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Sabato 10 novembre 2018 - Ore 11.00- Via Senato 10/Archivio di Stato di Milano (Sala Conferenze): si parla di Annibale Del Mare, un giornalista che nel secodo dopoguerra teneva uniti gli italiani emigrati con la Patria lontana. IN CODA: a) la locandina dedicata all'evento; b) E UN ARTICOLO MEMORABILE DI VITTORIO BUTTAFAVA SU ANNIBALE DEL MARE ("FA DA SOLO UN GIORNALE" per gli italiani all'estero).


2.11.2018 - Nel secondo Dopoguerra molti italiani si trasferirono all’estero. Annibale Del Mare, già collaboratore in attività giornalistiche con gli Alleati, fondò il giornale Cronache d’Italia, dedicato ai connazionali sparsi nel mondo: l’iniziativa avviò una fittissima corrispondenza epistolare con gli italiani all’estero. L'incontro ripercorre questi aspetti attraverso i documenti del fondo Del Mare conservato presso l’Archivio di Stato.  Negli interventi in programma, si scopriranno anche i luoghi di Milano decisivi per i flussi migratori e la lezione di giornalismo e di vita di un maestro. 
Saluti introduttivi:
Annalisa Rossi - Direttore Archivio di Stato di Milano
Intervengono:
Enrico Sansoni - Archivio di Stato di Milano
Sandro Rinauro - Professore associato Università di Milano
Salvatore Giannella - Giornalista e scrittore
Con la testimonianza-ricordo di Serena, figlia di Annibale Del Mare.
La mostra documentaria, a cura di Enrico Sansoni, sarà visitabile fino al 28 novembre 2018. L'evento rientra nel Palinsesto sul Novecento italiano del Comune di Milano e nel festival MilanoAttraverso. Scarica la locandina (PDF, 1.434 KB)


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FA DA SOLO UN GIORNALE. Quando l’Italia scoprì, grazie al settimanale Oggi, la frenetica filantropia di Annibale Del Mare: “Un giovane milanese dirige, scrive, finanzia e spedisce l’unico giornale per gli italiani all’estero”



testo di Vittorio Buttafava*





La scintilla mediatica che accese l’interesse di tanti altri giornali, della radio e televisione fu l’articolo che il giornalista e scrittore Vittorio Buttafava, mitico direttore di settimanali, scrisse per Oggi del 7 aprile 1949. Ecco quel testo.













Uno dei giorni scorsi il signor Francesco Limongi, che vive in Carrera 7 a Bogotà (Colombia), e il signor Barsetti Agostino, Imsenvagen 9, Stoccolma, si sono visti recapitare a casa un giornale arrivato dall’Italia, chiuso in una fascetta su cui una paziente mano femminile aveva scritto il loro nome. Contemporaneamente cinquemila copie di quello strano giornale senza pretese e dal titolo pacato di Cronache d’Italia, raggiungevano inaspettatamente altrettanti italiani, emigrati da un anno o da trenta non importa, negli Stati Uniti o in Guatemala, in Turchia o in Argentina, nell’Arabia Saudita o nelle Filippine, in Egitto o nel Paraguay. Non è difficile immaginare che cosa possano aver significato per migliaia di uomini lontani dalla patria, dispersi dovunque, quei fogli scritti nella lingua della loro infanzia; ma ancora più viva, soprattutto per i più umili, per coloro che il paese straniero ha silenziosamente inghiottito, deve essere stata l’emozione di sentirsi ricordati, scoperti e raggiunti personalmente, con nome e cognome. Bene, questo lancio nel mondo di carta stampata italiana si verifica, una volta al mese, da quindici mesi, e le famiglie di italiani raggiunte da Cronache d’Italia sono già oltre cinquantamila.


