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Stampa

Lo scontro Fnsi-Cnog-Asr
rischia di finire in Tribunale.

Il contratto di lavoro
e l'attendibilità
del sindacato.
Una replica a Franco
Siddi e Franco Abruzzo.
(In coda il documento
del segretario della Fnsi)

di Fabio Morabito
presidente dell'Associazione stampa romana

Mi sono trovato coinvolto, mio malgrado, in un attacco che la Fnsi ha rivolto all'Ordine dei giornalisti, in una di quelle polemiche che temo non giovino agli interessi della categoria, in questi tempi difficili che richiedono senso di responsabilità e concretezza sui problemi reali della professione. E mi sarei astenuto dall'intervenire  se il segretario generale della Fnsi  e l'ufficio stampa del sindacato nazionale non si fossero permessi di fare affermazioni inaccettabili riguardo alcune note che ho scritto sul nuovo Contratto di lavoro.


A scatenare le rimostranze del segretario della Fnsi sono delle schede, elaborate da me per lo più diversi mesi fa, e cioè all'indomani del raggiunto accordo con la Fieg. Queste schede, scritte nella forma delle "domande e risposte" erano state da me subito girate alla direzione della Fnsi, con il desiderio di ottenere integrazioni e osservazioni. Ho fatto questo proprio per cautelarmi su eventuali imprecisioni, possibili in una materia così a fondo modificata: per la prima volta, infatti, la Fnsi non aveva fornito una stesura del nuovo Contratto con le cancellature e le modifiche "a vista", ma aveva solo diffuso le novità e i tagli in un testo a parte, un fatto che rendeva particolarmente complicato, anche per il lettore esperto, una valutazione complessiva.  E a tutt'oggi, detto per inciso, non è stato ancora distribuito il libretto del nuovo Contratto, che pure è già in vigore da oltre otto (ripeto: otto) mesi. 


La direzione della Fnsi, con la quale ho continuato a confrontarmi sul Contratto in tutto questo tempo, non ha ritenuto di fare osservazioni.  E non me ne ha fatte mai neanche il segretario Siddi, che non poteva non conoscere i miei testi, che erano stati rilanciati su diversi siti sindacali, da sette o otto mesi a questa parte. In questo lungo periodo passato dalla firma del Contratto, già in vigore dal primo aprile (e spero che nel ricordare la data non mi si accusi di essere allusivo) ho ovviamente incontrato più volte il segretario nazionale, che però solo adesso mi accusa di aver scritto "gravissime inesattezze", e lo fa nell'attaccare l'Ordine dei giornalisti, rimproverato di aver distribuito le mie note ai colleghi praticanti che stavano preparando l'esame professionale.


Nessuna critica avevo ricevuto sui miei testi, quindi. In tutti questi mesi era successo invece il contrario, e cioè ero stato io a rilevare delle inesattezze nelle dichiarazioni di alcuni dirigenti della Giunta Fnsi. In particolare, in occasione della Consulta nazionale dei Cdr, nella relazione che Siddi fece ai colleghi dei Comitati di redazione prima del voto sulla bozza contrattuale (che, detto per la cronaca, fu di ampio consenso) riscontrai delle inesattezze che rimarcai al segretario nell'ora di pausa. Siddi mi assicurò che avrebbe rettificato nel corso della Consulta; cosa che non fece, ma per quanto mi riguarda fu solo una dimenticanza, e non ho neanche adombrato una mancanza di buona fede, né ho pensato che quegli errori involontari, che presentavano il Contratto meglio di quanto non fosse, avrebbero potuto condizionare l'esito del voto. Dico questo perché nel confronto, nel dibattito, nella valutazione complessiva di un testo contrattuale, ci possono anche essere punti di vista molto diversi fra di loro (ed è evidente che ci sono...), ma questo non deve impedire la collaborazione e la lealtà tra i dirigenti del sindacato unitario. E sarebbe stato giusto che, qualora il segretario avesse veramente riscontrato delle inesattezze (ma così non è stato, e lo dimostrerò nelle righe che seguono), avrebbe potuto e dovuto segnalarmele, per darmi l'opportunità, nel caso che avesse avuto ragione, di correggerle. Ritengo che avrebbe dovuto parlare prima, anziché parlarne adesso, in una lettera peraltro non indirizzata a me ma all'Ordine de giornalisti.


