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Lavoce.info del 10.03.2009
IL TG AL TEMPO
DI BERLUSCONI

di Riccardo Puglisi

Uno studio costruisce un indice della posizione ideologica dei telegiornali Rai e Mediaset utilizzando i dati sulla presenza dei politici in video, in particolare della loro voce. Da gennaio 2001 a settembre 2007, i telegiornali Mediaset hanno dedicato significativamente più spazio al centrodestra, anche quando al governo era il centrosinistra. Il Tg1 si allinea con qualche ritardo al colore politico della maggioranza. In mano agli spettatori resta l'arma del telecomando: è notevole il passaggio da Tg5 a Tg1 e da questo al Tg3 dopo il 2001.


 


La ricerca di episodi singoli che mostrino la collocazione ideologica di un dato giornale o telegiornale è un’attività emotivamente e intellettualmente interessante, ma non permette di raggiungere conclusioni ferme, in quanto è sempre possibile trovare episodi di segno opposto, ed è difficile dare un peso relativo ai diversi casi. Una metodologia più promettente consiste invece nel costruire indici quantitativi della posizione ideologica dei media, che siano basati sulla classificazione sistematica di un largo numero di notizie e siano replicabili da parte di altri ricercatori.


La disponibilità di indici quantitativi permette di analizzare in maniera più precisa le determinanti stesse della posizione politica dei mass media, e in particolare il ruolo giocato dal lato della domanda e dell’offerta. Si confrontano qui due ipotesi diverse: da una parte il signor X, proprietario del quotidiano A, potrebbe inserire contenuti progressisti al solo fine di assecondare le tendenze progressiste dei propri lettori. Dall’altra parte il signor X, proprietario con simpatie progressiste del giornale B, potrebbe spostarne il contenuto a sinistra, al fine di persuadere i propri lettori a votare candidati progressisti.


 


LA “BELLEZZA” STATISTICA DEL CASO ITALIANO


Dal punto di vista statistico, la “bellezza” del caso delle televisioni italiane dipende da due fatti, i quali aiutano a distinguere le ipotesi di cui sopra:


1)      in un regime di sostanziale duopolio, i canali Mediaset sono controllati dall’uomo politico Berlusconi;


2)      il controllo del Tg1 si allinea con qualche ritardo al colore politico della maggioranza di governo.


In un recentissimo working paper Nber, Ruben Durante e Brian Knight della Brown University utilizzano i dati sulla presenza dei politici sui telegiornali Rai e Mediaset (dal gennaio 2001 al settembre 2007) per costruire un indice della posizione ideologica di questi. (1) L’idea è di focalizzarsi sul cosiddetto “tempo parlato”, cioè i minuti in cui viene trasmessa la voce di un dato uomo politico.


Durante e Knight misurano la posizione ideologica di un dato Tg in un dato mese calcolando la percentuale di tempo parlato assegnato a politici del centrodestra, rispetto al totale mensile concesso ai politici di entrambi gli schieramenti.


I due studiosi mostrano come, in proporzione, i canali Mediaset dedichino significativamente più spazio ai politici del centrodestra. La tendenza è molto pronunciata per il Tg4 e Studio Aperto, che addirittura dedicano in media più spazio al centrodestra anche quando il centrosinistra è al governo, ma è evidente anche per il Tg5 che dedica in media molto più spazio alla maggioranza – e in particolare al presidente del Consiglio – quando il centrodestra è al governo. Lo stesso non si riscontra invece per i canali Rai. (2)


 


Si vedano a questo proposito i grafici tratti dal lavoro di Durante e Knight e riportati qui sotto.


Legenda: separatamente per i diversi Tg Mediaset e i Tg Rai, le figure mostrano la percentuale di tempo parlato dedicato agli esponenti della maggioranza e agli esponenti dell’opposizione. B1 sta per il Tg5, B2 per Studio Aperto, B3 per il Tg4. P1, P2, P3 corrispondono a Tg1, T2 e Tg3.


Fonte: Figura 2, Durante e Knight [2009]


 


Gli autori si concentrano dunque sul caso del Tg1, il cui direttore è stato sostituito due volte nell’intervallo di tempo considerato, da Albino Longhi a Clemente Mimun nell’aprile 2002, e da Mimun a Gianni Riotta nel settembre 2006. In effetti, l’analisi statistica evidenzia come in termini relativi esso si sposti a destra durante gli anni del governo Berlusconi, in quanto l’aumento di copertura mediatica degli esponenti del centrodestra è significativamente maggiore di quello riscontrato sugli altri canali.