Il primo pensiero dell’emigrante, come si può dedurre da centinaia di lettere, è che Cronache d’Italia sia spedito per iniziativa del nostro governo, tanto gli sembra strano e materialmente impossibile che qualcuno, se non in il governo, abbia avuto l’interesse o la possibilità di scoprire il suo indirizzo e di mandargli notizie della patria. A nessuno, al signor Limongi di Bogotà o al signor Barsetti di Stoccolma o a chiunque altro, può essere passato per la mente che non il governo, né la redazione di un grosso giornale, né un’organizzazione con patronesse e dirigenti, si è ricordata di lui, ma soltanto un giovane milanese poco più che trentenne, un giornalista con l’anima di apostolo e la vocazione di missionario, che, da solo, impiegando i suoi risparmi e regalando quindici ore al giorno di lavoro, ha creato, finanziato, amministrato, scritto, impacchettato e spedito il giornale, solo, con soltanto l’appoggio di una moglie straordinariamente serena e laboriosa (sono scritte a mano da lei, sessanta all’ora, le fascette del giornale), una di quelle mogli che toccano in sorte appunto agli apostolo e ai missionari in borghese. Il giovane giornalista si chiama Annibale Del Mare e la direzione, redazione, amministrazione, spedizione di Cronache d’Italia è in una cameretta del suo modesto appartamento milanese in via Vela 4. In questa cameretta, oltre alle poche e solite cose dei piccoli uffici, ci sono due scrivanie, una per il marito e l’altra per la moglie. Non esistono impiegati, fattorini, redattori, non esiste l’autocarro per le spedizioni perché il solo mezzo di trasporto è una bicicletta, quella che il giornalista inforca per portare i pacchi del “suo” giornale alla stazione. Con un’organizzazione così commoventemente primitiva, senza la più lontana speranza di guadagno (Cronache d’Italia non ha ancora oggi raggiunto il pareggio), sprecando generosamente una quantità incredibile di energie, Annibale Del Mare ha già fatto cose miracolose, come può accertare chiunque abbia la pazienza di scorrere anche soltanto alcune delle migliaia e migliaia di lettere (ormai circa seicento al mese) che i nostri emigranti gli hanno scritto e continuano a scrivergli. Le lettere, tutte piene dell’affettuosa riconoscenza come quella che provano i soldati al fronte quando ricevono la posta, rivelano un patrimonio inestimabile che fino a oggi è stato troppo dimenticato.


Il patrimonio di dieci milioni di vite italiane all’estero, sperdute, spesso umiliate, abbandonate a se stesse. Dell’Italia, che ha praticamente spezzato ogni contatto con loro, questi italiani sentono parlare nei giornali di lì soltanto in occasioni clamorose, quasi sempre umilianti o sgomentanti: l’attentato a Togliatti, il processo Lo Verso, lo scandalo Brusadelli, e così via. Ed ecco giungere Cronache d’Italia, sedici paginette al mese, dove non si fa cenno di politica o di scandali o di processi, ma si raccontano pacatamente i progressi del lavoro, della ricostruzione, della vita industriale e commerciale, si parla delle novità d’arte e di moda, di letteratura e di sport, si annunciano le ultime invenzioni, si additano gli uomini nuovi, si compendia insomma la vita operosa di quei 45 milioni di italiani che compongono l’Italia più viva e più vera, ma che, presi dal loro lavoro, preferiscono il silenzio alle chiacchiere. L’emigrante, questo è il fondamento dell’iniziativa di Annibale Del Mare, deve sapere di essere ancora ricordato in Italia e nello stesso tempo sentirsi orgoglioso di questo ricordo. Per ottenere questo, Del Mare ha fermato su due punti la sua attività quotidiana: comporre, con il maggior numero di notizie, l’immagine di un’Italia laboriosa e fiduciosa, racchiudendo ogni mese questa immagine nelle pagine del giornale, e rispondere a qualunque richiesta di informazioni che gli emigranti possano inoltrare. Le lettere, abbiamo detto, sono circa seicento al mese e contengono gli interessi e i sentimenti più imprevisti: un padre Cappuccino di Sidney chiede il nome di un linotipista disposto ad andare in Australia presso di lui; un impiegato di San Paolo del Brasile domanda il testo di due poesie che ha imparato a scuola, in Italia, e che ormai ha dimenticato; un operaio di Tristan Suarez (Buenos Ayres) vuole sapere come si fabbricano in Italia le piastrelle in cemento e le mattonelle in graniglia; un piccolo commerciante di Brooklyn è curioso di sapere come si viva nel suo “paesello nativo” in provincia dell’Aquila e quali effetti vi abbia prodotto la guerra; “una semplice donna di famiglia” del Quebec, in Canada, chiede una nuova pianta della sua Milano, da dove manca da 35 anni; un industriale di New York desidera soltanto sapere “sinceramente” come stanno le cose in Italia e se vi si può rientrare senza pericolo. A ognuna di queste lettere, e ormai siamo vicino alle diecimila, Del Mare risponde, con minuzia e precisione, facendo anche chilometri in bicicletta e consumando un pomeriggio per raccogliere di persona una notizia. Non gli basta aver creato il legame con gli italiani nel mondo attraverso le pagine del giornale, vuole che questo legame sia il più stretto, il più diretto e il più personale possibile; e se l’opera di redattore, amministratore, impaginatore e spedizioniere di Cronache lo impegna gravemente, le risposte alle seicento lettere mensili gli rubano un tempo dieci volte maggiore. L’idea di creare un giornale per gli emigranti, idea che non ha precedenti da noi, venne a Del Mare nell’agosto del 1947.


