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Minori: il Cnlg richiama
la Convenzione Onu del
1989 sui diritti del bambino
(ratificata dalla legge
176/1991). La tutela
affidata (anche) al Codice
di procedura penale.

in coda la CONVENZIONE SUI DIRITTI DELL'INFANZIA 1989

La dichiarazione congiunta Fnsi-Fieg allegata al Contratto collettivo di lavoro giornalistico afferma: «Ai fini di sviluppare un'informazione sui minori e sui soggetti deboli più funzionale alla crescita civile del nostro Paese, la Federazione Nazionale della Stampa Italiana e la Federazione Italiana Editori Giornali confermano che l'informazione deve riconoscere e rispettare i principi sanciti nella Convenzione Onu del 1989 sui diritti del bambino e richiamano le specifiche normative previste dal Codice di procedura penale a tutela dei minori»


La Convezione Internazionale sui diritti dell'infanzia firmata a New York il 20 novembre 1989 (ratificata dall’Italia con legge del 27 maggio 1991, n. 176) prevede:


«Art. 13 - 1. Ogni fanciullo ha il diritto alla libertà di espressione. Questo diritto comprende la libertà di ricercare, ricevere e diffondere informazione e idee di ogni genere, a prescindere dalle frontiere, sia verbalmente che per iscritto o a mezzo stampa o in forma artistica o mediante qualsiasi altro mezzo scelto dal fanciullo.


Art. 16 - Nessun fanciullo potrà essere sottoposto ad interferenze arbitrarie o illegali nella sua vita privata, nella sua famiglia, nella sua casa o nella sua corrispondenza, né a lesioni illecite del suo onore e della sua reputazione. Ogni fanciullo ha diritto ad essere tutelato dalla legge contro tali interferenze o atteggiamenti lesivi.


Art. 17 - Gli Stati parti riconoscono l'importante funzione svolta dai mass media e devono assicurare che il fanciullo abbia accesso a informazioni e a programmi da diverse fonti nazionali ed internazionali, in particolare quelli che mirano a promuovere il suo benessere sociale, spirituale e morale nonché la sua salute fisica e mentale. A tal fine, gli Stati devono:


a) incoraggiare i mass media a diffondere un'informazione e programmi che presentino un'utilità sociale e culturale per il fanciullo e che risultino conformi allo spirito dell'art. 29;


b) incoraggiare la cooperazione internazionale allo scopo di promuovere la produzione, lo scambio e la diffusione di un'informazione e di programmi di questa natura  provenienti da diverse fonti culturali, nazionali e internazionali;


c) incoraggiare la produzione e la diffusione di libri per ragazzi;


d) incoraggiare i mass media a prestare attenzione ai bisogni linguistici dei bambini autoctoni o appartenenti a minoranze;


e) promuovere l'elaborazione di appropriati principi direttivi destinati a tutelare il fanciullo contro l'informazione ed i programmi che nuocciano al suo benessere, tenuto conto delle disposizioni degli artt. 13 e 18 ».


Il Codice di procedura penale (Dpr 22 settembre 1988, n. 447), all'art. 114, comma 6, prevede che «È vietata la pubblicazione delle generalità e dell'immagine dei minorenni testimoni, persone offese o danneggiate dal reato fino a quando non sono divenuti maggiorenni. Il Tribunale per i minorenni, nell'interesse esclusivo del minorenne, o il minorenne che ha compiuto i sedici anni, può consentire la pubblicazione». Il successivo articolo 115 dispone che “la violazione del divieto di pubblicazione previsto dagli articoli 114 e 329 comma 3 lettera b) costituisce illecito disciplinare quando il fatto è commesso da impiegati dello Stato o di altri enti pubblici ovvero da persone esercenti una professione per la quale è richiesta una speciale abilitazione dello Stato. Di ogni violazione del divieto di pubblicazione commessa dalle persone indicate nel comma 1 il pubblico ministero informa l'organo titolare del potere disciplinare” (cioè il relativo Ordine professionale).


 


CONVENZIONE SUI DIRITTI DELL'INFANZIA 1989


PREAMBOLO


Gli Stati parti alla presente Convenzione


Considerando che, in conformità con i principi proclamati nella Carta delle Nazioni Unite, il riconoscimento della dignità inerente a tutti i membri della famiglia umana nonché l’uguaglianza e il carattere inalienabile dei loro diritti sono le fondamenta della libertà, della giustizia e della pace nel mondo,


Tenendo presente che i popoli delle Nazioni Unite hanno ribadito nella Carta la loro fede nei diritti fondamentali dell’uomo e nella dignità e nel valore della persona umana e hanno risolto di favorire il progresso sociale e di instaurare migliori condizioni di vita in una maggiore libertà,


Riconoscendo che le Nazioni Unite nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo e


nei Patti internazionali relativi ai Diritti dell’Uomo hanno proclamato e hanno convenuto


che ciascuno può avvalersi di tutti i diritti e di tutte le libertà che vi sono enunciate, senza


distinzione di sorta in particolare di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di


opinione politica o di ogni altra opinione, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di


nascita o di ogni altra circostanza,


Rammentando che nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo le Nazioni Unite


hanno proclamato che l’infanzia ha diritto a un aiuto e a un'assistenza particolari,


Convinti che la famiglia, unità fondamentale della società e ambiente naturale per la


crescita e il benessere di tutti i suoi membri e in particolare dei fanciulli, deve ricevere la


protezione e l’assistenza di cui necessita per poter svolgere integralmente il suo ruolo nella


collettività,


Riconoscendo che il fanciullo ai fini dello sviluppo armonioso e completo della sua


personalità deve crescere in un ambiente familiare in un clima di felicità, di amore e di


comprensione,


In considerazione del fatto che occorre preparare pienamente il fanciullo ad avere una sua


vita individuale nella società, ed educarlo nello spirito degli ideali proclamati nella Carta


delle Nazioni Unite, in particolare in uno spirito di pace, di dignità, di tolleranza, di libertà,


di uguaglianza e di solidarietà,


Tenendo presente che la necessità di concedere una protezione speciale al fanciullo


è stata enunciata nella Dichiarazione di Ginevra del 1924 sui diritti del fanciullo e nella


Dichiarazione dei Diritti del Fanciullo adottata dall’Assemblea Generale il 20 novembre


1959 e riconosciuta nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, nel Patto


internazionale relativo ai diritti civili e politici | in particolare negli artt. 23 e 24 | nel Patto


internazionale relativo ai diritti economici, sociali e culturali | in particolare all’art. 10 | e


negli Statuti e strumenti pertinenti delle Istituzioni specializzate e delle Organizzazioni


internazionali che si preoccupano del benessere del fanciullo,


Tenendo presente che, come indicato nella Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo il


fanciullo, a causa della sua mancanza di maturità fisica e intellettuale, necessita di una


protezione e di cure particolari, ivi compresa una protezione legale appropriata, sia prima


che dopo la nascita,


Rammentando le disposizioni della Dichiarazione sui principi sociali e giuridici


applicabili alla protezione e al benessere dei fanciulli, considerati soprattutto sotto il


profilo della prassi in materia di adozione e di collocamento familiare a livello nazionale e


internazionale; dell’insieme delle regole minime delle Nazioni Unite relative


all’amministrazione della giustizia minorile (Regole di Pechino) e della Dichiarazione sulla


protezione delle donne e dei fanciulli in periodi di emergenza e di conflitto armato,