La misura adottata da Durante e Knight permette di ordinare dal punto di vista ideologico i Tg italiani nel periodo 2001-2007. Da sinistra a destra avremmo dunque Tg3, Tg1, Tg2, Tg5, Studio Aperto e Tg4: come accennato sopra, i Tg Mediaset appaiono come sistematicamente collocati a destra rispetto ai Tg Rai, e il Tg1, pur spostandosi a destra, resta su posizioni relativamente più progressiste rispetto al Tg5. Da questo punto di vista l’analisi di Durante e Knight mette in luce come la proprietà e il controllo politico dei mass media giochino un ruolo importante nel definirne la posizione ideologica.


 


VOTARE COL TELECOMANDO


Ogni tentativo di persuasione ideologica da parte di chi controlla i mezzi di informazione deve comunque confrontarsi, nell’ambito di un sistema pluralistico, con le scelte degli spettatori, che possono sempre decidere di cambiare canale (o spegnere il televisore).


A questo proposito, Durante e Knight analizzano dati Itanes sulle preferenze politiche e scelte televisive di un campione rappresentativo di cittadini italiani. (3)


L’aspetto cruciale di questi dati è che gli stessi individui sono stati intervistati due volte, a ridosso delle elezioni del 2001 e nella primavera del 2004, cosicché è possibile identificare quali cittadini abbiano nel frattempo “cambiato canale”. Ebbene, Durante e Knight mostrano come una percentuale significativa di spettatori abituali del Tg5, collocati politicamente al centro oppure a destra, sia passata al Tg1 dopo il 2001, e come invece spettatori abituali del Tg1 di tendenza progressista si siano nel contempo spostati verso il Tg3. Sotto questo profilo, le reazioni dei telespettatori neutralizzano, seppur solo in parte, l’effetto ideologico complessivo dello spostamento della linea editoriale del Tg1: se è vero che chi continua a guardare il Tg1 dopo il 2001 viene esposto a una copertura mediatica più sbilanciata verso destra, coloro che si spostano dal Tg5 al Tg1 e dal Tg1 al Tg3 finiscono per essere esposti a una copertura informativa più progressista rispetto a quella di partenza.


 


NON SOLO TELEGIORNALI


Il contributo di Durante e Knight è un passo importante nella direzione di misurare il contenuto ideologico dei telegiornali italiani e di analizzarne determinanti effetti. Dal punto di vista istituzionale, la possibilità per gli spettatori di reagire “votando con il telecomando”, soprattutto per quelli di centrosinistra, è fortemente limitata dal numero di alternative disponibili, che nel caso italiano è piuttosto scarso, anche se l’introduzione e il consolidamento di nuovi Tg come quello de La7 e di Sky rappresentano certamente un miglioramento.


Dal punto di vista metodologico, lo spazio per ricerche ulteriori è aperto: si potrebbe ad esempio costruire altre misure della collocazione ideologica dei telegiornali, questa volta basate sulla variazione sistematica nella copertura di eventi negativi, come disoccupazione, inflazione e criminalità, in funzione del colore politico del governo in carica. (4) E si potrebbe per l’appunto estendere l’analisi ai Tg di La7 e di Sky e ai giornali cartacei, con il fine di collocarli nello stesso spazio ideologico dei Tg Rai e Mediaset. (5)


 


Note


(1) R. Durante e B. Knight, “Partisan Control, Media Bias, and Viewer Responses: Evidence from Berlusconi’s Italy”, Nber working paper 14762, 2009. Una versione corrispondente dello stesso paper è disponibile a questo indirizzo


(2)Vi sono naturalmente delle differenze ideologiche all’interno della Rai, in quanto il Tg3 allarga il divario nella copertura mediatica di maggioranza e opposizione durante i governi di centrosinistra, e lo restringe durante i governi di centrodestra, mentre il Tg2 si comporta in maniera opposta (molto simile al Tg5).


(3)Dal 1990 l’associazione ITANES (Italian National Election Studies) promuove programmi di ricerca sul comportamento elettorale degli italiani.


(4)Si veda ad esempio: V. Larcinese, R. Puglisi e J. M. Snyder, Jr.“Partisan Bias in Economic News: Evidence on the Agenda-Setting Behavior of U.S. Newspapers”, Nber working paper 13378, 2007.


(5)Così come raccontato da Fausto Panunzi, Tim Groseclose e Jeffrey Milyo classificano dal punto di vista ideologico una serie di giornali e telegiornali Usa sulla base della collocazione politica dei think tank da questi citati.





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