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COMITATO EX FISSA ALL'OFFENSIVA. L'UNIONE NAZIONALE GIORNALISTI PENSIONATI E' LA BELLA ADDORMENTATA, MENTRE GLI ASSEGNI SUBISCONO UN ATTACCO PESANTE. L'UNGP IGNORATA DA INPGI ED FNSI. IL 30 giugno conferenza stampa davanti al ministero del Lavoro.

29.6.2021 -Gentile Presidente, gentili Consiglieri,vi scriviamo in vista della videoconferenza di giovedì primo luglio, quando il Consiglio nazionale UNGP si riunirà per discutere della situazione dell’Inpgi, con la partecipazione del segretario della Fnsi Lorusso e della presidente INPGI Macelloni.


Al centro della discussione saranno certamente le recenti misure deliberate dal CdA INPGI il 23 giugno per cercare di riequilibrare i conti dell'ente di via Nizza attualmente in crisi di liquidità (il bilancio del 2020 si è chiuso in profondo rosso con un disavanzo di 242 milioni di euro) e a serio rischio di Commissariamento.


Ebbene, il Comitato DIRITTO EX FISSA - cui aderisce la maggior parte dei giornalisti pensionati creditori dell'EX FISSA FIEG, i quali attendono di essere saldati a partire sin dal settembre 2010 – sollecita l’UNGP a prendere una netta posizione sulle misure che vanno a danno dei colleghi pensionati.


Il Comitato segnala al C.N. dell'UNGP che circa mille colleghi in pensione hanno formalmente diffidato il CdA INPGI ad adottare un nuovo ed illegale taglio dell'1% per 5 anni su tutte le pensioni INPGI 1 sia perché, come ha stabilito con circa 40 sentenze uniformi la Cassazione, occorre un'apposita norma di legge da parte del Parlamento in applicazione dell'art. 23 della Costituzione; sia perché sarebbe il 4° taglio delle pensioni INPGI in ordine di tempo; sia perché due anni fa il Consiglio di Stato nel convalidare il taglio triennale delle pensioni INPGI 1 dal 2017 al 2020 aveva, però, affermato che non potevano essere più reiterati altri tagli.


In pratica, potrebbero essere tagliate solo le pensioni INPGI 1 per i giornalisti che hanno lasciato il lavoro dal 1° marzo 2020 in poi. Ma tutti gli altri pensionati dovrebbero esserne, invece, esentati.


Peraltro ci si è dimenticati di ricordare che i giornalisti titolari di pensioni INPGI 1 hanno già fatto ampiamente la loro parte avendo consentito all'ente di via Nizza di risparmiare circa 65 milioni di euro per effetto del blocco della perequazione per circa 10 anni e per i vari tagli già in vigore fino al 2020. Purtroppo questo consistente "tesoretto" è stato già utilizzato dall'INPGI 1, ma senza un benché minimo ringraziamento ai giornalisti pensionati.


Ora la delibera che prevede il taglio dell'1% su tutte le pensioni INPGI 1, che consentirebbe all'ente di risparmiare 5 milioni e mezzo di euro l'anno, dovrà essere esaminata dai ministeri vigilanti dell'Economia e delle Finanze e del Lavoro e delle Politiche Sociali. Ci sia augura che stavolta venga, però, rispettata la legge e che il taglio non venga convalidato per le ragioni sopra esposte.


Appare peraltro assolutamente paradossale che il Consiglio Nazionale dell'UNGP non sia stato interpellato dall'INPGI prima del 23 giugno scorso, ma venga messo di fronte al fatto compiuto solo il 1° luglio.


Ed appare altrettanto anomalo  che la FIEG e la FNSI si siano espresse a favore del taglio delle pensioni dei giornalisti senza tener conto che le Parti Sociali dovrebbero esprimersi esclusivamente su questioni attinenti il rapporto di lavoro subordinato dei giornalisti , ma non sulle loro pensioni.


Ed è addirittura incredibile il parere della FIEG contro i pensionati quando la FIEG ha, da un lato, sfruttato l'INPGI 1 per decenni ottenendo dai vari Governi prepensionamenti a catena di centinaia di giornalisti svuotando così le redazioni di agenzie di stampa, quotidiani e periodici, e, dall'altro, non ha rispettato gli accordi sull'EX FISSA creando un "buco" di circa 140 milioni di euro. A tanto ammonta il credito complessivo vantato da circa 2400 giornalisti in pensione, il primo dei quali attende da ben 11 anni di essere pagato!   


Altrettanto appare sbagliato il taglio dell'1% anche sulle pensioni di basso importo perché gli stessi titolari dei vitalizi hanno diritto di ottenere ad ogni Natale un assegno variabile da 1500 a 2000 euro a testa grazie all'utilizzo dei 5 euro mensili versati dai giornalisti in attività di servizio in un apposito Fondo gestito dall'INPGI 1. Da ciò deriva anche che sia illegittimo il contributo aggiuntivo dell'1% deliberato dal CdA INPGI sulle retribuzioni dei giornalisti in attività di servizio (che darebbe un gettito annuo di 10 milioni di euro), i quali, come si è detto, soggiacciono già da anni al versamento all'INPGI di un contributo mensile di 5 euro ciascuno in favore dei pensionati a basso reddito.