Siddi, scrivendo al presidente Del Boca, fa anche tre esempi di inesattezze che sarebbero presenti nei miei testi. Ecco quali sarebbero.


1) Il segretario sostiene che io avrei scritto che "il cdr oggi è un'altra cosa". Non mi sono espresso in questi termini. Io sostengo, e lo argomento contratto alla mano, che sono fortemente diminuiti i poteri del Cdr. Ad esempio: nei casi di licenziamento è sufficiente che l'editore dichiari che si tratti di "giusta causa" (ma poi se effettivamente la giusta causa c'è, lo potrà dire solo un giudice, magari anni dopo) per non avere più l'obbligo di chiedere un parere preventivo al Cdr. Un alto dirigente della Fnsi (mi astengo dal fare nomi, perché non voglio ridicolizzare nessuno) ha sostenuto che in realtà l'articolo in questione, il 34, in sostanza non è stato cambiato, perché per licenziamento con giusta causa si intende il caso in cui un giornalista uccide il direttore o l'editore...Immagino quale Associazione regionale di stampa (titolare del diritto di procedere per condotta antisindacale ex-art.28 dello Statuto dei Lavoratori) avrebbe portato in tribunale un'azienda perché non aveva chiesto il parere del Cdr sul licenziamento di un omicida!


2) Seconda presunta inesattezza. Siddi sostiene, nella lettera a Del Boca, che io avrei scritto che i membri del Cdr avrebbero perso tutele, mentre per lui questo non è assolutamente vero. Ecco la mia domanda e risposta, tratte dalla scheda che ho fatto sui Cdr. Domanda: "I membri del Cdr saranno tutelati come prima?" Risposta: "Non è prevista la tutela per il Cdr in caso di distacco ad altra testata del gruppo, a meno che non lo si interpreti come "trasferimento" (che però, nel contratto, definisce un diverso istituto contrattuale)". Ognuno può interpretare come vuole, ma non può contestare che  il riferimento normativo sia esatto.


3) Terza e ultima presunta inesattezza. Siddi mi rimprovera di aver sostenuto che "i giornalisti per contratto possono essere demansionati". Rispondo citando alla lettera il nuovo testo contrattuale (articolo 11): "In ottemperanza all’art. 2103 del c.c., al giornalista può essere assegnata dal direttore, nell’ambito della qualifica di appartenenza, una mansione diversa da quella precedentemente esercitata, fermo restando, comunque, che a tal fine non ha rilevanza l'esercizio di funzioni di superiorità gerarchica e di guida del personale in precedenza svolte". Fino ad ora la giurisprudenza del lavoro ha sostenuto che la professionalità acquisita ha rilevanza, eccome se ne ha, nelle cause di demansionamento.


Ma Siddi non si è limitato ad accusarmi di inesattezze, un fatto comunque grave se indimostrato. Mi ha diffamato. Io ora mi aspetto una chiara rettifica. Riservandomi comunque, come si dice in questi casi, ogni azione nelle "sedi opportune".


Respingo anche il comportamento di Franco Abruzzo, il titolare di una diffusissima newsletter che, pubblicando le diffamazioni di Siddi, mi definisce "noto avversario della Fnsi": una definizione che, anteposta alla lettera di Siddi a Del Boca, rischia peraltro di suggerire un pregiudizio in chi legge. Per chi non lo sapesse la Fnsi è un sindacato unitario ma federale, e l'Associazione stampa romana, di cui sono presidente,  ne fa parte (anzi, con la Lombarda, è l'Associazione regionale più grande).  In questi giorni, d'intesa con il consigliere segretario dell'Asr e con gli altri vertici dell'associazione, sono impegnato nella campagna iscrizioni. I colleghi  che si iscrivono all'Asr si iscrivono automaticamente anche alla Fnsi. Sono un avversario? E' un avversario chi, all'interno di qualsiasi realtà sindacale, dà un contributo critico? E' vero che l'Associazione stampa romana ha saputo, nella sua autonomia, essere critica verso la Fnsi come quando ha dissentito "profondamente" dalla decisione di firmare il nuovo contratto prima che venisse sottoposto a referendum. Lo ha fatto con un documento del direttivo. E' stato approvato all'unanimità. Non c'è mio intervento, in nessuna sede (sono stato anche tre anni consigliere nazionale) in cui io non abbia difeso l'unitarietà del sindacato.


