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COMITATO “DIRITTO EX FISSA” - APPELLO ALL’ATTENZIONE DI: COMMISSIONE PARITETICA FNSI-FIEG, UNIONE NAZIONALE GIORNALISTI PENSIONATI (UNGP) e INPGI. Ridateci quanto abbiamo versato e fatela finita. Trovate questa soluzione, altrimenti la cosa rischia di finire molto male. Nonostante tutto, confidiamo nella giustizia e, prima o poi, “un giudice a Berlino ci sarà”.

23.11.2020 - Il Comitato “Diritto ex fissa” innanzitutto ringrazia il direttivo dell'Ungp Emilia Romagna di appoggiare la proposta della consigliera generale Inpgi, Marina Sbardella, sul coinvolgimento dell’Inpgi2 per cercare di risolvere la devastante questione dell’ex fissa. E ringrazia  anche l’infaticabile lavoro di Romano Bartoloni, Presidente del Gruppo romano giornalisti pensionati e dell’amico  Orazio Raffa, vice Presidente vicario della UNGP. Quindi ci sentiamo meno soli, come è stato finora.


Il Comitato è costretto a prendere atto, ancora una volta,  dell’ASSURDITA’ DI UNA VICENDA CHE  – CASO UNICO IN ITALIA – VEDE UN SINDACATO E UN ENTE PREVIDENZIALE BATTERSI CONTRO UN CONCLAMATO DIRITTO DEI PROPRI ISCRITTI. Per non parlare della Fieg, che, in pieno stile Ponzio Pilato, se ne lava allegramente le mani.


Non è più tollerabile che nessuno faccia nulla, che la questione dell’ex fissa non venga affrontata seriamente, ma si usi da anni solo una tattica dilatoria volta a scoraggiare i creditori affinché  si rassegnino a non avere quanto spetta loro di diritto. La strategia dei nostri interlocutori istituzionali è sempre la solita: silenzio, non si risponde, così magari l’ex fissa va in soffitta. NO.


La questione va affrontata. Punto. E in tutte le sedi opportune: Governo, Fnsi, Inpgi, Fieg, Commissione Paritetica. Col supporto, ovviamente, dell’Ungp, che sta dimostrando, in questa critica fase, una molto apprezzata sensibilità al problema.


Ribadiamo che si tratta di soldi dei giornalisti pensionati congelati da anni. E’ intollerabile questo silenzio persino sull’erogazione della rata minima 2020 di 3000 euro lordi. I nostri iscritti chiedono ancora una volta trasparenza e verità. Che i soldi non ci siano, lo sappiamo, quindi chiediamo di evitarci l’inutile ritornello, ma di mettere in campo tutte le forze necessarie per reperire questi soldi. La soluzione è a portata di mano, ed è quella del vantaggiosissimo prestito da parte dell’Inpgi 2. Ma la presidente Marina Macelloni,  a un passo dal baratro dell’INPGI, preferisce trincerarsi nel suo fortino che fa acqua da tutte le parti. Senza nemmeno avere la lungimiranza di capire che presto, molto presto, il lavoro subordinato giornalistico sarà solo un ricordo, legato a schemi di organizzazione del lavoro fermi agli anni ’80. La professione è cambiata profondamente, e, anche a causa del Covid, gli editori smantelleranno, più di quanto già abbiano fatto finora, il lavoro subordinato. Sarà inevitabile un ripensamento, a partire dal livello legislativo, dell’ormai anacronistica divisione in giornalisti autonomi e contrattualizzati a vita. Sarà inevitabile una fusione di Inpgi 1 e Inpgi 2, se si vuole sopravvivere come ente autonomo dei giornalisti, ma solo parlarne al momento è un tabù. Comunque questo aspetto non è di nostra competenza, noi esigiamo solo una risposta a questa domanda da parte di tutti gli organi competenti:


AVETE VERAMENTE LA VOLONTA’ DI RISOLVERE LA QUESTIONE DELL’EX FISSA?


Diteci la verità. I nostri iscritti sono disperati. Contavano su quei soldi per pagare cure mediche, saldare mutui. Molti stanno facendo prestiti bancari per sopperire alla mancanza dell’ex fissa. Non sono milionari, per la maggior parte sono pensionati per i quali 30.000 euro fanno la differenza tra la dignità e la disperazione. Molti sono disposti a trattare una decurtazione della quota, TUTTI vogliono indietro solo quanto hanno versato al di là di moltiplicatori legati alle mensilità spettanti che hanno portato a erogare ex fisse palesemente fuori luogo.


