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Stampa

Contratto ed economia dei media.
Riflessione sul rapporto Fieg
sull’editoria 06/08, mentre
la situazione in queste ore
punta purtroppo ad aggravarsi.
Il 2009 (come il 2010) annus horribilis.

La crisi della stampa è un fatto
epocale e di non breve durata:
il merito del sindacato è quello
di aver rafforzato, lavorando con
il Governo e gli editori, le tutele
a protezione di quanti potrebbero
perdere il posto nel giro di due anni.
Le “anime belle” che dicono solo “no”
fingono di ignorare che il contratto
è l’incontro di due volontà antitetiche
in una determinata situazione
economica (=crisi), tecnologica
(=multimedialità) e normativa
(=vincoli della Comunità europea
in tema di lavoro e di flessibilità).

NOTA di FRANCO ABRUZZO

Milano-Roma, 16-17 aprile 2009.  Leggendo i dati del rapporto Fieg sulla stampa in Italia negli anni dal 2006 al 2008, che pubblichiamo in coda, vengono i brividi. Ma viene  anche una certezza consolatoria collegata alla firma del contratto 2009/2013. Possiamo guardare al futuro, aiutati dal nuovo modello contrattuale che per i giornalisti sarà operativo dal 2013 e che apre le porte alla contrattazione aziendale e territoriale incentivata con la detassazione e la decontribuzione. Il nuovo contratto impone, è vero, sacrifici alla categoria del tipo di quelli sopportati dai giornalisti in servizio negli anni 70 e 80. Anche allora decine di giornalisti  hanno guadagnato l’uscita della pensione, ma non certamente ai livelli oggi. Va ripetuto che chi va in quiescenza oggi con 35 anni di contributi avrà un assegno pari all’85 per cento dell’ultimo stipendio. E potrà lavorare da professionista autonomo in forza della “legge Tremonti” del 2008 e di due sentenze della Consulta. L’Inpgi non potrà impedire questo sbocco, improntato a  Giustizia e al rispetto dei valori costituzionali dell’uguaglianza e del diritto al lavoro  (che vale anche per chi è in pensione). E’ comprensibile che i 59enni-60enni non gradiscano l’accantonamento e che guidino, - come accade al Corsera, alla Stampa, a Repubblica e al Messaggero -, la rivolta contro il nuovo contratto. E’ una posizione sterile, non lungimirante che apre un fronte polemico generazionale con i giovani giornalisti, che aspettano da tempo di entrare nelle redazioni e che hanno alle spalle la frequenza di master universitari e anni di precariato.


Il 2009 – come anche il 2010 - si conferma annus horribilis. “Una democrazia – ha detto il presidente francese Nicolas Sarkozy - non può funzionare con una stampa sull’orlo del precipizio economico. Aggiungo - ha affermato ancora Sarkozy - che il problema di internet è considerevole perché come volete che la gente compri il giornale in edicola se su internet lo legge gratis?".  La crisi è profonda: più del 40% dei giovani francesi passa troppo tempo davanti al piccolo schermo e non legge i giornali. Il Governo francese ha  preparato una ricetta (che l’Italia dovrebbe copiare) che punta ad allargare il numero delle edicole e a sostenere economicamente gli edicolanti, mentre ai 18enni verrà regalato per  un anno l’abbonamento a un quotidiano nella speranza che scoprano la lettura. La ricetta punta ad incrementare in maniera significativa, come avviene in Giappone e negli Stati Uniti, la consegna dei giornali a casa di buon’ora. Battere internet è la missione, anche se una inchiesta svedese segnala che l’avanzata del web sarà travolgente e in alcuni Paesi “internet diventerà la fonte primaria di notizie e informazioni nel giro dei prossimi cinque anni, mentre i giornali perderanno la loro posizione dominante mantenuta per oltre un secolo”.


Anche in Italia la stampa è sull’orlo del precipizio economico, mentre pure negli Stati Uniti la situazione sempre di più volge al nero. E’ di questi giorni la notizia che Yahoo sia sul punto di licenziare centinaia di dipendenti, mentre si accentua il trasloco di vecchie testate di carta sull’online. Nel tentativo di risparmiare milioni di dollari all'anno in costi di stampa il New York Times ha deciso tagli all'impaginazione e la riduzione di varie sezioni del giornale i cui contenuti saranno riassorbiti altrove. La crisi della pubblicità è dovunque dirompente. E’ di oggi la notizia delle difficoltà del Gruppo Espresso, ma anche altri prestigiosi gruppi, come il Corriere della Sera, non stanno meglio. In diversi piccoli giornali vengono siglati accordi, nascosti alla Fnsi, che riducono gli stipendi. I dati  Nielsen dicono che la pubblicità accusa un calo del  19,5% in gennaio e febbraio (Tv: -16%. Radio: -27,2%; Carta stampata: -27,4%; Periodici: -29,6%; la free press segna un  -25,3%. Solo il web sorride: + 3,9%).