Non mi sono limitato, con le mie schede, a una fredda analisi tecnica. Ho fatto delle valutazioni, anche nette. Faccio un esempio, riportando una delle "domande" a cui ho provato a rispondere sull'applicazione della legge 416. Ho scritto queste cose quando ancora quasi nessuno giornale o agenzia aveva ancora avanzato richiesta di stato di crisi e ristrutturazione, ma sembrava chiaro che ci sarebbe stata una corsa a ottenere questo formidabile mezzo di riduzione del costo di lavoro complessivo, mandando a casa i colleghi meno giovani, che hanno/avevano molto spesso gli stipendi più alti. Domanda:  "Quando si può concedere lo stato di crisi e di ristrutturazione?" Risposta: "La Fieg e la Fnsi hanno firmato un protocollo d'intesa che stabilisce i requisiti. E' passata la linea più favorevole agli editori, e cioè che non c'è neanche bisogno del bilancio in rosso per dare l'assalto ai soldi dello Stato. I requisiti richiesti sono così vaghi e approssimativi che potranno chiedere i finanziamenti anche giornali che sono in attivo e hanno una storia di bilanci in salute".


Si tratta di una critica pesante. Definisco i requisiti richiesti "vaghi e approssimativi". Mi sono esposto con un giudizio, è fuori di dubbio. Giudizio che, in effetti, non era per nulla condiviso in quelle settimane a ridosso degli accordi contrattuali, da diversi  dirigenti di Giunta della Fnsi. Due di loro (e anche questa volta preferisco non fare nomi) sono venuti a riferirne al Consiglio direttivo dell'Associazione stampa romana. Hanno dichiarato esattamente l'opposto di quello che ho affermato io. Hanno parlato di "paletti cogenti" (proprio questa è stata l'espressione usata) che avrebbero impedito stati di crisi facili come in passato. Le loro affermazioni sono messe nero su bianco nel resoconto stenografico dei Direttivi, consultabili nella sede dell'Asr. Ora, dopo che si è scatenato questo tsunami su quotidiani grandi e piccoli, periodici e agenzie di stampa, con la concessione, già ottenuta oppure in via di definizione, dei benefici di legge anche ad aziende "che sono in attivo e hanno una storia di bilanci in salute" (esattamente come avevo scritto io qualche mese prima), tutti possono vedere chi aveva ragione.  E se il Contratto dei giornalisti fosse stato già stampato e diffuso nelle redazioni, chiunque lo avrebbe potuto sfogliare e confrontare con le mie schede. Constatando l'attendibilità che mi si vuole togliere con la diffamazione.


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Il testo della lettera di Fabio Morabito è stata pubblicata l’8 dicembre 2009 (h 19:04) in www.puntoeacapo.org con questo titolo: “MORABITO: LA DIFFAMAZIONE COME STRUMENTO DI LOTTA SINDACALE. UN METODO INACCETTABILE”. Il 9 dicembre nel sito di www.puntoeacapo.org è stato aggiunto questo documento:      


http://www.puntoeacapo.org/


IL SEGRETARIO DELLA FNSI HA SUPERATO IL LIMITE. PRETENDIAMO PUBBLICHE SCUSE       


Scritto da Redazione - Mercoledì 09 Dicembre 2009 21:21 


Si è superato il limite. Avevamo contestato i toni e i contenuti delle accuse che il segretario della FNSI, Franco Siddi, aveva rivolto all’Ordine nazionale dei giornalisti, “reo” di aver fatto conoscere ai praticanti, anche un testo di domande e risposte sul nuovo contratto di lavoro, scritto dal Presidente dell’Associazione Stampa Romana, Fabio Morabito, pubblicato sul sito di Puntoeacapo dal 9 aprile scorso.


