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Stampa

USA: MAXI MULTA
A REPORTER CHE
NON RIVELA FONTE.

Washington, 27 febbrio 2008. E’ stata condannata a pagare una multa stellare Toni Lucy, una ex reporter del quotidiano USA Today che si è rifiutata di rivelare una fonte confidenziale a un tribunale statunitense. La Lucy, che attualmente insegna giornalismo alla West Virginia University, fu una dei giornalisti che indagarono sugli attacchi all’antrace che sette anni fa colpirono numerose redazioni e uffici politici negli Stati Uniti e che fecero cinque vittime. Fra di esse c’era il 63enne di nazionalità britannica Robert Stevens, grafico del tabloid settimanale The Sun, presente al momento dell’apertura di una delle buste all’antrace nella sede del National Enquirer (testata gemella del Sun) in Florida. In seguito a quell’episodio, molti quotidiani americani fecero il nome dell’ex scienziato dell’esercito Steven Hatfill come un personaggio al quale gli inquirenti erano “interessati”. L’uomo non fu mai però formalmente accusato. La stessa sorte non è però toccata ai giornalisti che si occuparono del caso: Hatfill, che all’epoca fu descritto come un esperto di bioterrorismo, ha infatti denunciato il governo statunitense perché la sua reputazione è stata danneggiata dalle informazioni filtrate ai media. Il tribunale chiamato a decidere sulla vicenda ha dunque ordinato ai giornalisti che hanno fatto il nome di Hatfill di rivelare le fonti dalle quali hanno ottenuto l’informazione, ma i reporter si sono rifiutati. Col risultato che una di loro, Toni Lucy, è stata incriminata per oltraggio alla corte e condannata a pagare una multa di 500 dollari al giorno per i primi sette giorni, poi di 1000 dollari al giorno per la settimana seguente e di 5000 sterline al giorno per la terza settimana di “reticenza”.  


Ciò significa che se la giornalista persisterà nel suo intento di non rivelare la propria fonte, si troverà a dover pagare oltre 45.000 dollari di multa. Ma non è tutto: il giudice ha infatti ordinato che la Lucy non potrà essere aiutata finanziariamente da terzi, in particolare dall’editore di USA Today e dall’università presso la quale lavora attualmente. La donna, che guadagna 75.000 dollari l’anno, ha dichiarato che la multa la potrebbe portare sull’orlo della rovina.


Inutile dire che il caso ha creato grande scompiglio nel mondo dell’informazione americana, ed è stato interpretato da molti come l’ennesimo tentativo di imbavagliare i media. In anni recenti infatti sono stati molti i casi nei quali i tribunali hanno fatto pressioni più o meno forti sui giornalisti perché rivelassero le fonti di articoli su temi ritenuti politicamente scomodi.


Lucy Dalglish, direttore esecutivo del Comitato dei Giornalisti per la Libertà di Stampa, ha dichiarato che “se si continuerà in questa direzione, diventerà rischioso per i giornalisti in futuro scrivere su qualsiasi persona sospettata di un crimine che non è stata arrestata”. Da parte sua Judith Miller, la reporter del New York Times che ha passato 85 giorni in prigione per essersi rifiutata di rivelare la propria fonte su una fuga di informazioni riguardante la CIA, ha commentato: “Ci sono molti modi per intimidire o imbavagliare un giornalista. Una tattica deprimente è quella di sbatterli in prigione per essersi rifiutati di rivelare una fonte confidenziale. Ma oggi c’è un’alternativa: rovinarli finanziariamente”. (9Colonne)





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