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Stampa

Dibattito sul "Livre vert".
EDITORIA: SIDDI
E MALINCONICO
chiedono gli STATI
GENERALI ANTICRISI.
CONFRONTO CON
BERNARD SPITZ sulla
RICETTA FRANCESE:
600 milioni di aiuti in tre anni.
Un quotidiano gratuito per
un anno a ogni 18enne.

«Il metodo francese — ha detto Ferruccio de Bortoli — ci dice che questa non è un'industria come le altre ma un pezzo dell'identità nazionale: una consapevolezza culturale che purtroppo qui non c'è». Un suggerimento: leggere "LA CASTA DEI GIORNALI - Così l’editoria italiana è stata sovvenzionata e assimilata alla casta dei politici" di Beppe Lopez.

Milano, 15 aprile 2009. Gli “stati generali” della carta stampata voluti dal presidente francese Nicolas Sarkozy possono essere un metodo valido, davanti alla crisi, anche per l'editoria italiana. Ne sono convinti il presidente della Fieg Carlo Malinconico e il segretario della Fnsi Franco Siddi, intervenuti al dibattito organizzato dalla Fondazione Corriere della Sera, e coordinato dal neo direttore Ferruccio de Bortoli, al quale ha partecipato Bernard Spitz, coordinatore degli stati generali francesi e autore del “Livre vert” (“Proposte francesi contro la crisi”) sulla stampa. «Dagli stati generali francesi - ha spiegato Siddi - è arrivata l'indicazione di un metodo. Non possiamo, davanti alla crisi, dare risposte di piccolo momento». Necessario il riferimento allo stato di crisi di molti organi di informazione: «C'è una crisi - ha spiegato il segretario della Fnsi - che si sta abbattendo sull'occupazione per cui ora siamo intervenuti per garantire una protezione sociale ai giornalisti che rischiano di perdere il lavoro ma è chiaro che abbiamo bisogno di un quadro di riferimento più ampio». La crisi della carta stampata, secondo Siddi, riguarda però anche il modo di fare i giornali: «Dobbiamo interrogarci su quali giornali dobbiamo fare se vogliamo continuare a interessare i lettori e il contratto di lavoro è stato fatto anche per questo. È una sfida che mette in discussione alcuni elementi certi e noi dobbiamo cercare di determinarne nuovi».


Il presidente della Fieg Carlo Malinconico ha sottolineato «lo sforzo enorme» delle parti sociali (editori e sindacato) per affrontare una crisi grave: «Serve però da parte del governo un quadro di riferimento più preciso». A questo proposito ha ricordato anche il disegno di legge Alfano che attribuisce responsabilità all'editore (nel contesto della legge 231/2001) per la pubblicazione delle intercettazioni telefoniche: «Si introducono solo elementi di contenzioso». Secondo Malinconico un intervento dovrebbe essere fatto anche in ambito pubblicitario rispettando la legge secondo la quale il 60% della pubblicità istituzionale deve essere garantita ai giornali. Sul multimediale è stato chiaro: «Non deve essere un mezzo per saccheggiare l'attività giornalistica».


Docente di Economia della comunicazione alla Sorbona, ex consigliere dei premier Michel Rocard e giornalista a Le Monde, Spitz ha coordinato a Parigi quelli che il presidente Sarkozy ha definito, nel convocarli, gli «Stati generali della carta stampata». Per mesi giornalisti, editori, politici, esponenti della cultura si sono confrontati su come rilanciare il giornalismo scritto, sia su carta che sulla Rete. La relazione di Spitz  ha toccato tutti i punti delle “proposte francesi" contro la crisi dell’editoria.  “Le cose  - ha detto - vanno male anche in Francia. Lo Stato aveva il  dovere di intervenire  a favore della stampa scritta e lo ha fatto. I giovani sotto i 25 anni sono attratti dalla Tv e dal web. Dobbiamo fare in modo  che leggano i giornali”.


Il 23 gennaio è scattato  in Francia un piano di sostegno urgente al settore della stampa. Il piano di rilancio, condizionato ad una riforma complessiva del settore, prevede 200 milioni di euro l'anno di aiuti a quotidiani, settimanali e distribuzione, per i prossimi tre anni. Lo ha annunciato il presidente della Repubblica francese, Sarkozy, concludendo gli Stati generali della stampa che aveva avviato nel maggio 2008. «La prima condizione per l'indipendenza della stampa è quello di guadagnare soldi» ha affermato Sarkozy evidenziando come il settore in Francia fosse «in crisi già prima della crisi economica attuale». Le principali misure del piano annunciato dal Capo dello Stato francese prevedono il rinvio di un anno dell'aumento delle tariffe postali che rappresenta un costo di circa 24 mln di euro; un aumento dal 20 al 40% delle spese di comunicazione dello Stato e delle istituzioni pubbliche a favore della stampa; un sostegno agli edicolanti (60 mln di euro) e alla distribuzione a domicilio (80 mln). Il piano prevede, inoltre, che lo Stato aiuti in modo equo il settore della stampa tradizionale, quello della stampa on line e quello della free press. In particolare verrà creato uno Statuto di Editore di stampa online. Inoltre, in modo da sensibilizzare i giovani alla lettura della stampa, ogni giovane durante l'anno dei suoi diciotto anni avrà un abbonamento gratuito ad un quotidiano di sua scelta.