Dieci milioni di italiani sono nel mondo, pensò, e altri milioni stanno prendendo la via dell’esilio: essi rappresentano un patrimonio formidabile che non è giusto ignorare o disperdere. Bisogna dunque raggiungerli, agganciarli, tenerli legati alla patria, mantenerne vivo il ricordo parlando compiutamente e periodicamente di lei. L’idea era nobile e generosa, ma il primo ed essenziale ostacolo per la sua attuazione era rappresentato dalla mancanza degli indirizzi degli emigranti stessi. Il governo sa, qualche volta, in quale paese sono andati, ma non in quale città o in che via. Ed ecco la prima ricerca affannosa, durata quattro mese e condotta dal filantropico giornalista attraverso migliaia di lettere mandate a casa a un indirizzo d’amico o di conoscente all’estero, a una sede consolare, o a uno di quegli strani club che i nostri emigranti creano non appena la colonia italiana è un poco numerosa. Raccolti alcune migliaia di indirizzi, Cronache d’Italia viene spedito per la prima volta nel gennaio ’48. Il successo è subito vivo: lettere di ringraziamento e di commossa riconoscenza piovono a centinaia in via Vela 4. Dopo poco giungono i primi abbonamenti, fatti dagli emigranti stessi o da parenti in Italia che desiderano far giungere ai loro cari oltre frontiera questa serena e simpaticamente orgogliosa voce d’Italia: gli abbonati, ora, sono circa seicento. Oggi lo schedario di Annibale Del Mare conta oltre cinquantamila indirizzi e la tiratura del giornale (che gli ha inghiottito i risparmi di anni di lavoro, che gli succhia il tempo ma che lo esalta e lo riempie di soddisfazione) è sopra le cinquemila copie, di cui quattromila e più continuano a essere mandate gratuitamente ogni mese a indirizzi quasi sempre diversi. Ma gli emigranti sono milioni: la strada per passare dai 50 mila indirizzi d’oggi al numero totale è spaventosamente lunga. Tuttavia, Annibale Del Mare, giornalista, apostolo e missionario, non disarma, tutt’altro. Il suo sogno è di poter un giorno caricare un vagone dei suoi giornali e andare di persona a distribuirli nelle miniere di Charleroi o nelle fabbriche di Detroit o nelle fattorie argentine, e vederli finalmente in faccia questi italiani ai quali egli parla da quasi due anni senza conoscerli, rimettendoci tempo e denaro. ()


 


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*Vittorio Buttafava (Milano 1918-1983), laureato in lettere, è entrato nel giornalismo nel 1946 come redattore di Oggi, occupandosi inizialmente di critica teatrale, per poi diventare caporedattore. In seguito ha diretto contemporaneamente due settimanali femminili: Novella, dal 1957, e Annabella, dal 1958. Dal 1964 al 1976 è stato direttore di Oggi, passando poi alla direzione di Epoca, fino al 1978. Curò anche una rubrica settimanale di fatti di vita e di costume su Il Secolo XIX. Iniziò a lavorare anche in tv, su Telealtomilanese, curando la rubrica 'La posta di Tam'. Nel 1977 passò a Telemilano 58 come curatore di rubriche giornalistiche. Nel 1978 ha scritto la sceneggiatura del documentario di Angelo e Alfredo Castiglioni Addio ultimo uomo. Negli ultimi anni della sua vita ha diretto i servizi giornalistici di Canale 5. E’ autore dei libri La vita è bella nonostante, Una stretta di mano e via, La fortuna di vivere e Cari figli del 2053.


