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Tv. Tutta l'Ue
abbandona
l'analogica:
è l'era digitale.
Il passaggio
completato
entro il 2012.

Alcuni Paesi hanno oramai solo il nuovo sistema. L'Europa è leader nel mondo per quanto riguarda il passaggio dalla televisione analogica a quella digitale. Il digitale dal 17/2 è in funzione in Trentino, che segue la Sardegna.
IN CODA: articolo di Aldo Grasso e articol obbligatorio per lo stop slitta al 12 giugno 2009.o di Massimo Scaglioni sul digitale terrestre negli Usa: 17/2/2009 data storica. Ma dopo le proteste, il termine per lo stop obbligatorio slitta al 12 giugno 2009.

Roma, 16  febbraio 2009. Un passaggio sostenuto oltre che dagli Stati, come l'Italia, anche dalla Commissione europea, che ha adottato un approccio coordinato per la liberazione dello spettro radio ed al suo uso futuro perchè, spiega oggi una nota, "vuole garantire che i cittadini dell'Ue possano beneficiare dei vantaggi della televisione digitale, compresa una gamma crescente di servizi televisivi interattivi (quali la televisione o i video ad alta definizione su richiesta) disponibili su piattaforme di trasmissione multiple comprendenti le reti terrestri, via cavo, via satellite, TV su Internet e TV mobile".


Gli Stati membri stanno dunque gradualmente abbandonando le trasmissioni analogiche che occupavano lo spettro e stanno passando alla radiotrasmissione digitale. Nel complesso l'abbandono della trasmissione Tv terrestre analogica in Europa è a buon punto ed è già stato completato in cinque Stati membri (Germania, Finlandia, Lussemburgo, Svezia e Paesi Bassi) ed entro il 2010 il processo dovrebbe essere in fase avanzata in tutta l'Ue, e il termine del 2012 dovrebbe essere rispettato da quasi tutti gli Stati membri.


"Un numero sempre crescente di cittadini europei beneficia della TV digitale. Diversi Stati membri dell'Ue sono chiaramente leader mondiali nel passaggio dalla Tv terrestre analogica a quella digitale", afferma Viviane Reding, commissaria Ue per le Telecomunicazioni e i media. "L'Europa nel suo complesso sta operando questo passaggio secondo i piani ed è in fase avanzata, soprattutto rispetto ad altri paesi. Sono certa che nei prossimi due anni altri paesi dell'Ue si uniranno al primo gruppo dei paesi passati all'era digitale. Ciò significa che una quota importante di spettro sarà disponibile per nuovi servizi televisivi e senza fili, se l'Europa adotta rapidamente le decisioni giuste. Decisioni coordinate sull'uso del cosiddetto dividendo digitale sono fondamentali per una rapida ripresa economica dell'Europa".


La radiotrasmissione digitale offre una migliore qualità dell'immagine, un suono migliore, una migliore ricezione mobile, più canali TV e radio e maggiori servizi di informazione (ad esempio le guide ai programmi su schermo). Grazie ad un'utilizzazione più efficiente dello spettro radio, la radiotrasmissione digitale consente di liberare capacità per nuovi usi, quali la Tv ad alta definizione, le comunicazioni mobili o la banda larga senza fili in aree rurali. Ciò dovrebbe stimolare l'innovazione e le opportunità di crescita nei settori delle telecomunicazioni e dei media, contribuendo agli sforzi europei intesi a stimolare la ripresa economica. La Commissione sta lavorando ad un approccio comune per quanto riguarda l'uso dello spettro liberato dal passaggio al digitale per massimizzare i vantaggi per il mercato interno ed i suoi 500 milioni di cittadini.


Le trasmissioni della TV terrestre digitale sono già state introdotte in 21 Stati membri (Austria, Belgio, Bulgaria, Repubblica ceca, Danimarca, Germania, Estonia, Grecia, Spagna, Francia, Ungheria, Italia, Lituania, Lussemburgo, Lettonia, Malta, Paesi Bassi, Finlandia, Svezia, Slovenia, Regno Unito) e coprono parti del territorio nazionale. Altri cinque Stati membri (Cipro, Irlanda, Polonia, Portogallo e Slovacchia) hanno annunciato che l'offerta di servizi digitali avrà luogo entro il 2010. La Romania non ha ancora definito i propri piani.