Il  27 maggio 2008 il presidente Sarkozy  aveva annunciato la convocazione degli "stati generali" della stampa scritta, radiofonica e televisiva per trovare soluzioni alla crisi economica e finanziaria dell'editoria. "La democrazia – aveva detto Sarkozy - non può funzionare con una stampa permanentemente sul baratro di un crollo economico". Il problema, ha riconosciuto, è "notevole". "C'é un gigantesco problema di distribuzione - ha proseguito il capo dell'Eliseo - bisogna aiutare la stampa scritta a fare consegne a domicilio, questo creerà posti di lavoro e consentirà di avere i giornali presto al mattino". "Allo stesso modo - ha detto ancora Sarkozy - bisogna moltiplicare i punti di vendita dei giornali perché oggi, nelle grandi città, trovare il proprio giornale diventa un lavoro". Sarkozy ha detto di auspicare di poter "ritrovare un minimo di vivibilità per la stampa" riunendo "proprietari e direttori di giornali": "aggiungo - ha concluso - che il problema di internet è considerevole perché come volete che la genti compri il giornale in edicola se su internet lo legge gratis?".


Le critiche dei  giornalisti si sono concentrate soprattutto sul diritto d'autore, che secondo gli editori impedisce un maggiore sviluppo economico delle aziende: "E' una completa bugia: vogliono colpire il diritto morale dei giornalisti; modificare, tagliare e vendere gli articoli su tutti le piattaforme senza dover chiedere alcun parere", ha dichiarato il responsabile del sindacato nazionale della stampa, Dominique Pradalié. Sulla concentrazione critica anche l'opposizione socialista, che avverte dei possibili rischi per il pluralismo dell'informazione.


Spiz ha ricostruito tutti i passaggi degli “stati generali”  dal maggio 2008 al gennaio 2009. Quattro gruppi hanno lavorato intensamente per individuare i problemi e indicare le soluzioni. Un capitolo del “libro verde” riguarda “la difesa dei  valori e dei mestieri  legati al giornalismo” attraverso il potenziamento della formazione, l’elaborazione di un Codice deontologico, la trasparenza sugli azionisti. La caccia ai lettori giovani è un altro capitolo che si riassume, come già riferito, nell’offerta a ogni giovane durante l'anno dei suoi diciotto anni di un abbonamento gratuito ad un quotidiano di sua scelta.  E’  il modello già sperimentato dal primo giornale del Paese per diffusione, Ouest France, che ha messo a segno una crescita del 15%: della diffusione grazie a un esperimento-pilota molto simile compiuto in precedenza.


La Francia ha le sue specificità. la Francia è ventesima in Europa per diffusione dei giornali. Pesano Oltralpe i monopoli della distribuzione e la scarsa diffusione dell'informazione tradizionale fra i giovani. Il direttore del Corriere della Sera, Ferruccio de Bortoli,  ha ricordato che gli «Stati generali» racchiudono un messaggio anche per l'Italia. E non si tratta solo di come integrare carta e Web o far evolvere il modello di business in un'epoca in cui i diritti d'autore non sono tutelati abbastanza: «Il metodo francese — ha detto de Bortoli — ci dice che questa non è un'industria come le altre ma un pezzo dell'identità nazionale: una consapevolezza culturale che purtroppo qui non c'è».


Dalla Francia  parte, quindi,  un messaggio anche per l’Italia: la stampa ha bisogno di un piano organico. Anche il Governo Berlusconi ha annunciato nel novembre 2008 la convocazione degli “stati generali dell’editoria” per il gennaio 2009. Poi non se ne è fatto nulla. Il Governo ha favorito, però, l’esodo dai giornalisti, stanziando 20 milioni di euro all’anno per sostenere i  prepensionamenti fino ad oggi pagati dall’Inpgi. (fonti: Ansa + Adnkronos + Franco Abruzzo + Federico Fubini del "Corriere della Sera").


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LA CASTA DEI GIORNALI - Così l’editoria italiana è stata sovvenzionata e assimilata alla casta dei politici di Beppe Lopez.


Il libro fa luce sul denaro pubblico, all’incirca 700 milioni di euro, che finisce ogni anno nelle casse di grandi gruppi editoriali, giornali e organi di partito. Un’elargizione che non fa distinzione di partito o area politica. La Casta dei giornali, edito da Stampa alternativa-Eri Rai, ripercorre la storia di questa vicenda che trova origine, addirittura, nel ventennio fascista. L’autore, in questa intervista, ci racconta i punti più scandalosi dell’inchiesta……..


In: http://www.fnsi.it/Default.asp?key=9362&SINGA=S


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