Riconoscendo che vi sono in tutti i paesi del mondo fanciulli che vivono in condizioni particolarmente difficili e che è necessario prestare loro una particolare attenzione,


Tenendo debitamente conto dell’importanza delle tradizioni e dei valori culturali di ciascun popolo per la protezione e lo sviluppo armonioso del fanciullo,


Riconoscendo l’importanza della cooperazione internazionale per il miglioramento delle condizioni di vita dei fanciulli in tutti i paesi, in particolare nei paesi in via di sviluppo,


Hanno convenuto quanto segue:


PRIMA PARTE


Articolo 1


Ai sensi della presente Convenzione si intende per fanciullo ogni essere umano avente un’età inferiore a diciott’anni, salvo se abbia raggiunto prima la maturità in virtù della legislazione applicabile.


Articolo 2


1. Gli Stati parti si impegnano a rispettare i diritti enunciati nella presente Convenzione e a garantirli a ogni fanciullo che dipende dalla loro giurisdizione, senza distinzione di sorta e a prescindere da ogni considerazione di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o altra del fanciullo o dei suoi genitori o rappresentanti legali, dalla loro origine nazionale, etnica o sociale, dalla loro situazione finanziaria, dalla loro incapacità, dalla loro nascita o da ogni altra circostanza.


2. Gli Stati parti adottano tutti i provvedimenti appropriati affinché il fanciullo sia effettivamente tutelato contro ogni forma di discriminazione o di sanzione motivate dalla condizione sociale, dalle attività, opinioni professate o convinzioni dei suoi genitori, dei suoi rappresentanti legali o dei suoi familiari.


Articolo 3


In tutte le decisioni relative ai fanciulli, di competenza delle istituzioni pubbliche o


private di assistenza sociale, dei tribunali, delle autorità amministrative o degli organi


legislativi, l’interesse superiore del fanciullo deve essere una considerazione preminente.


2. Gli Stati parti si impegnano ad assicurare al fanciullo la protezione e le cure


necessarie al suo benessere, in considerazione dei diritti e dei doveri dei suoi genitori, dei


suoi tutori o di altre persone che hanno la sua responsabilità legale, e a tal fine essi


adottano tutti i provvedimenti legislativi e amministrativi appropriati.


3. Gli Stati parti vigilano affinché il funzionamento delle istituzioni, servizi e istituti


che hanno la responsabilità dei fanciulli e che provvedono alla loro protezione sia


conforme alle norme stabilite dalle autorità competenti in particolare nell’ambito della


sicurezza e della salute e per quanto riguarda il numero e la competenza del loro personale


nonché l’esistenza di un adeguato controllo.


Articolo 4


Gli Stati parti si impegnano ad adottare tutti i provvedimenti legislativi,


amministrativi e altri, necessari per attuare i diritti riconosciuti dalla presente


Convenzione. Trattandosi di diritti economici, sociali e culturali essi adottano tali


provvedimenti entro i limiti delle risorse di cui dispongono e, se del caso, nell’ambito della


cooperazione internazionale.


Articolo 5


Gli Stati parti rispettano la responsabilità, il diritto e il dovere dei genitori o, se del


caso, dei membri della famiglia allargata o della collettività, come previsto dagli usi locali,


dei tutori o altre persone legalmente responsabili del fanciullo, di dare a quest’ultimo, in


maniera corrispondente allo sviluppo delle sue capacità, l’orientamento e i consigli


adeguati all’esercizio dei diritti che gli sono riconosciuti dalla presente Convenzione.


Articolo 6


1. Gli Stati parti riconoscono che ogni fanciullo ha un diritto inerente alla vita.


2. Gli Stati parti assicurano in tutta la misura del possibile la sopravvivenza e lo sviluppo del fanciullo.


Articolo 7


1. Il fanciullo è registrato immediatamente al momento della sua nascita e da allora ha diritto a un nome, ad acquisire una cittadinanza e, nella misura del possibile, a conoscere i suoi genitori e a essere allevato da essi.


2. Gli Stati parti vigilano affinché questi diritti siano attuati in conformità con la loro legislazione nazionale e con gli obblighi che sono imposti loro dagli strumenti internazionali applicabili in materia, in particolare nei casi in cui, se ciò non fosse fatto, il fanciullo verrebbe a trovarsi apolide.


Articolo 8


1. Gli Stati parti si impegnano a rispettare il diritto del fanciullo a preservare la propria identità, ivi compresa la sua nazionalità, il suo nome e le sue relazioni familiari,così come riconosciute dalla legge, senza ingerenze illegali.


2. Se un fanciullo è illegalmente privato degli elementi costitutivi della sua identità o di alcuni di essi, gli Stati parti devono concedergli adeguata assistenza e protezione affinché la sua identità sia ristabilita il più rapidamente possibile.


Articolo 9


1. Gli Stati parti vigilano affinché il fanciullo non sia separato dai suoi genitori contro la loro volontà a meno che le autorità competenti non decidano, sotto riserva di revisione giudiziaria e conformemente con le leggi di procedura applicabili, che questa separazione è necessaria nell’interesse preminente del fanciullo. Una decisione in questo senso può essere necessaria in taluni casi particolari, ad esempio quando i genitori maltrattino o trascurino il fanciullo, oppure se vivano separati e una decisione debba essere presa riguardo al luogo di residenza del fanciullo.


2. In tutti i casi previsti al paragrafo 1 del presente articolo, tutte le parti interessate devono avere la possibilità di partecipare alle deliberazioni e di far conoscere le loro opinioni.


3. Gli Stati parti rispettano il diritto del fanciullo separato da entrambi i genitori o da uno di essi di intrattenere regolarmente rapporti personali e contatti diretti con entrambi i genitori, a meno che ciò non sia contrario all’interesse preminente del fanciullo.


4. Se la separazione è il risultato di provvedimenti adottati da uno Stato parte, comela detenzione, l’imprigionamento, l’esilio, l’espulsione o la morte (compresa la morte, quale che ne sia la causa, sopravvenuta durante la detenzione) di entrambi i genitori o di uno di essi, o del fanciullo, lo Stato parte fornisce dietro richiesta ai genitori, al fanciullo oppure, se del caso, a un altro membro della famiglia, le informazioni essenziali concernenti il luogo dove si trovano il familiare o i familiari, a meno che la divulgazione di tali informazioni possa mettere a repentaglio il benessere del fanciullo. Gli Stati parti vigilano inoltre affinché la presentazione di tale domanda non comporti di per sé conseguenze pregiudizievoli per la persona o per le persone interessate.


