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CORTE COSTITUZIONALE. PENSIONI DI ELEVATO IMPORTO: LEGITTIMO IL “RAFFREDDAMENTO” DELLA RIVALUTAZIONE PER UN TRIENNIO, ILLEGITTIMO IL “CONTRIBUTO DI SOLIDARIETÀ” OLTRE IL TRIENNIO. IN CODA articolo di Pierluigi Franz

22.10.2020 - La Corte costituzionale ha esaminato oggi le questioni di legittimità sollevate dal Tribunale di Milano e dalle sezioni giurisdizionali della Corte dei conti per il Friuli-Venezia Giulia, il Lazio, la Sardegna e la Toscana, in relazione alle misure di contenimento della spesa previdenziale disposte dalla legge di bilancio 2019 a carico delle pensioni di elevato importo. Le questioni avevano ad oggetto la limitazione della rivalutazione automatica per il triennio 2019-2021 delle pensioni superiori a determinati importi (“raffreddamento della perequazione”) e la decurtazione percentuale per cinque anni delle pensioni superiori a 100.000 euro lordi annui (“contributo di solidarietà”). In attesa del deposito della sentenza, l’Ufficio stampa della Corte fa sapere che è stato ritenuto legittimo il “raffreddamento della perequazione”, in quanto ragionevole e proporzionato. È stato ritenuto legittimo anche il “contributo di solidarietà” ma non per la durata quinquennale, perché eccessiva rispetto all’orizzonte triennale del bilancio di previsione dello Stato. Pertanto, il contributo rimarrà operativo per tutto il 2021. La sentenza sarà depositata nelle prossime settimane.  IN PODCAST IL COMUNICATO LETTO DAL PRESIDENTE 





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Una sentenza storica - di Pierluigi Franz


22.10.2020 - Per la Corte Costituzionale é legittimo il taglio per la durata di 3 anni dal 1° gennaio 2019 al 31 dicembre 2021 sulle pensioni INPS ed ex INPDAP superiori ai 100 mila euro lordi l'anno introdotto per legge un anno fa, ma é illegittimo per il 2022-23. Per la Corte Costituzionale, presieduta da Mario Rosario Morelli, é pienamente legittimo il taglio per la durata di 3 anni dal 1° gennaio 2019 al 31 dicembre 2021 sulle pensioni INPS ed ex INPDAP superiori ai 100 mila euro lordi l'anno introdotto per legge lo scorso anno, cioé la decurtazione di tutti i trattamenti di quiescenza dei dipendenti statali e privati ad eccezione dei liberi professionisti (medici, avvocati, dottori commercialisti, notai, ragionieri, geometri, ingegneri, architetti, giornalisti, ecc.) iscritti ad apposite Casse previdenziali. Ed é anche legittimo il blocco triennale della perequazione 2019-2021 che ne ha impedito la successiva rivalutazione sugli importi pensionistici eccedenti i 100 mila euro lordi l'anno. I giudici della Consulta, come "contentino", hanno, invece, bocciato il taglio sulle pensioni INPS ed ex INPDAP superiori ai 100 mila euro lordi l'anno per il periodo 1° gennaio 2022 al 31 dicembre 2023, perché questa durata prevista per legge anche per il 4° e 5° anno é stata ritenuta eccessiva rispetto all'orizzonte triennale del bilancio dello Stato. E' questo il verdetto dell'Alta Corte, reso noto in un comunicato stampa atteso da migliaia di magistrati ordinari, amministrativi, contabili e militari in pensione, nonché da avvocati dello Stato in pensione, da ex ambasciatori, da ex generali, ex ammiragli ed altri militari in pensione, da dirigenti pubblici e da manager privati in pensione. La motivazione della importante sentenza si conoscerà nelle prossime settimane. A sollevare il caso erano state sei ordinanze emesse dalla Corte dei Conti del Friuli-Venezia Giulia, del Lazio, della Toscana e della Sardegna, oltre che dal tribunale del lavoro di Milano.








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