INFORMAZIONE. CISL: REALTÀ DEL PAESE AL CENTRO DELLE SCELTE EDITORIALI . BONANNI: NECESSITÀ DI RIFORMA PER IL SINDACATO DEI GIORNALISTI.
Milano, 3 dicembre 2009. «Risulta evidente che troppo spesso i grandi temi del Paese non sono al centro dell'informazione, anche a causa di specifici orientamenti e scelte editoriali. Proponiamo un'informazione in grado di parlare di un'Italia vera con i suoi problemi, i suoi difetti, le sue virtù, i suoi valori e le sue eccellenze. Ragion per cui non ci ritroviamo nel modello del Grande Fratello, ormai imperante sulle tv sia pubbliche sia private». Lo afferma Annamaria Furlan, segretario confederale della Cisl, all'incontro organizzato da Cisl su 'Diritto e qualità dell'informazione, ruolo autonomo e libero dei giornalisti, partecipazione dei cittadini, che si è tenuto questa mattina al Centro congressi Le Stelline a Milano. «Se parliamo solo di gossip - continua la Furlan nella sua relazione - invece che, ad esempio, di disoccupazione e disabilità, non aiutiamo la democrazia. La Cisl propone di mettere al centro la persona con i suoi diritti, i suoi doveri e le sue responsabilità». Contro la «maleducazione dei giornalisti» si è scagliato Ettore Ongis, direttore dell'Eco di Bergamo, che ha parlato di «mancanza di rispetto» di alcuni direttori, i quali adottano l'audience come «unico criterio per vendere più copie, pensando che il lettore sia disposto a ingoiare di tutto», mentre non è assolutamente vero che «il giornalista debba pubblicare qualunque cosa», soprattutto se tali cose riguardano «comportamenti privati, perché ledono la dignità della persona». La questione è «fondamentale per la democrazia nel nostro Paese», in quanto c'è «troppa soggezione nei confronti della stampa e dei direttori».
Fra i temi caldi affrontati durante il dibattito, si è discusso della questione della proprietà dei media, con l'affermazione, da parte della Furlan, del diritto da parte del cittadino di sapere «chiaramente chi sono i soggetti che orientano la linea delle testate», tramite l'abrogazione dell'articolo del decreto Milleproroghe dell'11 febbraio 2009, il quale «toglie trasparenza alla proprietà dei giornali». Un altro punto importante è risultato essere quello del precariato e dell'accesso alla professione giornalistica, sempre più difficile per i giovani che escono dalle università e dalle scuole, che si collega poi ai problemi relativi al Sindacato stesso dei giornalisti, la Fnsi (Federazione Nazionale Stampa Italiana), visto come un organismo «lontano dalle esigenze della categoria», concetto ribadito da tutti i presenti. «Noi - dice Raffaele Bonanni, segretario generale della Cisl - siamo per un sindacalismo rinnovato. Cioè non per un nuovo sindacalismo, ma per un sindacalismo nuovo». La cosa essenziale, secondo il segretario della Cisl, è che il giornalista sia «autonomo e affiancato da un grande sindacato, che è garanzia della sua libertà». Perché uno degli elementi indispensabili per «far vivere» il Paese, continua Bonanni, è il «pluralismo, e non le separatezze. Noi saremo sempre al fianco di qualunque giornale che produca pluralismo e che si trova in difficoltà». (Adnkronos)
Conquiste del lavoro
MEDIA. Informazione, serve un sindacato rinnovato
"Noi non siamo per un nuovo sindacato dei giornalisti, siamo per un sindacato dei giornalisti nuovo. Una organizzazione capace di essere rappresentativa di tutte le anime del mondo dell'informazione, che non si occupi solo di chi sta bene ma soprattutto dei più deboli e dei precari. Noi siamo al fianco di chi denuncia i limiti e i problemi che questo sindacato oggi evidenzia, con l'obiettivo di costruire il nuovo". Raffaele Bonanni ribadisce con chiarezza la posizione della Cisl, respinge l'accusa di voler spaccare il sindacato unitario, ma sottolinea con forza le ragioni dell'iniziativa della Cisl. "Questa bella anomalia della Federazione nazionale della stampa per reggere deve essere pluralista. Alla Cisl interessa sapere che cosa la Fnsi ha da dire su tre questioni principali: i contenuti contrattuali, il controllo dei mezzi di comunicazione e la Rai. Su questo si deve aprire una discussione approfondita".
