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IL RUOLO DEL GIORNALISTA IN EUROPA E LA FIGURA DEI “VERIFICATORI DI FATTI” (proposta dalla Commissione Ue con un codice di 'buone pratiche').

di Cinzia Boschiero


11.5.2018 -Il ruolo del giornalista va difeso anche in Europa sia per le modifiche occupazionali in atto che per la stessa evoluzione delle figure professionali che ruotano attorno al settore della comunicazione e dell’informazione, dovuta soprattutto all’impatto sul mercato del lavoro della rivoluzione digitale in atto. Quali sono i limiti etici e legali del giornalismo e dell’informazione e della corretta comunicazione in Europa? Come figure nuove e difficilmente omogenee, oltre che molto discusse e “fluide” oltre che inquinate da metodiche di marketing, di pubblicità, di acquisto degli “I like”  quali quelle degli  ‘influencer’ e  dei ‘blogger’ e la nuova figura proposta dalla Commissione europea di “verificatore dei fatti” stanno modificando la fruizione di ciò che accade nella società? Come la stessa invasività degli strumenti multimediali in Europa e nella vita quotidiana di ogni cittadino impatta sulle modalità di condivisione e sulla  veridicità o meno della informazione fruibile soprattutto on line? Quali sono i risvolti etici e chi oggigiorno può dirsi “giornalista” in Europa? La stessa definizione di “giornalista” viene discussa, non rispettata e messa in continua difficoltà operativa non solo in Europa ma nel mondo. La  stessa lotta alle fake news è una sfida certo sociale ma in primis professionale ed occorre fortemente difendere la professionalità del giornalista ed il suo ruolo anche sociale. La Commissione europea, con un comunicato stampa ufficiale in data 26 aprile intitolato “Lotta alla disinformazione online: proposta della Commissione di un codice di buone pratiche dell'UE” evidenzia nel testo che “per contrastare la disinformazione online la Commissione europea propone diverse misure, riguardanti tra l'altro la realizzazione di un codice di buone pratiche dell'UE sul tema della disinformazione, il sostegno a una rete indipendente di verificatori di fatti e l'adozione di una serie di azioni volte ad incentivare il giornalismo di qualità e promuovere l'alfabetizzazione mediatica”. Ora chi sono questi “verificatori di fatti” ? La Commissione  europea cita nel comunicato stampa “una rete europea indipendente di verificatori di fatti: la rete stabilirà metodi di lavoro comuni, scambierà le migliori pratiche e opererà per conseguire la più ampia copertura possibile di correzioni fattuali in tutta l'UE; i verificatori saranno scelti tra i membri dell'UE facenti parte della rete internazionale dei verificatori di fatti (International Fact Checking Network), che segue un rigido codice etico”. Questa rete risponde al sito del Poynter Institute  la cui membership è a pagamento 50 dollari (http://members.poynter.org/application). Chi vigila su questa decisione di puntare su una figura nuova definita “verificatore dei fatti”? La Commissione europea definisce la disinformazione quale "informazione rivelatasi falsa, imprecisa o fuorviante concepita, presentata e diffusa a scopo di lucro o per ingannare intenzionalmente il pubblico, e che può arrecare un pregiudizio pubblico" e su questo siamo tutti d’accordo. Il Centro comune di ricerca della Commissione europea ha pubblicato di recente inoltre uno studio sulle notizie false e la disinformazione in cui si rileva che i due terzi dei fruitori di notizie online preferiscono l'accesso mediante piattaforme guidate da algoritmi, come motori di ricerca e aggregatori di notizie, e siti web di social media. Nello studio si afferma inoltre che il potere di mercato e i flussi di entrate si sono spostati dagli editori di notizie agli operatori di piattaforme in possesso di dati che permettono loro di abbinare articoli e annunci ai profili dei lettori. Le Misure europee per contrastare la disinformazione online sono diverse ed è necessario che l’ordine professionale sia attivo nel lavoro di interazione a livello europeo in questo ambito. Tra le misure proposte e in atto da parte della Commissione europea vi sono:





         un codice di buone pratiche sul tema della disinformazione: entro luglio, come primo passo, le piattaforme online dovrebbero mettere a punto e applicare un codice comune di buone pratiche con l'obiettivo di:





o    garantire trasparenza circa i contenuti sponsorizzati, in particolare per quanto riguarda i messaggi pubblicitari di natura politica, restringere il numero di possibili bersagli di propaganda politica e ridurre il profitto dei vettori di disinformazione;





o    fare maggiore chiarezza in merito al funzionamento degli algoritmi e consentire verifiche da parte di terzi;





o    agevolare la scoperta e l'accesso da parte degli utenti di fonti di informazione diverse, che sostengano differenti punti di vista;





o    applicare misure per identificare e chiudere gli account falsi e per affrontare il problema dei bot automatici;





o    fare in modo che i verificatori di fatti, i ricercatori e le autorità pubbliche possano monitorare costantemente la disinformazione online;





