Le pensioni dei giornalisti non sono a rischio, l’Inpgi ha un patrimonio di oltre due miliardi di euro accantonato, chiuderà il bilancio 2009 con un avanzo superiore agli 80 milioni di euro, ha realizzato negli scorsi anni una riforma strutturale estremamente responsabile che pone il suo sistema in definitivo e certo equilibrio, come si rileva dai bilanci attuariali, per le generazioni future. Esiste, ed è nota da tempo, una gobba negativa della durata di circa 20 anni (2021-2040) che deriva dalle condizioni di miglior favore che hanno goduto i pensionati di oggi. Nel corso di questa finestra il patrimonio dell’Inpgi si riduce, senza mai giungere a zero, di oltre la metà e non soddisfa il requisito di legge delle cinque annualità accantonate.Vista così la storia è molto diversa da quella raccontata, ormai da troppo tempo, da molti organi di stampa. Non mi voglio sottrarre ad alcun confronto, ma vorrei che fossero chiari i numeri in campo, la loro derivazione tecnica, la loro “storia”. Questo oggi non è, per noi e per molti altri Enti privatizzati, seppur sotto punti di vista diversi e specifici. I Tavoli, aperti dal Ministero del Lavoro su tutti i temi che andrò ad elencare, sono positivi e cruciali: forse un giorno si riuscirà a valutare coerentemente il sistema previdenziale privatizzato.
I numerosi approfondimenti sul sistema realizzati da Italia Oggi negli ultimi mesi, necessitano di una serie di precisazioni e chiarimenti. Le stime riportate di volta in volta dal vostro quotidiano e da altri sono di fonte certa, il Nucleo di Valutazione della Spesa Previdenziale del Ministero del Lavoro che li rileva dai singoli bilanci, il confronto tra Ente ed Ente, come andrò a dimostrare, nella stragrande maggioranza dei casi non ha alcun significato.
1 – Dire che l’Inpgi non rispetta le cinque annualità di riserva mettendo a confronto il valore del patrimonio immobiliare, sommato a quello mobiliare, stimato al 1996, anno della privatizzazione dell’Istituto con le pensioni pagate, è come fare la spesa oggi con lo stipendio di 13 anni fa. Il patrimonio immobiliare dell’Inpgi oggi vale circa il doppio, 1,4 miliardi di euro, secondo una stima prudenziale che riduce del 15% il valore di mercato. Portare questa plusvalenza a bilancio costerebbe una tassazione di decine di milioni di euro. Perché gli iscritti dovrebbero pagare questa tassa visto che l’Inpgi non è un’azienda e non mira a fare utili ma a soddisfare le pensioni future?. Quindi: o si confronta il patrimonio storico con le annualità storiche, o si porta tutto ai valori attuali. In caso contrario si richiederebbe all’Ente di accantonare una cifra superiore alle sue necessità reali ponendola a carico degli iscritti, un fatto difficilmente sostenibile.
2 – Qualsiasi confronto tra Enti sui rendimenti finanziari deve essere fatto verificando prioritariamente chi ha immobilizzato a bilancio i valori storici dei titoli e chi no. L’Inpgi, nella massima trasparenza, ha deciso di portare a perdita il valore di mercato, per buona parte già recuperato nel 2009, non utilizzando gli strumenti di sterilizzazione previsti dalla legge. Questa scelta, legittima quella di altri, ci fa apparire in fondo alle classifiche, classifiche che non hanno alcun valore. L’Inpgi non ha mai avuto prodotti derivati, non è stata coinvolta in nessun crack americano, ha un’esposizione verso l’azionario che oggi si è sempre aggirata sul 5%. Quanto al confronto sul quadriennio, rispetto alle rivalutazioni riportate nel bilancio attuariale, richiamate dal vostro giornale, riteniamo, senza tema di smentita, che non siano esatte. Quindi non c’è stato alcun utilizzo allegro del denaro degli iscritti, anzi.