Articolo 10


1. In conformità con l’obbligo che incombe agli Stati parti in virtù del paragrafo 1 dell’art. 9, ogni domanda presentata da un fanciullo o dai suoi genitori in vista di entrare in uno Stato parte o di lasciarlo ai fini di un ricongiungimento familiare sarà considerata con uno spirito positivo, con umanità e diligenza. Gli Stati parti vigilano inoltre affinché la presentazione di tale domanda non comporti conseguenze pregiudizievoli per gli autori della domanda e per i loro familiari.


2. Un fanciullo i cui genitori risiedono in Stati diversi ha diritto a intrattenere rapporti personali e contatti diretti regolari con entrambi i suoi genitori, salve circostanze eccezionali.


A tal fine, e in conformità con l’obbligo incombente agli Stati parti, in virtù del paragrafo 1 dell’art.9, gli Stati parti rispettano il diritto del fanciullo e dei suoi genitori di abbandonare ogni paese, compreso il loro e di fare ritorno nel proprio paese. Il diritto di abbandonare ogni paese può essere regolamentato solo dalle limitazioni stabilite dalla legislazione, necessarie ai fini della protezione della sicurezza interna, dell’ordine pubblico, della salute o della moralità pubbliche, o dei diritti e delle libertà altrui, compatibili con gli altri diritti riconosciuti nella presente Convenzione.


Articolo 11


1. Gli Stati parti adottano provvedimenti per impedire gli spostamenti e i non-ritorni illeciti di fanciulli all’estero.


2. A tal fine, gli Stati parti favoriscono la conclusione di accordi bilaterali o multilaterali oppure l’adesione ad accordi esistenti.


Articolo 12


1. Gli Stati parti garantiscono al fanciullo capace di discernimento il diritto di esprimere liberamente la sua opinione su ogni questione che lo interessa, le opinioni del fanciullo essendo debitamente prese in considerazione tenendo conto della sua età e del suo grado di maturità.


2. A tal fine, si darà in particolare al fanciullo la possibilità di essere ascoltato in ogni procedura giudiziaria o amministrativa che lo concerne, sia direttamente, sia tramite un rappresentante o un organo appropriato, in maniera compatibile con le regole di procedura della legislazione nazionale.


Articolo 13


1. Il fanciullo ha diritto alla libertà di espressione. Questo diritto comprende la libertà di ricercare, di ricevere e di divulgare informazioni e idee di ogni specie,indipendentemente dalle frontiere, sotto forma orale, scritta, stampata o artistica, o con ogni altro mezzo a scelta del fanciullo.2. L’esercizio di questo diritto può essere regolamentato unicamente dalle limitazioni stabilite dalla legge e che sono necessarie:


a) al rispetto dei diritti o della reputazione altrui; oppure


b) alla salvaguardia della sicurezza nazionale, dell’ordine pubblico, della salute o della moralità pubbliche.


Articolo 14


1. Gli Stati parti rispettano il diritto del fanciullo alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione.


2. Gli Stati parti rispettano il diritto e il dovere dei genitori oppure, se del caso, dei tutori legali, di guidare il fanciullo nell’esercizio del summenzionato diritto in maniera che corrisponda allo sviluppo delle sue capacità.


3. La libertà di manifestare la propria religione o convinzioni può essere soggetta unicamente alle limitazioni prescritte dalla legge, necessarie ai fini del mantenimento della sicurezza pubblica, dell’ordine pubblico, della sanità e della moralità pubbliche, oppure delle libertà e diritti fondamentali dell’uomo.


Articolo 15


1. Gli Stati parti riconoscono i diritti del fanciullo alla libertà di associazione e alla libertà di riunirsi pacificamente.


2. L’esercizio di tali diritti può essere oggetto unicamente delle limitazioni stabilite dalla legge, necessarie in una società democratica nell’interesse della sicurezza nazionale, della sicurezza o dell’ordine pubblico, oppure per tutelare la sanità o la moralità pubbliche, o i diritti e le libertà altrui.


Articolo 16


1. Nessun fanciullo sarà oggetto di interferenze arbitrarie o illegali nella sua vita privata, nella sua famiglia, nel suo domicilio o nella sua corrispondenza, e neppure di affronti illegali al suo onore e alla sua reputazione.


2. Il fanciullo ha diritto alla protezione della legge contro tali interferenze o tali affronti.


Articolo 17


Gli Stati parti riconoscono l’importanza della funzione esercitata dai mass media e vigilano affinché il fanciullo possa accedere a una informazione e a materiali provenienti da fonti nazionali e internazionali varie, soprattutto se finalizzati a promuovere il suo


benessere sociale, spirituale e morale nonché la sua salute fisica e mentale. A tal fine, gli Stati parti:


a) incoraggiano i mass media a divulgare informazioni e materiali che hanno una utilità sociale e culturale per il fanciullo e corrispondono allo spirito dell’art. 29;


b) incoraggiano la cooperazione internazionale in vista di produrre, di scambiare e di divulgare informazioni e materiali di questo tipo provenienti da varie fonti culturali, nazionali e internazionali;


c) incoraggiano la produzione e la diffusione di libri per l’infanzia;


d) incoraggiano i mass media a tenere conto in particolar modo delle esigenze linguistiche dei fanciulli autoctoni o appartenenti a un gruppo minoritario;


e) favoriscono l’elaborazione di principi direttivi appropriati destinati a proteggere il fanciullo dalle informazioni e dai materiali che nuocciono al suo benessere in considerazione delle disposizioni degli artt. 13 e 18.


Articolo 18


1. Gli Stati parti faranno del loro meglio per garantire il riconoscimento del principio


secondo il quale entrambi i genitori hanno una responsabilità comune per quanto riguarda


l’educazione del fanciullo e il provvedere al suo sviluppo. La responsabilità di allevare il


fanciullo e di provvedere al suo sviluppo incombe innanzitutto ai genitori oppure, se del


caso, ai suoi tutori legali i quali devono essere guidati principalmente dall’interesse


preminente del fanciullo.


2. Al fine di garantire e di promuovere i diritti enunciati nella presente Convenzione,


gli Stati parti accordano gli aiuti appropriati ai genitori e ai tutori legali nell’esercizio della


responsabilità che incombe loro di allevare il fanciullo e provvedono alla creazione di


istituzioni, istituti e servizi incaricati di vigilare sul benessere del fanciullo.


3. Gli Stati parti adottano ogni appropriato provvedimento per garantire ai fanciulli


i cui genitori lavorano il diritto di beneficiare dei servizi e degli istituti di assistenza


all’infanzia, per i quali essi abbiano i requisiti necessari.


Articolo 19


1. Gli Stati parti adottano ogni misura legislativa, amministrativa, sociale ed


educativa per tutelare il fanciullo contro ogni forma di violenza, di oltraggio o di brutalità


fisiche o mentali, di abbandono o di negligenza, di maltrattamenti o di sfruttamento,


compresa la violenza sessuale, per tutto il tempo in cui è affidato all’uno o all’altro, o a


entrambi, i genitori, al suo tutore legale (o tutori legali), oppure a ogni altra persona che


abbia il suo affidamento.


