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Addio ad Adriano Solazzo, grande cronista dell'Ansa e del Corriere della Sera. Per due anni direttore della Scuola di giornalismo dell'Ordine. IN CODA articolo di GOFFREDO BUCCINI. I funerali oggi 20 ottobre alle 14.45 al Casoretto (chiesa di Santa Maria Bianca della Misericordia detta anche Abbazia del Casoretto).

Milano, 18 ottobre 2020 - Nella notte  è morto Adriano Solazzo, grande cronista dell'Ansa e del Corriere della Sera. Aveva 88 anni. Adriano, come cronista giudiziario, ha seguito i fatti terribili della Milano squassata dal terrorismo rosso e nero nonchè dai sequestri (mafiosi) di persona. La notizia della scomparsa di Adriano si è diffusa questa mattina fra i vecchi colleghi suscitando dolore ed emozione.


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Addio a Solazzo, principe degli scoop


19.10.2020. - Si è spento ieri notte Adriano Solazzo ( foto ), storico giornalista di cronaca giudiziaria del Corriere della Sera.Milanese, 88 anni, Solazzo ha frequentato fino agli anni Novanta il tribunale di Milano, dove era considerato il signore incontrastato della sala stampa. Di lui, iscritto da 64 anni all' albo dell' ordine dei giornalisti della Lombardia ( 1956) i giovani colleghi di giudiziaria, che avrebbero poi preso il suo posto nella stagione di Mani Pulite, ricordano la capacità di raccogliere notizie esclusive fra uffici e cancellerie. Un fiuto giornalistico che ha fatto di Solazzo un rispettato principe dello scoop. (Corriere della Sera)


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Corriere della Sera lunedì 19 ottobre 2020 - Il ricordo


Addio a Solazzo. Un modello per noi cronisti.


di GOFFREDO BUCCINI - Arrivava presto, molto presto al mattino. Quando noi, giovani polli, entravamo in sala stampa, lui, vecchia volpe, stava ormai andando via, avendo dragato uffici e cancellerie grazie ai suoi rapporti pluridecennali. «Ha già fatto il pieno», mormoravamo noi cronisti ragazzini. E, in effetti, Adriano a quell' ora aveva già in tasca e nel borsello quelle quattro o cinque «carte« di giornata (le «carte» sono il totem dei giornalisti di giudiziaria) con cui sarebbe tornato trionfante dal capocronista e che gli avrebbero consentito di dare alle altre testate quattro o cinque buchi (il «buco» è una notizia che hai solo tu, il cazziatone per chi non ce l' ha). Adriano Solazzo, morto ieri a 88 anni, era il principe del buco. Cronista di giudiziaria del Corriere della Sera , era la vera croce per chi del Corriere non fosse. Io ho avuto la fortuna di averlo dalla mia, da quel giovane pollastro corrierista che fui: non come maestro, perché Adriano non ti insegnava nulla ed era gelosissimo delle sue fonti ma, grazie a Dio, nemmeno come avversario, perché Adriano ti poteva mandare al manicomio. Quando l' ho conosciuto, più o meno nel 1990, mi pareva già vecchio: aveva in effetti i miei anni di adesso. E aveva messo nella bisaccia una vita di discrezione e rispetto, le qualità più apprezzate, allora, dai magistrati del palazzo di giustizia di Milano, dove lui era il signore della sala stampa. Era un guaio anche per noi ragazzi del Corriere . Perché era passata l' usanza che lui desse i buchi agli altri giornali e poi gli altri giornali si coalizzassero contro ciò che del Corriere restava dopo che lui era uscito: noi cronisti più giovani di casa Solferino, bucandoci. Finché non decidemmo a nostra volta che la misura era colma, che a ogni buco avremmo risposto con un buco e che Solazzo era un fuoriquota, da accettare per i rivali come un evento naturale, un sisma o una carestia. Uno così immaginerete si possa odiare. Ma era impossibile odiare Solazzo. Perché lui infarciva ogni dolore inflitto ai colleghi con quel sorriso da zio paraculo mai irridente, mai giudicante, sempre privo di senso di superiorità. Ti diceva: così va la vita, fioeu . E non potevi che accettarlo. È stato uno spartiacque, un prima e un dopo della cronaca e, direi, del costume giudiziario. Perché, nel prima, quando c' era Solazzo, i magistrati passavano le notizie ai giornalisti ma con pudore, volendo che non si sapesse. Nel dopo, i magistrati hanno tratto maggior gloria dal loro potere di comunicare le notizie, rivendicando l' ostensione del presunto colpevole. Era ormai il mondo di Mani pulite e, soprattutto, degli epigoni talora tristi che ne sarebbero derivati: già da un po' non era più il mondo di Adriano.


 





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