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Gli intellettuali che si oppongono ci sono. Ma non hanno più giornali né tribune tv.

di Vittorio Emiliani

Roma,  6 dicembre 2015. Da mesi va di moda fra quanti hanno tribune giornalistiche e televisive a iosa sostenere che gli intellettuali italiani non parlano più, non si oppongono più ad una linea di governo disastrosa per la cultura e i suoi beni, insomma stanno chiusi nelle classiche torri d’avorio o sono ammutoliti. Venerdì sera l’ultimo di questi dibattiti a Otto e mezzo da Lilli Gruber con Andrea Scanzi e Michele Serra. A me pare che a questa discussione – che rischia di risultare accademica – manchi una cosa fondamentale: quelli che democraticamente fanno opposizione al governo ci sono, e parlano, e scrivono, ma…non hanno più tribune giornalistiche e nessuno o quasi li invita a quelle televisive. Vecchi o giovani che siano.


Ho scritto per Articolo 21 un commento di questo tipo: sui grandi temi dei beni culturali e ambientali anche tanti anni fa ci esercitavamo in pochi, Antonio Cederna, sul Corriere e poi su Repubblica (con più fatica), Mario Fazio sulla Stampa, Vito Raponi sull’Avanti!, Alfonso Testa su Paese Sera, chi scrive prima sul Giorno e poi sul Messaggero (più recentemente sull’Unità di Colombo, Padellaro, Sardo e Landò). Tuttavia non soltanto scrivevamo e denunciavamo, ma quegli articoli divenivano la linea stessa del giornale. Cos’è rimasto di questo? Quasi nulla. Ma non è che i vari Settis, Montanari, Erbani (quando può), Asor Rosa e pochi altri (fra i quali mi metto pur essendo in là con gli anni) non si oppongano, non critichino, non polemizzino. Non li fanno più scrivere o li fanno scrivere sempre meno.





A me è capitato col “Venerdì” di Repubblica: mi viene chiesto un paio di anni fa un editoriale sui Parchi Nazionali semi-abbandonati, porto cifre, dati, ecc. Non è mai uscito e senza che mi venisse spiegato alcunché. E’ di questi giorni la notizia ferale della divisione a spezzatino del Parco Nazionale dello Stelvio fra Province Autonome e Regione Lombardia. Fine della storia. Qualche giornale o telegiornale ne parla? Nemmeno per sogno.





Allora, tutti quelli che come Lilli Gruber, Andrea Scanzi, Michele Serra, ecc. hanno una, due o magari tre rubriche culturali, hanno tribune giornalistiche e televisive, perché non sollevano questo problema di fondo? Gli intellettuali, gli scrittori, i giornalisti di ogni età che vogliono continuare a fare opera di denuncia, di critica, di proposta ci sono, ma sono come imbavagliati, ridotti al silenzio, non hanno tribune né voce. Altro che chiacchiere da salotto.   





 





 





 





 





 






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