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Il Consiglio nazionale
dell’Ordine dei giornalisti
ha deciso: le regole
deontologiche saranno
gestite soltanto
dai “Consigli territoriali
di disciplina”. Sconfitto
con 38 voti contro 28
(18 astenuti) il tentativo
di alcuni presidenti
regionali di interferire nella
vita dei nuovi organismi. Ha
vinto la volontà del Parlamento.
In allegato la bozza del Regolamento.

Dice la norma approvata dal Cnog: “Il procedimento disciplinare è iniziato dal Consiglio territoriale di disciplina a seguito di segnalazioni o esposti di terzi o del Consiglio dell’Ordine, nonché su richiesta del Procuratore generale della Repubblica o del procuratore della Repubblica competenti”.

di Franco Abruzzo
già presidente e oggi consigliere dell’Ordine dei Giornalisti della Lombardia

Roma, 9 ottobre 2012. Il Consiglio nazionale dell’Ordine dei Giornalisti (Cnog), con una maggioranza strettissima (38 sì, 28 no e 18 astenuti), ha deciso che la vigilanza sul comportamento degli iscritti sarà gestita e governata unicamente dai Consigli territoriali di disciplina istituiti dal dl 138/2011 (convertito con la legge 148/2011) come www.francoabruzzo.it aveva sostenuto ieri e avantieri (leggi in coda). Dice la norma approvata dal Cnog: “Il procedimento disciplinare è iniziato dal Consiglio territoriale di disciplina a seguito di segnalazioni o esposti di terzi o del Consiglio dell’Ordine, nonché su richiesta del  Procuratore generale della Repubblica o del procuratore della Repubblica competenti”.  Le funzioni dei Consigli di disciplina sono specifiche e abbracciano, afferma la legge 148/11, sia l’istruzione sia la decisione degli affari deontologici. E’ pacifico che i nuovi Consigli possano agire anche d’ufficio come si legge nell’articolo 48 della legge 69/1963 sull’ordinamento della professione di giornalista in quanto “eredi” delle funzioni finora esercitate dai Consigli storici dell’Ordine nati nel 1963 e attivi dal 1965. La riunione del Cnog proseguirà oggi per esaminare gli altri articoli del "Regolamento delle funzioni disciplinari" dall’ottavo al quattordicesimo (la bozza del testo è in allegato). Ai Consigli di disciplina potranno, come già accade, rivolgersi cittadini, giornalisti, gli stessi  Ordini regionali, la Procura della Repubblica, la Procura generale nonchè il Garante della privacy, l’Agcom, l’Antitrust e la Consob, che si occupano di molteplici e diversi aspetti della professione di giornalista. L’Ordine oggi in sostanza ha due Consigli: quello storico che si occupa di formazione, esami di Stato e Albo, quello nascente che vigilerà sulla condotta degli iscritti. Sono due Consigli con pari dignità. C’è chi afferma che l’Ordine senza la disciplina ha perso la sua identità e il suo ruolo storico. Ma non è così. Il potere disciplinare resta sempre nell’ambito dell’Ordine, ma verrà esercitato presto da un particolare Consiglio istituito ad hoc dal Parlamento, che è l’arbitro anche delle professioni intellettuali e  del loro funzionamento. Ha scritto al riguardo la Corte  costituzionale nella sentenza 38/1997: “Rientra nella discrezionalità del legislatore ordinario determinare le professioni intellettuali per l'esercizio delle quali è opportuna l'istituzione di ordini o collegi e la necessaria iscrizione in appositi albi o elenchi (art. 2229 cod. civ.)”.


La linea  ragionevole di www.francoabruzzo.it è stata  trasferita nel dibattito del Cnog da un eccellente giornalista/giurista, qual è Pierluigi Roesler Franz, che è anche sindaco dell’Inpgi, e già cronista giudiziario/principe del Corriere della Sera e della Stampa


Gli Ordini e i Collegi professionali hanno perso, con la legge 148/2011 (che ha convertito il dl 138/29011), il potere disciplinare sugli iscritti. Il potere disciplinare sugli iscritti, previsto dal Codice civile (articolo 2229) del 1942, finora era l’aspetto più qualificante e più significativo degli enti pubblici professionali. Non sarà più così. La manovra-bis (dl 13 agosto 2011 n. 138 convertito dalla legge 148/2011 pubblicata il 16 settembre 2011 nella Gazzetta Ufficiale),  prevede che gli  Ordini e i Collegi professionali perdano il ruolo di giudici amministrativi disciplinari. Gli Ordini e i Collegi non si occuperanno più di deontologia, ma soltanto, come detto, delle iscrizioni negli elenchi dell’Albo, dell’esame di Stato e della formazione continua degli iscritti resa obbligatoria dallo stesso dl 138. Il comma 5/f dell’articolo 3 del dl 138 prevede la nascita di “organismi territoriali ai quali sono specificatamente affidate l’istruzione e la decisione delle questioni disciplinari”. Si chiameranno "Consigli di disciplina" (comma 5/f dell'art. 3). Il comma 5/f afferma testualmente: “Gli ordinamenti professionali dovranno prevedere l'istituzione di organi a livello territoriale, diversi da quelli aventi funzioni amministrative, ai quali sono specificamente affidate l'istruzione e la decisione delle questioni disciplinari e di un organo nazionale di disciplina. La carica di consigliere dell'Ordine territoriale o di consigliere nazionale è incompatibile con quella di membro dei consigli di disciplina nazionali e territoriali. Le disposizioni della presente lettera non si applicano alle professioni sanitarie per le quali resta confermata la normativa vigente”.


 


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Il Gattopardo ha lavorato
negli uffici del Consiglio
nazionale dell’Ordine
dei Giornalisti: gli affari
disciplinari rimarranno
di fatto dove sono oggi.
Senza l’impulso del vecchio
Ordine, i Consigli di disciplina
non potranno agire neanche
d’ufficio. La volontà del
Parlamento viene tradita:
scompare la separazione
tra funzioni amministrative
e funzioni disciplinari!
Doveva cambiar tutto
e invece non cambierà nulla!
di Franco Abruzzo

In http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=10151


.............................
APPELLO.


Da FRANCO ABRUZZO ai


presidenti degli Ordini


regionali dei Giornalisti:


“Il dl 138/2011 ha previsto


che i Consigli dell’Ordine


non si  occupino più di


disciplina. Rispettate


la volontà delle Camere.


Non imbrigliate l’attività


dei nascenti Consigli di


disciplina. Sul potere deontologico


del vecchio Ordine è  ormai


tramontato il sole ed è


calato un buio impenetrabile”.


 


C’è  chi afferma che l’Ordine senza la disciplina ha perso la sua identità e il suo ruolo storico. Ma non è così.  Il  potere disciplinare resta sempre nell’ambito dell’Ordine, ma verrà esercitato presto da un particolare Consiglio istituito ad hoc. L’Ordine oggi in sostanza ha due Consigli: quello storico che si occupa di formazione, esami di Stato e  Albo, quello nascente che vigilerà sulla condotta degli iscritti. 


In http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=10140


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