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Roma, 31 luglio 2008.
Anche alla Camera
dopo il Senato
approvazione
all'unanimità

L'Italia ha ratificato
il Trattato di Lisbona
(GUUE C 115 - 9.5.2008)

Il testo è in allegato

ROMA. Sì definitivo della Camera alla ratifica del Trattato di Lisbona il 31 luglio 2008. L'Italia è il 23esimo Paese membro a ratificarlo. "L'approvazione unanime della legge di ratifica del Trattato di Lisbona - ha detto il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano - rappresenta un titolo d'onore per il Parlamento italiano e un fattore di rinnovato prestigio per il ruolo europeo del nostro paese". L'Irlanda resta l'unico Paese che lo ha respinto, mentre Repubblica Ceca e Svizzera devono ancora pronunciarsi. Il Trattato (che modifica il Trattato sull'Unione europea e il Trattato che istituisce la Comunità europea) dovrebbe entrare in vigore quando saranno terminate le procedure di ratifica di ciascuno Stato membro - si auspica entro il 1° gennaio 2009. Ma il no di Dublino potrebbe ulteriormente complicare le cose. È il nuovo trattato di natura costituzionale dell’Unione europea firmato a Lisbona il 13 dicembre 2007 (GUUE C 306 del 17.12.2007). La sua pubblicazione in forma consolidata integra le modifiche apportate al testo dei trattati precedenti ma non risolve che in apparenza le notevoli difficoltà di lettura e di comprensione. Ciò è dovuto in buona parte al fatto che i complessi negoziati alla sua origine sono sorti sulle ceneri del progetto per una vera e propria carta costituzionale. Dopo lo stop referendario della Francia e dell’Olanda del 2005, la Commissione intergovernativa ha infatti dovuto lavorare di cesello per mediare e riportare in un unico testo anche le posizioni politiche più lontane dallo spirito unitario. Il trattato di Lisbona mantiene molti aspetti del progetto originario, ma lo fa attraverso una serie di modifiche al trattato sull’Unione europea (TUE) e al trattato che istituisce l’Unione europea (ora “trattato sul funzionamento dell’Unione europea”). A queste modifiche si sommano un gran numero di protocolli e di dichiarazioni che precisano vari aspetti funzionali e le clausole di esclusione ottenute da alcuni Stati membri. Una vera e propria selva di rimandi incrociati tra l’enunciazione di temi e principi generali, la definizione di specifiche modalità attuative e la presenza di eccezioni. Si tratta nondimeno dello strumento con il quale l’Unione europea intende rinnovare in modo più democratico ed efficace il suo processo decisionale e affrontare le sfide globali del XXI secolo: economia, energia, clima, demografia. Fino alla data di entrata in vigore del nuovo trattato l’attività della Ue mantiene come punto di riferimento il testo del trattato di Nizza del 2003. Ma cosa accadrà dopo?



Il modello generale dell’Unione europea rimane quello esistente: un organismo unico nel suo genere (non è né una confederazione di stati né un organismo sovranazionale per la cooperazione tra differenti governi) in cui gli Stati membri e i popoli delegano parte dei loro poteri decisionali e della propria rappresentanza politica alle istituzioni comuni: Consiglio dell’Unione europea, Commissione europea e Parlamento europeo.


Il trattato di Lisbona introduce in primo luogo due novità di grande rilievo: l’Unione europea ha personalità giuridica (articolo 47 del TUE) e pone un richiamo giuridicamente vincolante alla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea (articolo 6 del TUE). Con l’attribuzione della personalità giuridica, la Ue coglie l’opportunità di giocare un ruolo di primo piano sulla scena internazionale: rendendosi quindi capace di stabilire rapporti con stati terzi, di concludere trattati o aderire a convenzioni. Una maggiore visibilità sarà garantita anche dalla nuova figura dell’alto rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza. Il richiamo giuridicamente vincolante alla Carta dei diritti fondamentali (proclamata a Nizza nel 2000 e adattata nel 2007 dal Parlamento europeo) segna invece il passaggio da un’idea di Europa come comunità di Stati e di mercati a un effettivo processo di integrazione che rende operativi i valori condivisi dell’identità europea: dignità, libertà, uguaglianza, solidarietà, cittadinanza, giustizia. In pratica, anche se il testo della Carta rimane fuori dal trattato, i cittadini e tutti coloro che vivono e lavorano nel territorio dell’Unione potranno far valere i propri diritti davanti alla Corte di Giustizia, con riferimento esclusivo agli atti e alle leggi emanati dall’Unione europea e a quelli attuati dagli Stati membri o dalle autorità locali. Il protocollo n° 30 precisa tuttavia che la Carta non estende la competenza della Corte di Giustizia o di altri organi giurisdizionali nazionali della Polonia e del Regno Unito a ritenere che le leggi, i regolamenti o le disposizioni, le pratiche o l'azione amministrativa di quei paesi non siano conformi ai diritti, alle libertà e ai principi fondamentali che essa riafferma. Il nuovo trattato riconosce poi ai cittadini il diritto di presentare alla Commissione proposte legislative nei settori di competenza della Ue. Lo strumento prende appunto il nome di “iniziativa dei cittadini” e prevede l’adesione di un milione di persone di un certo numero di Stati membri (le modalità attuative saranno definite in seguito). In quanto forma di partecipazione attiva e dal basso, è analoga al fondamentale diritto già riconosciuto di presentare individualmente o in associazione con altri una petizione al Parlamento europeo.


