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INPGI, IL MISTERO DEI 500 MILIONI SPESI IN AMMORTIZZATORI SOCIALI: DRAMMA NEL DRAMMA O BOOMERANG?

di Ufficio Studi e Ricerche di Puntoeacapo


8.7.2021 - Cinquecento milioni. In dieci anni. Nelle sedi parlamentari, nelle conferenze stampa sui marciapiedi, nelle assemblee regionali, negli incontri con rappresentanti del governo e capi di gabinetto. Su tutti i tavoli possibili, l’Inpgi ha ripetuto lo stesso dato: in dieci anni, l’istituto ha speso 500 milioni di euro in ammortizzatori sociali.


Cassa integrazione, contratti di solidarietà, indennità di disoccupazione con il peso dei relativi contributi figurativi. Parliamo di questo. Un peso enorme per le casse disastrate dell’Inpgi, un peso che peraltro non rappresenta una sorpresa o un balzello dello Stato o una inattesa prestazione assistenziale: l’Inpgi per sua costituzione e per legge è tenuto a pagare, oltre alle pensioni, anche queste prestazioni.


Sta di fatto che “500 milioni” è diventato uno degli slogan della maggioranza Inpgi-Fnsi per giustificare almeno in parte il dissesto. E già questo non fila molto come ragionamento.


Ma oggi vogliamo parlare di altro. Di questo mezzo miliardo di euro in dieci anni non è stato mai fornito un elenco analitico. Troviamo vaghe tracce in una audizione della presidente Marina Macelloni. Il 18 giugno 2019, davanti alla Commissione enti previdenziali privatizzati, furono resi noti i seguenti dati: dal 2009 al 2017, il saldo tra ammortizzatori pagati e contributi incassati dagli editori ammontava a 232 milioni. Per la precisione 232,01. Quindi durante la prima spaventosa ondata di prepensionamenti e ristrutturazioni aziendali, equivalente a 9 anni durissimi, il saldo negativo fu quello.


Come si fa allora ad arrivare a 500 milioni in dieci anni? Mistero. Un mistero ancora più fitto se consideriamo che a maggio 2017 interviene una novità di assoluto rilievo. Con un decreto legislativo (il numero 69 del 15 maggio 2017) il governo stringe il freno su prepensionamenti e cassa integrazione, imponendo per di più condizioni maggiormente onerose agli editori a livello di contribuzione.


Gli effetti si vedono subito sui bilanci. La spesa per ammortizzatori si raffredda. Puntoeacapo è in grado di ricostruire quelli che sono i dati reali.


Il saldo tra prestazioni erogate dalla cassa e contributi versati dai datori di lavoro tra il 2010 e il 2019 (nove dei famosi dieci anni di cui parla l’Inpgi) ammonta non già a 500 milioni ma a 251,98. Una cifra assolutamente rilevante, certo, ma che è la metà quasi esatta del dato-slogan propalato in queste settimane.


Gli effetti del suddetto decreto legislativo si vedono subito. Il saldo che nel 2015 era stato negativo per 39,2 milioni e nel 2016 addirittura per 43,2, a partire dal 2017 si raffredda sensibilmente e cala a 26,1 milioni, per arrivare a 14,8 milioni nel 2018 e a 7,1 al 31 dicembre 2019, ultimo dato per noi disponibile. Non si esclude che il 2020 sia andato anche meglio.


Ma allora come si arriva, in definitiva, a questo dato dei 500 milioni? Lo dovrebbero spiegare da via Nizza. Noi facciamo un’ipotesi birichina. Dai dati certi in nostro possesso risulta che la spesa dell’Inpgi, non calcolando quindi i contributi incassati, sia ammontata in 6 anni dal 2014 al 2019 a 308,8 milioni. Questa cifra, divisa per 6, rileva una media annuale di 51,46 milioni. Facile il calcolo: 51 milioni per 10 anni uguale all’ingrosso a 500 milioni. Ai quali però, appunto, bisogna sottrarre i contributi incassati negli anni dall’ente con i versamenti degli editori.


Se così fosse, al quarto piano di via Nizza dovrebbero chiedersi: nel momento in cui le occhiute amministrazioni dei ministeri vigilanti stanno analizzando al microscopio la drammatica situazione dell’istituto, non è che per lanciare uno sterile slogan avremo confezionato un pericoloso booomerang?   TESTO  IN https://www.puntoeacapo.org/2021/07/08/inpgi-il-mistero-dei-500-milioni-spesi-in-ammortizzatori-sociali-dramma-nel-dramma-o-boomerang/





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