Come si vede si tratta quindi di misure illegali e discriminatorie varate dal CdA dell'INPGI 1 che, anziché penalizzare pensionati e giornalisti attivi per incassare complessivamente 15 milioni e mezzo di euro l'anno per 5 anni (cifra che non potrebbe certamente riequilibrare i conti dell'Istituto), avrebbe dovuto chiedere allo Stato il ristoro di almeno mezzo miliardo di euro spesi, come unico ente previdenziale privatizzato sostitutivo dell'INPS in base alla legge Rubinacci del 1951 e alla legge Vigorelli del 1955, per far fronte agli ammortizzatori sociali della categoria, compresi i contributi figurativi di precari, disoccupati, cassintegrati, nonché di giornalisti eletti deputati, senatori, parlamentari europei, sindaci di grandi città, governatori e consiglieri regionali.


D'altronde se l'INPGI 1 ha fatto per decenni da bancomat allo Stato e alla FIEG non avrebbe, forse, il sacrosanto diritto di essere risarcito magari ricevendo quanto l'Erario dovrebbe fra breve incassare a livello europeo dai giganti dal web a titolo di indennizzo del copyright?


In base a quanto esposto, vi chiediamo un netto intervento al fine di non alimentare ulteriormente il malumore della categoria, la quale si aspetta che l’UNGP sostenga i diritti dei giornalisti pensionati anziché piegare la testa di fronte a misure palesemente illegali.Distinti saluti.Il Comitato “Diritto ex fissa” .



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 Care colleghe e cari colleghi, torniamo a scrivervi per informarvi di quanto segue. La notizia è apparsa il 28 giugno sul sito della Fnsi, ma pensiamo che ben pochi di voi ne siano al corrente. “Il destino dell'Inpgi e il futuro dell'informazione, il 30 giugno conferenza stampa davanti al ministero del Lavoro I giornalisti italiani chiedono al governo un cambio di passo e l'apertura di un confronto a tutto campo per individuare le misure necessarie per garantire il rilancio del settore, la ripresa dell'occupazione e la messa in sicurezza dell'Istituto. Ne parleranno, dalle 12, Raffaele Lorusso, Giuseppe Giulietti, Marina Macelloni e i componenti della giunta esecutiva della Fnsi. Il destino dell'Inpgi e il futuro dell'informazione italiana. La sortita del presidente dell'Inps sul futuro della previdenza dei giornalisti italiani e l'inerzia del governo sulle maggiori criticità dell'editoria sono due facce della stessa medaglia che evidenziano la volontà di rendere l'informazione più debole e marginale. Nonostante i proclami e gli impegni assunti, anche pubblicamente, non c'è alcuna volontà dell'esecutivo di affrontare in modo compiuto le difficoltà legate alla fase di transizione digitale, i problemi del mercato del lavoro giornalistico, dove dilaga il precariato, e le riforme necessarie per garantire la libertà e la dignità di chi fa informazione. I giornalisti italiani chiedono al governo un cambio di passo e l'apertura di un confronto a tutto campo e senza pregiudiziali per individuare le misure necessarie per garantire il rilancio del settore, la ripresa dell'occupazione e la messa in sicurezza dell'Inpgi. L'autonomia dell'ente previdenziale dei giornalisti va salvaguardata allargando la platea a tutti coloro che sono sempre più attori protagonisti del mondo dell'informazione. Il segretario generale e il presidente della Fnsi, Raffaele Lorusso e Giuseppe Giulietti, e i componenti della giunta esecutiva, con la presidente dell'Inpgi, Marina Macelloni, ne parleranno in una conferenza stampa in programma mercoledì 30 giugno, alle ore 12, davanti al ministero del Lavoro, in via Veneto, a Roma”.Appare singolare che la presidente di un istituto di previdenza tenga una conferenza stampa per strada, sotto a un ministero, anziché entrarci dentro per la via maestra. Immaginatevi se la stessa cosa venisse fatta dal presidente Inps, sarebbe inaudito.Detto questo, vi sottoponiamo – sperando sempre di farvi cosa gradita – altri due articoli. Il primo è di Paolo Mastromo, uscito su “Economia italiana” ed è un ottimo pezzo che spiega anche come non esista all’estero un Ente specifico per la previdenza dei giornalisti. Vi consigliamo vivamente di leggerlo.http://www.economiaitaliana.it/it/articolo.php/Crisi-Inpgi-spiragli-di-soluzione-dopo-le-positive-dichiarazioni-di-Pasquale-Tridico?LT=PRIMA&ID=43324&fbclid=IwAR3XUpzNkUAJCFT8a4VBmQHEVHkD2RvDeIdkTtF5TMcRhAdnQqYcccurKJI Questo invece è un comunicato uscito sul sito delle associazioni di stampa regionali (Fnsi). A dir la verità,  conoscendo un pochino l’ambiente e i personaggi, certe accuse non ci sembrano verosimili. Ve lo sottoponiamo per par condiciohttps://assostamparegionali.wordpress.com/2021/06/28/i-sussuratori-quelli-che-vogliono-andare-allinps-bocciati-dalla-maggioranza-dei-giornalisti-italiani/ Cosa prova tutto questo? Che è in atto uno scontro senza precedenti nella nostra categoria, da cui noi – come Comitato “Diritto ex fissa” – e, si spera, la maggioranza dei giornalisti, vogliamo stare fuori. A noi interessa la garanzia delle pensioni presenti e future, e il pagamento di quel vero  e proprio furto perpetrato ai nostri danni che si chiama Ex fissa. Del tutto trascurata dal nostro sindacato, la Fnsi, e anche dall’Unione nazionale giornalisti pensionati.


Un caro saluto, Il Comitato “Diritto  ex fissa”





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