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21 aprile 1956. LA RIVOLUZIONE DEL “GIORNO” RACCONTATATA IN DUE SPOT DI MICHELANGELO ANTONIONI ora ritrovati e acquisiti dalla Cineteca del Friuli. L'INTERVISTA: Vittorio Emiliani, inviato e storico dell'editoria. “Grandi firme, colore, voglia di stupire. Un nuovo modo di fare informazione”

di Gabriele Moroni/Il Giorno 26 agosto 2014

Milano, 26 agosto 2014. ROMAGNOLO di Predappio, con casa a Voghera per vent’anni. Vittorio Emiliani è stato inviato del «Giorno» per poi seguire Italo Pietra al «Messaggero». Ha diretto il quotidiano romano dal 1981 al 1987. Alla memorabile stagione del «Giorno», come osservatorio della vita milanese e nazionale, ha dedicato «Orfani e bastardi. Milano e l’Italia viste dal “Giorno”». Sta per uscire «Romagnoli & romagnolacci».


Emiliani, Il Giorno e Antonioni. Una sorpresa che esce dalla scrigno di un grande giornale.


«Credo che dietro ci fosse il solito Pietro, detto Pietrino, Bianchi, piccolo, roseo, che scriveva le schede dei film in venti righe fulminanti. Una sorta di deus ex machina che portò al Giorno tanti giovani come Bernardo Valli e tante grandi firme, come Roberto Longhi, di cui era stato allievo a Bologna, Garboli, Citati e poi Arbasino. E un grande scrittore oggi troppo dimenticato come Augusto Frassineti».


Bianchi rabdomante anche di un maestro di cinema come Antonioni?


«Diciamo che Pietrino aveva l’occhio sui giovani registi, senza pregiudiziali ideologiche. Bianchi era di Parma, Antonioni di Ferrara».


Tutto questo in un giornale che rompeva con gli schemi tradizionali.


«Il Giorno ebbe la fortuna di trovare un Corriere che era un monumento a se stesso e la capacità di trovare giovani talenti. Per dire il clima. Gaetano Baldacci era un pazzo di genio, guidava una Jaguar e sfidava in corse notturne i suoi redattori che avevano delle macchinine e lo battevano sempre. E lui s’infuriava. Visto che parliamo degli spot (1) di Antonioni per Il Giorno, voglio ricordare che uno dei consiglieri di Mattei per la pubblicità fu Leo Longanesi, romagnolo di Bagnacavallo».


Com’era «quel» Giorno?


«Un giornale popolare, il primo. Molto giovane e giovanile. Quando uscì, nel 1956, divene subito il giornale dei giovani. Svelto, rapido, aggiornamenti continui. Con i fumetti e gli oroscopi, ma anche con la pagina dell’economia, che il Corriere non aveva. Il primo a fare pagine tematiche. Il rotocalco domenicale era una vetrina. Lo sport con Gianni Brera, Mario Fossati, Angelo Pinasi. Non c’era la terza pagina, però si faceva quella dei libri. Venne attribuita a Murialdi, però Arbasino continua a dirmi che era opera di Pietrino Bianchi. Firmavano Arbasino, Citati, Giovanni Giudici, Mariotti, Alfredo Barberis, Maurizio Chierici, Pier Maria Paoletti da Parma, Barigazzi da Reggio Emilia».


(1) I due spot, 4 minuti in tutto, verranno proiettati al Festival Mille Occhi di Trieste, dal 12 al 16 settembre. Gli spot, due inediti assenti da tutte le filmografie, hanno un titolo: “Notizie per tutti” e “Il giornale conteso”





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