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Stampa

Convegno della CISL apre
la strada a un secondo
sindacato dei giornalisti

BONANNI: "Una svolta
nell'informazione,
sì al pluralismo sindacale"

"La Cisl non darà vita a un sindacato nuovo, però ha interesse a difendere il pluralismo dell'informazione: dunque, o la Fnsi decide di rifondarsi profondamente oppure daremo il nostro appoggio materiale e morale a chi dentro quel sindacato non si sente rappresentato". SIDDI (FNSI): “OPERAZIONE CISL UN FAVORE A GOVERNO” - CISL A FNSI: “NESSUNA OPERAZIONE POLITICA” - EPIFANI: “FNSI PLURALISTA, NON CONDIVIDO CISL” - LETTERA 22: “CISL INTERPRETA MALCONTENTO” - Dichiarazioni di Roberto Natale e di Puntoeacapo - In coda la cronaca di “Conquiste del Lavoro” e gli interventi.

Roma, 18 novembre 2009. ''C'è bisogno di una svolta nell'informazione perche' non siamo agli anni '50 e bisogna trovare un nuovo modello per organizzare i lavoratori del settore''. Così Raffaele Bonanni, intervenuto oggi alla giornata promossa dalla Cisl sul ''Diritto e la qualita' dell'informazione, ruolo autonomo e libero dei giornalisti, partecipazione dei cittadini''. ''Siamo molto interessati al pluralismo dei lavoratori dell'informazione, - ha detto il Segretario generale della Cisl - perché ci pare che questo sia venuto meno nell'area sindacale. C'e' bisogno di un sindacato che sappia difendere gli interessi e i diritti dei giornalisti, occorre però che questi si impegnino e si organizzino. Da parte nostra ci sarà il massimo sostegno, saremo al loro fianco perche' e' importante che ci sia un sindacalismo efficace". In merito al ruolo dell'informazione il Segretario generale della Cisl ha tenuto a precisare: "In Italia si parla di conflitto di interesse, di Berlusconi, ma la maggior parte delle testate sono in mano a industrie e banche e questo ha un'influenza negativa sul pluralismo. Affidare l'informazione ai poteri forti è un danno per la comunità, è la cosa peggiore".


"La governance della Rai va cambiata di sana pianta, devono contare di piu' lavoratori e cittadini" ha aggiunto Bonanni chiudendo i lavori del Convegno. "Lo chiediamo come lo chiediamo per le banche e le aziende. E' normale la condizione in cui ci troviamo? E' normale che paghiamo il canone per avere qualcosa che talvolta è persino peggiore? ha chiesto Bonanni osservando come "tutto sia in mano alla politica" come "non ci sia piu' spazio per il sociale", come "anche i talk show non siano piu' un'occasione di confronto, ma tutta politica urlata, in cui se provi a dire qualcosa di diverso sembri un marziano. Ma oggi - ha concluso il leader della Cisl - siamo in un Paese evoluto, dove i corpi intermedi giocano un ruolo forte''.


A tale proposito si è espressa anche Annamaria Furlan, segretario confederale Cisl, nella relazione che ha introdotto i lavori del convegno. "Un sindacato profondamente legato ai valori costituzionali della democrazia italiana, quale è la CISL non può non essere preoccupato dal tono fazioso e da un clima incandescente di personalismi che immiserisce la stampa del nostro paese, sempre più trascinata sul terreno dei pettegolezzi, più o meno decenti, e sempre meno attenta al confronto politico su ciò che serve a risolvere i problemi delle persone e dei ceti sociali. Le vicende che si stanno sviluppando attorno al sistema dell'informazione, - ha proseguito Furlan - si connotano sempre più come uno scontro di potere nella politica e tra i soggetti economici che detengono dell'informazione. Si sta generando una sorta di conflitto a tutto campo, di tutti contro tutti. In tale contesto chi ne fa le spese è sicuramente la qualità dell'informazione e della democrazia nel nostro paese. Per questo - ha sottolineato - ci appelliamo a tutte le forze migliori delle istituzioni, dell'informazione e alle parti sociali affinché facciano prevalere il principio del confronto razionale e del dialogo costruttivo. Esattamente quanto sta facendo la Cisl, in questi mesi, nell'affrontare i grandi temi che la crisi ci pone davanti".


