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Stampa

Mondo giornalistico in crisi
da Roma a Milano: nel vortice
finiscono non solo Fnsi, Inpgi
e Casagit ma anche l’Ifg
De Martino, Circolo della stampa
di Milano, l’Ordine della
Lombardia, l’Afg W. Tobagi.
In un comunicato e due lettere
il futuro della scuola un tempo
fiore all’occhiello della Giunta
della Regione Lombardia.

Carlo Maria Lomartire al presidente dell’Ordine della Lombardia: “E’ l’Afg ad aver bisogno di indicazioni, informazioni, linee di indirizzo e sostegno concreto e impegno operativo dal suo “azionista di maggioranza”. Il quale, se vuole adeguatamente svolgere questo ruolo, è in grado di avere tutte le informazioni realmente disponibili, non fantasie e ipotesi, attraverso il Consiglio di presidenza. Sulla base di queste informazioni è ovviamente l’Ordine quale “azionista di maggioranza” che deve decidere, in definitiva, se è interessato e se crede ancora alla sopravvivenza della Scuola, adottando di conseguenza i provvedimenti necessari”.

di Francesco M. De Bonis – cronista collettivo


Milano, 23 novembre 2008. Tempi duri, cupi e magri per i giornalisti italiani: le trattative sul contratto hanno imboccato la via amara del fallimento e già viene ipotizzato il rinnovo della dirigenza Fnsi tra tre mesi. Vuol dire che i giornalisti torneranno alle urne per scegliere i delegati a un nuovo congresso della stampa dopo quello di Castellaneta dell’autunno 2007. Siddi era sicuro di poter chiudere il contratto in un mese, invece…ne sono già passati 12 senza alcun risultato.  Nel frattempo il vicesegretario della Fnsi, Guido Besana, ha scritto: “E ora arriva quello che potrebbe essere il passaggio occupazionale più duro nella storia del lavoro giornalistico dipendente del Paese: si prospetta un ricorso generalizzato da parte delle imprese editoriali allo stato di crisi, con prepensionamenti, incentivazioni all’esodo e licenziamenti collettivi che secondo stime attendibili potrebbero riguardare circa il 10% degli attuali occupati. Che sono meno di 17.000, ma più di 16.000. Gli occupati, o per meglio dire gli attivi, sarebbero destinati a diminuire in un paio di anni di circa 1.500 unità” (http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=2848).  Assunzioni stabili se ne vedono poche; le assunzioni a termine sono una trappola, perché i colleghi una volta buttati fuori chiedono all'Inpgi l'indennità di disoccupazione (riprendendosi quello che hanno versato). E poi c'è il problema dei cassintegrati e dei prepensionati: paga l'Inpgi, cioè i giornalisti con i contributi previdenziali, che dovrebbero essere destinati soltanto alle pensioni. I giornalisti, come tutti, pagano le tasse.  Lo Stato con la tasse di tutti finanzia l'Inps, che fronteggia cassaintegrazione e prepensionamenti (ma non dei giornalisti).  Il Governo ha fatto sapere all'Inpgi che non ha soldi e che difficilmente i nostri prepensionati e cassintegrati andranno sulla fiscalità generale. Una soluzione c'è:   oggi agli editori il lavoro giornalistico assicurato con l'Inpgi costa l'8,12 % in meno rispetto a quello (per tipografi e impiegati) assicurato con l'Inps. Se gli editori incrementano i versamenti di 5/6 punti, l'Inpgi potrebbe reggere la valanga. Ogni punto vale 8 milioni di euro circa. E' evidente, però, che se gli editori aumentano i versamenti previdenziali non avranno quattrini per il contratto..... Resta in piedi l'analisi fatta al “Sole 24 Ore” 10 anni fa: un piccolo gruppo sociale (i giornalisti) non può permettersi  pensioni di lusso. Allora i giornalisti devono chiedersi perché hanno detto sì alla privatizzazione dell'Inpgi  (che inquadra solo dipendenti come l'inps), perdendo la garanzia dello Stato. Se l'Inpgi dovesse in ipotesi (remota) fallire, il diritto alla pensione significa prendere l’assegno sociale (meno di 500 euro al mese). Ricordo uno dei più bei titoli  apparsi  nella prima del Sole 24 Ore a corredo di una sentenza della Corte costituzionale: "Esiste il diritto alla pensione, ma non al quantum". Il Governo Dini ha salvato l'Inpdai (privatizzato come l'Inpgi) incorporandolo nell'Inps: in quel Governo c'erano 8 ministri iscritti all'Inpdai. Tornare indietro, per l’Inpgi, è oggi difficile se non impossibile. La frittata è servita ed i cocci sono tutti per i giornalisti in quiescenza e per quelli che sperano di andarci con un trattamento decoroso.