Il Comitato e i 2.300 creditori pensionati attendono risposte. Subito e concrete. Rappresentiamo una buona fetta sul totale dei pensionati Inpgi. Possibile che noi giornalisti pensionati, che abbiamo contribuito per decenni, coi nostri versamenti, alla crescita dell’Inpgi, si sia buttati nella spazzatura? E non ora, da anni.


Diteci se davvero volete cancellare il nostro diritto con un colpo di spugna. Chiediamo indietro i nostri soldi, il nostro trattamento previdenziale integrativo a cui abbiamo contribuito fiduciosi, convinti che fosse un accantonamento individuale, come scritto in tutti gli atti costitutivi dell’ex fissa e nel sito Inpgi, e invece si è dimostrato una solenne presa in giro.


Siamo stati traditi, offesi, umiliati, trattati da questuanti, ma siamo ancora qui. E chiediamo:


PERCHE’ IL FONDO EX FISSA E’ STATO USATO A RIPARTIZIONE, SENZA CHE ALCUNA REGOLA SCRITTA LO PREVEDESSE? PERCHE’ I CUSTODI DEL FONDO - INPGI, FNSI, FIEG – SE NE SONO FREGATI DELLA NORMATIVA EX FISSA, CHE E’ AD ACCANTONAMENTO INDIVIDUALE?


 E parliamo di “custodi” perché tutti sostengono di non essere responsabili del fondo ex fissa.


Nessun responsabile, ma noi siamo le vittime. E, in fin dei conti, i legittimi proprietari del Fondo, perché lì avrebbero dovuto essere custoditi i nostri soldi. Proprietari traditi dai cosiddetti custodi. Esattamente come quando le banche che vanno a gambe all’aria non restituiscono il denaro ai correntisti. Del resto la presidente Inpgi, Marina Macelloni, mesi fa dichiarò che il “fondo ex fissa è come una banca”. Bene. Se è tale, va aperta una procedura giudiziale, in cui noi saremo i creditori privilegiati.


Noi che, fidandoci di tutti gli accordi, abbiamo affidato i nostri soldi al Fondo, prelevati dagli editori dal nostro stipendio lordo e da loro materialmente versati.  E ora, guarda un po’ che strano, li rivogliamo indietro.


Denunciamo dunque il criterio del tutto arbitrario  con cui è stato utilizzato dai “custodi”, a nostra totale insaputa,  il Fondo ex fissa. Se il Fondo non fosse stato usato (senza alcuna legittimità) a ripartizione, ora avrebbero dovuto esserci i soldi dell’accantonamento nominativo.  E denunciamo la totale miopia di questi gestori che per decenni non hanno voluto affrontare il fatto che una ex fissa basata sui moltiplicatori delle mensilità, indipendentemente dai contributi versati, era una follia. Davvero ottimi gestori, bravi.


Ormai la frittata è fatta. Ridateci quanto abbiamo versato e fatela finita. Trovate questa soluzione, altrimenti la cosa rischia di finire molto male. Nonostante tutto, confidiamo nella giustizia e, prima o poi, “un giudice a Berlino ci sarà”.


Il direttivo del Comitato “Diritto ex fissa”.


§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§
























Comitato Ex Fissa dirittoexfissa@gmail.com tramite sendinblue.com 




Allegati22 nov 2020, 21:16 (12 ore fa)


 










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Se non riesci a leggere questa email, clicca qui

NELLA GRANDE TEMPESTA INPGI, CONTINUIAMO AD ESIGERE VERITA’ E TRASPARENZA SULLA EX FISSA.  
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Care colleghe, cari colleghi,  

come certo saprete, il Titanic- Inpgi sta inesorabilmente affondando, e il problema principale ora é il salvataggio delle nostre pensioni. L’annoso, grave problema dell’Ex Fissa é purtroppo passato in secondo piano.  
Ma noi tenteremo tutto quanto il possibile fino all’ultimo.  

Noi creditori siamo arrivati ad essere circa 2.300, per una somma pari a circa 135 milioni di euro.  
Dopo la prima tranche di pagamenti resa possibile dal prestito oneroso dell’Inpgi al Fondo, siamo rimasti in paziente, fiduciosa e inutile attesa della seconda tranche (14 milioni) per altri tre anni: il Ministero- previa Corte dei Conti- non ha però ritenuto opportuno dare il via a questo nuovo prestito da parte dell’INPGI, coi conti MAI così in rosso.  