2. Le suddette misure di protezione comporteranno, in caso di necessità, procedure


efficaci per la creazione di programmi sociali finalizzati a fornire l’appoggio necessario al


fanciullo e a coloro ai quali egli è affidato, nonché per altre forme di prevenzione, e ai fini


dell’individuazione, del rapporto, dell’arbitrato, dell’inchiesta, della trattazione e dei


seguiti da dare ai casi di maltrattamento del fanciullo di cui sopra; esse dovranno altresì


includere, se necessario, procedure di intervento giudiziario.


Articolo 20


1. Ogni fanciullo il quale è temporaneamente o definitivamente privato del suo


ambiente familiare oppure che non può essere lasciato in tale ambiente nel suo proprio


interesse, ha diritto a una protezione e ad aiuti speciali dello Stato.


2. Gli Stati parti prevedono per questo fanciullo una protezione sostitutiva, in


conformità con la loro legislazione nazionale.


3. Tale protezione sostitutiva può in particolare concretizzarsi per mezzo


dell'affidamento familiare, della kafalah di diritto islamico, dell’adozione o, in caso di


necessità, del collocamento in adeguati istituti per l’infanzia. Nell’effettuare una selezione


tra queste soluzioni si terrà debitamente conto della necessità di una certa continuità


nell’educazione del fanciullo, nonché della sua origine etnica, religiosa, culturale e


linguistica.


Articolo 21


Gli Stati parti che ammettono e/o autorizzano l’adozione si accertano che l’interesse


superiore del fanciullo sia la considerazione fondamentale in materia e:


a) vigilano affinché l’adozione di un fanciullo sia autorizzata solo dalle autorità


competenti le quali verificano, in conformità con la legge e con le procedure applicabili e in


base a tutte le informazioni affidabili relative al caso in esame, che l’adozione può essere


effettuata in considerazione della situazione del bambino in rapporto al padre e alla madre,


genitori e tutori legali e che, ove fosse necessario, le persone interessate hanno dato il loro


consenso all’adozione in cognizione di causa, dopo aver acquisito i pareri necessari;


b) riconoscono che l’adozione all’estero può essere presa in considerazione come un


altro mezzo per garantire le cure necessarie al fanciullo, qualora quest’ultimo non possa


essere affidato a una famiglia affidataria o adottiva oppure essere allevato in maniera


adeguata nel paese d'origine;


c) vigilano, in caso di adozione all’estero, affinché il fanciullo abbia il beneficio di


garanzie e di norme equivalenti a quelle esistenti per le adozioni nazionali;


d) adottano ogni adeguata misura per vigilare affinché, in caso di adozione


all’estero, il collocamento del fanciullo non diventi fonte di profitto materiale indebito per


le persone che ne sono responsabili;


e) perseguono le finalità del presente articolo stipulando accordi o intese bilaterali o


multilaterali a seconda dei casi, e si sforzano in questo contesto di vigilare affinché le


sistemazioni di fanciulli all’estero siano effettuate dalle autorità o dagli organi competenti.


Articolo 22


1. Gli Stati parti adottano misure adeguate affinché il fanciullo il quale cerca di


ottenere lo statuto di rifugiato, oppure è considerato come rifugiato ai sensi delle regole e


delle procedure del diritto internazionale o nazionale applicabile, solo o accompagnato dal


padre o dalla madre o da ogni altra persona, possa beneficiare della protezione e della


assistenza umanitaria necessarie per consentirgli di usufruire dei diritti che gli sono


riconosciuti della presente Convenzione e dagli altri strumenti internazionali relativi ai


diritti dell’uomo o di natura umanitaria di cui detti Stati sono parti.


2. A tal fine, gli Stati parti collaborano, nelle forme giudicate necessarie, a tutti gli


sforzi compiuti dall’Organizzazione delle Nazioni Unite e dalle altre organizzazioni


intergovernative o non governative competenti che collaborano con l’Organizzazione delle


Nazioni Unite, per proteggere e aiutare i fanciulli che si trovano in tale situazione e per


ricercare i genitori o altri familiari di ogni fanciullo rifugiato al fine di ottenere le


informazioni necessarie per ricongiungerlo alla sua famiglia. Se il padre, la madre o ogni


altro familiare sono irreperibili, al fanciullo sarà concessa, secondo i principi enunciati


nella presente Convenzione, la stessa protezione di quella di ogni altro fanciullo


definitivamente oppure temporaneamente privato del suo ambiente familiare per


qualunque motivo.


Articolo 23


1. Gli Stati parti riconoscono che i fanciulli mentalmente o fisicamente handicappati


devono condurre una vita piena e decente, in condizioni che garantiscano la loro dignità,


favoriscano la loro autonomia e agevolino una loro attiva partecipazione alla vita della


comunità.


2. Gli Stati parti riconoscono il diritto dei fanciulli handicappati di beneficiare di


cure speciali e incoraggiano e garantiscono, in considerazione delle risorse disponibili, la


concessione, dietro richiesta, ai fanciulli handicappati in possesso dei requisiti richiesti, e a


coloro i quali ne hanno la custodia, di un aiuto adeguato alle condizioni del fanciullo e alla


situazione dei suoi genitori o di coloro ai quali egli è affidato.


3. In considerazione delle particolari esigenze dei minori handicappati, l’aiuto


fornito in conformità con il paragrafo 2 del presente articolo è gratuito ogni qualvolta ciò


sia possibile, tenendo conto delle risorse finanziarie dei loro genitori o di coloro ai quali il


minore è affidato. Tale aiuto è concepito in modo tale che i minori handicappati abbiano


effettivamente accesso alla educazione, alla formazione, alle cure sanitarie, alla


riabilitazione, alla preparazione al lavoro e alle attività ricreative e possano beneficiare di


questi servizi in maniera atta a concretizzare la più completa integrazione sociale e il loro


sviluppo personale, anche nell’ambito culturale e spirituale.


4. In uno spirito di cooperazione internazionale, gli Stati parti favoriscono lo


scambio di informazioni pertinenti nel settore delle cure sanitarie preventive e del


trattamento medico, psicologico e funzionale dei minori handicappati, anche mediante la


divulgazione di informazioni concernenti i metodi di riabilitazione e i servizi di formazione


professionale, nonché l’accesso a tali dati, in vista di consentire agli Stati parti di


migliorare le proprie capacità e competenze e di allargare la loro esperienza in tali settori.


A tal riguardo, si terrà conto in particolare delle necessità dei paesi in via di sviluppo.


Articolo 24


1. Gli Stati parti riconoscono il diritto del minore di godere del miglior stato di salute


possibile e di beneficiare di servizi medici e di riabilitazione. Essi si sforzano di garantire


che nessun minore sia privato del diritto di avere accesso a tali servizi.


