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CASSAZIONE. QUANTO PIU' GRAVE E' L'ACCUSA TANTO PIU' IL GIORNALISTA DEVE ESSERE CAUTO NEL RIFERIRLA E SOLLECITO NEL RICORDARE AL LETTORE CHE GLI ADDEBITI SONO PRESUNTI.


5.4.2015 - In caso di clamorosi fatti di cronaca, la funzione del giornalista è delicatissima poiché egli viene a trovarsi da un lato pressato e sospinto dall'interesse del pubblico alla conoscenza dei fatti e all'individuazione del colpevole; dall'altro lato costretto ad autolimitarsi, in considerazione del danno che potrebbe arrecare, ove l'indagato fosse innocente. Quanto più è grave l'accusa, tanto più il giornalista deve essere cauto nel riferirla e sollecito nel ricordare al lettore che gli addebiti sono presunti, astenendosi dal colorire la vicenda con particolari la cui veridicità non sia certa: con la piena consapevolezza che, se le accuse non fossero vere, l'accertamento della verità processuale arriverà comunque troppo tardi e troppo debolmente per cancellare il ludibrio a cui l'inquisito si sarà trovato esposto nel frattempo. (Cassazione Sezione Lavoro n. 2745 del 12 febbraio 2015, Pres. Segreto, Rel. Lanzillo).  TESTO IN http://www.legge-e-giustizia.it/index.php?option=com_content&task=view&id=5081&Itemid=143






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