Nel frattempo, anche a causa della politica di prepensionamenti a pioggia, il debito Ex Fissa è progressivamente aumentato.  
L’ultimo Consiglio Generale (dove siamo riusciti a far  eleggere 5 rappresentanti del Comitato - Romano Bartoloni, Marina Sbardella, Massimo Alberizzi, Paola Cascella e Donato Sinigaglia  - si è tenuto l’11 novembre scorso, e la questione non sarebbe stata affrontata se la nostra  rappresentante Marina Sbardella (cofondatrice di “Diritto ex fissa) non avesse posto la questione nel silenzio di tutti gli altri 59, tra maggioranza e opposizione, con questa proposta che ci ha inviato per lettera:  

Carissimi,  
si è da poco conclusa la riunione del Consiglio generale, via telematica, che aveva per oggetto l’approvazione dei bilanci di assestamento per il 2020 e preventivo per il 2021, dell’INPGI 1 e dell’INPGI2. Vi confermo il rosso in bilancio 2020 di 253 milioni di euro con una riserva di 2,06 anni e la previsione di un ulteriore disavanzo per il prossimo anno che porterà la riserva a scendere a 1,6.  
Confermo inoltre che l’unico piano della maggioranza per il salvataggio dell’ENTE è quello di anticipare l’entrata dei comunicatori dal 2023 al 2021. L’unica altra proposta è quella di “tagliare le nostre pensioni del 30 %.”, proposta che, spero bene, cada nel dimenticatoio.  
Prima del termine della riunione, sono riuscita, alla voce approvazione del “…documento sulla politica di investimento…per gli investimenti mobiliari” dell’INPGI 2” a prendere la parola (unica su 60 presenti). 
 
QUESTO L’INTERVENTO DI MARINA SBARDELLA

“Visto che la FIEG si é offerta di ripianare il debito (al 50%) nei confronti dei creditori dell’ex fissa chiedendo un prestito di 35 milioni di euro alla INPGI 1; visto che l’INPGI 1 è riuscita a dare quattro anni fa in prestito 12 milioni di euro con i quali é stato pagato un anticipo di 10 mila euro ciascuno agli allora 1.200 creditori; visto che, successivamente, il ministero del Lavoro ha impedito di dare in prestito una seconda tranche di 14 milioni di euro per mancanza di fondi proprio per la crisi di liquidità dell’INPGI 1, perché non proporre all’INPGI 2 l’erogazione del prestito alla FIEG, un investimento che frutterebbe all’ente ben il 4,6% netto e potrebbe risolvere anche una volta per tutte questo buco nero per 850 creditori dell’ex fissa? L’INPGI si sgraverebbe di un debito che continua ad essere ricondotto all’ENTE, il debito sarebbe ripagato dalla FIEG che si è proposta autonomamente (dichiarandosi indirettamente titolare del debito) e l’INPGI 2, invece di andare a comprare titoli in America o altrove avrebbe garantito dagli Editori il rientro della somma aumentata di un interesse altissimo”.

La risposta della Macelloni é stata che, “…visto che gli investimenti dell’INPGI 2 servono per pagare le pensioni all’INPGI 2 non ritengo questo un buon investimento per l’INPGI 2…” Come se fosse soltanto lei a decidere la politica degli investimenti. Si spera bene  che gli investimenti siano decisi da una commissione di esperti.
Insomma, un Niet senza possibilità di replica.
Alla proposta della collega Sbardella ha fatto seguito autonomamente l’importantissimo intervento dell’Unione Pensionati dell’Emilia- Romagna, al quale si è associata anche l’Unione pensionati del Trentino-Alto Adige, che vi riportiamo di seguito:  
 
Documento del 13 novembre dell'UNGP Emilia - Romagna sull'EX FISSA: 