Una attenzione distinta merita il nuovo assetto e bilanciamento dei poteri delle principali istituzioni decisionali della Ue, i loro rapporti con i parlamenti nazionali e con i cittadini in termini di trasparenza degli atti e di controllo del procedimento legislativo. Il nuovo trattato conferisce maggiori poteri al Parlamento europeo: l’unica istituzione che rappresenta i cittadini per mezzo del voto popolare (elezioni ogni 5 anni) tramite suffragio universale diretto. Il Parlamento estenderà il proprio potere legislativo nell’ambito della procedura di codecisione che condivide con il Consiglio. La procedura è ridenominata “procedura legislativa ordinaria” e riconosce al Parlamento un potere effettivo paritario nella quasi totalità dei dossier legislativi. Alcuni di essi sono tuttora riservati al Consiglio o prevedono solo la consultazione del Parlamento (ad esempio: immigrazione legale, cooperazione giudiziaria in materia penale, cooperazione di polizia, disposizioni particolari di politica commerciale o sulla politica agricola comune). Il riequilibrio dei ruoli del Parlamento e del Consiglio riguarda anche l’approvazione del bilancio dell’Unione. Le due istituzioni decideranno insieme tutte le spese, sopprimendo quindi l’attuale distinzione tra i capitoli obbligatori (le spese che discendono dai trattati e dalle convenzioni) e non obbligatori (le spese il cui importo può essere liberamente fissato dall’autorità di bilancio - fino ad ora le uniche ad essere decise in ultima istanza dal Parlamento).


Riguardo ai rapporti con i parlamenti nazionali, il nuovo articolo 5 del TUE chiarisce in via generale che in virtù del principio di attribuzione, l’Unione agisce esclusivamente nei limiti delle competenze che le sono attribuite dagli Stati membri nei trattati per realizzare gli obiettivi da questi stabiliti. Chiarisce inoltre che l’esercizio delle competenze dell’Unione si fonda sui principi di sussidiarietà e di proporzionalità. Il nuovo trattato rafforza il ruolo dei parlamenti nazionali, soprattutto per quanto riguarda il controllo del principio di sussidiarietà, vale a dire sull’intervento dell’Unione nei settori che non sono di sua competenza esclusiva, ovvero laddove la sua azione è giudicata più efficace di quella intrapresa a livello nazionale. In questi casi, i parlamenti nazionali possono tuttavia ritenere che le proposte legislative elaborate dalla Commissione non rispettino il principio di sussidiarietà. Viene allora attivato un duplice meccanismo. Se la contestazione è presentata da un terzo dei parlamenti nazionali, la Commissione deve riesaminare la proposta ed è libera di mantenerla, modificarla o ritirarla. Se la contestazione è condivisa dalla maggioranza dei parlamenti nazionali e la Commissione decide di mantenerla, spetta in ultima istanza al Parlamento europeo e al Consiglio decidere se proseguire o meno la procedura legislativa. Sempre in tema di trasparenza e di controllo, i cittadini potranno finalmente conoscere le decisioni prese dai membri del Consiglio di ciascuno Stato membro. Saranno infatti resi pubblici tutti i dibattiti e le deliberazioni del Consiglio in materia legislativa.


Nel trattato di Lisbona sono anche previste due importanti disposizioni innovative che però entreranno in vigore solo a partire dal 2014. Il Consiglio dell’Unione europea, anche in considerazione dell’allargamento a 27 stati, deve dotarsi di un processo decisionale più agile ed efficiente, capace di superare il potere di veto esercitato dagli stati più popolosi che dispongono di un numero maggiore di voti. L’attuale sistema di voto a maggioranza qualificata - richiesto per gran parte delle questioni - sarà esteso a nuovi ambiti politici e ridefinito in modo tale che le decisioni avranno bisogno del sostegno di almeno il 55 per cento dei membri del Consiglio, con un minimo di quindici, rappresentanti Stati membri che totalizzino almeno il 65 per cento della popolazione dell’Unione. La minoranza che si opporrà ad un provvedimento dovrà essere composta da almeno quattro membri del Consiglio. In caso contrario, la maggioranza si considera raggiunta anche nel caso in cui il criterio della popolazione non sia stato raggiunto. Dal 2014 verrà anche ridotto da 27 a 18 il numero dei commissari, il cui mandato di cinque anni dipenderà da un sistema di rotazione paritaria delle cariche tra gli Stati membri.


Il testo riprodotto, benché pubblicato nella Gazzetta ufficiale, ha un carattere provvisorio. Prima dell’entrata in vigore del trattato di Lisbona potrebbero intervenire alcune rettifiche nelle diverse versioni linguistiche. (www.cittadinolex.it del 31 luglio 2008)


In allegato


Legge n. 130/2008. Ratifica ed esecuzione del Trattato di Lisbona che modifica il Trattato sull'Unione europea e il Trattato che istituisce la Comunità europea (G.U. della Repubblica italiana - n. 185 del 08/08/2008).


VERSIONE CONSOLIDATA DEL TRATTATO SULL'UNIONE EUROPEA E DEL TRATTATO SUL FUNZIONAMENTO DELL'UNIONE EUROPEA (2008/C 115/01)


 







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