La TV terrestre analogica è già stata abbandonata in Lussemburgo, nei Paesi Bassi, in Finlandia, Svezia, Germania, Belgio (Fiandre) e in aree consistenti dell'Austria, e sarà completa entro la fine del 2010 in tutta l'Austria, in Estonia, Danimarca, Spagna, Malta e Slovenia. La TV terrestre analogica sarà abbandonata in Belgio (Vallonia e regione di Bruxelles capitale), Bulgaria, Cipro, Repubblica ceca, Grecia, Francia, Ungheria, Italia, Lituania, Lettonia, Portogallo, Romania, Slovacchia e Regno Unito tra la fine del 2010 e la fine del 2012, in Polonia entro il 2015.  (APCOM) (www.newslinet.it)


 


TV. COMMISSIONE UE: PASSAGGIO A DIGITALE POSSIBILE NEL 2012.


Bruxelles, 16 febbraio 2009. Procede a passo spedito, in Europa, il passaggio dalla televisione analogica a quella digitale. È quanto fa sapere oggi la Commissione europea che indica il 2012 come anno del trasferimento definitivo di tutte le trasmissioni europee. In Italia, sottolinea la Commissione, il passaggio sarà completato nel 2012, quando a chiudere le trasmissioni via etere saranno anche altri 14 Stati membri tra cui Francia, Gran Bretagna, Belgio e Grecia. «Nel complesso - si legge in un comunicato di Bruxelles - l'abbandono dell'analogico in Europa è a buon punto ed è già stato completato in cinque Stati (Germania, Finlandia, Lussemburgo, Svezia e Paesi Bassi) ed il termine fissato dall'Ue come limite per il trasferimento, ovvero il 2012, dovrebbe essere rispettato». Il digitale, spiega il commissario ai Media Viviane Reding, renderà disponibili più canali e nuovi servizi televisivi (migliore qualità dell'immagine e del suono) che «stimoleranno l'innovazione e le opportunità di crescita». La Commissione al momento lavora ad un approccio comune per quanto riguarda l'uso dello spettro liberato dal passaggio al digitale, per massimizzare i vantaggi per il mercato interno.(ANSA).


 


DDT: SEGNALE DIGITALE È ATTIVO DALLE 2 IN TRENTINO,


Trento, 16 febbraio 2009. Alle ore 2 della scorsa notte in Trentino i segnali analogici di Rai 2 e Rete 4 sono stati definitivamente spenti e i due canali nazionali sono migrati sulle frequenze digitali. A sei ore dall'interruzione del segnale analogico il segnale televisivo digitale è attivo in tutte le aree previste: Trento, Rovereto, Valle di Non ed altre decine di comuni. Nessuno dei 300 mila utenti trentini interessati alla transizione - informa una nota della Provincia autonoma di Trento - risulta escluso dal segnale digitale. Gli unici problemi, peraltro molto localizzati e che coinvolgono un centinaio di utenze, riguardano i ripetitori analogici della Rai nelle zone dell'Alta val di Non e Altopiano di Lavarone. Con la novità stanno trasmettendo il segnale televisivo digitale Rai 2, Rete 4 e altri venti canali nazionali (Rai, Mediaset, La7, Bbc) e locali (Rttr e Tca). A sei ore dallo switch over nessun impianto ha dato problemi, quindi il segnale arriva in maniera regolare sull'intero territorio trentino, laddove era prevista la transizione. (ANSA).


…………………………………………….…………


Corriere della Sera del 30 gennaio 2009


Per mantenere molti trasmettitori attivi ci vuole l'energia che illuminerebbe una città


Digitale terrestre, prime sconfitte


Gli esperti tv: «Tecnologia costosa, limitata, obsoleta»  Esperienza difficile in Sardegna.