3 – L’Inpgi, unico nel panorama, risulta sostitutivo del sistema pubblico, non solo nell’erogazione delle pensioni, ma anche nell’attività ispettiva, in quella legale, nella concessione di cassa integrazione e disoccupazione, nell’assicurazione malattia e in decine di altre materie. Questo ha un costo: vogliamo valutarlo? Come si fa a confrontare il costo del personale e lo stesso bilancio di un Ente che esercita tutte queste attribuzioni con uno che non le ha? Abbiamo di fronte una straordinaria occasione di chiarificazione del quadro e delle norme che lo governano a garanzia degli iscritti, speriamo di poterla cogliere.
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Intervento di Pierluigi Franz.
Allarmistico articolo
sull'Inpgi pubblicato
con grande risalto
nella prima pagina
del quotidiano ItaliaOggi
Milano, 13 novembre 2009. Pubblichiamo la lettera che Pierluigi Franz, sindaco dell’Inpgi, ha scritto ai massimi vertici dell’Istituto.
Al Presidente INPGI Dott. Andrea Camporese
Ai Consiglieri di Amministrazione INPGI
Al Presidente del Collegio Sindacale INPGI Dott.ssa Stefania Cresti
Ai Componenti del Collegio Sindacale INPGI
Roma, 14 novembre 2009
Caro Presidente, come avrai certamente letto é uscito ieri con grande risalto su Italia Oggi in prima pagina "Giornalisti, a rischio l'ente di previdenza", l'articolo di Ignazio Marino a pag. 33 dal titolo "Enti di Previdenza col fiato corto" in cui si sostiene che l'INPGI non sarebbe in grado di garantire la riserva prevista per legge delle 5 annualità di pensione, essendo attestato a 4,7.
In un successivo passaggio dell'articolo si legge che: "Non se la passano male (contrariamente agli iscritti alla gestione sostitutiva INPGI) i giornalisti della gestione separata".
Simili sbalorditive quanto fantasiose affermazioni pubblicate da un quotidiano tecnico hanno ovviamente creato un ingiustificato allarme nella categoria per cui si impone un'immediata richiesta di rettifica da parte Tua Al Direttore del giornale a tutela degli iscritti alla Gestione Principale, nonché del Consiglio di Amministrazione e del Collegio Sindacale dell'Istituto.
Infatti per quanto riguarda la riserva tecnica va ricordato che quando l'INPGI era un ente di diritto pubblico, cioé fino al 31 dicembre 1994, la riserva tecnica era di 2 annualità delle pensioni correnti. Il decreto 509 del 1994 l'ha poi elevata da 2 a 5 annualità delle pensioni correnti, ma una successiva legge dello Stato ha poi ancorato le 5 annualità alle pensioni in essere al 31 dicembre 1994. E rispetto a quest'obbligo di legge il rapporto previsto per l'anno 2010 é di 11,44 ben oltre cioé il limite di legge.
In ogni caso il rapporto di 4,7 é il risultato del confronto tra il patrimonio dell'Istituto e le pensioni correnti. Ma non tiene ovviamente conto della rivalutazione del patrimonio immobiliare, stimato intorno al miliardo 300 milioni di euro, mentre in bilancio, essendo vietato riportare il valore rivalutato, é indicato in una cifra largamente inferiore di circa la metà. Di conseguenza anche rapportandolo alle pensioni correnti - e non a quelle in essere al 31 dicembre 1994 - il reale patrimonio dell'INPGI garantisce ampiamente le 5 annualità previste dalla legge
Quanto al successivo passaggio dell'articolo in cui si legge addirittura che: "Non se la passano male (contrariamente agli iscritti alla gestione sostitutiva INPGI) i giornalisti della gestione separata", esso si commenta da solo, anzi appare semplicemente demenziale e poco documentato, tenendo solo conto che la Gestione principale dell'INPGI paga oggi pensioni superiori ai 400 mila euro l'anno, mentre la Gestione separata paga pensioni inferiori persino ai 500 euro l'anno, cioè al di sotto dell'importo della pensione sociale INPS di 1 solo mese!!
Cordialmente
Pierluigi Roesler Franz
Sindaco INPGI