Si replica a Milano il dibattito tenutosi a novembre a Roma su "Diritto e qualità dell'informazione, ruolo autonomo e libero dei giornalisti, partecipazione dei cittadini". Ricco e di tutto rilievo anche questa volta il gruppo dei giornalisti che prende parte al confronto: da Gad Lerner conduttore di La7, a Marco Tarquinio, neo direttore di Avvenire, da Ettore Ongis, direttore dell'Eco di Bergamo, a Sergio Rizzo, giornalista del Corriere della Sera, a Enzo Iacopino, segretario dell'Ordine nazionale dei giornalisti, a Piero Vigorelli, vicedirettore Tg5. In sala un folto pubblico di attenti osservatori del mondo dell'informazione lombarda. Ad aprire i lavori la relazione del segretario confederale Annamaria Furlan.
La manifestazione romana aveva ricevuto apprezzamenti, ma in qualche caso non è stata ben interpretata. La Cisl, come ha evidenziato il moderatore dell'incontro, Walter Passerini, pone un problema di fondo che è quello del diritto a rappresentare e ad essere rappresentati per quello che si è. Una forte rivendicazione di attenzione per il sociale. Avendo piena consapevolezza, come ha sottolineato in apertura Annamaria Furlan: "Che le tutele dei lavoratori, delle lavoratrici e dei pensionati sono strettamente interconnesse con il sistema della comunicazione".
"L'informazione è il sale più potente per la democrazia e la libertà", ha detto il segretario generale della Cisl avviando il suo intervento. "Ecco perché continuiamo a stimolare un confronto su questo terreno, e lo faremo con tutti, ascoltando tutte le voci. Il pluralismo è l'elemento indispensabile per far vivere il nostro paese e non la rappresentazione di una sola parte dell'Italia. Ogni giorno - ha proseguito - ci si interroga sulle difficoltà e su come uscire dalla crisi, ma sui giornali si parla d'altro. Per la stragrande maggioranza dei media la realtà del lavoro non esiste. Per questo è importante il ruolo di un sindacato forte e autonomo".
Il tema della Federazione nazionale della stampa è tornato più volte nell'intervento conclusivo di Bonanni. Il leader della Cisl ha ricordato come nel dopoguerra le grandi organizzazioni sindacali dei lavoratori fecero un patto con i giornalisti perché si organizzassero autonomamente, con il patrocinio di Cgil, Cisl e Uil. "Noi abbiamo sempre supportato quel mondo, senza mai ingerirci - ha evidenziato -. Questo aspetto peculiare ora è un po' sbiadito. In occasione della manifestazione della Fnsi del 3 ottobre scorso sulla libertà di stampa ho avuto netta la sensazione che si volesse togliere di mezzo un interlocutore che potesse mettere in discussione la piattaforma dell'iniziativa. Le nostre proposte non sono state ascoltate".
Quale fosse il clima di quella giornata lo ha ricordato con puntualità il segretario dell'Ordine nazionale dei giornalisti: una piazza gestita da un partito, il servizio d'ordine affidato alla Cgil e fischi contro la Cisl. Sono comportamenti che non preoccupano la Cisl perché, come ha detto il segretario generale della Lombardia, Gigi Petteni, nel suo saluto: "L'onda del modello sindacale della Cisl è destinata a crescere. La nostra è una battaglia per un'informazione più libera e non dobbiamo preoccuparci se qualcuno ci nega un'attenzione che pensiamo doverosa, noi dobbiamo andare vanti per la nostra strada".
Infine, Raffaele Bonanni ha voluto stemperare gli accenni polemici che qualcuno ha usato nei giorni e nelle settimane scorse, invitando a lasciar perdere le invettive. C'è un cammino impegnativo che la Cisl ha avviato sul diritto e la qualità dell'informazione e il ruolo dei giornalisti, e intende portarlo avanti con attenzione e iniziativa costanti.
