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SVIZZERA IN SCHENGEN,
EUROPA È PIÙ UNITA.
MENO CONTROLLI SU
PERSONE, VERSO
PATTUGLIE MISTE
ITALO-ELVETICHE.

di Alfonso Neri/ANSA


PONTE CHIASSO (COMO), 12 dicembre 2008. La novità maggiore arriverà tra qualche mese: nelle fasce di confine di Italia e Svizzera si muoveranno pattuglie miste, con un'auto del Paese ospitante davanti a una con gli agenti provenienti da oltrefrontiera, comunque armati. Per il resto, il primo giorno della Confederazione elvetica nel trattato di Schengen ha portato soprattutto alla chiusura dei posti di polizia di frontiera fissi e la diminuzione delle code ai valichi.


Al momento la Svizzera infatti non ha aderito all'Unione doganale e quindi i controlli non possono più essere sistematici sulle persone, ma rimangono del tutto invariati sulle merci, che così diventano il chiavistello per continuare a esaminare anche i documenti delle persone che attraversano la frontiera: si può chiedere cosa si trasporta e da lì avere anche le carte di identità o i passaporti di chi passa il confine a piedi, in auto, in camion o in treno. In realtà non è successo molto spesso in questa prima giornata alla frontiera di Ponte Chiasso, su una strada statale a pochi chilometri dal centro di Como, la più frequentata tra Italia e Svizzera assieme al vicino passaggio autostradale. Qui sul lato italiano del confine, la postazione di polizia fissa, aperta fino a ieri, ora è chiusa sia in entrata sia in uscita. Sulla strada rimane solo l'agente della Guardia di Finanza, che può controllare solo le merci. Ma di fatto non viene chiesto quasi mai nulla e le auto passano rallentando solo un pò, soprattutto per l'abitudine.


Sul lato svizzero la situazione è ancora più tranquilla e spesso le guardie di frontiera, che uniscono i compiti di polizia e controllo doganale, parlano tra loro senza prestare troppa attenzione allo scorrevole traffico automobilistico e al meno intenso passaggio pedonale. In realtà i controlli proseguono, ma in modo diverso. «Dalla notte abbiamo pattuglie in auto nella fascia limitrofa al confine - spiega il vicequestore Enzo Giani, responsabile della polizia di frontiera di Como-Ponte Chiasso, che dal suo ufficio sta coordinando le prime ore della Svizzera in Schengen - e abbiamo avuto l'approvazione di molti sindaci di piccoli paesi della zona che da tempo chiedevano maggiore presenza delle forze dell'ordine: noi siamo lì per i controlli di confine, ma poi è ovvio che veniamo fermati per diverse richieste».


Ma la vera novità in arrivo è un'altra. «Presto inizieranno i corsi di formazione per le pattuglie miste che opereranno sui due lati del confine: gli agenti ospitati saranno armati - spiega Giani - ma saranno di fatto degli osservatori, anche se potranno usare le pistole in caso di legittima difesa». Queste pattuglie miste dovrebbero iniziare i loro controlli «nei primi mesi dell'anno prossimo» e nella stazione della polizia di Ponte Chiasso è già pronta una «sala multimediale» per la formazione agli agenti delle due parti. Intanto al vicino valico autostradale i camionisti di passaggio attestano che «le code sono molto minori degli altri giorni». Anzi, quasi non ve ne sono e il traffico pesante scorre senza problemi.


Anche nella stazione ferroviaria e sui treni le cose proseguono come sempre: da tempo i controlli con modi cortesi ma molto fermi delle guardie di frontiera svizzere si sono allentati. «Non possiamo dire nulla senza autorizzazione - dice uno di loro - ma ciò cui guardiamo di più sono i possibili stranieri clandestini». Che in realtà non passano da qui, ma dai molti boschi della zona, dove la Svizzera ha da tempo installato telecamere anche a infrarossi. «Loro hanno più fondi per questo tipo di controlli - commenta un agente italiano, che lavorando a Chiasso viene considerato distaccato all'estero e che teme un prossimo ridimensionamento di organico - e nei giorni scorsi ci hanno rimandato indietro una trentina di africani». La polizia italiana fa la stessa cosa: controlla soprattutto in ingresso, con una presenza discreta ma costante sui treni in viaggio tra Chiasso e la stazione di Como.


«Con la Svizzera in Schengen l'Europa è più unita», commenta una signora che attraversa la frontiera con le borse della spesa piene e va verso il Canton Ticino, dove presto si svolgerà un referendum dall'esito incerto sull'adesione al trattato.


Nel Vecchio Continente per la libera circolazione delle persone manca solo il piccolissimo Liechtenstein, anche se chi vive e lavora sulla frontiera italo-svizzera insiste che per ora qui «non è cambiato un granchè». Lo dice anche un venditore pugliese di ottime mozzarelle di bufala campane, che ogni venerdì mattina apre il suo camion-mercato a pochi metri dal confine, in territorio italiano. «Prima venivo perché gli svizzeri compravano di più, ma ora la crisi è arrivata anche da loro: stamattina - conclude il venditore - l'unica differenza è che ho perso come clienti gli agenti del posto di polizia, che venivano a prendere il caffè al bar e passavano sempre dal mio banco». (ANSA)





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