Prendiamo atto che il segretario della FNSI, Siddi, continua in ogni sede – ultima l’assemblea dei delegati Casagit – ad accusare il collega Morabito di “inesattezze” e di opinioni “fuorvianti in quanto manipolatrici della realtà del contratto”, arrivando a definire il testo in questione una  palese violazione “dell’obbligo inderogabile per i giornalisti del rispetto della verità sostanziale dei fatti”. Naturalmente il segretario si guarda bene, contratto alla mano, di indicare e smontare le “inesattezze e le manipolazioni” compiute. Che lo faccia, se lo sa e lo può fare!


Come componente del sindacato che condivide il governo dell’Associazione Stampa Romana, abbiamo sempre portato avanti le nostre posizioni con lealtà e chiarezza. E, quando lo abbiamo ritenuto necessario come nel caso del contratto,  abbiamo espresso apertamente le nostre critiche. Non siamo quindi disposti ad accettare oltre accuse ingiustificate e diffamatorie che fanno terra bruciata della democrazia e dell’unità sindacale.


La componente di Puntoeacapo, oggi riunita in assemblea, pretende dal segretario della FNSI Franco Siddi rispetto e pubbliche scuse per il Presidente dell’Associazione Stampa Romana, Fabio Morabito. Abbiamo il diritto di sapere se il sindacato è ancora unitario o se è solo della maggioranza che lo governa, traendone in questo caso le dovute conseguenze.


L’esecutivo di Puntoeacapo


(Silvana Mazzocchi, Pierluigi Franz, Carlo Chianura, Cinzia Romano)


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La Giunta della Fnsi all'Ordine: "Ritiri la documentazione errata e fuorviante sul contratto di lavoro distribuita ai praticanti"


Roma, 10/12/2009, “La Giunta esecutiva della Fnsi e la Consulta delle Associazioni regionali di stampa, riunite oggi a Roma, ritengono inaccettabile il modo con cui l’Ordine ha utilizzato e diffuso talune interpretazioni di carattere personale del contratto nazionale di lavoro Fnsi-Fieg, in evidente contrasto col contenuto delle stesse norme.  Premesso che si ritiene fondamentale il rispetto delle reciproche competenze e della divisione dei ruoli, non è ammissibile che uno strumento di fondamentale importanza per la tutela della professione, del lavoro, dei diritti e delle retribuzioni di decine di migliaia di colleghi venga distorto e piegato a interessi di corrente, usando per di più, come mezzo di divulgazione formativa e quindi anche di disinformazione, i giovani praticanti che si apprestano a sostenere gli esami professionali. La lotta politica interna al sindacato non può portare alla confusione dei ruoli fino ad alterare i principi delle attività degli organismi di categoria. Giunta e Consulta delle Ars ribadiscono, con forza, l’assoluta linearità dei comportamenti dei vertici federali nella gestione e nella diffusione dei documenti contrattuali. Solo chi non ha voluto trovare le carte contrattuali, da tempo pubblicate sul sito federale, non le ha trovate. In quanto alle interpretazioni personali che del contratto sono state fornite, queste sono non solo devianti e tecnicamente inesatte, ma contengono gravissimi errori. Atteso che il contratto, essendo stato approvato dalla categoria con un referendum, è pienamente in vigore e non più emendabile, Giunta e Consulta chiedono ai vertici dell’Ordine il ritiro della documentazione errata e fuorviante fornita ai praticanti, ferma restando la disponibilità a un confronto in sede politica sui temi che riguardano il lavoro e la professione giornalistica”. (www.fnsi.it)



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Testo in http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=4771


Contratto: è scontro tra Siddi


e Del Boca. Il segretario della Fnsi


accusa l’Ordine di scorrettezza


per aver distribuito al Seminario


di Fiuggi (dedicato ai praticanti)


le “considerazioni” di Fabio Morabito


(presidente della Romana e noto


avversario della Fnsi) che


“manipolano i contenuti contrattuali”.


