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L’uccello profeta e il mistero celebrato della musica. Nota dedicata alla quattordicesima edizione de La Milanesiana

di Silvia Serena°

Nell’ambito della quattordicesima edizione de La Milanesiana, ideata e diretta da Elisabetta Sgarbi, si è conclusa il 29 giugno una serie di tre incontri-concerto intitolati “IL RESPIRO DELLA MUSICA”,  condotti  a Milano, a Palazzo Reale, da Paolo Terni, voce ben nota al pubblico radiofonico, in quanto a mesi alterni conduce a Radio3 il programma di inizio giornata Qui comincia.  In linea con il tema del festival di quest’anno, “Il segreto” (e anche con il titolo del suo ultimo libro, "La melodia nascosta", Bompiani 2013), le tre giornate sono state ideate con il sottotitolo “Le cose nascoste: la natura come partitura musicale”, partendo dall’enigmatico Vogel als Prophet (l’uccello profeta) di Schumann, presentato in tutto il suo inquietante carico di mistero dal pianista Michele Sganga, protagonista delle prime due giornate. Dal quesito esistenziale di questo uccellino si è dipanato il primo giorno lo sguardo rivolto agli uccelli di Franz Liszt (nella predica di San Francesco agli uccelli), ai pulcini che scoprono la vita uscendo dal loro guscio (Mussorgski), ad altri uccelli (Messiaen), agli insetti (Scrjabin), raccontando poi il paesaggio (i cipressi di Villa d’Este di Liszt), e le misteriose tortore d’oro e l’asinello  bianco di Ibert: qui le parole di Paolo Terni,  e anche l’intervento di Michele Sganga sulla biodiversità al pianoforte, hanno messo in luce che il vero sguardo è l’ascolto del mistero di quel canto e di quel racconto, ove quindi i titoli delle composizioni non fungono da didascalia,  e le composizioni non “descrivono” la realtà, ma esistono come realtà a sé stanti, come respiro di un’idea, come quel che resta nella mente nel tentativo di scoprire il segreto di quel canto. Il secondo giorno, nella monumentale sonata di Liszt, il mistero si è fatto ancora più complesso e stratificato: in un sorprendente gioco di rimandi tra Terni e il pianista, sono stati isolati e fatti ascoltare alcuni elementi  utili a far capire al pubblico (più di 200 persone in un orario – da mezzogiorno all’una e mezza – che avrebbe potuto scoraggiare molti dall’intervenire) che ogni composizione si nutre e affonda in un flusso di ricerca in cui ammicca tutto quanto precede e quanto segue (Sganga ha isolato in Liszt persino un nucleo di blues!), e che il procedere della storia della musica è solo apparentemente lineare: non quindi una galleria di personaggi che popolano il mondo “sacro” della musica “classica”, ma un magma di pensiero e di ricerca, dal quale emergono di volta in volta frammenti di una verità intravista, non posseduta, che diviene canto   -  un canto di “disperata speranza” (come lo ha espresso Paolo Terni, citando Giordano Bruno)  -  e poi scompare. Si è ascoltato il mistero guizzare, imprendibile, nei Poissons d’or delle Images di Debussy, nel tempio che non esiste più (Et la lune descend sur le temple qui fut), nelle campane  lontane, colte nel loro alito  attraverso le foglie  (Cloches à travers les feuilles), e in modo diverso, ancor più metafisico, nelle Barricades Mystérieuses di Couperin e in tutte le composizioni  -   di Couperin, Duphly e Rameau  -  sapientemente disegnate al clavicembalo dalle mani di Francesco Corti nella terza giornata. Si è trattato  - all’apparenza  -  di ritratti o caratterizzazioni di persone e mestieri (per es. Les Moissonneurs i mietitori, La Commère, la comare di Couperin), di danze (per es. nella Chaconne di Duphly, o nella Suite di Rameau), di animali (per es. Le Moucheron, il moscerino), ma i titoli, come ha messo in luce Corti stesso, sono “idee”, sono il “profumo” che resta, e che indica altro  -  quel “altro” indagato nei primi due giorni mediante lo strumento-pianoforte, del quale  Paolo Terni ha messo in luce come abbia rappresentato una nuova frontiera di sonorità e una nuova modalità di incarnare le idee e di fare ricerca rispetto al clavicembalo. In questo modo, dallo stretto punto di vista dell’evoluzione degli strumenti, la terza giornata è stata una specie di punto di arrivo di un cammino svolto all’inverso, che ha fatto risaltare nelle musiche tutto lo splendore del loro essere state pensate per lo strumento-clavicembalo – uno strumento enigmatico che, nelle parole di Corti, pone più problemi che soluzioni. Dunque lo sguardo rivolto in apertura delle tre giornate alla profezia dell’uccello schumanniano si è posato, il terzo giorno, sull’arcano appello degli uccelli nel Rappel des Oiseaux di Rameau, ricordando che in realtà i titoli sono “la soglia del mistero” –  un mistero celebrato in quanto tale, e non da risolvere, dunque presente e imprendibile, ma nascosto (come appunto La melodia nascosta nel libro). Tutta la storia della musica, affrontata con Paolo Terni,  in realtà è la celebrazione di questo mistero, che si può indovinare solo respirandolo (e non per nulla il libro precedente si intitola proprio Il respiro della musica!)  -   è un mistero del quale si coglie l’indole in quel E pur io torno qui, qual linea al centro, / Qual foco al sfera e qual ruscello al mare, / E se ben luce alcuna non m'appare, /Ah'! so ben io, che sta'l mio sol qui dentro, che Paolo Terni ha citato dall’“Incoronazione di Poppea” di Claudio Monteverdi:  e se, secondo l’espressione di apertura del primo giorno,  la musica è portatrice di un “segreto”,  forse è questo “sol” il segreto con il quale Paolo Terni scopre e presenta talenti come Michele Sganga e Francesco Corti, affascina lettori e ascoltatori, contribuisce alla divulgazione e all’educazione musicale e insegna ad ascoltare -  ad ascoltare il sempre nuovo respiro della musica.


 °adrianasilvia.serena@fastwebnet.it


 





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