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INTERVISTA - Internet e informazione, come cambia il giornalismo secondo Richard Rogers. News continue. Riscontri visivi. La notizia vive connessa. Per l'espistemologo del web Roger ha vinto la Rete.

di Barbara Ciolli- www.lettera43.it

La vita è dentro, non fuori la Rete. In un pianeta digitalizzato, i cronisti che si consumano le scarpe per strada a inseguire scoop sono ormai offline, disconnessi dalla realtà. Un paradosso, all'apparenza. Ma c'è un mondo, dentro il web, infinitamente più grande, complesso, «sostanzialmente pieno di voci» di una città, di una regione, di una nazione. O anche di un continente intero. Richard Rogers, epistemologo di internet, tra i massimi esperti di metodi digitali, è convinto che per i giornalisti la scelta tra dentro e fuori la Rete non sia solo una questione di efficienza.


IN RETE UNA MINIERA DI NEWS. Chi naviga nel web anziché spostarsi fisicamente risparmia tempo e denaro. Ma ha a disposizione anche più spazio, nuove fonti di conoscenza e forme molteplici con cui esprimersi. «I social network, nati con Internet, sono una miniera di news per i reporter», ha spiegato Rogers a Lettera43.it, in Italia per l'Internet Festival di Pisa. «I giornali online sono mutati rispetto a quelli tradizionali. Il loro è un giornalismo più visivo, guidato dai grafici e dai dati raccolti nella Rete. Ma anche più personalizzato, pieno di blog».


RICERCHE DIGITALI. Rogers è docente di New media dell'Università di Amsterdam, ex ricercatore di Harvard in Computazione strategica e autore di Digital Methods (Metodi digitali, Mit Press).  Grazie a Internet ha mappato i cambiamenti climatici, tracciato la percezione del massacro di Srebrenica nelle diverse culture, disegnato l'identikit dei supporter di Barack Obama durante le presidenziali. Ed è convinto che in un futuro di nativi digitali, che socializzano con l'iPhone e si formano su Internet, la Rete diventerà lo specchio della società globale. «Si tratta di un terreno scivoloso, che pone sfide sull'affidabilità delle nuove fonti e sull'accuratezza dei racconti», ha detto Roger. «Ma il web è indubbiamente una grande risorsa».


DOMANDA. Come si sviluppa la metamorfosi dalla carta all'online?


RISPOSTA. Cambia la filiera della notizia. Il giornalismo online non è più orientato da fonti ufficiali o da testimonianze dirette, ma da dati attinti nella miniera di contenuti nella Rete. I racconti si formano dentro il sistema informatico.


D. In concreto?


R. Prima si era invitati alle conferenze stampa, si intervistavano testimoni oculari e si riportavano le informative della polizia o delle amministrazioni.


D. E ora invece?


R. A essere onesti, la maggior parte dei dati raccolti dal giornalismo online viene ancora da fonti tradizionali. Ma non più soltanto da esse.


D. Qual è la mutazione più evidente per i lettori?


R. È cambiata la visualizzazione delle notizie. Su Internet la gente trascorre più tempo a guardare grafici che a leggere singole storie. L'audience e l'attenzione sono diverse rispetto alla carta e alla tivù.


D. E l'informazione online si adegua.


R. Sempre più spesso, quasi sempre ormai, le storie vengono narrate in modo visivo. Sul web i racconti hanno bisogno di essere narrati in forma grafica.


D. Più dati, sempre meno cronaca e storie.


R. No, parliamo comunque di racconti costruiti attraverso i dati. Questo nuova forma di giornalismo, è nata con l'online. Ed è stata teorizzata, dagli addetti ai lavori, come data driven journalism. Giornalismo guidato dagli open data della Rete.


D. Perché le storie non moriranno mai?


R. Cambiano le dinamiche, ma le storie interessano sempre. I motori di ricerca, come del resto l'industria delle notizie, hanno bisogno di racconti sempre freschi. Si pubblicano e si ripubblicano continuamente storie.


D. Il mondo del world wide web non ha confini.


R. Su Internet, si instaura continuità tra le notizie. Le storie non vengono più interrotte. Ma anzi si allungano, riempiendosi di contenuti sempre nuovi.


D. Quanto contano i motori di ricerca nell'informazione su Internet?


R. Molto, è un altro grande cambiamento. Crawler (i software che analizzano i contenuti per conto dei motori di ricerca, ndr), browser o altri processori informatici leggono più notizie degli uomini. Sul web, la leggibilità degli articoli si è spostata dai lettori alle applicazioni informatiche.


D. Un giornalismo in vitro.


 R. Tutt'altro, la Rete è un corpo vivo, fatto dagli uomini e animato dagli uomini. Da almeno15 anni le notizie cercavano costantemente nuovi format. I giornalisti sono entusiasti dei social network come Twitter. Mi ha stupito quanto rapidamente si siano adattati alla novità.


D. I tweet hanno soppiantato agenzie e uffici stampa.


R. Non solo. Non sto parlando necessariamente di fonti ufficiali di notizie, di istituzioni ed enti che twittano. Ma di account non tradizionali, fonti nuove. E molto, molto utili.


D. Come si riconoscono le Gole profonde del web?


R. Sono voci da intercettare nel popolo dei follower e degli account che di solito non vengono seguiti quotidianamente. Ma offrono punti di vista interessanti, per storie originali.


D. Sono i vecchi testimoni diretti che parlano attraverso i network.


R. Però su Internet partecipano attivamente a fare informazione. Wikipedia e Twitter producono e diffondono notizie, oltre a essere usati come fonte. Fonti sempre più importanti per i giornalisti.


D. Cosa intende esattamente per forme di giornalismo online?


R. Ci sono nuovi format, come i social network. Nuove forme di produzione della notizia, come il data driven journalism. E poi ci sono i giornali online.


D. Giornali ibridi, tra vecchio e nuovo.


R. Sono già cambiati molto. Somigliano sempre meno ai fogli tradizionali. Hanno funzionalità e tratti nuovi, tipici dell'online. Per me, per esempio, i blogger sono parte del giornalismo online.


D. I reporter passeranno dalle cronache alle opinioni via tweet?


R. Per ora i generi vanno di pari passo. Ma più che come spazio di nuovi format, mi sorprende che l'online sia diventato importante come fonte per i giornalisti.


D. Lei ha scritto come, dal 2007, il web sia considerato qualcosa di reale. Una sorgente di dati fondanti per fotografare i trend sociali.


R. Dal 1994 al 2000 gli studiosi della Rete distinguevano tra cyberspazio e mondo reale. E i dati fondamentali erano offline. Dal 2000 al 2007 ci si è iniziati a chiedere se la distinzione esistesse ancora. Poi ha vinto l'online.


D. La Rete non è più una selva d'informazioni?


R. Tutt'altro, resta anche un pericolo. I reporter devono saper discernere, anziché fare eccessivo affidamento su fonti sbagliate e dare un'informazione poco accurata.


D. È difficile.


R. La sfida è trovare un sano mix.


D. Navigare con il pensiero, attraverso i chip, per molti giornalisti è meno avventuroso che viaggiare e vivere gli eventi, tra la gente.


R. Ma si è disconnessi. Fare chilometri per raccogliere solo un punto di vista, di fronte alla vastità della Rete appare così poco sostanziale, misero. Alla fine, insignificante.


 


Martedì, 22 ottobre 2013


TESTO IN http://www.lettera43.it/tecnologia/web/internet-e-informazione-come-cambia-il-giornalismo-secondo-richard-rogers_43675111299.htm





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