E si guarda al satellite


 


di ALDO GRASSO


Un dubbio, un forte dubbio, sta serpeggiando fra gli operatori del settore: a Mediaset qualcuno non ci dorme la notte; in Rai dicono che non è colpa loro, che se non ci fosse stata di mezzo  l'imposizione dell'Unione europea…; al ministero rassicurano, non potendo fare altro. Il dubbio nasce dal fatto che, dopo infiniti rimandi, il digitale terrestre incontra più difficoltà del previsto e che, alla fine, rischia di rivelarsi per quello che è: una tecnologia obsoleta, costosa, limitata. Quello che l'ex ministro Gasparri presentava come il Paradiso terrestre delle comunicazioni pare ogni giorno di più un inferno. La messa in opera del Dtt è in sofferenza, come testimonia la Sardegna, dopo lo switch off di ottobre, lo spegnimento della tradizionale tv analogica e il passaggio coatto alla nuova tecnologia. In molte zone ci sono seri problemi di ricezione: non si vede ancora il nuovo ma non si vede più neanche il vecchio. Della nuova situazione ha approfittato Sky, aumentando il normale trend dei propri abbonamenti sull'isola. Che il passaggio da una tecnologia di vecchio tipo a una nuova comportasse una serie di problemi lo si sapeva, succede in tutti i campi.


C'è molta confusione sui decoder (quelli comprati a minor prezzo non danno


garanzie di affidabilità, alcuni non hanno nemmeno gli standard europei e


quindi non riescono a captare le frequenze Vhf, su cui trasmette la Rai), la


sintonizzazione dei canali non è impresa facile, molte antenne vanno


sostituite o ripuntate e comunque liberate dei vecchi filtri. Nei centri


urbani i risultati cominciano a dare i loro frutti e dove prima si vedevano


20 o 25 canali adesso se ne possono vedere 80, con una migliore qualità


dell'immagine. Ma i veri problemi di fondo sono altri, due in particolare.


La tecnologia del Dtt è una tecnologia pesante, ha bisogno di molti


trasmettitori, più potenti e più capaci dei mille e mille vecchi tralicci


con cui, in cinquant'anni di storia, la Rai è riuscita a «illuminare» l'intero Paese.


È vero, come sostiene qualcuno, che anche altri Paesi europei hanno avuto


problemi nel passaggio dall'analogico al digitale ma nessun Paese europeo ha


la struttura orografica dell'Italia. C'è tutto un fiorire di aneddoti e di


leggende sulla straordinaria bravura dei tecnici Rai nel portare il segnale


nelle più sperdute e inaccessibili zone delle valli alpine e della dorsale


appenninica. Adesso il problema si ripropone, più grande ancora. Come


dimostra appunto il caso dell'esperimento Sardegna. E quando, fra poco,


toccherà alla Valle d'Aosta, al Piemonte, al Trentino, alla Campania cosa succederà?


A fronte di questi intoppi, per altro prevedibili, c'è da registrare


un'aggiunta importante: per mantenere attivi i trasmettitori ci vuole un


enorme impiego di energia in un paese dove l'energia si compra a caro


prezzo. Se si spegnessero tutti i trasmettitori si potrebbe tranquillamente


alimentare una città, contribuendo a diminuire l'inquinamento


elettromagnetico. Senza contare, al contrario, che il segnale via satellite


ha bisogno di minore energia.


Il secondo grande problema è questo: il Dtt è la conseguente evoluzione del


segnale analogico; si pensava quindi, ragionevolmente, che il passaggio


fosse più naturale, meno traumatico, specie in regioni pianeggianti. Con un


semplice decoder l'utente trasforma il vecchio televisore in una macchina delle meraviglie. Il che è vero, ma solo in parte. Senza entrare troppo nello specifico, il Dtt è una tecnologia limitata, perché riesce a fornire un numero alto ma pur sempre contenuto di frequenze. Un esempio: in questo momento va in onda il Grande Fratello, un programma la cui caratteristica principale è che le telecamere nella casa romana sono accese 24 ore su 24. Su Sky c'è un canale apposito (Sky Show, 116) per vivere in diretta questa discussa esperienza. Il Dtt ne propone addirittura due, di canali: Extra1- Premium ed Extra 2-Premium. Il Dtt è più ricco del satellite?