Dal rapporto sulla stampa in Italia 2006-2008, presentato ieri dalla Fieg, emergono, tra l'altro, per il 2008 un aumento delle perdite del 100% e una contrazione degli utili del 30% per i quotidiani. Numeri destinati a peggiorare quest’anno, in particolare per effetto della crisi degli investimenti pubblicitari. Per i periodici il quadro non è significativamente diverso. E ancora il margine operativo lordo ha fatto registrare una flessione del 48% nel 2008 rispetto al 2007 e l'utile operativo ha registrato un -51,9%. Risultato complessivo è stata «una forte contrazione dell'utile netto».


In questo contesto ha operato la Fnsi, che ha premuto anche sul  Governo per proteggere coloro che perderanno il lavoro (la Fieg parla di 1600 esuberi, mentre in Spagna sono 5mila).  Il Governo ha aiutato l’editoria, favorendo i prepensionamenti con  uno stanziamento annuo  di 20 milioni di euro. I giornalisti prepensionabili quest’anno sono 515:  l’operazione, se attuata nell'arco del 2009,  ha un costo complessivo di 30 milioni di euro. Il che comporta un esborso da parte degli  editori di 10 milioni di euro. La legge è chiara al riguardo: lo Stato tira fuori 20 milioni di euro all’anno, se ne servono di più gli editori sono tenuti a  finanziare l’Inpgi. Verrà creato un Fondo speciale per far fronte ai prepensionamenti: gli editori che facciano ricorso ai prepensionamenti dal 2009  è scritto nel nuovo Cnlg - dovranno versare a un Fondo di garanzia il 30 per cento della riserva matematica per ogni giornalista che intendono prepensionare. La situazione verrà gestita da un tavolo a tre: Ministero del Lavoro, Fnsi e Fieg. Anche la Cigs passa in carico agli editori, che verseranno all’Inpgi una quota dello 0,50, mentre un altro 0,10 sarà a carico dei lavoratori, per alimentare un Fondo per la Cassa integrazione. Il gettito per l’Inpgi sarà di 5/6 milioni di euro all’anno.  Finora la Cigs ha gravato sull’Inpgi per intero.


Secondo Franco Siddi, “con il contratto, la Fnsi ha inteso ricercare, nel tempo della congiuntura e delle trasformazioni, le condizioni di un nuovo patto di lavoro che punta a modernizzare il sistema e a non abbassare, nel suo complesso, la base produttiva essenziale per fare informazione autorevole e qualificata sui giornali e su tutti gli strumenti con i quali oggi la tecnologia consente di raggiungere il cittadino, premessa indispensabile anche per la redditività dell’impresa editoriale”. La necessità di affrontare questa emergenza  “va altresì immediatamente coniugata con la messa a punto di un programma, a tappe forzate, per Stati Generali di settore finalizzati a rilanciare il sistema, l’occupazione, la formazione e la multimedialità, il superamento, con appropriate misure, degli squilibri del mercato pubblicitario a favore delle TV”. Anche la Fieg riconosce che il nuovo  contratto dei giornalisti «tiene conto delle esigenze di flessibilità organizzativa necessarie alle imprese per adeguarsi al mutato quadro operativo».


Nella ricetta anticrisi degli editori, prioritari sono «gli interventi per rendere effettivo il quadro degli ammortizzatori sociali» anche «in situazioni di crisi prospettica». Ma servono anche «misure di carattere anticongiunturale da disporre in via d'urgenza e per “almeno due anni”, tempo utile a superare l'emergenza. In testa alle richieste della Fieg, “la reintroduzione del credito d'imposta per l'acquisto (o il consumo) della carta”,  “la previsione, sulla scorta dell'esperienza di alcuni Paesi europei, di un'ulteriore riduzione dell'aliquota agevolata per l'Iva per il comparto dell'editoria”; “la detassazione degli utili reinvestiti in misura incrementale rispetto all'anno precedente in campagne pubblicitarie e in iniziative di promozione della lettura”; “l'esclusione del costo del lavoro giornalistico dal calcolo della base imponibile ai fini Irap”; “un compiuto sistema di responsabilità e sanzioni per assicurare il rispetto delle disposizioni in materia di pubblicità istituzionale sulla carta stampata, disposizioni secondo cui il 60% (fino al 2012, il 50% dal 2013) della spesa per acquisti di spazi pubblicitari deve essere destinata alla stampa”. La Fieg inoltre suggerisce anche misure complementari per il sostegno e il rilancio delle imprese editoriali. Tra queste, la creazione di un fondo per la nuova occupazione, la formazione e la multimedialità; forme di sostegno alla modernizzazione della rete delle edicole e della distribuzione dei giornali; il riconoscimento economico dello sfruttamento dei contenuti giornalistici nelle rassegne stampa; il finanziamento di una campagna nazionale per la promozione della lettura con la previsione di una settimana dedicata a tale obiettivo. Secondo la Fieg (alla quale un giornalista costa il 7% in meno rispetto a un dipendente Inps), l'editoria va “stimolata e incoraggiata in primo luogo per la valenza economica che essa ha su tutta la filiera, dalla produzione della carta, alla pubblicità e alla distribuzione. Ma anche perché è elemento costitutivo dell'industria culturale del Paese e della stessa identità nazionale e, per di più, strumento insostituibile del principio costituzionale della libertà di manifestazione del pensiero. Questo diritto fondamentale cammina sulle gambe dell'impresa editoriale e ne segue le sorti”.  


