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"Inps a porte aperte" è un'ennesima provocazione nei confronti di un popolo di pensionati onesti con i quali si fa terrorismo psicologico. Faro sulle leggi "vergogne nazionali" che si chiamano "Legge Mosca n. 252/1974" e "Legge Treu n. 564/1996. Professor Boeri e Ministro Poletti, secondo voi è più scandaloso un lavoratore dipendente che ha versato soldi suoi per 40 anni secondo le regole imposte dall'Inps (o dall’Inpgi) che - grazie ad un ricalcolo fantasioso - dovrà magari vedersi la pensione decurtata del 10-20% oppure un politico/sindacalista che - grazie a leggi truffa - percepisce oggi una pensione "rubata" alla comunità a fronte della quale non ha versato assolutamente nulla?

di Guglielmo Gandino


22.3.2015 - Il professor Tito Boeri, Presidente dell'INPS, da anni sostiene la necessità dell'assoluta corrispondenza fra contributi versati e pensione erogata e vorrebbe, se potesse, adeguare - con un discutibile ricalcolo ex post - la pensione di oltre 1.800.000 pensionati che hanno lavorato e versato contributi "veri" (non figurativi!) per 35/40 anni, il 75% dei quali incassa ogni mese cifre nette molto modeste!


Con tutto il rispetto per il neo-Presidente dell'INPS, va comunque sottolineato che il professor Boeri oggi - quando parla di questo problema - parla a titolo personale, anche se opportunità politica vorrebbe che evitasse di farlo, visto che non compete a lui ma al Governo prendere eventuali decisioni in merito. Ultimamente però anche un membro del governo, il Ministro del Lavoro Poletti, si è spinto molto incautamente a parlare di un possibile ricalcolo entro la prossima estate.


Da quanto precede si evince che sia il professor Boeri che il Ministro Poletti vogliono apparire come persone "molto precise", anche se non riconoscono il senso giuridico e morale dei diritti maturati ed acquisiti dei pensionati.


Peccato però che nessuno dei due abbia mai messo la stessa enfasi nel criticare due leggi che non esito a definire due "vergogne nazionali" (alle quali loro due - così precisi - avrebbero dovuto ribellarsi) che si chiamano "Legge Mosca n. 252/1974" e "Legge Treu n. 564/1996".


Ne hanno parlato e ne hanno scritto in tanti, critici e giornalisti, fuorché il professor Boeri e il Ministro Poletti che apparentemente preferiscono prendersela solo con gli ex lavoratori dipendenti e fare finta di nulla.


Vediamo - ancora una volta - per precisione di cosa si tratta. La Legge n. 252/1974 (detta Mosca perché porta il nome del parlamentare socialista Gaetano Mosca, ex-sindacalista CGIL) concesse il diritto alla pensione (con cifre mensili fino a 70 milioni delle vecchie lire nel 1974!) a politici, sindacalisti, portaborse, autisti e militanti di partito e del sindacato, integrando tutti gli anni mancanti fino al quarantesimo SENZA VERSARE UNA SOLA LIRA DI CONTRIBUTI, il tutto a totale ed esclusivo carico dell'INPS, quindi dei contribuenti! All'epoca bastava una semplice dichiarazione di un rappresentante di partito o di sindacato per sanare tutti gli anni mancanti. Fatta in realtà per sanare solo qualche centinaia di casi di persone che avevano lavorato per partiti politici o per sindacati nel dopo-guerra, in realtà ne beneficiarono in sei anni oltre 35.000 persone, un terzo delle quali oggi ancora in vita. Fra i beneficiari personaggi molto illustri, che si sono visti riscattare gratuitamente 15-20-25 anni, potendo così cumulare pensioni nette di oltre 5.000 euro al mese a vitalizi da parlamentare o da consigliere già molto cospicui. Costo per l'INPS finora: ben oltre 10 miliardi di euro!


L'altra vergogna nazionale è il D.Lgs. n. 564/1996. Porta il nome dell'ex-ministro del Lavoro del primo governo Prodi Tiziano Treu, nominato poi Commissario Straordinario INPS fino allo scorso febbraio, prima della nomina di Tito Boeri alla presidenza dell'Istituto.


Questo decreto legislativo (in particolare l'articolo 3) consente alle OO.SS. di versare una contribuzione aggiuntiva per i dirigenti in aspettativa, nel caso di privati, o in distacco nel caso del pubblico impiego. Avviene così che un dirigente sindacale in distacco che, anche solo per pochi mesi, si faccia assegnare dal sindacato uno stipendio molto elevato con conseguente contribuzione aggiuntiva ad esso proporzionata, riceverà  un assegno pensionistico integrativo, soprattutto nel pubblico impiego, che potrà arrivare anche a raddoppiare la pensione che avrebbe percepito. Si dice che di questa misura ne avrebbero beneficiato qualcosa come 1.800 sindacalisti.