All'iniziativa sono intervenuti, il Professore ordinario di diritto pubblico dell'economia presso l'Università di Roma Tre, Enzo Cardi che nella sua relazione ha parlato di editoria libera nella società globalizzata, il Ministro dello Sviluppo Economico, Claudio Scajola e l'On. Giuseppe Fioroni del PD. Alla tavola rotonda moderata da Walter Passerini, Vice direttore della Scuola di giornalismo 'Walter Tobagi-Università Statale di Milano, hanno partecipato Lucia Annunziata, Editorialista, ex Presidente Rai, Maurizio Belpietro, direttore di 'Libero', Enrico Cisnetto, Editorialista-Presidente 'Società Aperta', Lorenzo Del Boca, Presidente ordine dei giornalisti, Antonio Padellaro, Direttore di 'Il fatto quotidiano', Piero Vigorelli, Vicedirettore TG 5. (fonte: www.cisl.it)


 


INFORMAZIONE. BONANNI: RIFORMA DEL SINDACALISMO NEL GIORNALISMO


Roma, 18 novembre 2009. “La Cisl e’ interessata al pluralismo. Mi pare che, nell’area sindacale, la garanzia di pluralismo si sia allentata molto e, fermo restando che sono i giornalisti che si devono organizzare, noi staremo al loro fianco perche’ e’ importante che si sia un sindacalismo efficace”. Lo ha detto il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, a margine del convegno ‘Diritto e qualita’ dell’informazione, ruolo autonomo e libero dei giornalisti, partecipazione dei cittadini’, in corso a Roma. “Ormai siamo alla frutta. C’e’ bisogno - ha sottolineato Bonanni - di una vera riforma del sindacalismo nel giornalismo. Se non si parte dalla liberta’ delle persone che lavorano in questo settore, non ci potra’ mai essere vera liberta’ di stampa”. Per questo, dice ancora il segretario generale della Cisl, “c’e’ bisogno di sindacati che rappresentino e difendano gli interessi e i diritti dei giornalisti. Soprattutto in Italia dove c’è un problema pressante di conflitto d’interessi: si parla di Berlusconi, ma la maggior parte delle testate sono in mano a capitali di industriali e banche e questo ha un’influenza negativa sul pluralismo. Affidare l’informazione ai poteri forti - conclude Bonanni - è un danno alla comunità,  è la cosa peggiore da fare”. (AGI)


 



SIDDI (FNSI): “OPERAZIONE CISL UN FAVORE A GOVERNO”


Roma, 18 novembre 2009. L’iniziativa della Cisl sull’informazione “e’ un’operazione grave e pesante. Una operazione di disunione sindacale e antisistema da parte di chi vuol fare un favore al governo che e’ in difficolta’ sui temi del’informazione e dell’autonomia dei giornalisti. Un’iniziativa che farebbe rivoltare Giulio Pastore nella tomba”. Il segretario della Fnsi Franco Siddi scandisce queste parole introducendo i lavori del seminario sul nuovo contratto di lavoro dei giornalisti. “Bonanni - argomenta Siddi - dice che il nuovo contratto non gli piace, peccato che sei mesi fa dicesse il contrario. Lui dovrebbe guardare meglio cosa accade in casa sua, cosa ha fatto per i precari e i disperati dei call center, per i metalmeccanici”. Aggtiunge Siddi: “L’operazione della Cisl e’ ritorsiva per la manifestazione del 3 ottobre sulla libertà di stampa. Sia chiaro - prosegue il leader della Fnsi - che non accetteremo intrusioni ed entrate a gamba tesa da parte di chi vuol fare magari favori al governo. Se la categoria dei giornalisti perdesse la propria dimensione unitaria non conterebbe più nulla. Sono convinto - conclude Siddi - che l’operazione di disunione non potrà essere accettata dai giornalisti italiani”. (AGI)