No, per niente. Su Sky Show c'è un tasto verde con cui si possono scegliere, senza cambiare canale, ben quattro inquadrature differenti, con i rispettivi sonori. Il Dtt, per fornire due inquadrature differenti, deve impiegare non uno ma due canali. Il Grande Fratello può apparire un esempio poco significativo («E chissenefrega di vedere il GF!») ma se noi ragioniamo sul futuro della tv le cose si complicano non poco. La tendenza in tutto il mondo, a partire dagli Stati Uniti, è quella di offrire anche programmi in Alta Definizione. Che è uno strabiliante modo di vedere la tv in grado di cambiare radicalmente le nostre abitudini, non solo per lo sport o per il cinema. Ma se, per ipotesi, si cercasse di portare l'HD sul Dtt i canali si ridurrebbero drasticamente, perché l'Alta Definizione occupa molto spazio. E poi non si era detto che l'etere bisognava riservarlo alla telefonia? L'Italia non è un paese cablato come gli Stati Uniti, o lo è solo parzialmente. A New York, con circa cento dollari al mese, ci si può collegare al cavo ed avere, contemporaneamente, i servizi televisivi (un'infinità di canali, a secondo del tipo di abbonamento) e quelli telefonici, compreso Internet. L'ideale per l'Italia sarebbe l'introduzione del WiFi, per poter usufruire dei vantaggi della Rete in ogni situazione, per facilitare l'integrazione fra televisore, pc e palmare. O la banda larga via satellite. C'è infine un problema di investimenti: impiantare il Dtt terrestre costa. Bisogna comprare nuove frequenze, bisogna alimentare i trasmettitori, bisogna programmare nuovi decoder interattivi, bisogna… ma in Rai non c'è una lira. Non a caso lo sviluppo del Dtt è asimmetrico, sia dal punto di vista tecnologico che da quello della programmazione. A parte il piccolo miracolo di Rai4, Mediaset è molto più avanti, è come se, paradossalmente, si dovesse tirare dietro il suo competitor (o presunto tale, visto che nel frattempo il posto è stato occupato da Sky).


Mediaset sul Dtt ha tre ottimi canali (Mya, Joy e Steel) ma fatica a dare loro la visibilità che meritano. Quanto tempo ci vorrà ancora perché questi tre canali entrino nelle nostre abitudini visive? Per questo, l'invito a pranzo di Fiorello da parte del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi va letto in maniera meno folcloristica di come è stato fatto. Per questo,


Mediaset sta pensando di coinvolgere la Rai in una nuova avventura satellitare, Tivù Sat (48% Mediaset, 48% Rai, 4% La7). Eutelsat ha già pronto un satellite con nuovi trasponder, non bisognerà nemmeno spostare la parabola di Sky. A quel punto che fine farà il «vecchio» e costoso digitale terrestre?


Aldo Grasso


 


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www.senzabavaglio.info


DIGITALE TERRESTRE/17 febbraio data storica negli USA (di Massimo Scaglioni)


Il futuro televisivo disegnato nell’annuale incontro dei dirigenti americani


Il «pubblico a tre schermi» si porta dietro la tv


Pc, cellulare e video di casa: qui scorrono i programmi che seguono il telespettatore


NEW YORK — Il futuro è già qui. Almeno per quanto riguarda la tv americana. Fra pochi giorni, il 17 febbraio, tutta la tv negli Usa sarà trasmessa esclusivamente in digitale. La data dello switch off, fissata da anni e preparata da una campagna d’informazione costata oltre 200 milioni di


dollari, dovrebbe essere rispettata, dopo che il Congresso, pochi giorni fa, ha respinto un rinvio di 90 giorni, proposto per consentire agli ultimi 6,5 milioni di americani non digitalizzati di provvedere all’acquisto di un decoder.  La maggioranza della popolazione riceve da tempo la tv in modalità digitale, soprattutto attraverso il cavo—prima piattaforma del Paese, diffusa in quasi