Anche la Casagit ha i suoi problemi. Giovedì 27 novembre alle 10,30, presso la sede di via Marocco 61 a Roma, si riunirà l’Assemblea nazionale dei delegati. All’ordine del giorno ci sarà la proposta del Cda in merito al deficit (3,9 milioni solo nel 2008) della Cassa e alle azioni da intraprendere per avviare il processo di risanamento. Chi pagherà i tre ultimi anni disastrosi che sono costati all’incirca 23 milioni di euro di ripianamenti? La dirigenza ha moralmente titolo per chiedere sacrifici agli iscritti? Non sarebbe meglio azzerare tutto il vertice e  non solo il direttore generale? I numeri della Casagit, che non troverete nei siti ufficiali della categoria, sono questi:



  1. 52.820 iscritti (26.615 soci e 26.205 familiari): 14.758 giornalisti professionisti in attività, 928 giornalisti pubblicisti a tempo pieno, e 874 giornalisti praticanti. I soci disoccupati e in cassa integrazione al 31 dicembre 2007 so erano mille. Pari a 6.162 i pensionati a carico dell'Inpgi con trattamento non ridotto e quelli ad essi assimilati. Ha chiuso il 2007 con contributi associativi pari a 75.295.835 euro (73.388.982 euro nel 2006); spese per prestazioni di 71.540.165 euro (66.872.718 euro nel 2006) suddivise tra: costi per i ricoveri (23.550.886 euro), assistenza specialistica (21.069.878 euro), cure odontoiatriche (15.885.651 euro), personale (4.081.090 euro), oneri diversi (1.972.694 euro). Nel 2007 il Consiglio di amministrazione si è riunito 9 volte, la Commissione permanente 11 volte e la Consulta nazionale dei Fiduciari 4. Il Collegio dei sindaci oltre partecipare a tutte le sedute del cda, si è riunito 9 volte;

  2. 14 milioni di euro di oneri pregressi (comunicato 30 ottobre 2008);

  3. Fondo di riserva: 29 milioni di euro;

  4. disavanzo gestionale 2008 ipotizzato in  3,9 milioni di euro;

  5. disavanzo del consuntivo 2007: euro 3.868.633;

  6. disavanzo del consuntivo 2006: risultato negativo pari a circa 815mila euro (il primo con segno rosso dal 1994);

  7. obbligazioni Lehman Brothers per 560mila euro acquistati tramite Fideuram collocatrice dei titoli (i 560mila euro sono “pari, - informa Il Sole 24 Ore del 4 novembre - , al 2,76% dell’intero portafoglio di circa 22 milioni di euro”). Casagit “intende chiedere a Banca Fideruram la restituzione del capitale investito”;

Ed ora parliamo di Milano, dell’Ordine della Lombardia (presidente Letizia Gonzales), dell’Afg “W. Tobagi” (Carlo Maria Lomartire presidente)  che gestisce la scuola di giornalismo, l’Ifg “Carlo De Martino”  (diretta da Enrico Ragazzoni, al quale viene garantito uno stipendio lordo annuo di 46.792 euro, con costo aziendale di 62mila euro, per un impegno lavorativo che “non supera le 3 mezze giornate a settimana”). Il Consiglio dell’Ordine ha cominciato ad affrontare il problema della sopravvivenza della scuola: il finanziamento regionale annuale di 250mila euro non andrà oltre il 2009. Dal 2011 l’Ifg dovrà lasciare la sede di via Filzi 17 venduta dalla Regione a un privato. Il bando  2009-2011 presuppone, quindi, il reperimento di una somma complessiva di 900mila euro (450mila per anno)  e di una sede di almeno 500/600mq per tutto il 2011. I 40  allievi sono scesi in campo il 18 novembre con un documento, che hanno affisso in bacheca in cui affermano: “Riteniamo opportuno anche sottolineare come qualsiasi decisione o ipotesi circa la sopravvivenza della scuola non debba in alcun modo pregiudicare il biennio in corso e  l'acquisto di strumentazione e tecnologia necessaria allo svolgimento dei laboratori (in particolare il laboratorio tv)”. Il documento, trasmesso  alla “cortese attenzione del Comitato ristretto dell'Afg” dice:


“Gli studenti del XVI biennio dell'Ifg Carlo De Martino desiderano sottolineare come - nonostante la disponibilità al dialogo espressa a più riprese dal Direttore, dal Presidente e dal Segretario dell'Afg - non siano ancora state realizzate alcune attività e laboratori, alcuni dei quali previsti dal bando di concorso. Strettamente in ordine di priorità, mancano ancora:


1.      Il  laboratorio televisivo interno alla scuola, come assicurato dal Presidente al Cdr nel corso di una riunione alla presenza del direttore dell'ottobre scorso.