 


CISL A FNSI: “NESSUNA OPERAZIONE POLITICA”


Roma, 18 novembre 2009. “Sbaglia chi vuole strumentalmente leggere in chiave politica l’iniziativa di oggi della Cisl sulla “buona informazione”, dimostrando incapacità a confrontarsi e a saper gestire un sano pluralismo di proposta e posizioni.” Così Annamaria Furlan, segretario confederale della Cisl, replica alle dichiarazioni del segretario della Fnsi, Franco Siddi e della componente “Autononomia e solidarieta’”. “Quella di oggi - ha aggiunto - non è stata una operazione politica, come ha sostenuto inopinatamente qualcuno. Noi respingiamo al mittente questa interpretazione, frutto solo di pregiudizi e dietrologia. La Cisl ha voluto mettere al centro dell’informazione il diritto di conoscenza del cittadino. In particolare, affrontare e regolare il conflitto di interessi, sostenere l’editoria pura, la partecipazione della società civile e dei lavoratori negli organismi di indirizzo e di vigilanza della Rai, tutelare i tanti giovani precari e free-lance che oggi operano nei media. Chiediamo - ha concluso - meno spartizione e lottizzazione della politica dei poteri economici e finanziari e più autonomia e garanzie per chi lavora nell’informazione. Sono queste le priorità individuate dalla Cisl sul tema dell’informazione, sulle quali apriremo ora un dibattito franco e pluralista con tutti gli interlocutori disponibili al confronto”. (AGI)


 


Fnsi: “Dov'è la Cisl della democrazia sindacale?”.


Roma, 18 novembre 2009.  “Giulio Pastore si rivolterà nella tomba. Dov’è la Cisl della democrazia sindacale?" Questo il commento della Fnsi dopo le "provocazioni" emerse nel corso del congresso sull'informazione organizzato dalla Cisl. "Quando comincerà il suo percorso di rinnovamento per recuperare la sua dimensione di sindacato del lavoro e dell’autonomia, rispettoso degli altri? Certamente le parole dette oggi da uomini e donne di vertice della Cisl sulla Fnsi sono quanto meno stupefacenti e irrituali, di chi dà l’idea di parlare senza sapere, o, sapendo, di ascoltare cattivi consiglieri", afferma ancora la Fnsi.


"La Fnsi non dà lezione alla Cisl - prosegue il sindacato dei giornalisti - ma sui temi del lavoro vorrebbe vedere capacità e disponibilità di confronto e dialogo. Da un sindacato come la Cisl sui temi come i precari, i mancati recuperi di reddito e dei sostegni per i pensionati non autosufficienti si attendono azioni vere non proclami mediatici sui precari che non rappresentano e dei quali (vedi Libro bianco sul lavoro nero giornalistico presentato anni fa dalla Fnsi) hanno sempre ignorato, anche con le proprie assenze, realtà e problematiche".


"Piaccia o no - si legge ancora nella nota - la Federazione Nazionale della Stampa non si farà comandare da nessuno e non si accoderà a nessun potere che prova disturbo per la sua azione sindacale. La Cisl è un grande sindacato e avrà sicuramente le energie per il suo rinnovamento e i suoi uomini sapranno trovare le coordinate della ragione anziché quelle dell’ira. L’aspettiamo fiduciosi. Ma le diciamo anche che l’autonomia dei giornalisti, l’unità plurale del proprio sindacato non la regaleremo a nessuno".