il 60% delle household — e il satellite, che copre oltre il 20% delle famiglie. Il 17 di febbraio sarà una data storica e simbolica. Perché nel corso degli ultimi anni lo scenario tv americano è andato incontro a trasformazioni di enorme portata, che hanno investito sia le tecnologie che le abitudini dei telespettatori e, di conseguenza, le strategie degli operatori televisivi, dai tradizionali broadcaster ai player del cavo, del satellite, delle telecomunicazioni e della rete. Ecco le tre tendenze più rilevanti che disegnano un futuro che qui è già realtà. La tv è un social network. E’ il concetto più ricorrente fra gli executives dell’industria televisiva americana riuniti, a fine gennaio, per l’annuale «Future Tv conference» di New York. Tutti rivolti a osservare lo straordinario successo di Facebook e provare a farne tesoro. La parola d’ordine è sharing, condivisione. Cosa c’è di più condivisibile della tv? Alle chiacchiere da bar del giorno dopo si sostituisce però ora il commento in diretta. Se n’è avuta una prova nelle centinaia di migliaia di commenti sul canale creato da Cnn, proprio con Facebook, durante l’Inauguration Day di Barack Obama. Strumenti come Boxee o Hulu, creati da una joint venture fra Nbc e News Corp, consentono di condividere, commentare, ordinare e votare contenuti televisivi provenienti da varie fonti, fruiti in diretta o on-demand.


La tv intanto scorre su tre schermi. «Non c’è più un’unica esperienza televisiva, un solo percorso per guardare la tv: stiamo diventando sempre più un pubblico- a-tre-schermi», dice Rishi Malhorta, responsabile multipiattaforma per Hbo, il primo canale via cavo. Televisore, computer portatile, telefono palmare: ecco i tre schermi nei quali, senza soluzione di continuità, si guarda la tv, a seconda delle occasioni e delle circostanze. La sfida di oggi per i broadcaster è coordinare e sincronizzare al meglio questa fruizione a tre schermi e diventare, così, un brand multipiattaforma. Con la certezza che «il daytime è il prime-time» per la visione di tv sul pc o il cellulare: «Ci aspettavamo di distribuire 5 milioni di video durante l’Inauguration Day. Siamo arrivati a oltre 22 milioni», dice Jack Wakshlag, responsabile ricerca per Turner-Cnn.  Nessuna cannibalizzazione, infine: «Non c’è mai stato un momento migliore di questo per la tv» ricorda Malhorta. Ci sono gli altri media, c’è Internet, ma nessuno di questi «cannibalizza» la tv. Al contrario: è nato un «nuovo mercato del tempo» — sottolinea Artie Bulgrin, di Espn — «nel quale si consumano semplicemente più media, e soprattutto più televisione attraverso differenti piattaforme»


Massimo Scaglioni


30 gennaio 2009


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TV. USA: proteste per il blocco del segnale analogico. Prorogato al 12 giugno prossimo il termine obbligatorio per lo stop.


Washington, 18 febbraio 2009. Un quarto delle stazioni televisive americane hanno ’spento’ i loro segnali analogici, entrando nell’era delle trasmissioni solo digitali. Nonostante due anni di preavviso e un’intensa campagna promozionale nazionale, centinaia di apparecchi che non erano stati convertiti si sono oscurati d’un tratto, provocando proteste in tutto il paese. Il governo americano ha previsto da tempo incentivi per favorire l’acquisto di apparecchi digitali o di convertitori del segnale. Il 17 febbraio era la data prevista per la fine delle trasmissioni analogiche dopo oltre mezzo secolo, ma l’amministrazione Obama ha ritenuto che la preparazione del paese per il passaggio al digitale non fosse adeguata e ha prorogato al 12 giugno prossimo il termine obbligatorio per lo stop. Ma centinaia di stazioni televisive hanno deciso di mantenere la scadenza del 17 febbraio, per la quale erano già pronte. Una unità di crisl era stata allestita per far fronte alle possibili proteste o richieste di chiarimenti da parte degli utenti, che non si sono fatte attendere: centinaia di telefonate a un apposito centralino hanno dimostrato che una larga fetta dell’utenza era all’oscuro della novità. Il governo federale intende utilizzare le frequenze lasciate libere dal segnale analogico per sfruttarle per servizi di Internet senza fili, traffico radiofonico d’emergenza e altri usi. (ANSA)


 






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