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CORRIERE DELLA SERA. Il discorso di Luciano Fontana alla redazione: “Cari colleghi, voglio essere sincero con voi. Ci attendono mesi difficili ma anche, penso, straordinariamente belli per le sfide di cambiamento che dovremo e sapremo affrontare. So che questa redazione ha le capacità, l’unità e la forza di superare le prove che ci attendono”. “Non voglio sfuggire infine a una questione di cui molto si parlato in redazione: la possibile nuova stagione di sacrifici. Su questo punto serve da parte mia la massima trasparenza: è un tema che c’è, dovremo affrontarlo tutti insieme”. Il 6 maggio i redattori votano il gradimento.


MILANO, 5 maggio 2015. Si è svolta nel pomeriggio l'assemblea dei giornalisti de Il Corriere della Sera in vista del voto di gradimento del direttore designato Luciano Fontana, che si terrà domani dalla 11 alle 19. Subito dopo Fontana si è presentato alla redazione assicurando il massimo impegno sul fronte della sostenibilità economica del Corriere. «Non voglio sfuggire a una questione di cui molto si è parlato in redazione: la possibile nuova stagione di sacrifici - ha detto nel discorso di insediamento -. Su questo punto serve da parte mia la massima trasparenza: è un tema che c'è, dovremo affrontarlo tutti insieme. Dovremo cercare di farlo una volta per tutte per aprire una stagione in cui si parlerà solo di prodotto e di sviluppo. Un giornale sano e profittevole economicamente è non solo più libero ma è anche la condizione indispensabile per progettare con serenità il nostro futuro». Il cdr, nel primo incontro avuto con il nuovo direttore, ha chiesto il mantenimento dell'organico di 327 giornalisti. Fontana, da parte sua, ha garantito cha farà di tutto per preservare «la leadership del giornale, la sua qualità e la forza della redazione». Nel discorso di insediamento, il futuro direttore ha anche spiegato che «i prossimi mesi saranno dedicati alla completa trasformazione digitale del sistema Corriere della Sera. Dovremo rinnovare i nostri prodotti (edizione web, Ipad edition, smartphone) sapendo sfruttare tutte le opportunità che le tecnologie ci offriranno». Il direttore ha quindi parlato del Corriere come di «un giornale selezionato, con una propria forte agenda informativa, meno pletorico nei primi piani, più attento ai fatti economici e internazionali, forte nelle inchieste e negli approfondimenti, capace di offrire commenti di qualità e di utilizzare le nuove forme di giornalismo (ad. esempio il data journalism) per arricchire l'esperienza dei lettori». Fontana ha inoltre parlato del rapporto con il governo. «Molti forse - ha detto - si stanno chiedendo come sarà il nostro giudizio sull'azione dell'attuale governo guidato da Matteo Renzi. Voglio affermarlo con grande chiarezza: il Corriere non ha ostilità preconcette ma neppure adesioni acritiche».  (ANSA)


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Il discorso di Luciano Fontana si può ascoltare all’indirizzo http://video.corriere.it/corriere-sera-discorso-direttore-designato-luciano-fontana/2704cb6e-f34d-11e4-a9b9-3b8b5258745e). Questo il testo: “Cari colleghi, mi presento a voi sapendo che avete poco da scoprire. Con alcuni ci conosciamo dal  1997, anno in cui sono arrivato al Corriere, con altri abbiamo imparato a conoscerci negli anni successivi quando sono venuti a lavorare nel nostro giornale. Il Corriere è un posto che non  lascia indifferenti. Fa sentire subito il peso della sua storia, dei suoi valori, del ruolo che ha avuto nella crescita civile del Paese. Ma qualche volta, poche per fortuna, trasmette anche un senso di appagamento che può limitare la curiosità di esplorare, cambiare il nostro sguardo sul mondo e, di conseguenza, il prodotto che facciamo.  Dai direttori con cui ho lavorato, Stefano Folli, Paolo Mieli e, più a lungo di tutti, Ferruccio de Bortoli ho imparato che mai bisogna farsi prendere da questa tentazione. De Bortoli,  che voglio ringraziare con stima e affetto, ha guidato in questi ultimi sei anni il giornale con una capacità e un prestigio  grandissimi. Sono stato al suo fianco come condirettore e  sento tutto il peso di prendere il suo posto, tanto più dopo i mesi così travagliati  che abbiamo attraversato. E’ una sfida difficile, perché deve affrontare una crisi pesante dell’editoria in Italia e nel resto del mondo,  fronteggiare un cambiamento radicale delle abitudini di lettura di una gran parte dei cittadini (spesso per i ragazzi il giornale di carta è un oggetto misterioso), soddisfare lettori sempre più avvertiti ed esigenti che conoscono già tantissimo da altri mezzi d’informazione. Ci giudicano in diretta, ci contestano e qualche volta ne sanno più di noi. Nonostante questo il sistema d’informazione targato Corriere della Sera (non parlerò più da questo momento  solo di giornale) mantiene intatto il suo ruolo e il suo prestigio. Credo che dipenda in primo luogo dai valori che il nome ancora trasmette. L’idea di un’informazione libera, indipendente, pluralista e severa.  Un approccio ai problemi laico e liberale e allo stesso tempo attento ai valori religiosi. Una strenua difesa delle libertà individuali e della libera iniziativa economica. La partecipazione alla crescita civile  di un’Italia spesso paralizzata da  una corruzione  enorme, da una burocrazia soffocante, da lobbies impegnate a bloccare ogni tentativo di modernizzazione. E da una classe politica raramente all’altezza dei compiti che i cittadini le hanno assegnato.