La Federazione nazionale della Stampa conclude così: "Se qualcuno vuole rotture nel mondo del lavoro e vuole seguire questa strada lo faccia, ma sappia anche che si assume gravi responsabilità. Sicuramente la Fnsi non rinuncerà per questo alla sua unitarietà, al suo pluralismo interno e alla sua autonomia. E i giornalisti italiani, non potranno mai accettare intrusioni sulla propria indipendenza professionale, sindacale e contrattuale che vale molto di più di qualsiasi provocazione”. (in: http://www.rassegna.it/articoli/2009/11/18/55002/giornalisti-fnsi-dove-la-cisl-della-democrazia-sindacale)


 


EPIFANI: “FNSI PLURALISTA, NON CONDIVIDO CISL”


Roma, 18 nov. - “Non capisco e non condivido questa iniziativa. Tutto il sindacato confederale ha sempre sostenuto la Federazione nazionale della stampa italiana che e’ un sindacato pluralista”. Cosi’ il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, ha commentato le parole del leader della Cisl Raffaele Bonanni, sulla necessita’ di una “vera riforma del sindacalismo” nel giornalismo. Parlando a margine di un convegno dello Spi-Cgil Epifani ha aggiunto che “nel consiglio generale della Fnsi sono presenti tutte le sigle confederali”. (AGI)


 


LETTERA 22: “CISL INTERPRETA MALCONTENTO”.


Roma, 18 novembre 2009.  «Con la sua astiosa dichiarazione odierna contro la Cisl, il segretario Franco Siddi ha definitivamente gettato la maschera, dichiarando il carattere politico che l'attuale dirigenza ha impresso alla Federazione Nazionale della Stampa, in spregio alla sua natura di sindacato unitario e dunque pluralista»: è quanto dichiarano, per Lettera 22, il presidente Paolo Corsini e il segretario Marco Ferrazzoli. «La Cisl, con il suo convegno odierno sull'informazione, ha invece interpretato un malcontento da noi non solo condiviso, intervenendo all'incontro, ma già espresso - aggiungono Corsini e Ferrazzoli - in occasione del fallimentare rinnovo contrattuale, del tradimento dell'impegno di tenere un referendum consultivo e della manifestazione del 3 ottobre, collaterale a Cgil e partiti di sinistra e contrabbandata come difesa della libertà di stampa. A disunire i giornalisti non è la Cisl ma questa Fnsi». (ANSA).


 


NATALE: “La scissione del sindacato non serve”. 


Roma, 18 novembre 2009.  "L'ultima cosa di cui hanno bisogno e voglia i giornalisti italiani è una scissione, come dimostra anche la straordinaria partecipazione dei Comitati di redazione all'iniziativa di oggi convocata nella sede della Fnsi per discutere di contratto e di stati di crisi". Lo


dice il presidente della Federazione nazionale della stampa Roberto Natale. "Se i temi che la Cisl vuole affrontare sono - come dichiara il suo vertice - i conflitti di interesse, il sostegno all'editoria pura, la radicale riforma della Rai, la tutela di precari e dei free lance - aggiunge Natale - non ci sarà difficoltà a sviluppare il confronto con la Fnsi che ha posto queste questioni al centro della grande manifestazione del 3 ottobre scorso. Se invece queste importanti problematiche sono agitate solo come pretesto per mascherare malamente propositi di spaccatura, la risposta la daranno le giornaliste e i giornalisti italiani. La Fnsi è abituata alla più capillare consultazione e al più ampio coinvolgimento come dimostra il referendum dei mesi scorsi. Il Sindacato è stato fin qui unico ed unitario non perché qualcuno lo imponesse, ma perché ha fatto della democrazia e della partecipazione i suoi punti di forza. E saprà rispondere ad ogni nuova sfida".(ANSA). 


 


Puntoeacapo: “La crisi e la disaffezione dal sindacato esistono e non si risolvono con la politica del sospetto”.