In conclusione possiamo dire che la crisi della stampa è un fatto epocale e  di non breve durata: il merito del sindacato è quello di aver rafforzato, lavorando con il Governo e la Fieg, le tutele  a protezione di quanti potrebbero perdere il posto nei prossimi due anni. Le “anime belle” che dicono dolo “no” fingono di ignorare che il contratto  è l’incontro di due volontà antitetiche in una determinata situazione  economica (=crisi), tecnologica (=multimedialità) e normativa (=vincoli della Comunità europea in tema di lavoro e di flessibilità). Il sindacato ha una sola forza: la contrattazione. Fare i contratti è il suo mestiere. Missione che la Fnsi ha assolto nel migliore dei modi possibili. Non esistevano vie di fuga: bisogna avere l’onestà intellettuale di guardarsi attorno e di guardare oltre. Tra due anni scatterà l’adeguamento economico.  E nel 2013 comincerà una nuova storia segnata dal contratto triennale sul piano normativo ed economico con l’aggiunta degli accordi aziendali  e territoriali. L' obiettivo sarà quello di legare salario e produttività. I giornaliosti che non godranno del secondo livello potranno avvalersi di una «clausola di garanzia» per avere una compensazione salariale alla fine del triennio.  (Fonti: Fieg e Ansa)


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In: http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=3708


Rapporto su “La stampa in Italia”.


EDITORIA. FIEG: SI AGGRAVA


CRISI, CALA il BUDGET


PUBBLICITÀ. CONSUMI


IN FLESSIONE NEL 2009,


MENO RECESSIONE NEL 2010.


 


Nel consueto studio annuale, la Fieg indica anche le misure indispensabili per la ripresa: bisogna agire con decisione, sull'esempio della Francia, e mettere in campo una serie di misure come il credito agevolato per accelerare il meccanismo produttivo; ripristinare il credito d'imposta su carta e investimenti per stimolare innovazioni di processo e prodotto; stimolare la crescita della domanda di prodotti editoriali attraverso la promozione della lettura in scuole e famiglie. BONAIUTI: PARTITA PIÙ URGENTE SONO i POSTI DI LAVORO. FIEG: NEL 2008 PERDITE QUOTIDIANI +100%; UTILI -30%. CIFRE IN PEGGIORAMENTO NEL 2009 CON CALO del 25% PUBBLICITÀ. MISURE URGENTI O IMPRESE NON SOPRAVVIVONO: APPELLO DEL PRESIDENTE MALINCONICO A GOVERNO E PARLAMENTO.


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in: http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=3705


Dibattito sul "Livre vert".


EDITORIA: SIDDI E MALINCONICO


chiedono gli STATI GENERALI ANTICRISI.


CONFRONTO CON BERNARD SPITZ sulla


RICETTA FRANCESE: 600 milioni di aiuti in tre anni.


Un quotidiano gratuito per un anno a ogni 18enne.


 


«Il metodo francese — ha detto Ferruccio de Bortoli — ci dice che questa non è un'industria come le altre ma un pezzo dell'identità nazionale: una consapevolezza culturale che purtroppo qui non c'è». Un suggerimento: leggere "LA CASTA DEI GIORNALI - Così l’editoria italiana è stata sovvenzionata e assimilata alla casta dei politici" di Beppe Lopez.


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Tutti gli articoli di Franco Abruzzo sul contratto sono in:


http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=3694


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VADEMECUM


L'IPOTESI D'ACCORDO per il rinnovo del contratto Fieg-Fnsi e l'accordo sugli ammortizzatori sociali sottoscritti la notte del 27 febbraio 2009 sono pubblicati  in:


http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=3591


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I NUOVI MINIMI CONTRATTUALI dell'ipotesi d'accordo Fieg-Fnsi  per il biennio 2009-2011.La tabella è in: http://www.fnsi.it/ArchivioPdf/tabella_nuovi_minimi_cngl2009-2012.pdf


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L’indennità di CONTINGENZA (art. 6 delle Norme transitorie e di attuazione del Cnlg)


in: http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=3673


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Sito aggiornato al 5 febbraio 2025
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