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Il Sole 24 Ore del 7 gennaio 1998 - Numerose le misure della legge 449/97 in favore della previdenza dei giornalisti - La Finanziaria "soccorre" l'Inpgi.

di Franco Abruzzo

La Finanziaria '98 - in particolare le misure disposte dai commi 13, 16, 20, 27, 28, 29 e 30 dell'articolo 59 - dà respiro ai conti dell'Inpgi. Nel frattempo il Consiglio generale dell'Istituto si appresta ad approvare, nella seduta che inizia domani, alcune misure di contenimento delle uscite.


L'azione congiunta Fnsi-Fieg è valsa ad ottenere, tramite la manovra di quest'anno (legge n. 449/97), buoni risultati (sul fronte del risanamento dei conti dell'ente), che possono essere così riassunti. La riserva tecnica, pari a cinque annualità  delle pensioni in pagamento, verrà calcolata con riferimento a quelle in essere nel 1994 (salvo adeguamento della somma complessiva che verrà determinata sulla base di criteri individuati di volta in volta, con decreti interministeriali del Lavoro e del Tesoro, una volta valutati i bilanci tecnici da presentare con periodicità triennale).


Nell'ottobre '97 la situazione finanziaria dell'Inpgi presentava questi numeri: per rispettare le prescrizioni della legge n. 509/1994 sulla privatizzazione delle casse dei professionisti, l'Inpgi avrebbe dovuto possedere una riserva legale di 2mila miliardi di lire (contro 1750 effettivi). L'Istituto era sotto di 250 miliardi. Per effetto delle novità introdotte nella Finanziaria '98, la riserva tecnica sara' calcolata nei 1.400 miliardi del 1994 (ciò significa che l'Inpgi ha un eccesso di riserva di 350 miliardi).


Sono stati elevati sia l'età del prepensionamento e sia il numero degli anni minimi di contributi per ottenerlo (rispettivamente 58 anni al posto di 55 e 18 anni al posto di 15). Lo 'scivolo' rimane quello fissato dalla legge n. 402/96: sarà cioè di cinque anni (al posto dei 15 precedenti). I vecchi requisiti avranno valore per i giornalisti di aziende che abbiano gia' stipulato o trasmesso al ministero del Lavoro gli accordi sindacali previsti per le procedure di ammissione ai benefici della legge n. 416/1981 prima dell'entrata in vigore delle nuove disposizioni. In sostanza i prepensionamenti non saranno piu' una fonte di preoccupazioni per le casse dell'Ente (finora sono costati 225 miliardi), ma diventeranno un fatto residuale. Si potra' usufruire dei prepensionamenti in caso di ristrutturazione o di riorganizzazione in presenza di crisi aziendali (ma le case editrici con i conti in nero non potranno utilizzare questo strumento).


Le pensioni alte, infine, subiranno nel '98 il blocco delle indicizzazioni (con un risparmio di 4 miliardi) mentre l'Inpgi sarà esonerato dal pagamento del contributo annuale di solidarieta' all'Inps, pari a circa sei miliardi.


Approvata anche la proroga di 12 mesi allo sgravio contributivo per giornalisti assunti con contratti a tempo indeterminato successivamente a un contratto a termine. Il nuovo regime prevede di prolungare lo sgravio per altri 12 mesi a decorrere dalla trasformazione del contratto a tempo determinato in contratto a tempo indeterminato.


L'lnpgie' autorizzato ad attingere alle somme del cosiddetto prestito forzoso per ripianare il disavanzo esistente al 31 dicembre 1995 per il pagamento della 'ex fissa' ai giornalisti in quiescenza.


Le imprese editoriali restituiranno all'Istituto queste somme sulla base di un piano di ammortamento decennale predisposto previe intese con le organizzazioni sindacali firmatarie del Contratto nazionale di lavoro.


I giornalisti iscritti alla gestione separata dell'Inpgi (la cosiddetta 'Inpgi-2') dovranno, infine, versare un 1,5% in piu' nel


1998: l'aliquota passera' dal 10 all'11,5 per cento e in futuro l'aliquota aumentera' dello 0,50% ogni biennio fino al tetto del 19 per cento.