 


Scrive Siddi: “Purtroppo abbiamo rilevato gravissime inesattezze accompagnate da opinioni, legittime in quanto opinioni, ma fuorvianti in quanto manipolatrici della realtà del contratto. Poiché il contratto di lavoro dei giornalisti non è una carta sconosciuta né modificabile da alcuno se non dalle parti contraenti (Fnsi e Fieg), quanto avvenuto nel corso dell’ultimo seminario di Fiuggi non può essere certamente catalogabile come esempio di esemplare lezione sul significato di correttezza dell’informazione, tanto palese è la violazione dell’ “obbligo inderogabile”, per i giornalisti, al “rispetto della verità sostanziale dei fatti, osservati sempre i doveri imposti dalla lealtà e dalla buona fede”.


 


Pubblichiamo: a) la lettera di Siddi alle Associazioni regionali di stampa e alle strutture della Federazione; b) la lettera di Siddi a Lorenzo del Boca (presidente del Cnog); c) le "considerazioni" di Morabito sul Cnlg; d) la risposta di Enzo Iacopino, segretario del Consiglio nazionale dell'Ordine dei giornalisti e la controreplica della Fnsi; e) in coda il nuovo Contratto illustrato punto per punto dalla Federazione della Stampa.


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Testo in http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=2880  (14 novembre 2008)


Contratto Fnsi/Fieg


“Siddi, non firmare


senza queste modifiche!".


I dodici consigli dell'


Assostampa Romana.


Giustiniani: “Attenzione al


patto col diavolo con gli editori”


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Testo in http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=3607  (31 marzo 2009)


IL NUOVO CONTRATTO:


15 DOMANDE


SU DISTACCO


E TRASFERIMENTI


 


di Fabio Morabito


Presidente dell'Associazione Stampa Romana


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Testo in http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=4809


IL CONTRATTO


SOTTO ESAME.


E' finito il tempo delle


deleghe in bianco. E'


lo stesso sindacato


a chiederlo:


dite il vostro parere.


 


di Fabio Morabito


Presidente dell'Associazione Stampa Romana


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Fabio Morabito dovrebbe leggere con attenzione la massima giurisprudenziale riportata qui sotto e non comportarsi come D’Alema e Di Pietro che inneggiano alla libertà di stampa e che poi querelano i giornalisti alla stregua di un Berlusconi qualsiasi.


 


Tribunale dei diritti dell’Uomo di Strasburgo


Il caso Bladet Troms e Stensaas.


L’articolo 10 della Convenzione tutela il diritto dei giornalisti di diffondere informazioni o idee su temi di interesse generale a condizione che siano in buona fede, si fondino su fatti reali e forniscano informazioni affidabili e precise nel rispetto della deontologia giornalistica. Alla funzione della stampa, che consiste nel diffondere informazioni o idee su questioni di interesse pubblico, corrisponde il diritto della collettività di riceverle. La stampa ha una funzione di capitale importanza in una società democratica: benché non debba superare taluni limiti, in particolare, relativamente alla reputazione e ai diritti altrui e alla necessità di impedire la diffusione di notizie riservate, ha, tuttavia, l'obbligo ‑ nel rispetto dei suoi doveri e delle sue responsabilità ‑ di diffondere informazioni o idee sui temi di interesse generale.  Inoltre, la libertà dei giornalisti implica la facoltà di utilizzare una certa dose di esagerazione e, persino, di provocazione. Quanto al tono polemico e addirittura aggressivo dei giornalisti, oltre al contenuto delle idee e delle informazioni, l'articolo 10 tutela anche il loro modo di espressione (Sentenza 20 maggio 1999 ‑ Caso Bladet Troms e Stensaas/Norvegia -  ricorso n. 21980/93 in Guida al diritto, dossier 2,  febbraio 2000)