Esecutivo di Puntoeacapo


Quanto prevedibile sta avvenendo: lo scontento dei colleghi rispetto al sindacato più unico che unitario è un dato di fatto e la favola della Fnsi pluralista, già vacillante da tempo, mostra la sua debolezza. La gestione  del sindacato prima e dopo il Congresso di Castellaneta, l’iter del negoziato che ha portato allo sciagurato contratto e alle ancor non del tutto percepibili nefaste conseguenze, ha determinato lo scontento di una vasta parte di giornalisti. Ed è innegabile che anche la manifestazione del 3 ottobre, giusta nelle intenzioni, si sia caratterizzata politicamente non interpretando di fatto le ragioni di una gran parte della categoria che avrebbe apprezzato una prova concreta di quell ‘autonomia e indipendenza,  rispetto a tutte le parti politiche, che dovrebbe caratterizzare il sindacato unitario di chi fa informazione.


La questione centrale dunque non sta nel guardare alla Cisl o nel farsi incantare dalle lusinghe governative, ma nel non cadere nella trappola del solito teorema: chi non è d’accordo è un nemico da sospettare  e combattere, come ancora una volta sembra emergere dal comunicato della Fnsi e dalle parole del segretario Franco Siddi. Sarebbe invece  finalmente ora  che la Federazione nazionale della Stampa facesse  autocritica, ammettendo gli errori e le derive ideologiche percorse e  riaprisse le sue porte, tornando credibile per tutti quei colleghi non iscritti, indifferenti, lontani, delusi ( e sono la maggioranza) per dare loro di nuovo quelle ragioni profonde che avevano sostenuto l’idea del sindacato unitario.     


Ragioni tuttora valide se si vince questa sfida. Altrimenti, ancora più che la possibilità della nascita di un nuovo sindacato, sempre possibile, c’è la prospettiva ben più pericolosa e reale di una disaffezione generale che, questa sì, potrebbe ancor più disgregare la categoria  indebolendo i giornalisti, a tutto vantaggio dei poteri forti.


Ci auguriamo che, al di là delle polemiche tra Cisl e Fnsi, la Federazione sappia recepire i segnali che finora ha voluto ignorare e che, invece che gridare sempre al complotto, sappia trarre spunto da quello che da anni sta avvenendo davanti ai suoi occhi, per ripensare alle sue regole interne, ai suoi statuti, alla sua organizzazione e al suo modo di governare.


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La cronaca di “Conquiste del  Lavoro” (in http://www.conquistedellavoro.it/cdl/it/Archivio_notizie/2009/Novembre/info1478007290.htm)


Informazione, una svolta necessaria . "Sì al pluralismo sindacale"


"La Cisl non darà vita a un sindacato nuovo, però ha interesse a difendere il pluralismo dell'informazione: dunque, o la Fnsi decide di rifondarsi profondamente oppure daremo il nostro appoggio materiale e morale a chi dentro quel sindacato non si sente rappresentato". Lo ha detto Raffale Bonanni concludendo il convegno sull'informazione organizzato dalla Cisl. Il segretario generale ha insistito sulla necessità che la governance della Rai sia cambiata "di sana pianta". Devono contare di più i lavoratori e i cittadini. "L'azienda pubblica è in mano solo alla politica - ha sottolineato Bonanni - e i temi sociali non trovano spazio, lo abbiamo sperimentato sulla nostra pelle in diverse occasioni, come la manifestazione che abbiamo organizzato con immigrati e forze dell'ordine". Bonanni ha osservato che c'è un problema di conflitto d'interessi "a tutto tondo", e che dunque non riguarda solo Berlusconi ma l'anomalia che vede l'editoria italiana "governata per la grandissima parte da imprenditori e banche" 