2. Gli Stati parti si sforzano di garantire l’attuazione integrale del summenzionato


diritto e in particolare adottano ogni adeguato provvedimento per:


a) diminuire la mortalità tra i bambini lattanti e i fanciulli;


b) assicurare a tutti i minori l’assistenza medica e le cure sanitarie necessarie, con


particolare attenzione per lo sviluppo delle cure sanitarie primarie;


c) lottare contro la malattia e la malnutrizione, anche nell’ambito delle cure


sanitarie primarie, in particolare mediante l’utilizzazione di tecniche agevolmente


disponibili e la fornitura di alimenti nutritivi e di acqua potabile, tenendo conto dei pericoli


e dei rischi di inquinamento dell’ambiente naturale;


d) garantire alle madri adeguate cure prenatali e postnatali;


e) fare in modo che tutti i gruppi della società, in particolare i genitori e i minori,


ricevano informazioni sulla salute e sulla nutrizione del minore, sui vantaggi


dell’allattamento al seno, sull’igiene e sulla salubrità dell’ambiente e sulla prevenzione


degli incidenti e beneficino di un aiuto che consenta loro di mettere in pratica tali


informazioni;


f) sviluppare le cure sanitarie preventive, i consigli ai genitori e l’educazione e i


servizi in materia di pianificazione familiare.


3. Gli Stati parti adottano ogni misura efficace atta ad abolire le pratiche tradizionali


pregiudizievoli per la salute dei minori.


4. Gli Stati parti si impegnano a favorire e incoraggiare la cooperazione


internazionale in vista di ottenere gradualmente una completa attuazione del diritto


riconosciuto nel presente articolo. A tal fine saranno tenute in particolare considerazione le


necessità dei paesi in via di sviluppo.


Articolo 25


Gli Stati parti riconoscono al fanciullo che è stato collocato dalla autorità


competente al fine di ricevere cure, una protezione oppure una terapia fisica o mentale, il


diritto a una verifica periodica di detta terapia e di ogni altra circostanza relativa alla sua


collocazione.


Articolo 26


1. Gli Stati parti riconoscono a ogni fanciullo il diritto di beneficiare della sicurezza


sociale, compresa la previdenza sociale, e adottano le misure necessarie per garantire una


completa attuazione di questo diritto in conformità con la loro legislazione nazionale.


2. Le prestazioni, se necessarie, dovranno essere concesse in considerazione delle


risorse e della situazione del minore e delle persone responsabili del suo mantenimento e


tenendo conto di ogni altra considerazione relativa a una domanda di prestazione


effettuata dal fanciullo o per suo conto.


Articolo 27


1. Gli Stati parti riconoscono il diritto di ogni fanciullo a un livello di vita sufficiente


per consentire il suo sviluppo fisico, mentale, spirituale, morale e sociale.


2. Spetta ai genitori o ad altre persone che hanno l'affidamento del fanciullo la


responsabilità fondamentale di assicurare, entro i limiti delle loro possibilità e dei loro


mezzi finanziari, le condizioni di vita necessarie allo sviluppo del fanciullo.


3. Gli Stati parti adottano adeguati provvedimenti, in considerazione delle


condizioni nazionali e compatibilmente con i loro mezzi, per aiutare i genitori e altre


persone aventi la custodia del fanciullo ad attuare questo diritto e offrono, se del caso,


un'assistenza materiale e programmi di sostegno, in particolare per quanto riguarda


l’alimentazione, il vestiario e l’alloggio.


4. Gli Stati parti adottano ogni adeguato provvedimento al fine di garantire il


mantenimento del fanciullo da parte dei suoi genitori o altre persone aventi una


responsabilità finanziaria nei suoi confronti, sul loro territorio o all’estero. In particolare,


per tener conto dei casi in cui la persona che ha una responsabilità finanziaria nei confronti


del fanciullo vive in uno Stato diverso da quello del fanciullo, gli Stati parti favoriscono


l'adesione ad accordi internazionali oppure la conclusione di tali accordi, nonché


l’adozione di ogni altra intesa appropriata.


Articolo 28


1. Gli Stati parti riconoscono il diritto del fanciullo all'educazione, e in particolare, al


fine di garantire l’esercizio di tale diritto in misura sempre maggiore e in base


all’uguaglianza delle possibilità:


a) rendono l'insegnamento primario obbligatorio e gratuito per tutti;


b) incoraggiano l’organizzazione di varie forme di insegnamento secondario sia


generale che professionale, che saranno aperte e accessibili a ogni fanciullo, e adottano


misure adeguate come la gratuità dell’insegnamento e l’offerta di una sovvenzione


finanziaria in caso di necessità;


c) garantiscono a tutti l’accesso all’insegnamento superiore con ogni mezzo


appropriato, in funzione delle capacità di ognuno;


d) fanno in modo che l’informazione e l’orientamento scolastico e professionale


siano aperte e accessibili a ogni fanciullo;


e) adottano misure per promuovere la regolarità della frequenza scolastica e la


diminuzione del tasso di abbandono della scuola.


2. Gli Stati parti adottano ogni adeguato provvedimento per vigilare affinché la


disciplina scolastica sia applicata in maniera compatibile con la dignità del fanciullo in


quanto essere umano e in conformità con la presente Convenzione.


3. Gli Stati parti favoriscono e incoraggiano la cooperazione internazionale nel


settore dell’educazione, in vista soprattutto di contribuire a eliminare l’ignoranza e


l’analfabetismo nel mondo e facilitare l’accesso alle conoscenze scientifiche e tecniche e ai


metodi di insegnamento moderni. A tal fine, si tiene conto in particolare delle necessità dei


paesi in via di sviluppo.


Articolo 29


1. Gli Stati parti convengono che l’educazione del fanciullo deve avere come finalità:


a) favorire lo sviluppo della personalità del fanciullo nonché lo sviluppo delle sue


facoltà e delle sue attitudini mentali e fisiche, in tutta la loro potenzialità;


b) sviluppare nel fanciullo il rispetto dei diritti dell’uomo e delle libertà


fondamentali e dei principi consacrati nella Carta delle Nazioni Unite;


c) sviluppare nel fanciullo il rispetto dei suoi genitori, della sua identità, della sua


lingua e dei suoi valori culturali, nonché il rispetto dei valori nazionali del paese nel quale


vive, del paese di cui può essere originario e delle civiltà diverse dalla sua;


d) preparare il fanciullo ad assumere le responsabilità della vita in una società


libera, in uno spirito di comprensione, di pace, di tolleranza, di uguaglianza tra i sessi e di


amicizia tra tutti i popoli e gruppi etnici, nazionali e religiosi e delle persone di origine


autoctona;


e) sviluppare nel fanciullo il rispetto dell’ambiente naturale.


