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Retequattro a rischio.
Mediaset dice di no.

Tv, la Corte Ue dà
ragione a Europa 7.
Le norme “transitorie”
hanno protetto gli
operatori nazionali.

Gasparri: decisione della Corte Ue
prevista, basta una piccola
modifica alla legge 112/2004.
PORTAVOCE REDING:
“LA SENTENZA VA A
BENEFICIO
DELLA CONCORRENZA”.

I giudici del Lussemburgo affermano che, in base alla sentenza di oggi, il Consiglio di Stato può "pronunciarsi sulla domanda proposta dalla Centro Europa 7 di risarcimento dei danni da essa sofferti", per l'impossibilità di trasmettere "in mancanza di frequenze di trasmissione assegnate sulla base di criteri obiettivi, trasparenti, non discriminatori e proporzionati".

Bruxelles, 31 gennaio 2008. La Corte europea di giustizia ha condannato, oggi a Lussemburgo, il regime italiano di assegnazione delle frequenze per le attività di trasmissione televisiva, nella sentenza sulla causa che opponeva l’emittente privata Centro Europa 7 al Ministero delle Comunicazioni. Secondo la Corte il  regime di assegnazione delle frequenze non rispetta il principio della libera prestazione dei servizi e non segue criteri di selezione obiettivi, trasparenti, non discriminatori e proporzionati. Secondo la Corte: «L'applicazione in successione dei regimi transitori strutturati dalla normativa a favore delle reti esistenti ha avuto l'effetto di impedire l'accesso al mercato degli operatori privi di radiofrequenze. Questo effetto restrittivo è stato consolidato dall'autorizzazione generale, a favore delle sole reti esistenti, ad operare sul mercato dei servizi radiotrasmessi. Tali regimi hanno avuto l'effetto di cristallizzare le strutture del mercato nazionale e di proteggere la posizione degli operatori nazionali giá attivi su questo mercato». Il giudice del rinvio sottolinea che «in Italia il piano nazionale di assegnazione per le frequenze non è mai stato attuato per ragioni essenzialmente normative, che hanno consentito agli occupanti di fatto delle frequenze di continuare le loro trasmissioni nonostante i diritti dei nuovi titolari di concessioni. Le leggi succedutesi, che hanno perpetuato un regime transitorio, hanno avuto l'effetto di non liberare le frequenze destinate ad essere assegnate ai titolari di concessioni in tecnica analogica e di impedire ad altri operatori di partecipare alla sperimentazione della televisione digitale».


TV: CORTE UE; LA GASPARRI 'CONGELA' PRIVILEGI SU FREQUENZE


 I regimi transitori nel settore televisivo che si sono succeduti in Italia dal 1997 hanno "avuto l'effetto di congelare le strutture del mercato nazionale e di proteggere la posizione degli operatori nazionali già attivi su questo mercato": è uno dei passaggi fondamentali della sentenza della Corte di giustizia della Ue che boccia il regime italiano di assegnazione delle frequenze. Facendo riferimento alle restrizioni introdotte dalle varie misure transitorie, i giudici rilevano "che la normativa italiana, in particolare la 112/2004 non si limita ad attribuire agli operatori esistenti un diritto prioritario ad ottenere le frequenze, ma riserva loro tale diritto in esclusiva, senza limiti di tempo alla situazione di privilegio così creata e senza prevedere un obbligo di restituzione delle frequenze eccedenti dopo la transizione alle trasmissioni televisive in tecnica digitale". I giudici affermano che in base alla sentenza di oggi, il Consiglio di Stato può "pronunciarsi sulla domanda proposta dalla Centro Europa 7 di risarcimento dei danni da essa sofferti", per l'impossibilità di trasmettere "in mancanza di frequenze di trasmissione assegnate sulla base di criteri obiettivi, trasparenti, non discriminatori e proporzionati".


IL CASO - Il caso Europa 7 risale al 1999, quando l'emittente tv ha ottenuto dalle autorità italiane competenti un'autorizzazione a trasmettere a livello nazionale in tecnica analogica, ma non è mai stata in grado di trasmettere in mancanza di assegnazione di radiofrequenze. Il giudice amministrativo, ricorda la Corte Ue nella nota diffusa a Bruxelles, ha respinto una domanda di Europa 7 di accertamento del diritto ad ottenere l'assegnazione delle frequenze, nonché il risarcimento del danno subito. Il Consiglio di Stato, dinanzi al quale pende attualmente la causa, ha interrogato la Corte di giustizia Ue sull'interpretazione delle disposizioni previste dal diritto comunitario per i criteri di assegnazione di radiofrequenze al fine di operare sul mercato delle trasmissioni tv.


