Home     Scrivimi     Cercadocumenti     Chi è     Link     Login  

Cerca documenti
Cerca:
in:
     

Documenti
  » Attualità
Carte deontologiche
CASAGIT
Corte di Strasburgo
Deontologia e privacy
Dibattiti, studi e saggi
Diritto di cronaca
Dispensa telematica per l’esame di giornalista
Editoria-Web
FNSI-Giornalismo dipendente
Giornalismo-Giurisprudenza
I fatti della vita
INPGI 1 e 2
Lavoro. Leggi e contratti
Lettere
Ordine giornalisti
Premi
Recensioni
Riforma professione
Scuole di Giornalismo e Università
Sentenze
Storia
Tesi di laurea
TV-Radio
Unione europea - Professioni
  Attualità
Stampa

1.9.2018 - Bruni: «Non esistono le pensioni d'oro». «Sono un pilastro del patto sociale di una società. In quell'assegno c’è molto più dei contributi versati, c'è, soprattutto, la gratitudine civile verso quella persona che aveva passato i suoi anni migliori lavorando. Se il governo vuole colpire le rendite, non cominci da lì, ma da quei pochi ricchi che non hanno mai lavorato...». Un articolo dell'economista studioso del Welfare.


di Luigino Bruni/Famiglia cristiana

29.8.2018 - Le pensioni sono un pilastro del patto sociale di una società. Perché le pensioni sono il ponte che unisce le generazioni. Quando un lavoratore va in pensione, in quell’assegno c’è - o c’era - molto più dei contributi che aveva (o non aveva) versato nel corso della sua vita. C’ era soprattutto la gratitudine civile verso quella persona che aveva passato i suoi anni migliori lavorando. Perché tutti sappiamo (o dovremmo sapere) che il salario che un lavoratore riceve ogni mese è solo la punta dell’ iceberg del valore, anche economico, che ha creato individualmente e insieme. Il salario, soprattutto quando si aggira attorno ai 1.000/2.000 euro, è davvero poco più di un rimborso spese - se pensiamo che 1.000/2.000 euro sono quanto prende un buon consulente per una giornata di lavoro, un bravo professore per una conferenza, un briciolo dei rendimenti di molti titoli in borsa. Il nostro lavoro vale molto di più della sua remunerazione, anche quando è generosa (è non è il caso dell’ Italia).


Quando si mette mano alle pensioni si mette mano allora a qualcosa di molto serio e profondo, alla fides (corda e fiducia) che ci lega, che sta diventando sempre più fragile - ecco perché quel ponte spezzato sopra Genova è anche un’ icona, tragica, dello stato etico del nostro Paese.


Riformare le pensioni, e quindi nel tagliare le pensioni d’ oro per ridistribuire ricchezza alle pensioni minime o basse, è operazione in sé meritoria e, per molti versi, necessaria. Il sistema delle pensioni esprimeva, infatti, una visione della società italiana tipica del Novecento, e quindi gerarchica e a tratti castale, che va cambiata per farla entrare nel terzo millennio. Ma non dobbiamo dimenticare alcune avvertenze economiche ed etiche.


Non è il lavoro a creare i ricchi. Se oggi guardiamo chi sono i veri ricchi, i lavoratori sono molto pochi. Abbiamo soprattutto percettori di rendite, nelle sue varie forme. E le rendite non sono né salari, né profitti, quindi né pensioni. Se il governo vuole colpire le rendite, e farebbe molto bene, non deve iniziare dalle pensioni, perché il 90% di quelle che vengono chiamate pensioni d’ oro sono legate al lavoro. E perché buona parte dei veri ricchi (che non sono pochi) non ricevono pensioni d’ oro perché hanno residenze all’ estero, sono ‘elusori’ o evasori totali, e alcuni non hanno mai lavorato veramente. I redditi d’ oro non prendono quindi la forma delle pensioni, se non in pochissimi casi, e non sono certo quelle che si aggirano attorno ai 4.000 euro al mese (ma sono molto, molto, più alte).


Prima di cambiarla, le pensioni da lavoro vanno rispettate come si deve rispettare il lavoro che le ha generate. Un lavoro che era figlio della cultura del Novecento, dove il lavoro della mente era stimato diversamente e di più (forse troppo) del lavoro e dell’ intelligenza delle mani. Ma non possiamo oggi umiliare e offendere anziani che negli ultimi anni di vita interpretano quella riduzione di reddito come riduzione di gratitudine e stima. Si potrebbero ottenere risultati analoghi, ma con minori danni morali, se si cambiasse il tono ‘giustizialista’ e anti-elites che domina questa riforma, che è quasi sempre inopportuno e inutilmente offensivo. Le elites sono tante, non tutte cattive, e soprattutto molto diverse.


Allora, una seria revisione delle pensioni, e quindi del patto sociale, dovrebbe guardare con più attenzione le rendite, distinguere le pensioni d’oro vere e poi tassarle diversamente. Ricordardosi un po’ di più di quel bellissimo principio di progressività che fa onore alla nostra costituzione. E magari, infine, chiedersi se la flat tax sia davvero coerente con questa politica ridistribuitiva che sembra animare la riforma. Quando si mette mano ad un patto sociale la coerenza dei messaggi, il tono pacato e mite e la stima grata per gli anziani sono ingredienti essenziali, per non far crollare questo altro ponte per incuria e mancanza di accudimento.





Editore/proprietario/direttore: Francesco Abruzzo - via XXIV Maggio 1 - 20099 Sesto San Giovanni (MI) - telefono-fax 022484456 - cell. 3461454018
---------------------------------
Decreto legge n. 63/2012 convertito con la legge 103/2012. Art. 3-bis (Semplificazioni per periodici web di piccole dimensioni): 1. Le testate periodiche realizzate unicamente su supporto informatico e diffuse unicamente per via telematica ovvero on line, i cui editori non abbiano fatto domanda di provvidenze, contributi o agevolazioni pubbliche e che conseguano ricavi annui da attività editoriale non superiori a 100.000 euro, non sono soggette agli obblighi stabiliti dall'articolo 5 della legge 8 febbraio 1948, n. 47, dall'articolo 1 della legge 5 agosto 1981, n. 416, e successive modificazioni, e dall'articolo 16 della legge 7 marzo 2001, n. 62, e ad esse non si applicano le disposizioni di cui alla delibera dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni n. 666/08/CONS del 26 novembre 2008, e successive modificazioni. 2. Ai fini del comma 1 per ricavi annui da attività editoriale si intendono i ricavi derivanti da abbonamenti e vendita in qualsiasi forma, ivi compresa l'offerta di singoli contenuti a pagamento, da pubblicità e sponsorizzazioni, da contratti e convenzioni con soggetti pubblici e privati.
---------------------------------
Provider-distributore: Aruba.it SpA (www.aruba.it) - piazza Garibaldi 8 / 52010 Soci (AR) - Anno XV Copyright � 2003

Realizzazione ANT di Piccinno John Malcolm - antconsultant@gmail.com