Quanti giovani non trovano lavoro o fuggono all’estero perché il merito è  un criterio sconosciuto? Quante donne non riescono a vincere la battaglia della parità economica o delle pari opportunità e pari capacità nella vita pubblica? Quanti tesori e quanto territorio vengono maltrattati per progetti ambiziosi senza reali vantaggi per i cittadini? Credo che Il Corriere nella coscienza dei suoi lettori rappresenti la speranza che questi valori, promossi dai suoi giornalisti e dai suoi commentatori, finalmente si affermino. Sanno che stiamo dalla parte dell’Italia che non si rassegna, che vuole trasformare se stessa, che ha fiducia nel suo futuro. Su questi punti ci sarà una continuità assoluta con i direttori che mi hanno preceduto.


I giornali vengono spesso contestati. Credo che tutte le critiche debbano essere ascoltate e valutate, che ognuno di noi debba essere pronto a correggersi e a riconoscere i propri errori, se ci sono. I lettori sono l’alfa e l’omega del nostro lavoro, devono sapere in ogni momento che siamo dialoganti e onesti. Ho lavorato in passato in un giornale legato a un partito politico, è stato ricordato da molti. Quell’esperienza è stata importante soprattutto perché mi ha insegnato rigore nell’affrontare i problemi.


Ma il Corriere (l’ho capito dal primo giorno in cui ho messo piede in via Solferino) non sarà mai un giornale di parte. Non offrirà mai ai suoi lettori un’informazione precostituita in cui trovare  conferma di eventuali pregiudizi. Molti forse si stanno chiedendo come sarà il nostro giudizio sull’azione dell’attuale governo guidato da Matteo Renzi. Voglio affermarlo con grande chiarezza: il Corriere non ha ostilità preconcette ma neppure adesioni acritiche.


Ci interessa enormemente il tentativo di modernizzare il nostro Paese, il suo sistema politico, istituzionale ed economico: tutti i passi in questa direzione avranno il nostro consenso. Ma eserciteremo sempre la verifica dei fatti e l’analisi critica. Vale per questo governo come per ogni altro.Cari colleghi, voglio essere sincero con voi. Ci attendono mesi difficili ma anche, penso, straordinariamente belli per le sfide di cambiamento che dovremo e sapremo affrontare. So che questa redazione ha le capacità, l’unità e la forza di superare le prove che ci attendono.


Non partiamo certamente da zero. In questi anni il nostro sistema d’informazione si è rinnovato: il Corriere su carta ha cambiato con successo formato, grafica e formula editoriale, il Corriere.it è forte e competitivo, abbiamo un settore video (on demand e dirette) d’eccellenza, la digital edition e la smartphone edition danno buoni risultati.


Questa redazione ha saputo inventare blog d’eccellenza, un sistema di eventi che ha coinvolto migliaia di lettori e cittadini, ha prodotto libri d’attualità e di servizio su carta e digitale. E soprattutto abbiamo difeso la nostra leadership complessiva e conquistato il primo posto tra i giornali d’informazione, dopo tanto tempo, nell’indagine sui lettori  Audipress.


Ricordo questi dati non certo per dirvi che possiamo ma per sottolineare che la disponibilità all’innovazione in queste stanze c’è. E ne avremo maledettamente bisogno. La crisi del settore editoriale e soprattutto il cambiamento radicale nelle abitudini di lettura (la gratuità è diventata un valore) sono due elementi con cui dobbiamo fare i conti. E’ giusto inseguire i propri progetti e i propri sogni, mai le proprie illusioni. E’ un’illusione pensare che la nottata passerà resistendo e riparandosi al sicuro delle antiche certezze. Quando leggo che negli Usa già l’ottanta per cento dei lettori si informano sul digitale penso che non possiamo perdere tempo. Non sarà una timida ripresa economica, che speriamo arriverà, a portarci su lidi più sicuri.


Per questo vi dico con trasparenza che i prossimi mesi saranno dedicati alla completa trasformazione digitale del sistema Corriere della Sera. Dovremo rinnovare i nostri prodotti (edizione web, Ipad edition, smartphone)  sapendo  sfruttare tutte le opportunità che le tecnologie ci offriranno. Dobbiamo portare la qualità della nostra informazione, delle nostre inchieste, dei nostri commenti su tutte le piattaforme, capendo bene le diverse abitudini e le necessità di vecchi e nuovi lettori.