PORTAVOCE REDING: “LA SENTENZA VA A BENEFICIO DELLA CONCORRENZA”.


La Commissione Ue "si felicita" per la sentenza pronunciata oggi dalla Corte di giustizia Ue del Lussemburgo che boccia il regime di assegnazione delle frequenze radio televisive in Italia. "La sentenza conferma la giustezza della procedura d'infrazione da noi aperta", ha commentato Martin Selmayr, portavoce della commissaria Ue alle Tlc Viviane Reding. "Speriamo che la sentenza rafforzi il principio di non discriminazione e trasparenza del sistema di assegnazione. Noi da tempo chiediamo un sistema giusto e non discriminatorio", ha aggiunto Selmayr, ribadendo che la sentenza della Corte "é una conferma importante per il diritto comunitario che va a beneficio della concorrenza e pertanto dei consumatori".


DI STEFANO, SODDISFATTO MA STORIA GROTTESCA. Francesco Di Stefano, patron di Europa 7, è "soddisfatto" della sentenza della Corte di Giustizia Europea ma non nasconde anche l'amarezza per una vicenda che va avanti da nove anni. Di Stefano è il fondatore di Europa 7, emittente televisiva italiana con regolare concessione di trasmettere (in modalità analogica terrestre), ma priva di frequenze. "Sono soddisfatto - dice - anzi molto soddisfatto perché è una sentenza che non lascia spazio ad alcun dubbio. E Mediaset sbaglia profondamente quando sostiene che la sentenza si riferisce esclusivamente ad una domanda di risarcimento danni proposta da Europa 7 contro lo Stato italiano. La sentenza si riferisce invece alle frequenze". "Ora - aggiunge - la palla passa al Consiglio di Stato ma, è ormai chiaro, ci devono dare le frequenze come era lampante sin dal primo momento ed è francamente allucinante e grottesco tutto quello che è accaduto".


MEDIASET: «NESSUN RISCHIO PER RETEQUATTRO» - La sentenza della corte di giustizia Ue che definisce «contrario al diritto comunitario» il regime italiano di assegnazione delle frequenze tv «non può comportare alcuna conseguenza sull'utilizzo delle frequenze nella disponibilità delle reti Mediaset». Lo dichiara l'azienda in una nota diffusa poco prima dell'ufficializzazione della posizione della corte, anticipata oggi da alcuni giornali.


«Il giudizio cui la sentenza si riferisce riguarda infatti esclusivamente una domanda di risarcimento danni proposta da Europa 7 contro lo Stato italiano e non può concludersi in alcun modo con pronunce relative al futuro uso delle frequenze», «Quanto all'insinuazione che retequattro occuperebbe indebitamente spazi trasmissivi a danno di europa 7», aggiunge, «Mediaset ribadisce che Retequattro è pienamente legittimata all'utilizzo delle frequenze su cui opera. Quindi nessun rischio per Retequattro».


GASPARRI: DECISIONE CORTE UE PREVISTA, BASTA PICCOLA MODIFICA.   "La decisione della Corte Europea sulle frequenze era prevista da tempo. Ma è un problema ampiamente e facilmente risolvibile con una piccola modifica a un articolo della legge vigente in materia radiotelevisiva". Lo afferma in una nota Maurizio Gasparri, componente dell'Ufficio politico di An. "E' noto - prosegue - che da tempo l'Europa proponeva criteri diversi per l'acquisizione delle frequenze e non sarà difficile adeguarsi a quanto deciso. Inutile da parte della sinistra dare luogo a speculazioni o fare polemiche. Abbiamo da tempo pronto l'emendamento alla Legge 112/2004 che la renderà, anche in questo singolo aspetto, totalmente conforme alla volontà dell'Unione Europea".


GENTILONI:SENTENZA CONFERMA CHE NORME ITALIANE CONTRARIE UE.


"La Corte di Giustizia europea ha ragione: il regime italiano di assegnazione delle frequenze televisive è contrario al diritto comunitario. A questa consapevolezza si è sempre ispirata l'azione del governo, nelle proposte legislative e negli atti politici e amministrativi".