”Il direttivo dell'Ungp Emilia-Romagna, considerata la surreale situazione relativa all'ex fissa per la quale non si intravede nessuno spiraglio di soluzione, si rivolge ai membri dell'assemblea nazionale, delle consulte regionali, del cda e alla presidenza di Inpgi nonché ai vertici della Fnsi, affinché si facciano carico una volta per tutte del problema, non celandosi dietro un incomprensibile silenzio.  
Il consiglio, forte del fatto che si tratta di denari dei colleghi congelati e mai restituiti, invoca uno sblocco della situazione, anche alla luce della buona volontà espressa da buona parte dei giornalisti pensionati per una decurtazione della propria quota in segno di solidarietà per le difficoltà del Fondo ex fissa. Il fatto che una piccola parte di colleghi sia già stata liquidata rende ancor più intollerabile la situazione per gli aventi diritto.  
Il direttivo in particolare chiede con forza di coinvolgere nell'operazione Inpgi2 attraverso un finanziamento al Fondo che potrebbe garantire alla stessa Inpgi 2 l'interessante tasso di interesse del 4,60%. Questo alla luce del fatto che Inpgi 2 gode di un felice situazione finanziaria, anche in piccola parte grazie al contributo che i giornalisti pensionati collaboratori continuano a garantire.  
Il direttivo porta all'attenzione regionale e nazionale questa sua proposta, convinto che una soluzione del problema passi solo attraverso Inpgi 2 e, soprattutto, attraverso una effettiva volontà di risolverlo. E attende una concreta risposta.”  

ANCHE NOI ABBIAMO PREPARATO UN DOCUMENTO A FIRMA DEL DIRETTIVO EX FISSA CHE FAREMO RECAPITARE AGLI ORGANI COMPETENTI,  LO TROVATE IN ALLEGATO.

Questo, in estrema sintesi, il quadro relativo, appunto, all’affiorare di un iceberg contro cui, tempo pochi mesi, si potrebbero schiantare le nostre pensioni, presenti e future.  
A fronte di questo dramma storico e senza precedenti, l’unica soluzione che il Cda dell’Istituto ha immaginato per la salvezza dell’Ente, sulla base di un documento già consegnato agli interlocutori istituzionali, è l’ingresso anticipato di altri contribuenti, ossia i “comunicatori”, anticipato al 2021 anziché al 2023 come attualmente previsto dal Dl rilancio del 2019. Aggiungiamo, tra l’altro, che i cosiddetti “Comunicatori” hanno già comunicato, attraverso i loro sindacati, la loro indisponibilità a passare dall’INPS all’INPGI. In un recente comunicato, Retecom - la Rete che unisce le associazioni più rappresentative dei comunicatori delle imprese italiane – parla di “deportazione contributiva, all’unico scopo di evitare il commissariamento dell’ Istituto nazionale dei giornalisti italiani”.
L’alternativa sarebbe un drastico taglio delle pensioni (fino al 30%), come da qualcuno già ventilato.  
Nei giorni scorsi, i 20 consiglieri dell’opposizione facenti riferimento a SOS INPGI, INPGI FUTURO e STAMPA LIBERA E INDIPENDENTE hanno inviato un documento alla Presidenza del Consiglio facendo conoscere il proprio parere sull’eventuale “piano B” per il salvataggio dell’INPGI. Documento che vi rimettiamo qui di seguito  
 