2. Nessuna disposizione del presente articolo o dell’art.28 sarà interpretata in


maniera da nuocere alla libertà delle persone fisiche o morali di creare e di dirigere


istituzioni didattiche, a condizione che i principi enunciati al paragrafo 1 del presente


articolo siano rispettati e che l’educazione impartita in tali istituzioni sia conforme alle


norme minime prescritte dallo Stato.


Articolo 30


Negli Stati in cui esistono minoranze etniche, religiose o linguistiche oppure persone


di origine autoctona, un fanciullo autoctono o che appartiene a una di tali minoranze non


può essere privato del diritto di avere una propria vita culturale, di professare e di praticare


la propria religione o di far uso della propria lingua insieme agli altri membri del suo


gruppo.


Articolo 31


1. Gli Stati parti riconoscono al fanciullo il diritto al riposo e al tempo libero, a


dedicarsi al gioco e ad attività ricreative proprie della sua età e a partecipare liberamente


alla vita culturale ed artistica.


2. Gli Stati parti rispettano e favoriscono il diritto del fanciullo di partecipare


pienamente alla vita culturale e artistica e incoraggiano l’organizzazione, in condizioni di


uguaglianza, di mezzi appropriati di divertimento e di attività ricreative, artistiche e


culturali.


Articolo 32


1. Gli Stati parti riconoscono il diritto del fanciullo di essere protetto contro lo


sfruttamento economico e di non essere costretto ad alcun lavoro che comporti rischi o sia


suscettibile di porre a repentaglio la sua educazione o di nuocere alla sua salute o al suo


sviluppo fisico, mentale, spirituale, morale o sociale.


2. Gli Stati parti adottano misure legislative, amministrative, sociali ed educative per


garantire l’applicazione del presente articolo. A tal fine, e in considerazione delle


disposizioni pertinenti degli altri strumenti internazionali, gli Stati parti, in particolare:


a) stabiliscono un’età minima oppure età minime di ammissione all’impiego;


b) prevedono un’adeguata regolamentazione degli orari di lavoro e delle condizioni


d’impiego;


c) prevedono pene o altre sanzioni appropriate per garantire l’attuazione effettiva


del presente articolo;


Articolo 33


Gli Stati parti adottano ogni adeguata misura, comprese misure legislative,


amministrative, sociali ed educative per proteggere i fanciulli contro l’uso illecito di


stupefacenti e di sostanze psicotrope, così come definite dalle Convenzioni internazionali


pertinenti e per impedire che siano utilizzati fanciulli per la produzione e il traffico illecito


di queste sostanze.


Articolo 34


Gli Stati parti si impegnano a proteggere il fanciullo contro ogni forma di


sfruttamento sessuale e di violenza sessuale. A tal fine, gli Stati adottano in particolare ogni


adeguata misura a livello nazionale, bilaterale e multilaterale per impedire:


a) che dei fanciulli siano incitati o costretti a dedicarsi a una attività sessuale


illegale;


b) che dei fanciulli siano sfruttati a fini di prostituzione o di altre pratiche sessuali


illegali;


c) che dei fanciulli siano sfruttati ai fini della produzione di spettacoli o di materiale


a carattere pornografico.


Articolo 35


Gli Stati parti adottano ogni adeguato provvedimento a livello nazionale, bilaterale e


multilaterale per impedire il rapimento, la vendita o la tratta di fanciulli per qualunque


fine e sotto qualsiasi forma.


Articolo 36


Gli Stati parti proteggono il fanciullo contro ogni altra forma di sfruttamento


pregiudizievole al suo benessere in ogni suo aspetto.


Articolo 37


Gli Stati parti vigilano affinché:


a) nessun fanciullo sia sottoposto a tortura o a pene o trattamenti crudeli, inumani o


degradanti. Né la pena capitale né l’imprigionamento a vita senza possibilità di rilascio


devono essere decretati per reati commessi da persone di età inferiore a diciotto anni;


b) nessun fanciullo sia privato di libertà in maniera illegale o arbitraria. L’arresto, la


detenzione o l’imprigionamento di un fanciullo devono essere effettuati in conformità con


la legge, costituire un provvedimento di ultima risorsa e avere la durata più breve possibile;


c) ogni fanciullo privato di libertà sia trattato con umanità e con il rispetto dovuto


alla dignità della persona umana e in maniera da tener conto delle esigenze delle persone


della sua età. In particolare, ogni fanciullo privato di libertà sarà separato dagli adulti, a


meno che si ritenga preferibile di non farlo nell’interesse preminente del fanciullo, ed egli


avrà diritto di rimanere in contatto con la sua famiglia per mezzo di corrispondenza e di


visite, tranne che in circostanze eccezionali;


d) i fanciulli privati di libertà abbiano diritto ad avere rapidamente accesso a


un’assistenza giuridica o a ogni altra assistenza adeguata, nonché il diritto di contestare la


legalità della loro privazione di libertà dinanzi un Tribunale o altra autorità competente,


indipendente e imparziale, e una decisione sollecita sia adottata in materia.


Articolo 38


1. Gli Stati parti si impegnano a rispettare e a far rispettare le regole del diritto


umanitario internazionale loro applicabili in caso di conflitto armato, e la cui protezione si


estende ai fanciulli.


2. Gli Stati parti adottano ogni misura possibile a livello pratico per vigilare che le


persone che non hanno raggiunto l’età di quindici anni non partecipino direttamente alle


ostilità.


3. Gli Stati parti si astengono dall’arruolare nelle loro forze armate ogni persona che


non ha raggiunto l’età di quindici anni. Nel reclutare persone aventi più di quindici anni


ma meno di diciotto anni, gli Stati parti si sforzano di arruolare con precedenza i più


anziani.


4. In conformità con l’obbligo che spetta loro in virtù del diritto umanitario


internazionale di proteggere la popolazione civile in caso di conflitto armato, gli Stati parti


adottano ogni misura possibile a livello pratico affinché i fanciulli coinvolti in un conflitto


armato possano beneficiare di cure e di protezione.


Articolo 39


Gli Stati parti adottano ogni adeguato provvedimento per agevolare il recupero


fisico e psicologico e il reinserimento sociale di ogni fanciullo vittima di ogni forma di


negligenza, di sfruttamento o di maltrattamenti; di torture o di ogni altra forma di pene o


di trattamenti crudeli, inumani o degradanti, o di un conflitto armato. Tale recupero e


reinserimento devono svolgersi in condizioni tali da favorire la salute, il rispetto della


propria persona e la dignità del fanciullo.


Articolo 40


1. Gli Stati parti riconoscono a ogni fanciullo sospettato, accusato o riconosciuto


colpevole di reato penale il diritto a un trattamento tale da favorire il suo senso della


dignità e del valore personale, che rafforzi il suo rispetto per i diritti dell’uomo e le libertà


fondamentali e che tenga conto della sua età nonché della necessità di facilitare il suo


reinserimento nella società e di fargli svolgere un ruolo costruttivo in seno a quest’ultima.