E' quanto afferma in una nota il ministro delle Comunicazioni, Paolo Gentiloni,  secondo il quale "la sentenza riconosce il diritto di Europa 7 di vedersi assegnate frequenze trasmissive sulla base di criteri obiettivi, trasparenti, non discriminatori e proporzionati. Proprio riconoscendo la fondatezza di tale diritto, il Ministero delle comunicazioni aveva segnalato il 15 novembre 2006 alla Presidenza del Consiglio la necessità di modificare la posizione sostenuta in giudizio dall'Avvocatura dello Stato. E al riconoscimento di tale diritto si ispira il mio Disegno di Legge che assegna a chi è titolare di concessione la priorità per le frequenze liberate dal trasferimento di due reti in digitale".


Più in generale - secondo il ministro - la Corte conclude che l'assegnazione in esclusiva e senza limiti di tempo delle frequenze a un numero limitato di operatori esistenti è contraria alle normative comunitarie.Aprire ai titolari di concessioni e a nuovi soggetti il mercato delle frequenze è uno dei principi ispiratori, oltre che del disegno di riforma TV, del bando di gara per l'assegnazione di frequenze disponibili - il primo mai fatto in Italia - e dell'accordo sulla Sardegna che per la prima volta prevede la restituzione di frequenze allo Stato e la loro messa a gara. In questi venti mesi si sono finalmente mossi i primi passi per ripristinare le regole del diritto e della concorrenza nel sistema delle frequenze televisive. Ora, nonostante l'interruzione anticipata del Governo Prodi, la soluzione di questi problemi non può essere rimessa soltanto alla Magistratura. La legge vigente dovrà comunque essere modificata in Parlamento, anche per far fronte alle incombenti procedure di infrazione comunitaria".


GIULIETTI: «SUPERARE IL DUOPOLIO» - «La sentenza della Corte di Strasburgo sul regime di assegnazione delle frequenze sanziona in modo definitivo l'anomalia italiana. Adesso bisogna consentire a Europa7 di trasmettere», ha detto a Radio Radicale il deputato del Pd Giuseppe Giulietti. «Sarebbe davvero grave se qualcuno stesse già pensando ad una nuova legge porcata, bisognerebbe piuttosto accettare i rilievi della Corte di Strasburgo per superare il duopolio», ha continuato Giulietti, chiedendosi: «C'è per caso nel centro destra qualcuno che voglia fare qualche passo in questa direzione? La legge Gentiloni cercava di rimediare in qualche modo a questa situazione, ma devo con dispiacere constatare che fin dall'inizio nel centro sinistra hanno lavorato dei basisti che ne hanno impedito l'approvazione». (fonti: larepubblica.it, Apcom, Ansa, Italpress).


…………………………………..


CORTE UE; IN ITALIA FREQUENZE CONTRARIE A DIRITTO ++


BRUXELLES, 31 GEN - Il regime italiano di assegnazione delle frequenze per le attività di trasmissione radiotelevisiva "é contrario al diritto comunitario". Lo affermano i giudici della Corte di giustizia Ue del Lussemburgo, confermando le conclusioni dell'avvocato generale. "Tale regime - sostiene la Corte - non rispetta il principio della libera prestazione dei servizi e non segue criteri di selezione obiettivi, trasparenti, non discriminatori e proporzionati".


La sentenza fa riferimento ad una causa intentata da Centro Europa 7, società attiva nel settore delle trasmissioni radiotelevisive che nel 1999 aveva ottenuto dalle competenti autorità italiane un'autorizzazione a trasmettere a livello nazionale in tecnica analogica, ma non è mai stata in grado di trasmettere, in mancanza di assegnazione di radiofrequenze. Una domanda della Centro Europa 7 diretta all'accertamento del suo diritto ad ottenere l'assegnazione di frequenze, nonché il risarcimento del danno subito, è stata respinta dal giudice amministrativo. Il Consiglio di Stato, dinanzi al quale la causa pende attualmente, ha quindi interrogato la Corte di giustizia delle Comunità europee sull'interpretazione delle disposizioni di diritto comunitario relative ai criteri di assegnazione di radiofrequenze al fine di operare sul mercato delle trasmissioni radiotelevisive. Il giudice del rinvio ha sottolineato che in Italia il piano nazionale di assegnazione delle frequenze non è mai stato attuato per ragioni essenzialmente normative, che hanno consentito agli occupanti di fatto delle frequenze di continuare le loro trasmissioni, nonostante i diritti dei nuovi titolari di concessioni. Le leggi succedutesi, che hanno perpetuato un regime transitorio, hanno avuto l'effetto di non liberare le frequenze destinate ad essere assegnate ai titolari di concessioni in tecnica analogica e di impedire ad altri operatori di partecipare alla sperimentazione della televisione digitale. Nella sentenza pronunciata oggi, la Corte rileva che l'applicazione in successione dei regimi transitori strutturati dalla normativa nazionale a favore delle reti esistenti "ha avuto l'effetto di impedire l'accesso al mercato degli operatori privi di radiofrequenze". Questo effetto restrittivo è stato consolidato "dall'autorizzazione generale, a favore delle sole reti esistenti, ad operare sul mercato dei servizi radiotrasmessi". Per i giudici della Corte, "tali regimi hanno avuto l'effetto di cristallizzare le strutture del mercato nazionale e di proteggere la posizione degli operatori nazionali già attivi su detto mercato". Il limite al numero degli operatori sul territorio nazionale potrebbe essere giustificato da obiettivi d'interesse generale, ma - contestano i giudici - esso dovrebbe essere organizzato sulla base di "criteri obiettivi, trasparenti, non discriminatori e proporzionati", così come stabilisce il nuovo quadro normativo comune per i servizi di comunicazione elettronica. Di conseguenza, la Corte conclude che l'assegnazione in esclusiva e senza limiti di tempo delle frequenze ad un numero limitato di operatori esistenti, senza tener conto dei criteri citati, è contraria ai principi del Trattato sulla libera prestazione dei servizi. (ANSA).


