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Previdenza dei professionisti.
Otto casse in rosso
prima del 2036
(c’è anche l’Inpgi
a partire dal 2026).
Brambilla: servono
interventi per garantire
le pensioni ai giovani.
(in www.corriere.it)

Andrea Camporese (presidente Inpgi) ad “Italia Oggi” del 14/11/2009: "Esiste (per l’Inpgi), ed è nota da tempo, una gobba negativa della durata di circa 20 anni (2021-2040) che deriva dalle condizioni di miglior favore che hanno goduto i pensionati di oggi. Nel corso di questa finestra il patrimonio dell’Inpgi si riduce, senza mai giungere a zero, di oltre la metà e non soddisfa il requisito di legge delle cinque annualità accantonate…. Le pensioni dei giornalisti non sono a rischio, l’Inpgi ha un patrimonio di oltre due miliardi di euro accantonato, chiuderà il bilancio 2009 con un avanzo superiore agli 80 milioni di euro, ha realizzato negli scorsi anni una riforma strutturale estremamente responsabile che pone il suo sistema in definitivo e certo equilibrio, come si rileva dai bilanci attuariali, per le generazioni future”.

Roma, 19 novembre 2009. Anche oggi, al ministero del Lavoro, Alberto Brambilla incontrerà alcuni presidenti delle casse di previdenza dei professionisti per esaminare conti e prospettive. Brambilla è il presidente del Nucleo di valutazione sulla spesa previdenziale, la commissione di esperti del ministero che vigila sugli equilibri del sistema. E da qualche mese ha acce­so un faro sulla situazione del­le casse che, in base alla legge, devono garantire bilanci tren­tennali (2006-2036) stabili e una solidità patrimoniale per i prossimi 50 anni. Secondo le elaborazioni del nucleo sui bi­lanci redatti da tutte le casse, ce ne sono 8 che andranno in rosso prima del 2036: la cassa forense (avvocati) dal 2035, l’Inarcassa (ingegneri e archi­tetti) e la Cnpr (ragionieri e pe­riti commerciali) dal 2032, l’Enasarco (agenti di commer­cio) dal 2030, l’Enpacl (consu­lenti del lavoro) dal 2020, l’Enpav (veterinari) dal 2025, l’Inpgi (giornalisti) dal 2026, l’Enpam (medici) dal 2027 al 2028, secondo le diverse gestio­ni. E ce ne sono 7 il cui patrimo­nio si annullerà prima che pas­si il cinquantennio, fra il 2030 e il 2054 secondo i casi: cassa forense, Cipag (geometri), Inar­cassa, Enasarco, Enpacl, Enpam, Enpav.


È chiaro quindi che bisogna intervenire per essere sicuri che anche i professionisti che cominciano a lavorare oggi ab­biano garantita la pensione, spiega Brambilla, che sottoli­nea come alcune casse abbiano già varato riforme «che allun­gheranno di molto la durata del patrimonio». A quella dei consulenti del lavoro, che ave­va già ottenuto l’approvazione dei ministeri vigilanti, si sono aggiunte quelle dell’Inarcassa e della cassa forense che proprio ieri hanno ottenuto il via libe­ra. Il prossimo passo, dice il presidente del nucleo, sarà la circolare per la redazione dei nuovi bilanci trentennali e cin­quantennali, «che emaneremo entro dicembre». Questi bilan­ci terranno conto delle riforme intervenute e quindi per diver­se casse la situazione dovrebbe tornare in zona sicurezza. Dove invece i parametri di legge non fossero ancora rispettati biso­gnerà intervenire.


Tre le cose da fare, secondo Brambilla. 1) Aumentare le ali­quote contributive. «Oggi sono intorno al 10% mentre la media europea è del 20-22%. Gradual­mente, quindi, bisognerà alzar­le, altrimenti non si potranno pagare pensioni dignitose». 2) Incrementare le annualità per la base di calcolo della pensio­ne. «Non si possono più consi­derare gli ultimi 10-15 anni di retribuzione, bisogna andare verso l’intero periodo lavorati­vo », secondo un meccanismo che quindi si avvicina al contri­butivo, un sistema al quale so­no già passate le casse dei com­mercialisti e dei ragionieri. 3) Rivedere i coefficienti di calco­lo per considerare l’allunga­mento della vita media.


Oggi Brambilla incontrerà i vertici delle casse di più recen­te istituzione, quelle per le qua­li, in prospettiva, il problema non è l’equilibrio di bilancio, ma assicurare delle «pensioni adeguate» ai propri iscritti. Si tratta di Eppi (periti industria­li), Enpab (biologi), Enpap (psi­cologi), Enpapi (infermieri), Enpaia (periti agrari e agrotec­nici). L’esperienza delle casse privatizzate è stata «positiva», secondo il presidente del nu­cleo. Ma ora è venuto il momento di una messa a punto: non sono più sostenibili contributi bassi e alti rendimenti. E vanno esaminate anche le spese di gestione delle stesse casse (ognuna con la propria buro­crazia), molto diverse tra loro, segno della presenza di forti inefficienze, senza trascurare che la legge prevede anche la possibilità di accorpare gli enti.


Enrico Marro


Il testo è in http://www.corriere.it/economia/09_novembre_19/commercianti_medici_2f7e90e6-d4d5-11de-a0b4-00144f02aabc.shtml


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Testo in http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=4671


Risposta a ItaliaOggi (14 novembre 2009)


 


Le pensioni dei


giornalisti


non sono a rischio.


 


"Esiste, ed è nota da tempo, una gobba negativa della durata di circa 20 anni (2021-2040) che deriva dalle condizioni di miglior favore che hanno goduto i pensionati di oggi. Nel corso di questa finestra il patrimonio dell’Inpgi si riduce, senza mai giungere a zero, di oltre la metà e non soddisfa il requisito di legge delle cinque annualità accantonate".


 


di Andrea Camporese - presidente Inpgi


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