Essenziale sarà una presenza organizzata e non casuale su tutti i social network. L’innovazione sarà la stella polare: un grande giornale come il New York Times l’ha già fatto: perché non chiedere all’editore di farsi promotore di un’ che coinvolga i giornalisti, che sia laboratorio di nuove idee e che verifichi puntualmente i progetti realizzati e la loro efficacia?


Sarà necessario un intenso lavoro di progettazione editoriale e un cambiamento profondo che coinvolga l’ organizzazione redazionale, il modo di lavorare e gli spazi in cui lo facciamo. Nessuno di noi potrà ancora pensarsi solo come un giornalista per l’edizione di carta.


Una parte importante del nostro lavoro dovrà essere spostata al mattino per preparare prodotti d’eccellenza nelle piattaforme digitali. Così come dovremo distribuirne durante la giornata. Con l’azienda definiremo le modalità possibili di pagamento per un sistema .


So che per la nostra organizzazione redazionale sarà un piccolo shock. Ma sono convinto che non esistono alternative. E soprattutto che sarà un’occasione straordinaria per ognuno di noi. Per affermarsi nel frastuono informativo della Rete l’unica arma è la competenza e la qualità, il riconoscimento che il brand Corriere è sinonimo di informazione seria, approfondita, onestà, confezionata da professionisti competenti e di valore.


Dedicherò una cura quotidiana perché ognuno di voi si affermi e venga riconosciuto per le competenze che gli verranno assegnate. Così come sarà importante far crescere nuove firme, promuovere i giovani colleghi, costruire i dirigenti del futuro.


Naturalmente, voglio che non ci siano equivoci, resterà importante il lavoro di rinnovamento del Corriere stampato. Abbiamo più di 2,5 milioni di lettori del nostro quotidiano stampato. Dalle vendite in edicola e dalla pubblicità su carta arriva ancora una parte determinante dei nostri ricavi. Tra l’altro i due pubblici (lettori della carta e lettori digitali) si sovrappongono sempre meno. Vanno seguiti e curati con la stessa attenzione. Un giornale selezionato, con una propria forte agenda informativa, meno pletorico nei primi piani, più attento ai fatti economici e internazionali, forte nelle inchieste e negli approfondimenti, capace di offrire commenti di qualità e di utilizzare le nuove forme di giornalismo (ad. esempio il data journalism) per arricchire l’esperienza dei  lettori. Un giornale mai scontato, che sorprenda ogni mattina per originalità. Un giornale che controlla gli altri e se stesso anche utilizzando le esperienze di “Fact checking”.


Credo inoltre che andrà ripensata la nostra offerta editoriale nel fine settimana, il momento in cui c’è più tempo per leggere e più disponibilità a farlo su un giornale di carta. Il Corriere è un sistema informativo fatto di tanti prodotti, alcuni già ci sono altri ne dovremo far sbocciare. Una presenza locale diffusa e ramificata, un sistema vario di supplementi, blog di successo che sono diventati il punto di partenza per il dibattito delle idee e la costruzione di eventi esterni di successo. Ora si tratta di fare il salto definitivo esplorando anche nuove strade: penso a un progetto molto articolato di informazione economica e di servizio, fatta anche di prodotti dedicati a professionisti e aziende, a una presenza editoriale più forte nel mondo della scuola (insegnanti ma soprattutto studenti), a iniziative mirate (su digitale e carta) per i giovani che fanno fatica a ritrovarsi nel sistema tradizionale dell’informazione. E perché no a prodotti (ad esempio app specifiche) rivolti a bambini e ragazzi.


Non voglio sfuggire infine a una questione di cui molto si parlato in redazione: la possibile nuova stagione di sacrifici. Su questo punto serve da parte mia la massima trasparenza: è un tema che c’è, dovremo affrontarlo tutti insieme. Dovremo cercare di farlo una volta per tutte per aprire una stagione in cui si parlerà solo di prodotto e di sviluppo. Un giornale sano e profittevole economicamente è non solo più libero ma è anche la condizione indispensabile per progettare con serenità il nostro futuro.


Credo di poter portare la mia esperienza, basata su quanto fatto in questi anni, per individuare le azioni giuste per ridurre i costi, agire sugli sprechi, superare privilegi anacronistici. Un’azione efficace ma che mai dovrà mettere in discussione la nostra leadership di mercato. Anzi potrà rafforzarla generando le risorse necessarie a realizzare le nuove idee. Avete il mio impegno perché tutte le azioni verranno decise in un confronto serrato con la redazione per trovare le soluzioni migliori, o perlomeno meno dannose, così come c’è il mio impegno, confermate nelle carte sottoscritte con il Cdr, a mantenere la separazione tra i contenuti giornalistici e quelli della pubblicità.


Vi chiedo di avere fiducia, non tanto in me, ma in tutti noi. Sono cresciuto professionalmente passa dopo passo insieme a voi. Siamo una comunità di professionisti che ha tutte le carte per affrontare e vincere la sfida. Vi assicuro che troverete un direttore e un gruppo dirigente attento a ogni vostra idea e proposta, dialogante e fermo per perseguire gli obiettivi che ci daremo insieme. Buon lavoro a tutti”.



 



 



 



 



 



 



 



 



 



 



 






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