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NAPOLI - Dopo 22 anni il giornalista Massimo Siviero reintegrato al Mattino.

di www.iustitia.it

13.7.2018 - DOPO DECINE DI pensionamenti, prepensionati e uscite volontarie l’organico del Mattino cresce finalmente di una unità. Il merito è della sezione lavoro della Corte di appello di Napoli (presidente Giovanna Guarino, consiglieri Antonietta Savino e il relatore Gabriella Gentile) che ha reintegrato, con sentenza del maggio 2019, il giornalista Massimo Siviero nel rapporto di lavoro di redattore con l’editore del Mattino. “Si può definire una sentenza epica, - dichiara Siviero - arrivata a distanza di ventidue anni dal licenziamento motivato dall’azienda con un preteso stato di crisi dal gennaio 1995 al 27 gennaio 1997. Come dimostrato dai miei legali (Giovanni Nicola D’Amati, Claudia Costantini e Marco Siviero) tale asserito stato di crisi non era invece idoneo a giustificare il licenziamento individuale poiché non è stata neppure provata dall’azienda la soppressione del posto di lavoro mentre erano nel frattempo avvenute nuove assunzioni”. La vicenda di Massimo Siviero, natali a Roma nel ’42, da cinquantasei anni professionista, collaboratore del Mattino dal ’62 e dal ’66 redattore per sentenza, ha elementi kafkiani, con una durata record, ventidue anni, durante i quali hanno ‘regnato’ tre papi e sei direttori del Mattino. I gradi di giudizio sono stati otto: un ricorso in Pretura e due appelli a Napoli rigettati, un appello accolto a Campobasso, tre ricorsi vincenti in Cassazione, di cui due principali e uno incidentale e, dopo il terzo rinvio dalla Suprema Corte, l’ultimo appello a Napoli accolto su tutti i fronti: reintegrativo, retributivo, contributivo. La Corte d’appello infatti, respingendo le tesi degli avvocati del Mattino, Marcello e Raffaele De Luca Tamajo, “dichiara l’illegittimità del licenziamento irrogato a Siviero Massimo dal 27 gennaio 1997 e per l’effetto ordina al Mattino spa la reintegra di Siviero Massimo nel posto di lavoro precedentemente occupato e condanna la società al risarcimento del danno commisurato alla retribuzione globale di fatto percepita all’epoca del licenziamento, calcolata dal giorno del licenziamento alla reintegra, oltre interessi sulla somma rivalutata dalla data di maturazione fino al soddisfo, nonché al versamento dei contributi previdenziali e assistenziali per lo stesso periodo; compensa le spese per tutti i gradi di giudizio, ivi inclusi quelli di legittimità”. Una vittoria fortissimamente voluta dopo una guerra interminabile combattuta in sostanziale solitudine. C’è anche da segnalare che il licenziamento illegittimo diventa in primo luogo uno strumento per allontanare elementi non allineati, senza contare che nel caso del giornalista del Mattino si trattava di un redattore che aveva svolto per anni un’intensa attività sindacale. E Siviero aggiunge anche che “il licenziamento illegittimo ha conseguenze pesantissime sul piano personale e professionale perché lo priva dei mezzi economici, del contatto con i lettori e provoca la perdita delle fonti informative impedendogli di svolgere la sua funzione di giornalista”. - TESTO IN http://www.iustitia.it/1_luglio_19/documenti/apertura.htm





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