"La Cisl vuole un'informazione che racconti l'Italia vera". Lo ha detto Annamaria Furlan, aprendo con la sua relazione i lavori del convegno organizzato dalla Confederazione di via Po (Diritto e qualità dell'informazione, ruolo autonomo e libero dei giornalisti, partecipazione dei cittadini). Il clima litigioso che condiziona il Paese, ha affermato il segretario confederale della Cisl, "immiserisce politica e stampa, e le vicende dell'informazione rappresentano uno scontro di potere tra partiti e poteri economici. A farne le spese è la qualità dell'informazione e della democrazia". I grandi quotidiani, denuncia infatti la Confederazione, dedicano ai temi sociali solo il 3,87% del loro spazio. E poi c'è la questione sindacale. "La Fnsi ha perso pluralismo - ha continuato la Furlan - che era alla base del patto con Cgil, Cisl e Uil. Per questo occorre azione riformatrice della Federazione nazionale della stampa. Il pensiero unico non ha mai costruito sindacati liberi e autorevoli". "Il rapporto tra globalizzazione ed editoria mette in discussione tutto il mondo dell'informazione per l'influenza dei nuovi media su internet", ha spiegato con uno studio Enzo Cardi, Ordinario di Diritto pubblico dell'economia all'Università Roma Tre. "L'aumento di offerta informativa è del 30% annuo e di 1,5 milioni di pagine al giorno. Questo sta determinando effetti sulla vendita dei quotidiani e il crollo della pubblicità, e mette in discussione il rapporto tra diritto all'informazione e  diritto alla riservatezzza".


Su questi nodi nessun governo può fare nulla, ha osservato. "Serve un accordo mondiale, a livello di Wto. Anche l'accesso alle notizie a pagamento è difficile da realizzare.Internet è nato libero, Google cattura il 90% della pubblicità sulla rete con una posuizione dominante prodotta dal mercato". Quantità e qualità dell'informazione su internet, ha concluso Cardi, "non vanno facilmente di pari passo, così aumenta il contenzioso tra imprese editoriali e grande rete". "La libera espressione di un punto di vista non deve degenerare in un'informazione parziale e militante, scadendo nel fenomeno dei giornali partito", ha scandito nel suo intervento Claudio Scajola. Queste esasperazioni, ha sottolineato il ministro per lo Sviluppo economico, "rappresentano un grave danno per la democrazia perchè disabituano i cittadini al confronto civile e costruttivo". Scajola ha apprezzato le idee avanzate dalla Cisl per una buona informazione, e ha assicurato di volerle recepire nella proposta del governo per il nuovo contratto di servizo Rai oggetto di negoziato proprio in questi giorni.


Da Giuseppe Fioroni è arrivata la proposta di "una seria iniziativa legislativa per affrontare il conflitto di interesse complessivo". Per il deputato del Pd il tema dunque è legato non solo alla persona del premier ma anche alla concentrazione di proprietà editoriali. "Concentrazione che non è un mezzo per tutelare la dignità della persona, ma una lotta tra interessi contrapposti con gravi ricadute per il cittadino". Fioroni ha sottolineato la necessità di garantire ai giornalisti la pluralità della rappresentanza. E da ex ministro della Pubblica istruzione ha spiegato che "la qualità dell'informazione è legata alla qualità dell'educazione dei giovani. Una buona informazione, ha concluso, "è fondamentale per sconfiggere paure e fobie presenti nella società italiana".


