Il contratto dei giornalisti sarà sottoposto a referendum. Un referendum che Franco Siddi, segretario generale della Fnsi, ha anticipato che sarà consultivo, ma che non potrà non avere un peso significativo se dalle urne dovesse arrivare un'indicazione decisa.
Lo stesso Siddi, sotto l'incalzare delle domande dei colleghi, ha ammesso che nel caso di un "no" clamoroso nella consultazione "è evidente che il gruppo dirigente dovrà porsi il problema di capire se denunciarlo o se andarsene". E quindi sarà importante andare a votare.
Per esprimere il proprio parere ma prima ancora perché questa sarà un'occasione per ragionare sul futuro della nostra professione, sulle sue tutele, e prenderci tutte le nostre responsabilità. Che sono, ovviamente,proporzionali.
Anche il redattore distratto, che non ha partecipato per nulla al dibattito sul contratto, ha la sua briciola di responsabilità. Anche se non si sente coinvolto, si preoccupi per una volta di quello che può essere il bene della categoria, e arrivi a una sintesi che è un "sì" o un "no". E' finito il tempo delle deleghe in bianco. E' lo stesso sindacato a chiederlo: dite il vostro parere sul contratto. L'Associazione Stampa Romana è intervenuta più volte sul dibattito contrattuale, ma l'ha fatto soprattutto con un documento in 12 punti che è entrato nel merito delle nuove regole quando il confronto con gli editoriera nella sua fase cruciale. Suggerendo, chiedendo, e ponendo come bussola per il nuovo contratto l'occupazione, la difesa della qualità del lavoro, la retribuzione. E' un documento in cui mi riconosco perfettamente, che è stato approvato all'unanimità dal nostro Consiglio direttivo. Confrontatelo con la bozza del nuovo contratto. Non credo che nessuno abbia bisogno di una "chiave di lettura". Le parole sono chiare.
L'Associazione Stampa Romana può arrivare anche a un'indicazione unitaria sul referendum? Lo escludo. Che sintesi, o mediazione, ci potrebbe essere tra un "sì" e "no"? La categoria deve essere disponibile a fare una scelta netta. E il senso di un sindacato unitario, come è quello dei giornalisti, non è quello di appoggiare qualsiasi scelta fatta dal vertice nazionale. Soprattutto in un referendum, che è stato introdotto proprio come strumento di democrazia interna! Ed è bene che i dirigenti sindacali, quale che sia il giudizio sulla nuova bozza contrattuale, discutano apertamente e
pubblicamente di quello che sta succedendo, per offrire ai colleghi tutti gli elementi utili di discussione. Nero su bianco, prendendosi tutte le responsabilità. Questa è la strada del dibattito che vorrei ci fosse. Perché si arrivi al referendum con un voto consapevole.
Il dibattito sulla bozza conclusiva è cominciato, ma c'è già qualche veleno.Ci sono dei giornalisti che offrono studi e contributi su quanto incide la riforma degli scatti sulla busta paga?
Guido Besana, che pure è uno dei dirigenti più bravi in assoluto che abbiamo nella Fnsi, scrive che "diversi colleghi si sono esercitati a fare i loro calcoli su quanto la modifica del regime degli scatti incida sulle singole buste paga, pensando più spesso alle proprie che a quelle altrui".
Non è così. Io ho letto e ascoltato interventi documentati, e molto chiari, che spiegano quella che è una rivoluzione delle nostre retribuzioni. Sul contratto, nel suo complesso, si sono fatti già sentire importanti comitati di redazione con voce critica, dal "Corriere della Sera" al "Messaggero". E Franco Abruzzo, l'ex presidente dell'Ordine della Lombardia, il collega che manda un documentato e utile servizio di e.mail, parla di "propaganda", di "massimalismo" di alcuni Cdr che usano "frasi roboanti". Un massimalismo che "avrebbe portato alla disfatta della categoria", accusa Abruzzo (giusto per non essere roboanti...).
Ecco, se la polemica diventa questa, non si fa informazione ma solo un cattivo servizio. Soprattutto, non mi piacciono gli attacchi ai Cdr. I grandi giornali sono quelli che hanno sostenuto il sindacato nella stagione di lotta, che sembra lontana ma c'era allora Siddi presidente della
Fnsi, e se i 18 giorni di sciopero sono stati inutili non è certo colpa delle redazioni che li hanno fatti.
Ora i dirigenti sindacali pensino a informare. Lo si fa anche con opinioni, valutazioni. Lo si fa con passione, che è cosa diversa dall'insulto.
C'è un contratto che è stato tenuto sotto chiave dalla dirigenza nazionale della Fnsi, dopo che la sua "costola" nel Lazio, l'Associazione Stampa Romana, con trasparenza, ne aveva diffuso qualche mese fa una prima bozza. Ora, c'è l'accordo definitivo che traccia il nostro futuro.
E' di questo che dobbiamo parlare, senza paura. Senza agitare fantasmi. Ma provando a capire quale destino vogliamo dare alla nostra professione.
Roma, 29 04 09