Costantino Corbari
(3 dicembre 2009
-in http://www.conquistedellavoro.it/cdl/it/Archivio_notizie/2009/Dicembre/info-40642655.htm)
La buona informazione e la tutela degli addetti ai lavori
Il diritto ad una buona informazione passa dalla tutela dei diritti degli "addetti ai lavori". Di quelle migliaia di giovani precari che da Milano a Messina scontano le difficoltà dell'accesso ad una professione sempre più chiusa e accettano condizioni da "schiavi della notizia": articoli pagati da uno a cinque euro lordi, contratti precari, abusivismo. L'urgenza di affrontare la questione della mobilità sociale nel mondo del giornalismo e promuovere un'azione decisa per migliorare le tutele dei lavoratori del settore è stata rilanciata con forza ieri mattina dalla segretario confederale Anna Maria Furlan, che ha aperto i lavori del convegno "Diritto e qualità dell'informazione" organizzato dalla Cisl a Milano.
"Nel settore giornalistico il tema della precarietà assume una valenza particolare - ha sottolineato Furlan - perché incide anche sulla libertà di espressione, sull'indipendenza e l'autonomia del giornalista che, a volte, può subire le pressioni del datore di lavoro". Pressioni che possono avere conseguenze negative oltre che sui diritti dei lavoratori, anche sulla libertà di stampa, sui diritti dei cittadini e sulla stessa democrazia. Da qui la richiesta della Cisl di agire tempestivamente, per sanare una situazione che si è spinta troppo oltre.
"Bisogna innanzitutto allargare le possibilità di accesso alla professione - ha detto la segretaria confederale - a partire da una riforma del ruolo e delle funzioni dell'Albo dei giornalisti". Inoltre: occorre agevolare la rappresentanza democratica dei precari, promuovere una nuova gestione degli ammortizzatori sociali del settore, favorire il turn-over tra quei 300 giornalisti che ogni anno escono dalle redazioni e i mille che vengono ammessi alla professione attraverso l'esame di stato.
Un'azione che s'inserisce, è stato evidenziato anche dagli interventi alla tavola rotonda, in un sistema caratterizzato da pesanti limiti, ormai diventati strutturali. Primo tra tutti il conflitto di interessi, spina nel fianco dell'informazione del nostro Paese. "In un paese avanzato come il nostro devono trovarsi le modalità per dotarsi di norme o leggi trasparenti - ha sottolineato Furlan - che regolino il conflitto, evitando però penalizzazioni verso singole persone, società o gruppi". Correlata al conflitto di interessi è la questione della raccolta pubblicitaria.
Anche su questo occorre intervenire, poiché la concentrazione (38%) delle risorse da parte di Mediaset, l'indebolimento della tv pubblica e le difficoltà della carta stampata incidono sulla qualità dell'informazione. Un'informazione che, secondo un'indagine Cisl su quattro quotidiani nazionali, si occupa poco o niente della società civile, dedicando ai temi sociali poco più del 2% dello spazio disponibile.
"E' vero che abbiamo molta strada da fare, la società è senza dubbio migliore di quella rappresentata dai giornali - ha detto il direttore dell'Eco di Bergamo, Ettore Ongis -. Iniziative come questa sono importanti perché della libertà di stampa bisogna parlare molto di più, perché ne va della libertà di tutti". "Certamente oggi il settore dell'informazione - ha aggiunto - sconta il fatto che molti editori hanno usato i loro giornali per fare altro". Editori che, secondo il durissimo intervento del segretario dell'ordine dei giornalisti Enzo Iacopino, altro non sono che moderni "negrieri".
"Il primo conflitto da risolvere nel nostro paese - ha spiegato - sono gli editori che trattano come schiavi migliaia di giovani precari, pagandoli una miseria". Voce critica della mattinata è stata quella di Gad Lerner, che richiamando i valori dell'autonomia che da sempre hanno contraddistinto l'azione della Cisl ha chiesto al sindacato di osare di più. "La Cisl ha una dimensione importante e come tale dovrebbe denunciare con più forza - ha detto - le derive razziste e blasfeme che il nostro paese sta manifestando". In particolare sui temi dell'informazione, Lerner ha invitato a lanciare una campagna contro il corporativismo degli ordini professionali. A partire da quello dei giornalisti.
Stefania Olivieri
(3 dicembre 2009 – in
http://www.conquistedellavoro.it/cdl/it/Archivio_notizie/2009/Dicembre/info900861939.htm)
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Fnsi: “Ci rinnoviamo ogni tre anni con i congressi”.