2. A tal fine, e tenendo conto delle disposizioni pertinenti degli strumenti


internazionali, gli Stati parti vigilano in particolare:


a) affinché nessun fanciullo sia sospettato, accusato o riconosciuto colpevole di reato


penale a causa di azioni o di omissioni che non erano vietate dalla legislazione nazionale o


internazionale nel momento in cui furono commesse;


b) affinché ogni fanciullo sospettato o accusato di reato penale abbia almeno diritto


alle seguenti garanzie:


I - di essere ritenuto innocente fino a quando la sua colpevolezza non sia stata


legalmente stabilita;


II - di essere informato il prima possibile e direttamente, oppure, se del caso,


tramite i suoi genitori o rappresentanti legali, delle accuse portate contro di lui, e di


beneficiare di un’assistenza legale o di ogni altra assistenza appropriata per la


preparazione e la presentazione della sua difesa;


III - che il suo caso sia giudicato senza indugio da un’autorità o istanza giudiziaria


competenti, indipendenti e imparziali per mezzo di un procedimento equo ai sensi di legge


in presenza del suo legale o di altra assistenza appropriata, nonché in presenza dei suoi


genitori o rappresentanti legali a meno che ciò non sia ritenuto contrario all’interesse


preminente del fanciullo a causa in particolare della sua età o della sua situazione;


IV - di non essere costretto a rendere testimonianza o dichiararsi colpevole; di


interrogare o far interrogare i testimoni a carico e di ottenere la comparsa e l’interrogatorio


dei testimoni a suo discarico a condizioni di parità;


V - qualora venga riconosciuto che ha commesso reato penale, poter ricorrere contro


questa decisione e ogni altra misura decisa di conseguenza dinanzi a un'autorità o istanza


giudiziaria superiore competente, indipendente e imparziale, in conformità con la legge;


VI - di essere assistito gratuitamente da un interprete se non comprende o non parla


la lingua utilizzata;


VII - che la sua vita privata sia pienamente rispettata in tutte le fasi della procedura.


3. Gli Stati parti si sforzano di promuovere l’adozione di leggi, di procedure, la


costituzione di autorità e di istituzioni destinate specificamente ai fanciulli sospettati,


accusati o riconosciuti colpevoli di aver commesso reato, e in particolar modo:


a) di stabilire un’età minima al di sotto della quale si presume che i fanciulli non


abbiano la capacità di commettere reato;


b) di adottare provvedimenti ogni qualvolta ciò sia possibile e auspicabile per


trattare questi fanciulli senza ricorrere a procedure giudiziarie rimanendo tuttavia inteso


che i diritti dell’uomo e le garanzie legali debbono essere integralmente rispettate.


4. Sarà prevista tutta una gamma di disposizioni concernenti in particolar modo le


cure, l’orientamento, la supervisione, i consigli, la libertà condizionata, il collocamento in


famiglia, i programmi di formazione generale e professionale, nonché soluzioni alternative


all’assistenza istituzionale, in vista di assicurare ai fanciulli un trattamento conforme al


loro benessere e proporzionato sia alla loro situazione che al reato.


Articolo 41


Nessuna delle disposizioni della presente Convenzione pregiudica disposizioni più


propizie all’attuazione dei diritti del fanciullo che possano figurare:


a) nella legislazione di uno Stato parte; oppure


b) nel diritto internazionale in vigore per questo Stato.


SECONDA PARTE


Articolo 42


Gli Stati parti si impegnano a far largamente conoscere i principi e le disposizioni


della presente Convenzione, con mezzi attivi e adeguati sia agli adulti che ai fanciulli.


Articolo 43


1. Al fine di esaminare i progressi compiuti dagli Stati parti nell’esecuzione degli


obblighi da essi contratti in base alla presente Convenzione, è istituito un Comitato dei


Diritti del Fanciullo che adempie alle funzioni definite in appresso.


2. Il Comitato si compone di dieci esperti di alta moralità e in possesso di una


competenza riconosciuta nel settore oggetto della presente Convenzione. I suoi membri


sono eletti dagli Stati parti tra i loro cittadini e partecipano a titolo personale, secondo il


criterio di un’equa ripartizione geografica e in considerazione dei principali ordinamenti


giuridici.


3. I membri del Comitato sono eletti a scrutinio segreto su una lista di persone


designate dagli Stati parti. Ciascuno Stato parte può designare un candidato tra i suoi


cittadini.


4. La prima elezione avrà luogo entro sei mesi a decorrere dalla data di entrata in


vigore della presente Convenzione. Successivamente si svolgeranno elezioni ogni due anni.


Almeno quattro mesi prima della data di ogni elezione il Segretario Generale


dell’Organizzazione delle Nazioni Unite inviterà per iscritto gli Stati parti a proporre i loro


candidati entro un termine di due mesi. Quindi il Segretario generale stabilirà l’elenco


alfabetico dei candidati in tal modo designati, con l’indicazione degli Stati parti che li


hanno designati, e sottoporrà tale elenco agli Stati parti alla presente Convenzione.


5. Le elezioni avranno luogo in occasione delle riunioni degli Stati parti, convocate


dal Segretario Generale presso la Sede dell’Organizzazione delle Nazioni Unite. In queste


riunioni per le quali il numero legale sarà rappresentato da due terzi degli Stati parti, i


candidati eletti al Comitato sono quelli che ottengono il maggior numero di voti, nonché la


maggioranza assoluta degli Stati parti presenti e votanti.


6. I membri del Comitato sono eletti per quattro anni. Essi sono rieleggibili se la loro


candidatura è ripresentata. Il mandato di cinque dei membri eletti nella prima elezione


scade alla fine di un periodo di due anni; i nomi di tali cinque membri saranno estratti a


sorte dal presidente della riunione immediatamente dopo la prima elezione.


7. In caso di decesso o di dimissioni di un membro del Comitato oppure se, per


qualsiasi altro motivo, un membro dichiara di non poter più esercitare le sue funzioni in


seno al Comitato, lo Stato parte che aveva presentato la sua candidatura nomina un altro


esperto tra i suoi cittadini per coprire il seggio resosi vacante fino alla scadenza del


mandato corrispondente, sotto riserva dell’approvazione del Comitato.


8. Il Comitato adotta il suo regolamento interno.


9. Il Comitato elegge il suo Ufficio per un periodo di due anni.


10. Le riunioni del Comitato si svolgono normalmente presso la Sede della


Organizzazione delle Nazioni Unite, oppure in ogni altro luogo appropriato determinato


dal Comitato. Il Comitato si riunisce di regola ogni anno. La durata delle sue sessioni è


determinata e se necessario modificata da una riunione degli Stati parti alla presente


Convenzione, sotto riserva dell’approvazione dell’Assemblea Generale.


11. Il Segretario Generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite mette a


disposizione del Comitato il personale e le strutture di cui quest’ultimo necessita per


adempiere con efficacia alle sue mansioni in base alla presente Convenzione.


12. I membri del Comitato istituito in base alla presente Convenzione ricevono, con


l’approvazione dell’Assemblea Generale, emolumenti prelevati sulle risorse


dell’Organizzazione delle Nazioni Unite alle condizioni e secondo le modalità stabilite


dall’Assemblea Generale.