 






 



 



 







 




 






 



 





 





 





 





 





 










 



 





 





 





 





 





 










 



 





 





 





 





 





 










 



 





 





 





 





 





 










 



 





 










 



 





 





 





 





 





 





 





 





 



 





 





 





 





 





 





 





 










 



 





 





 





 





 





 





 





 










 



 





 





 





 





 





 





 





 










 



 





 





 





 










 


 



 



 



 



 



 



 



 



 



 



 


 



 



 



 



 



 



 



 



 



 






 


 



 



 



 



 



 



 



 



 



 






 


 



 



 



 



 



 






 


 



 



 



 



 



 



 



 



 



 



 



 



 


 



 



 



 



 



 



 



 



 



 



 



 






 


 



 



 



 



 



 



 



 






 


 



 



 



 



 



 



 



 



 



 



 



 



 



 



 


 



 



 



 



 



 



 



 



 



 



 



 



 



 






 


 



 



 



 



 



 



 



 



 



 



 



 



 



 






 


 



 



 



 



 



 



 



 



 



 



 



 



 



 






 


 



 



 



 



 



 



 



 



 



 



 



 



 



 






 


 



 



 



 



 



 



 



 



 



 



 



 



 



 






 


 



 



 



 



 



 



 



 



 



 



 



 



 



 






 


 



 



 



 



 



 



 



 


 


 


 


 


 


 


 



 


 


 


 


 


 


 




 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 



 


 


 


 


 


 


 




 


 


 


 


 


 


 


 



 


 


 


 


 


 


 




 


 


 


 


 


 


 


 


 



 


 


 


 


 


 


 




 


 


 


 


 


 


 


 



 


 


 


 


 


 


 




 


 


 


 


 


 


 


 



 


 


 


 


 


 


 




 


 


 


 


 


 


 


 



 


 


 


 


 


 


 




 


 


 


 


 


 


 


 


 



 


 


 


 


 


 


 




 


 


 


 


 


 


 


 



 


 


 


 


 


 


 




 


 


 


 


 


 


 


 



 


 


 


 


 


 


 




 


 


 


 


 


 


 


 


 



 


 


 


 


 


 


 




 


 


 


 


 


 


 


 



 


 


 


 


 


 


 




 


 


 


 


 


 


 


 



 


 


 


 


 


 


 




 


 


 


 


 


 


 


 



 


 


 


 


 


 


 




 


 


 


 


 


 


 


 


 



 


 


 


 


 


 


 




 


 


 


 


 


 


 


 



 


 


 


 


 


 


 




 


 


 


 


 


 


 


 



 


 


 


 


 


 


 




 


 


 


 


 


 


 


 



 


 


 


 


 


 


 




 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 





 *Vittorio Buttafava (Milano 1918-1983), laureato in lettere, è entrato nel giornalismo nel 1946 come redattore di Oggi, occupandosi inizialmente di critica teatrale, per poi diventare caporedattore. In seguito ha diretto contemporaneamente due settimanali femminili: Novella, dal 1957, e Annabella, dal 1958. Dal 1964 al 1976 è stato direttore di Oggi, passando poi alla direzione di Epoca, fino al 1978. Curò anche una rubrica settimanale di fatti di vita e di costume su Il Secolo XIX. Iniziò a lavorare anche in tv, su Telealtomilanese, curando la rubrica 'La posta di Tam'. Nel 1977 passò a Telemilano 58 come curatore di rubriche giornalistiche. Nel 1978 ha scritto la sceneggiatura del documentario di Angelo e Alfredo Castiglioni Addio ultimo uomo. Negli ultimi anni della sua vita ha diretto i servizi giornalistici di Canale 5. E’ autore dei libri La vita è bella nonostante, Una stretta di mano e via, La fortuna di vivere e Cari figli del 2053.





     





 



 



 


 






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