APPELLO A PRESIDENZA DEL CONSIGLIO E MINISTERI VIGILANTI  
“L’Inpgi può garantire, in base alla riserva tecnica, appena 2 anni di pagamento delle pensioni correnti. Ma la liquidità necessaria per far fronte alle prestazioni previdenziali e alle altre spese dell’Istituto potrebbe finire molto prima. Ecco perché noi, consiglieri di amministrazione e consiglieri generali dell’Inpgi che non ci riconosciamo nella maggioranza che guida l’Istituto, rivolgiamo un appello diretto alla Presidenza del Consiglio e ai ministeri vigilanti del Lavoro e dell’Economia e Finanza perché ricerchino e percorrano con urgenza ogni soluzione necessaria per mettere al sicuro e garantire davvero le pensioni dei giornalisti italiani.  
Il bilancio di assestamento della gestione sostitutiva dell’Ago per il 2020, approvato (a maggioranza) dal Consiglio di amministrazione il 5 novembre e dal Consiglio generale l’11 novembre, presenta uno squilibrio previdenziale di 197 milioni di euro e un rosso di bilancio di 253 milioni di euro. Il preventivo 2021 ipotizza una perdita a fine anno pari a 225 milioni, nonostante sia stato redatto con dati previsionali di entrate contributive che non hanno tenuto conto del peggioramento dell’occupazione giornalistica, senza peraltro intervenire in alcuna maniera sui costi, sulla governance e sulle uscite.  
Entrambi i bilanci, come quelli degli ultimi anni, sono a nostro parere figli di una gestione politica dell’Istituto non responsabile e profondamente sbagliata. Così come di una responsabilità dei Ministeri vigilanti che, di fronte agli allarmi lanciati dalla Corte dei Conti sul progressivo e sempre più grave squilibrio della gestione previdenziale e a bilanci in utile solo grazie alla rivalutazione degli immobili, hanno tardato a intervenire perché l’Istituto affrontasse e superasse la crisi, aggravando inoltre i suoi conti con il rifinanziamento delle norme sui prepensionamenti.  
L’unica ipotesi in discussione sul tavolo governativo avviato a inizio febbraio con i vertici dell’Inpgi risulta essere l’allargamento della platea contributiva dell’Istituto con l’ingresso di nuove figure professionali, come indicato nel comma 2 dell’articolo 16-quinquies del Decreto Crescita convertito in legge a luglio 2019, che sarebbero individuate nei “comunicatori”. La richiesta della maggioranza dell’Inpgi è di un anticipo dell’ingresso di tali figure professioni dal 2023 (come previsto dalla legge) al 2021.  
Noi crediamo che allargare la platea dei contribuenti sia corretto, partendo prima di tutto dalla regolarizzazione dei tanti iscritti all’Ordine dei giornalisti che esercitano l’attività, ma versano i propri contributi previdenziali all’Inps e dai tanti falsi collaboratori che le aziende editoriali si rifiutano di stabilizzare come lavoratori dipendenti. Riteniamo però che la soluzione dell’ingresso di altre figure professionali vada valutata con numeri certi rispetto alla reale possibilità di un equilibrio finanziario dell’Ente a medio-lungo termine, anche di fronte alla chiara opposizione dei comunicatori a un loro ingresso nell’Inpgi.  
Ecco perché non è utile né risolutivo fermarsi a questa unica ipotesi. Chiediamo quindi al Governo e ai ministeri vigilanti di valutare urgentemente, con responsabilità e massima trasparenza, ogni soluzione capace di assicurare la pensione a tutti giornalisti italiani. A partire dalla possibilità di un ritorno alla garanzia pubblica sull’Inpgi, come prima della legge di privatizzazione del 1994”.

Vi riportiamo anche tutti gli elementi sul bilancio nel servizio redatto da Gianni Dragoni e pubblicato su “Punto e a Capo” 
https://www.puntoeacapo.org/2020/11/13/inpgi-bilancio-in-picchiata-piccola-guida-dei-numeri-da-brivido-abbiamo-toccato-il-fondo-e-stiamo-scavando/ 

Quanto sopra per vostra opportuna conoscenza e per assicurarvi, come detto in apertura,  che “Diritto ex fissa” non lascerà niente di intentato, per quanto in suo potere, per poter incassare i contribuiti versati dagli editori per la nostra ex fissa anche se, quasi certamente decurtati da eventuali moltiplicatori e parte degli interessi.  

Ultima e importante nota: il prestito che tanti stanno sollecitando da parte dell’Inpgi 2 alla Fieg servirebbe solo a sanare i circa 850 colleghi che hanno aderito anni fa alla decurtazione del proprio credito. Poi ci sono tutti gli altri, circa 1300, che non hanno aderito o sono andati in pensione successivamente, senza dunque aver avuto nessuna possibilità di scelta. Pensiamo sinceramente che FNSI E INPGI debbano farsi carico di sondare nuovamente le intenzioni di tutti costoro, come fu fatto con la “lettera di Natale” del 2017, inviata dall’Ufficio prestazioni Inpgi a tutti i creditori. Naturalmente l’accettazione dovrà essere SOLO ED ESCLUSIVAMENTE SU BASE VOLONTARIA, come fu all’epoca. Tutti noi ragioneremo con calma e decideremo il da farsi. E’ ovvio, peraltro che – una volta saldati gli 850 creditori in forma ridotta – il debito si ridurrà. Come è altrettanto ovvio che ognuno di noi non prenderà questa decisione – se mai verrà posta – a cuor leggero, visto che già tre anni fa ben 1000 colleghi rifiutarono “la proposta indecente”. Hanno ragione, è indecente, e lo sa anche chi, molto a malincuore, l’accettò. Ma in tre anni la situazione dell’Inpgi è precipitata e dobbiamo essere realistici. Ottenere tutto è un miraggio. Qui sono in gioco le nostre pensioni, non solo l’ex fissa. Amici, colleghe, colleghi, nel caso di una nuova proposta di riduzione, tratteremo, valuteremo, ci confronteremo insieme. Di più al momento non possiamo dirvi. Siamo tutti sull’orlo del baratro, ma non staremo mai zitti a guardare.

Un caro saluto a tutti.
Il direttivo del Comitato “Diritto ex fissa”
 

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