Articolo 44


1. Gli Stati parti si impegnano a sottoporre al Comitato, tramite il Segretario


Generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, rapporti sui provvedimenti che essi


avranno adottato per dare effetto ai diritti riconosciuti nella presente Convenzione e sui


progressi realizzati per il godimento di tali diritti:


a) entro due anni a decorrere dalla data dell’entrata in vigore della presente


Convenzione per gli Stati parti interessati;


b) in seguito, ogni cinque anni.


2. I rapporti compilati in applicazione del presente articolo debbono se del caso


indicare i fattori e le difficoltà che impediscono agli Stati parti di adempiere agli obblighi


previsti nella presente Convenzione. Essi debbono altresì contenere informazioni


sufficienti a fornire al Comitato una comprensione dettagliata dell’applicazione della


Convenzione nel paese in esame.


3. Gli Stati parti che hanno presentato al Comitato un rapporto iniziale completo


non sono tenuti a ripetere nei rapporti che sottoporranno successivamente | in conformità


con il capoverso b) del paragrafo 1 del presente articolo | le informazioni di base in


precedenza fornite.


4. Il Comitato può chiedere agli Stati parti ogni informazione complementare


relativa all’applicazione della Convenzione.


5. Il Comitato sottopone ogni due anni all’Assemblea generale, tramite il Consiglio


Economico e Sociale, un rapporto sulle attività del Comitato.


6. Gli Stati parti fanno in modo che i loro rapporti abbiano una vasta diffusione nei


loro paesi.


Articolo 45


Al fine di promuovere l’attuazione effettiva della Convenzione e incoraggiare la


cooperazione internazionale nel settore oggetto della Convenzione:


a) le Istituzioni specializzate, il Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia e altri


organi delle Nazioni Unite hanno diritto di farsi rappresentare nell’esame dell’attuazione di


quelle disposizioni della presente Convenzione che rientrano nell’ambito del loro mandato.


Il Comitato può invitare le Istituzioni Specializzate, il Fondo delle Nazioni Unite per


l’Infanzia e ogni altro organismo competente che riterrà appropriato, a dare pareri


specializzati sull’attuazione della Convenzione in settori di competenza dei loro rispettivi


mandati. Il Comitato può invitare le Istituzioni Specializzate, il Fondo delle Nazioni Unite


per l’Infanzia e altri organi delle Nazioni Unite a sottoporgli rapporti sull’attuazione della


Convenzione in settori che rientrano nell’ambito delle loro attività;


b) il Comitato trasmette, se lo ritiene necessario, alle Istituzioni Specializzate, al


Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia e agli altri Organismi competenti ogni rapporto


degli Stati parti contenente una richiesta di consigli tecnici o di assistenza tecnica, o che


indichi una necessità in tal senso, accompagnato da eventuali osservazioni e proposte del


Comitato concernenti tale richiesta o indicazione;


c) il Comitato può raccomandare all’Assemblea generale di chiedere al Segretario


Generale di procedere, per conto del Comitato, a studi su questioni specifiche attinenti ai


diritti del fanciullo;


d) il Comitato può fare suggerimenti e raccomandazioni generali in base alle


informazioni ricevute in applicazione degli artt.44 e 45 della presente Convenzione. Questi


suggerimenti e raccomandazioni generali sono trasmessi a ogni Stato parte interessato e


sottoposti all’Assemblea Generale insieme a eventuali osservazioni degli Stati parti.


TERZA PARTE


Articolo 46


La presente Convenzione è aperta alla firma di tutti gli Stati.


Articolo 47


La presente Convenzione è soggetta a ratifica. Gli strumenti di ratifica saranno


depositati presso il Segretario Generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite.


Articolo 48


La presente Convenzione rimarrà aperta all’adesione di ogni Stato. Gli strumenti di


adesione saranno depositati presso il Segretario Generale della Organizzazione delle


Nazioni Unite.


Articolo 49


1. La presente Convenzione entrerà in vigore il trentesimo giorno successivo alla


data del deposito presso il Segretario Generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite del


ventesimo strumento di ratifica o di adesione.


2. Per ciascuno degli Stati che ratificheranno la presente Convenzione o che vi


aderiranno dopo il deposito del ventesimo strumento di ratifica o di adesione la


Convenzione entrerà in vigore il trentesimo giorno successivo al deposito da parte di


questo Stato del suo strumento di ratifica o di adesione.


Articolo 50


1. Ogni Stato parte può proporre un emendamento e depositarne il testo presso il


Segretario Generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite. Il Segretario Generale


comunica quindi la proposta di emendamento agli Stati parti, con la richiesta di far sapere


se siano favorevoli a una Conferenza degli Stati parti al fine dell’esame delle proposte e


della loro votazione. Se, entro quattro mesi a decorrere dalla data di questa comunicazione,


almeno un terzo degli Stati parti si pronuncia a favore di tale Conferenza, il Segretario


Generale convoca la Conferenza sotto gli auspici dell’Organizzazione delle Nazioni Unite.


Ogni emendamento adottato da una maggioranza degli Stati parti presenti e votanti alla


Conferenza è sottoposto per approvazione all’Assemblea Generale.


2. Ogni emendamento adottato in conformità con le disposizioni del paragrafo 1 del


presente articolo entra in vigore dopo essere stato approvato dall’Assemblea Generale delle


Nazioni Unite e accettato da una maggioranza di due terzi degli Stati parti.


3. Quando un emendamento entra in vigore esso ha valore obbligatorio per gli Stati


parti che lo hanno accettato, gli altri Stati parti rimanendo vincolati dalle disposizioni della


presente Convenzione e da tutti gli emendamenti precedenti da essi accettati.


Articolo 51


1. Il Segretario Generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite riceverà e


comunicherà a tutti gli Stati il testo delle riserve che saranno state formulate dagli Stati


all’atto della ratifica o dell’adesione.


2. Non sono autorizzate riserve incompatibili con l’oggetto e le finalità della presente


Convenzione.


3. Le riserve possono essere ritirate in ogni tempo per mezzo di notifica indirizzata


in tal senso al Segretario Generale delle Nazioni Unite il quale ne informerà quindi tutti gli


Stati. Tale notifica avrà effetto alla data in cui è ricevuta dal Segretario Generale.


Articolo 52


Ogni Stato parte può denunciare la presente Convenzione per mezzo di notifica


scritta indirizzata al Segretario Generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite. La


denuncia avrà effetto un anno dopo la data di ricezione della notifica da parte del


Segretario Generale.


Articolo 53


Il Segretario Generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite è designato come


depositario della presente Convenzione.


Articolo 54


L’originale della presente Convenzione, i cui testi in lingua araba, cinese, francese,


inglese, russa e spagnola fanno ugualmente fede, sarà depositato presso il Segretario


Generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite.



 





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