 





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