Roma, 3 dicembre 2009. “La Federazione Nazionale della Stampa Italiana da centouno anni tiene regolarmente i suoi congressi democratici con spirito di unità di organizzazione e con massima espressione del suo pluralismo interno. Così si rinnova ogni tre anni e così continuerà a fare nella sua autonomia. In oltre un secolo abbiamo sempre promosso i diritti anche economici e mai indietreggiando. Anche nelle realtà più difficili mai abbiamo sottoscritto contratti di lavoro da cinque euro l’ora nel settore dell’editoria stampata o televisiva. La Fnsi infine è e resta il Sindacato unitario dei giornalisti, profondamente attento a promuovere i diritti del lavoro di tutti e impegnato sul terreno della solidarietà e per l’unità a livello nazionale e internazionale. Su questi termini ragionerà sempre da soggetto sociale autonomo, aperto e disponibile al confronto e al dialogo con tutti i soggetti sociali, in primo luogo con coloro che sono espressione del mondo del lavoro”. (www.fnsi.it)
«Non vogliamo un altro sindacato dei giornalisti, vogliamo un sindacato nuovo», annuncia il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni. Lancia una sfida in campo aperto alla Federazione nazionale della Stampa Italiana. Attacca perfino sul contratto nazionale, firmato nel marzo scorso. Ora lo definisce «tutto contro la legge Biagi», dimentico di averlo giudicato «un traguardo soddisfacente» meno di nove mesi fa.
Non è l'età. È che tutto è cambiato dopo la discussa manifestazione sulla libertà d'informazione, organizzata dalla Fnsi il 3 ottobre scorso. Quel giorno la Cisl si è sentita scavalcata a tutto vantaggio della Cgil. E da allora è stato un susseguirsi di accuse, in competizione diretta col sindacato unitario dei giornalisti. A un convegno organizzato dalla propria confederazione, Bonanni auspica che sia «rappresentativo di tutte le anime del giornalismo, che non si occupi solo di chi sta bene ma anche dei più deboli e dei precari». Comprensibile per la Cisl, abituata ad avere a che fare con altre categorie e a firmare contratti per la piccola editoria e per tv locali in cui i giornalisti sono equiparati ai grafici e agli operatori tecnici, pagati 4 euro l'ora. Meno per i pochi giornalisti presenti al dibattito, che propongono una nuova classe dirigente per tutelare i lavoratori dell'informazione. Più prudente di tutti, sul progetto di rifondazione cislina, è Marco Tarquinio, direttore di Avvenire, che invita la Fnsi a «sciogliere i collateralismi» ma rigetta l'idea della Cisl di abolire l'Ordine dei giornalisti, che ritiene «uno scudo» per l'indipendenza e la libertà d'espressione.
L'oggetto della contesa, la Fnsi, non è nemmeno invitata all'evento. Replica in serata, con una nota in cui si dice «aperta e disponibile al dialogo», ricordando di essere «un soggetto sociale autonomo».
Piero Vigorelli vicedirettore del Tg5, critica chi ha «proposto e approvato l'espulsione dei giornalisti israeliani dalla Federazione internazionale dei giornalisti» e contestai riferimenti fatti dalla Fnsi nei giorni scorsi alla distanza fra lo scomparso Giulio Pastore, fondatore della Cisl, e i suoi successori: «Chi parla di Pastore facendo la voce grossa, pensa ai pastori sardi». Ma qualche ora più tardi, parlando con Libero, gli risponde il sardo Franco Siddi, segretario della Fnsi: «Vigorelli dovrebbe scusarsi con i pastori sardi, che hanno la cultura e la sensibilità necessarie per conoscere e apprezzare Giulio Pastore». Quanto a Israele, Siddi ricorda «l'unanime riconoscimento alla Fnsi da parte dei giornalisti israeliani e della Ifj per aver composto la frattura politica che si era creata fra loro».
Tuttavia la Cisl rivela il proprio obiettivo politico attraverso una propria analisi comparativa. Hanno letto quattro quotidianii per quattro giorni e ne hanno ricavato che si scrive poco di temi sociali e troppo di gossip. Perciò, spiega la loro segretaria confederale Annamaria Furlan occorre assicurare «la presenza delle parti sociali, della società civile nella governante della Rai e negli organi di sorveglianza e indirizzo». Tutto questo fracasso per un posto nel cda di viale Mazzini? No, si vede obbligato a correggerla Bonanni, ma il ruolo del sindacato va riconosciuto «almeno nella vigilanza». E, a quel punto, si farebbero avanti anche la Cgil e la Uil.