SE N'E' ANDATO GIORGIO CAJATI
Milano, 26 giugno 2013. Nella sua casa di Ferrara si è spento all'alba del 25 giugno, stroncato da infarto, Giorgio Cajati, giornalista di talento, testimone di un'intensa vita professionale trascorsa a Milano dove era arrivato a 20 anni, nel 1959, per dedicarsi al mestiere che aveva imparato nella città natale. Cominciò con corrispondenze di sport da Ferrara per Il resto del Carlino (box, calcio, cronaca locale). Trasferitosi nella capitale lombarda, entrò alla Notte con la direzione di Nino Nutrizio. Passò poi con il ruolo di inviato all'Avvenire per il quale seguì grandi inchieste di rilievo nazionale. Amava il mondo dello spettacolo: diresse il settimanale per ragazzi Ciao Big, fu responsabile degli Spettacoli al Milanese edito da Mondadori, passò poi al settimanale Grazia negli anni della grande diffusione di copie e dei consumi. Seguiva le vicende del costume nazionale, l'evoluzione dello stile di vita degli italiani col disincanto esistenziale e il rigore di chi amava la gente e l'impegno professionale. Passò poi al settimanale per ragazzi Intrepido Sport. Scrisse anche volumi di costume, spettacolo e storia come Erbe e fantasia (mille ricette per gli italiani che riscoprivano con Messegué il ritorno alla fitoterapia), Falcone Connection, La vita di Pippo Baudo, la vita di Giovanni Paolo II col regista polacco Zanussi e il direttore Rai Leonardo Valente. Poche settimane fa aveva ricevuto al Circolo della stampa di Milano il riconoscimento per i 50 anni di professione dall'Ordine dei giornalisti della Lombardia. Negli ultimi anni aveva lottato con coraggio contro un male crudele. Aveva conservato a Milano la casa di via Inama, ormai stanco riceveva gli amici più cari nella pizzeria sottocasa evocando con rimpianto stagioni ormai lontane di grande giornalismo e di forti speranze per il Paese. Ogni amarezza o scontro per lui finivano con un sorriso tollerante. Lo piangono in molti, i tanti che aveva amato e che lo amavano.
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