2.      Eliminare dal server, troppo pieno, servizi e documenti del precedente biennio per consentire di caricare sul sito articoli, foto, servizi radiofonici e i pdf di Ore 13.


3.      Una struttura organizzativa della scuola efficiente; mancano anche le più semplici comunicazioni tra Direzione, Segreteria, tutor, professori e allievi. Spesso la scuola si blocca per problemi di portata minima: ieri non è stato possibile far ruotare i laboratori perché non era stata stampata la lista aggiornata.


4.      La. scuola dovrebbe anche valorizzare le iniziative degli allievi, come la recente copertura delle elezioni americane, e cercare di aumentare la visibilità invece di far passare tutto sotto silenzio. L'Ifg è stata l'unica sçuola milanese a seguire in streaming l'intera notte elettorale con una diretta radiofonica. il sito, un blog che ha registrato oltre 900 contatti in una sola notte, su cui sono apparse notizie in tempo reale e una rassegna stampa internazionale.


5.      Realizzazione di un nuovo sito, di Ore13  rinnovato,  e del mensile dedicato alle inchieste.


E' importante ricordare come l'lfg sia da 30 anni un punto di riferimento assoluto tra le scuole di giornalismo e che anche gli allievi di questo biennio si siano distinti: due colleghi sono già stati assunti in redazioni prestigiose ancora prima di terminare il corso.


Alla luce di questi eccellenti risultati è importante superare contrasti e divergenze che evidentemente bloccano le decisioni all'interno dell'Afg e consentire un corretto svolgimento delle attività didattiche. Riteniamo opportuno anche sottolineare come qualsiasi decisione o ipotesi circa la sopravvivenza della scuola non debba in alcun modo pregiudicare il biennio in corso e  l'acquisto di strumentazione e tecnologia necessaria allo svolgimento dei laboratori (in particolare il laboratorio tv).


Distinti saluti. Gli studenti dell'lfg”.


Nel frattempo il presidente dell’Ordine Letizia Gonzales ha scritto a Carlo Maria Lomartire, presidente dell’Afg, infomandolo che il “7 novembre si è svolto un Consiglio dell’Ordine tutto incentrato sulla Scuola, argomento che appassiona  e coinvolge  tutti noi,  visto che siamo anche soci benemeriti dell’Istituzione. Però ci mancavano i dati ufficiali del Bilancio preventivo e consuntivo che ci permetterà di orientarci  per stabilire  un futuro percorso della Scuola.  Dalla discussione è emersa una richiesta, che è stata verbalizzata e che ti inoltro e cioè quella di convocare a breve l’assemblea dei soci benemeriti (per statuto tocca a me),  assemblea alla quale ti chiediamo di partecipare per illustrarci lo stato “progettuale” del futuro della Scuola, proprio nella tua  qualità  di  Presidente. E cioè:



  1. dettaglio dei costi ipotizzati per il prossimo eventuale biennio dell’Istituto 2009\2011;

  2.  concrete prospettive dell’eventuale  Fondazione in termini di possibili soci aderenti e loro finanziamenti;

  3.  condizioni e  modalità dell’eventuale Convenzione con l’Università Statale di Milano”.