Che peso hanno le sentenze di Strasburgo nel sistema giudiziario italiano? La risposta è stata data dalla Corte costituzionale con la sentenza 39/2008: “Questa Corte, con le recenti sentenze n. 348 e n. 349 del 2007, ha affermato, tra l'altro, che, con riguardo all'art. 117, primo comma, Cost., le norme della CEDU devono essere considerate come interposte e che la loro peculiarità, nell'ambito di siffatta categoria, consiste nella soggezione all'interpretazione della Corte di Strasburgo, alla quale gli Stati contraenti, salvo l'eventuale scrutinio di costituzionalità, sono vincolati ad uniformarsi…Gli Stati contraenti  sono vincolati ad uniformarsi alle interpretazioni che la Corte di Strasburgo dà delle norme della Cedu (Convenzione europea dei diritti dell’Uomo)”. Dal 1°  dicembre 2009 la Convenzione europea dei diritti dell’uomo (Cedu) fa parte della Costituzione europea:


 


TITOLO I. DISPOSIZIONI COMUNI


Articolo 6 (ex articolo 6 del TUE)


1. L'Unione riconosce i diritti, le libertà e i principi sanciti nella Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea del 7 dicembre 2000, adattata il 12 dicembre 2007 a Strasburgo, che ha lo stesso valore giuridico dei trattati.


Le disposizioni della Carta non estendono in alcun modo le competenze dell'Unione definite nei trattati.


I diritti, le libertà e i principi della Carta sono interpretati in conformità delle disposizioni generali del titolo VII della Carta che disciplinano la sua interpretazione e applicazione e tenendo in debito conto le spiegazioni cui si fa riferimento nella Carta, che indicano le fonti di tali disposizioni.


2. L'Unione aderisce alla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali. Tale adesione non modifica le competenze dell'Unione definite nei trattati.


3. I diritti fondamentali, garantiti dalla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali e risultanti dalle tradizioni costituzionali comuni agli Stati membri, fanno parte del diritto dell'Unione in quanto principi generali.


(notarella di Franco Abruzzo)


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Testo in http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=4546


Strasburgo - Sentenze


La Convenzione e la Corte


europea dei diritti dell’uomo


ampliano il diritto di  cronaca


(“dare e ricevere notizie”)


e proteggono il segreto


professionale dei giornalisti.


(In coda la raccomandazione


R7/2000  sul segreto


 professionale dei giornalisti


approvata dal Consiglio d’Europa)


 


Il Consiglio d’Europa, nella raccomandazione R(2000)7 sulla tutela delle fonti dei giornalisti, ha scritto testualmente: «L'articolo 10 della Convenzione, così come interpretato dalla Corte europea dei Diritti dell'Uomo, s'impone a tutti gli Stati contraenti». Su questa linea si muove il principio affermato il 27 febbraio 2001 dalla Corte europea dei diritti dell’uomo: ”I giudici nazionali devono applicare le norme della Convenzione europea dei Diritti dell'Uomo secondo i principi ermeneutici espressi nella giurisprudenza della Corte europea dei Diritti dell'Uomo” (in Fisco, 2001, 4684). Questo assunto è condiviso pienamente dalla  Corte costituzionale: le sentenze di Strasburgo hanno un peso ineludibile  nel sistema giudiziario italiano. Si legge nella sentenza 39/2008 della Consulta: “Questa Corte, con le recenti sentenze n. 348 e n. 349 del 2007, ha affermato, tra l'altro, che, con riguardo all'art. 117, primo comma, Cost., le norme della CEDU devono essere considerate come interposte e che la loro peculiarità, nell'ambito di siffatta categoria, consiste nella soggezione all'interpretazione della Corte di Strasburgo, alla quale gli Stati contraenti, salvo l'eventuale scrutinio di costituzionalità, sono vincolati ad uniformarsi…Gli Stati contraenti  sono vincolati ad uniformarsi alle interpretazioni che la Corte di Strasburgo dà delle norme della Cedu (Convenzione europea dei diritti dell’Uomo)”. Dal 1°  dicembre 2009 la Convenzione europea dei diritti dell’uomo (Cedu) fa parte della Costituzione europea.


 


di  FRANCO ABRUZZO


(dal 1989 al 2007 presidente dell'Ordine dei Giornalisti della Lombardia)


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