IL CDA PUNTA SU MISURE STRUTTURALI - In parallelo alla Finanziaria '98, il Consiglio di amministrazione dell'Inpgi ha impostato una manovra di contenimento della spesa previdenziale, che sara' discussa (e, si presume, approvata) dal Consiglio generale dell'Istituto nella seduta che si terra' a Roma da domani fino al 9 gennaio.


Questo piano prevede: 1) un taglio medio delle pensioni future del 14% (con una forbice che va dall'11 al 20 per cento). Il risparmio sara' di due miliardi nel 1998 e crescera' progressivamente negli anni successivi; 2) l'abrogazione della pensione non contributiva; dell'una tantum ai superstiti; della borsa e degli assegni di studio; dei rimborsi per cure termali e delle spese funerarie con un risparmio di due miliardi; 3) il contenimento delle pensioni di reversibilita' (che dal 75% della pensione-base passeranno al 70% per gli assegni annuali superiori a 60 milioni e al 60% per gli assegni annuali superiori a 80 milioni) con un risparmio, per quest'anno, di 500 milioni.


Fnsi, Fieg e Inpgi hanno chiesto, inoltre, al Governo l'accorpamento delle aliquote contributive (sul modello di quanto ha fatto l'Inps qualche anno fa) con lo spostamento della percentuale dello 0,57 oggi destinata alla maternita' e di quella dello 0,14 oggi destinata alla Tbc al Fondo Ivs (invalidita', vecchiaia e superstiti). Si tratta di uno 0,71 (che non cambia l'entita' delle uscite degli editori) che vale grosso modo 10 miliardi. Questo provvedimento dovrebbe essere approvato dal Parlamento nei prossimi mesi.


Complessivamente si tratta di misure-tampone che daranno una boccata di ossigeno per 2-4 anni al massimo. Le misure, recepite nella Finanziaria '98, e le altre allo studio a favore dell'Inpgi determineranno minori uscite per 14,5 miliardi dalle casse dell'Istituto, mentre altri 10 miliardi verranno dall'accorpamento delle aliquote contributive. Il bilancio '98 potrebbe concludersi, quindi, con numeri in nero.


Ma perché' l'ente possa reggere ai suoi compiti nel medio-lungo periodo (tra otto anni, secondo dati Fieg, il rapporto pensionati-occupati dovrebbe essere di 1-1,25 contro l'1-2,42 di oggi) occorrono, anche se impopolari, modifiche strutturali di revisione del sistema pensionistico dell'Inpgi.


Quattro sono gli interventi urgenti: 1) blocco (per un certo periodo) delle indicizzazioni delle pensioni alte; 2) ricorso al calcolo contributivo delle prestazioni per chi ha meno di 18 anni di contributi versati all'Istituto (ognuno percepira' la pensione in funzione di quello che ha dato), abbandonando il calcolo retributivo (che e' legato alle retribuzioni percepite in un periodo piu' o meno lungo della vita lavorativa); 3) adozione delle regole Inps per quanto riguarda il calcolo delle future pensioni (con un taglio netto delle rendite, rispetto ad oggi, del 22-25 per cento); 4) allargamento del bacino dei contribuenti "recuperando" i pubblicisti contrattualizzati e i "redattori di fatto" delle emittenti radiotelevisive provinciali e regionali nonche' dei piccoli periodici (in tutto almeno 5mila giornalisti).


Solo un terzo - circa 10mila professionisti sui 15.079 iscritti all'Ordine al 31 dicembre '96 - lavora nelle redazioni, mentre i pubblicisti precari non contrattualizzati sono quasi 15mila.


Circa 20mila giornalisti, quindi, svolgono la professione senza alcuna copertura contrattuale. Ne consegue che solo un terzo dei giornalisti svolge il lavoro con una tutela sindacale seria.


Lo scontro nel vertice dell'Istituto e' diventato aspro. Il Consiglio d'amministrazione, nella riunione di oggi, ha all'ordine del giorno anche il congelamento per tutto il '98 dei compensi agli amministratori e ai sindaci. La proposta viene da Milano ed e' sostenuta da Maurizio Calzolari. Un argomento destinato a far diventare incandescente il dibattito. Il risparmio sarebbe di un miliardo e 500 milioni in un anno. Ma le piccole cifre, come si suol dire, fanno le grandi cifre.


Franco Abruzzo




 





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