La risposta di Carlo Maria Lo martire a Letizia Gonzales  è cortesissima nella forma, ma tosta nella sostanza. Si apprende che i vertici Ordine-Afg  stanno lavorando attorno all’ipotesi di costituire una Fondazione (idea non nuova) e di puntare a un accordo con la Università statale di Milano, che ha già un suo master in giornalismo dopo il veto opposto nel 2005 dalla Regione Lombardia al trasferimento dell’Ifg De Martino in seno alla Statale. Scrive Lomartire: “L’Assemblea dei soci è stata convocata per il 27 novembre prossimo proprio per esaminare il bilancio consuntivo 2007/2008 e il preventivo 2008/2009. Si tratta, finalmente, di documenti preparati e redatti, dopo una approfondita analisi della situazione amministrativa e contabile, con un rigore e una chiarezza che non hanno precedenti nella storia dell’Istituto. Per di più, per la prima volta il bilancio è certificato. Quale migliore occasione, aldilà delle chiacchiere su “costi ipotizzati”, per avere idee chiare sui conti della Scuola? Per quanto riguarda le “concrete prospettive della eventuale fondazione” per ora ho ricevuto disponibilità di massima da Regione, Provincia e Comune. Disponibilità che, naturalmente, tutti subordinano a quella dell’Ordine. Quanto alle “condizioni e modalità dell’eventuale Convenzione con l’Università Statale di Milano”, sai benissimo, cara Letizia, che dopo le conversazioni e i sondaggi iniziali, tu hai preferito chiamarti fuori – comprensibilmente ma spero momentaneamente – a causa delle ostilità che quell’ipotesi ha incontrato in qualche consigliere dell’Ordine. Poiché i rappresentanti della Statale tengono molto al consenso dell’OdgL, anche loro hanno preferito sospendere le conversazioni, sebbene preliminari. Conversazioni che io, comunque, spero di riprendere al più presto, per avere le idee più chiare e potere, in quel caso, riferirle. Su questo argomento, dunque, nulla avrei da aggiungere a quanto già detto nella mia precedente “convocazione”. Lasciami aggiungere ora, cara Letizia, qualche considerazione di carattere generale e di opportunità.


Gli oggettivi problemi di gestione degli ultimi anni hanno inevitabilmente prodotto carenze strutturali, organizzative, di attrezzature e di impianti, per non dire di una endemica rissosità (tutti contro tutti) della struttura di governo, che andrebbe ripensata.  Da qui anche un certo comprensibile disagio e malcontento negli allievi. I quali, non dimentichiamolo, ora pagano. Mentre la nostra scuola si deve confrontare con le altre presenti sulla piazza milanese. Un confronto non sempre gratificante. Credo che di questa complessa situazione si debba tutti tener conto, cercando di ristabilire un grado accettabile di serenità, funzionalità ed efficienza. Nell’interesse primario, anzi esclusivo degli allievi e della Scuola. Infine per dimostrare ancora una volta l’apprezzamento per l’attenzione con cui il Consiglio dell’Ordine segue le vicende della Scuola, osservo che, semmai, è l’Afg ad aver bisogno di indicazioni, informazioni, linee di indirizzo e sostegno concreto e impegno operativo dal suo “azionista di maggioranza”. Il quale, se vuole adeguatamente svolgere questo ruolo, è in grado - lascia che lo ripeta in conclusione - di avere tutte le informazioni realmente disponibili, non fantasie e ipotesi, attraverso il Consiglio di presidenza. Sulla base di queste informazioni è ovviamente l’Ordine quale “azionista di maggioranza” che deve decidere, in definitiva, se è interessato e se crede ancora alla sopravvivenza della Scuola, adottando di conseguenza i provvedimenti necessari”. Un tempo la Giunta della Regione Lombardia considerava l’Ifg il “suo” fiore all’occhiello nel campo della formazione professionale. Venuto meno il FSE (Fondo sociale europeo), la musica è cambiata.


Il quadro della crisi delle istituzioni giornalistiche va completato con una notizia che riguarda il prestigioso Circolo della stampa di Milano dopo la rinuncia di  Paolo Mieli alla presidenza. Il presidente del sindacato regionale dei giornalisti, Giovanni Negri, ha chiesto al Tribunale civile di Milano di pronunciarsi d’urgenza sulla correttezza delle delibere del Consiglio direttivo del Circolo stesso circa  le votazioni del 28 novembre prossimo: chi dovrà accedere alle urne? Soltanto i soci laici non giornalisti? Oppure anche i giornalisti soci di diritto del sodalizio?


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In: http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=2925


TV. GONZALES (OdGL):


“NESSUNO HA PARLATO


DI RADIARE BONGIORNO.


Il Consiglio non si è ancora


pronunciato. Gli ho detto


che anche i pubblicisti non


possono fare pubblicità"


 


Franco Abruzzo: "E' anomalo e irrituale, come riconosce lo stesso presidente dell'OgdL, che un giudice chiami l'imputato e gli preannunci che è colpevole. Siamo sicuri che Letizia Gonzales, dopo la clamorosa gaffe, troverà la forza di astenersi. E' un passo dettato sì dal Codice di procedura civile, ma che è imposto soprattutto dal buon senso".


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