"Il conflitto d'interessi nell'informazione non è anomalia italiana, ma riguarda tutte le democrazie occidentali", ha ricordato Lucia Annunziata. "La vera anomalia italiana semmai - ha spiegato l'editorialista de La Stampa - è l'assenza di una legge che regoli la materia, e cioè tutti i conflitti d'interesse, non solo quelli del premier". Il processo di avvicinamento degli elettori agli eletti, tipico di tutte le democrazie moderne, in Italia viene svilito dal fatto che "i politici cercano invece di mantenere un assetto piramidale del sistema politico", controllando i giornalisti e ricorrendo a leggi elettorali che blindano la rappresentanza, "proprio come avvenuto in Italia con il cosiddetto porcellum". "Ho saputo che avete intenzione di dare vita a un nuovo sindacato dei giornalisti", ha poi aggiunto (ipotesi poi smentita da Bonanni nel suo intervento conclusivo), "è un'idea sbagliata perchè non serve che ogni partito crei una rappresentanza particolare spaccando le organizzazioni esistenti". "Gli editori oggi sono per lo più impuri", ha sottolineato Maurizio Belpietro. "Grandi imprese e grandi interessi, finanza e banche controllano i giornali, e non c'è dubbio che questo influisce sul lavoro e sul ruolo autonomo dei giornalisti". I condizionamenti "ci sono", ha ammesso il direttore di Libero, nella grande e piccola stampa. "I giornalisti devono mettersi in discussione a partire dalla presenza del sindacato unico e dal ruolo dell'Ordine, che andrebbe abolito. Nessuno - ha aggiunto - può arrogarsi il diritto di interpretare la deontologia professionale. Lo dico io, che dall'Ordine  e dalla Fnsi ho ricevuto molti attacchi per il mio lavoro di giornalista". Frase, quest'ultima, che ha scatenato una breve polemica con la Annunziata. "In Italia non c'è un'anomalia che riguarda l'editoria: è l'Italia stessa a essere un'anomalia", ha rilevato Enrico Cisnetto. "E' vero che il conflitto d'interessi esiste in tutti Paesi ma in Italia c'è un conflitto che da 15 anni condiziona il sistema, producendo una guerra politica permanente e una campagna elettorale senza fine. L'editoria - ha notato il presidente di Società aperta - è organica a questo sistema e ne è partecipe. Secondo Cisnetto, il clima politico è simile a quello del '93, "solo che allora c'era l'azione della magistratura con la sponda dei giornali; oggi è la magistratura che fa sponda ai giornali. Presto arriverà una Terza repubblica, ma non credo che i giornali, che sono parte di questo sistema politico, favoriranno il passaggio a questa nuova repubblica".


A difendere l'Ordine dei giornalisti, c'era il suo presidente. L'Ordine garantisce la deontologia e la preparazione dei giornalisti", ha detto Lorenzo Del Boca. "Se è necessaro un Ordine per i medici, lo altrettanto per chi opera sull'intero corpo sociale. I giornalisti dovrebbero parlare non ai propri elettori ma ai propri lettori, e dovrebbero informarli e non eccitarli o strumentalizzarli".  "La politica deve smetterla di fare pedagogia al giornalismo", ha sottolineato Antonio Padellaro. "Pesi e contrappesi ce li scegliamo da noi, perchè il pensiero unico è una noia mortale. I lettori sono i nostri veri comitati di controllo e i nostri critici - ha detto il direttore de Il Fatto quotidiano - perchè possono smettere di comprare i nostri giornali. Oggi, dopo anni dove pochi gruppi si sono contesi il mercato, c'è spazio per piccole iniziative. E' il nostro caso: una spa con azionisti presenti in piccole quote, i giornalisti vi partecipano e il conto economico è bilanciato. Così da garantire ai redattori più libertà". "In Italia non c'è un problema di libertà di stampa", ha assicurato Piero Vigorelli, "ma un problema di abbassamento del livello della qualità dell'informazione". Dal '75 all'85, ha arccontato il vice direrrtore del Tg5, "ho avuto responsabilità sia nell'Ordine che nella Fnsi. Oggi non riconosco più questo sindacato, non c'è autonomia dai partiti e dalla Cgil, che sempre ha tentato di trasformare la Fnsi in un suo dipartimento. E' sintomatica - ha spiegato - la vicenda della gestione del rinnovo contrattuale: dopo 4 anni di trattativa e 18 giorni di sciopero, non si è ottenuto quasi niente dal punto di vista retributivo, e si è risuciti solo a difenedere la rigidità del mercato e degli orari di lavoro". (cdl)


(18 novembre 2009, ore 13.52)


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