Professor Boeri e Ministro Poletti, come potete accettare che centinaia di ex-sindacalisti "privilegiati" percepiscano pensioni integrative, essendosi fatti versare contributi gonfiati in certi casi anche solo per un mese, mentre ai comuni lavoratori si chiede di versare contributi per ben 40 anni? Non trovate che questa sia una pratica indecente sulla quale converrebbe, per coerenza, discutere con trasparenza, invece di parlare sempre e soltanto dei lavoratori dipendenti?


Di fronte a queste sollecitazioni, il professor Boeri e il Ministro Poletti probabilmente obietteranno che si tratta di diritti maturati in virtù di una legge dello Stato sia pur applicata in maniera truffaldina, non abrogabili a posteriori.


Ma allora mi sento un po' confuso. Professor Boeri e Ministro Poletti, secondo voi è più scandaloso un lavoratore dipendente che ha versato soldi suoi per 40 anni secondo le regole imposte dall'Inps che - grazie ad un ricalcolo fantasioso - dovrà magari vedersi la pensione decurtata del 10-20% oppure un politico/sindacalista che - grazie a leggi truffa - percepisce oggi una pensione "rubata" alla comunità a fronte della quale non ha versato assolutamente nulla?


E allora, esimio Presidente Boeri, non si permetta di parlare di "operazioni trasparenza" come quella lanciata sul sito INPS per gli ex iscritti INPDAI. Se vuole fare operazioni di vera trasparenza, pubblichi sul sito gli elenchi delle persone che "rubano" da decenni pensioni che loro non spettano.


I pensionati non sono certamente più giovani, ma non sono né stupidi né sprovveduti. Non si possono invocare risparmi previdenziali a spese soltanto dei lavoratori dipendenti, mentre i privilegi destinati a certe categorie, grazie a "leggi ad castam", non si toccano mai e anzi non se ne può neppure parlare!


Per favore la smetta di fare terrorismo psicologico! Siamo stati la forza lavorativa e la classe dirigente del Paese per 40 anni. Rispetti, lei con il Ministro Poletti, la nostra intelligenza!


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PENSIONI. La legge Mosca (n. 252/1974): una truffa semidimenticata. Il danno provocato all'erario da 37.500 privilegiati ha superato i 25mila miliardi di lire (12 mld di euro). Commento di Franco Abruzzo: "La magistratura confischi subito  tutti i beni dell'ex Pci/Pds/Pd, dell'ex Dc e dell'ex Psi; di Cisl, Ull e Cgil, degli enti e partiti minori per evitare che  OGGI LETTA METTA LE MANI NELLE TASCHE DEGLI ITALIANI" . Il nome di Giovanni Mosca rimane legato, piaccia o no, alla legge grazie alla quale decine di migliaia tra funzionari ex Pci, portaborse ex Dc e socialisti, e, immancabilmente, sindacalisti Cgil-Cisl e Uil,hanno potuto beneficiare - spesso abusivamente - di pensioni agevolate, e di godere dell'incredibile privilegio di riscattarsi a basso costo non solo gli anni trascorsi nel partito o nel sindacato, ma persino quelli passati sui banchi di scuola, purché si rientrasse nelle suddette categorie. /di Giorgio Bianco IN http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=12660



.5.3.2015 -.Pensioni. Boeri e l’operazione trasparenza.  Sarebbe davvero interessante conoscere, per esempio, quanto ci sono costate e ci costano ancora le baby pensioni, quanto ci costa la regalia (in termini di annualità contributive) fatta con la legge Mosca a favore dei dipendenti dei sindacati e dei partiti politici. Chi gode di contributi figurativi. Quali categorie sono state avvantaggiate nei conteggi.  - Lettera di Ezio Chiodini (Corriere della Sera 5.3.2015). – TESTO IN http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=17054





24.5.2013 - PENSIONI, i calcoli segreti sulla previdenza. La questione è che il “ricco” sistema retributivo garantisce – o meglio, garantiva, essendo stato definitivamente abolito – il 2% della retribuzione media decennale solamente fino a un reddito massimo di 43.000 euro/anno; da questa cifra in poi, il fattore percentuale diminuiva fino allo 0,9% a 81.500 euro/annui per poi rimanere tale. In parole povere ciò significa che un lavoratore con retribuzione superiore a 60.000 – 70.000 euro annui che fosse andato in pensione a 60 anni con 40 di anzianità lavorativa e con una aspettativa di vita di 80 anni, aveva poche probabilità di ricevere indietro i contributi versati e rivalutati, nonostante il sistema retributivo venisse propagandato come “ricco”. - di Michele Carugi/www.ilfattoquotidiano.it – TESTO IN http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=16498



 



 






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