         una rete europea indipendente di verificatori di fatti: la rete stabilirà metodi di lavoro comuni, scambierà le migliori pratiche e opererà per conseguire la più ampia copertura possibile di correzioni fattuali in tutta l'UE; i verificatori saranno scelti tra i membri dell'UE facenti parte della rete internazionale dei verificatori di fatti (International Fact Checking Network), che segue un rigido codice etico – figura  quella dei “verificatori dei fatti” su cui varrebbe la pena di fare delle valutazioni urgenti etiche ma anche politiche e non solo istituzionali o professionali;





         una piattaforma online europea sicura sulla disinformazione che supporti la rete dei verificatori di fatti e i ricercatori del mondo accademico raccogliendo e analizzando dati a livello transfrontaliero, nonché dando loro accesso a dati riguardanti l'intera Unione europea;





         promozione dell'alfabetizzazione mediatica: una maggiore alfabetizzazione mediatica aiuterà gli europei a riconoscere la disinformazione online e ad accostarsi con occhio critico ai contenuti online. A questo fine la Commissione  europea inviterà verificatori di fatti e organizzazioni della società civile a fornire materiale didattico a scuole e insegnanti e ad organizzare una settimana europea dell'alfabetizzazione mediatica; Domanda:  e i giornalisti non sono forse in primis i “verificatori dei fatti”?





         sostegno agli Stati membri nel garantire processi elettorali solidi contro minacce informatiche sempre più complesse, fra cui la disinformazione online e gli attacchi informatici;





         promozione di sistemi di identificazione online volontari per migliorare la tracciabilità e l'identificazione dei fornitori di informazioni e promuovere maggiore fiducia e affidabilità delle interazioni online e dell'informazione stessa e delle sue fonti;





         sostegno all'informazione diversificata e di qualità: la Commissione invita gli Stati membri ad aumentare il loro sostegno al giornalismo di qualità, per un ambiente mediatico pluralistico, vario e sostenibile. Nel 2018 la Commissione lancerà un invito a presentare proposte per la produzione e la diffusione di notizie di qualità sui temi dell'UE tramite mezzi di informazione basati su dati;





         in base a una politica di comunicazione strategica coordinata, elaborata dai servizi della Commissione, che combini le iniziative attuali e future dell'UE in tema di disinformazione online con quelle degli Stati membri, saranno definite attività di sensibilizzazione mirate a contrastare le notizie false sull'Europa e la disinformazione all'interno e al di fuori dell'UE.





PROSSIME TAPPE - A breve la Commissione europea convocherà un forum di soggetti interessati per realizzare un quadro operativo per una cooperazione efficace tra le parti interessate, tra cui le piattaforme online, l'industria della pubblicità e i principali inserzionisti, e per ottenere l'impegno a coordinare e intensificare gli sforzi per contrastare la disinformazione. Per cominciare, il forum dovrebbe realizzare un codice di buone pratiche a livello di UE sul tema della disinformazione, da pubblicarsi entro il luglio 2018, con l'obiettivo di ottenere un impatto misurabile entro l'ottobre 2018.  Entro il dicembre 2018 la Commissione europea presenterà una relazione sui progressi compiuti, nella quale sarà esaminata la necessità di ulteriori attività per garantire il monitoraggio continuo e la valutazione delle azioni delineate. Con lettera di incarico del maggio 2017 il Presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, ha incaricato la Commissaria responsabile per l'Economia e la società digitali, Mariya Gabriel, di delineare le sfide che le piattaforme online pongono alle nostre democrazie per quanto riguarda la disinformazione e di proporre una soluzione europea. Nel febbraio 2018 la Commissione ha adottato un elenco di raccomandazioni in vista delle elezioni del Parlamento europeo che si terranno nel 2019, che invita "le autorità nazionali competenti […] a individuare, in base alle esperienze acquisite dagli Stati membri, le migliori pratiche in materia di identificazione, mitigazione e gestione dei rischi che gli attacchi informatici e la disinformazione comportano per il processo elettorale". Per il contrasto della disinformazione online la Commissione europea si avvale della consulenza di un gruppo di esperti ad alto livello sulle notizie false e la disinformazione, le cui conclusioni e raccomandazioni sono state pubblicate il 12 marzo 2018. Prima di queste iniziative, l'Unione europea era già attiva nella lotta alla disinformazione: nel 2015, a seguito di una decisione del Consiglio europeo del marzo 2015, aveva istituito la task force East StratCom, sotto la responsabilità dell'Alta rappresentante/Vicepresidente Federica Mogherini, volta a far fronte alle campagne di disinformazione organizzate dalla Russia. La task force opera nell'ambito del Servizio europeo per l'azione esterna dal settembre 2015, comunicando in modo efficace le politiche dell'UE nei paesi orientali limitrofi, rafforzando l'ambiente mediatico generale nel vicinato orientale, anche grazie al sostegno fornito in favore della libertà dei mezzi di informazione e al rafforzamento dei media indipendenti, e migliorando le capacità dell'Unione di prevedere e affrontare le attività di disinformazione a favore del Cremlino e di sensibilizzare il pubblico nei loro confronti. Insomma siamo dinanzi ad una situazione molto fluida, in divenire nella quale se non si ribadisce con forza il ruolo e la valenza della figura professionale del giornalista, di sicuro la società presente e futura ne risentirà sempre di più.  





 





 






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