 


TV: CORTE UE BOCCIA SISTEMA ITALIANO ASSEGNAZIONE FREQUENZE


ROMA (ITALPRESS) - Il sistema di assegnazione delle frequenze radio-televisive in vigore in Italia non rispetta il Trattato sulla libera prestazione dei servizi. Lo ha stabilito la Corte di Giustizia Europea, che ha emesso oggi la sentenza C380/05 sulla domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Consiglio di Stato nella causa tra l'emittente privata Centro Europa 7 e il ministero delle Comunicazioni.


"Nel 1999 - spiega la Corte Europea in una nota - Centro Europa 7 ha ottenuto dalle competenti autorità italiane un'autorizzazione a trasmettere a livello nazionale in tecnica analogica, ma non e' mai stata in grado di trasmettere, in mancanza di assegnazione di radiofrequenze. Una domanda della Centro Europa 7 diretta all'accertamento del suo diritto ad ottenere l'assegnazione di frequenze, nonche' il risarcimento del danno subito, e' stata respinta dal giudice amministrativo".


La causa pende attualmente al Consiglio di Stato, che ha chiesto alla Corte di giustizia europea l'interpretazione delle norme di diritto comunitario in merito ai criteri di assegnazione delle frequenze.


"Il giudice del rinvio - prosegue la nota della Corte Ue - sottolinea che in Italia il piano nazionale di assegnazione delle frequenze non e' mai stato attuato per ragioni essenzialmente normative, che hanno consentito agli occupanti di fatto delle frequenze di continuare le loro trasmissioni, nonostante i diritti dei nuovi titolari di concessioni".


"Le leggi succedutesi, che hanno perpetuato un regime transitorio - aggiunge la Corte Ue -, hanno avuto l'effetto di non liberare le frequenze destinate ad essere assegnate ai titolari di concessioni in tecnica analogica e di impedire ad altri operatori di partecipare alla sperimentazione della televisione digitale".


La Corte rileva che "l'applicazione in successione dei regimi transitori strutturati dalla normativa nazionale a favore delle reti esistenti ha avuto l'effetto di impedire l'accesso al mercato degli operatori privi di radiofrequenze. Questo effetto restrittivo è stato consolidato dall'autorizzazione generale, a favore delle sole reti esistenti - aggiunge -, ad operare sul mercato dei servizi radiotrasmessi. Tali regimi hanno avuto l'effetto di cristallizzare le strutture del mercato nazionale e di proteggere la posizione degli operatori nazionali gia' attivi su detto mercato".


"Il limite al numero degli operatori sul territorio nazionale - spiega la Corte Ue -, potrebbe essere giustificato da obiettivi d'interesse generale, ma, come stabilisce il nuovo quadro normativo comune per i servizi di comunicazione elettronica, esso dovrebbe essere organizzato sulla base di criteri obiettivi, trasparenti, non discriminatori e proporzionati".


La Corte quindi conclude che "l'assegnazione in esclusiva e senza limiti di tempo delle frequenze ad un numero limitato di operatori esistenti, senza tener conto dei criteri citati, e' contraria ai principi del Trattato sulla libera prestazione dei servizi, nonche' ai principi sanciti dal NQNC". (ITALPRESS).


 


 


 


 


 


 


 


 





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